Senza Filtro- SempRificazione

Andrea Asnaghi, Consulente del Lavoro in Paderno Dugnano (Mi)

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“Mi dicono che un dio esiste ma si accontenta di camere doppie con la vista siderale mentre qui da noi piove sempre” (I. Fossati, “Labile”)

La calura del deserto (il temibile Deserto dell’Improvvisazione) nell’ora del primo pomeriggio era insopportabile, l’arsura era resa ancora più insopportabile dalla sabbia fine che sembrava infilarsi non solo nei vestiti e nelle scarpe, ma nelle narici e negli occhi, quasi fino al cervello. Il passo stanco e l’affanno di chi aveva effettuato una lunga e impervia traversata segnavano l’uomo. Giunse infine alla meta del suo viaggio: una conformazione rocciosa che si stagliava, come una cattedrale, in mezzo al deserto, nel fianco della quale si apriva una grotta, quasi una bocca che pareva dovesse ingoiare chi vi si fosse avventurato. Entrò senza indugio, benedicendo inizialmente il riparo dal sole ma trovando ben presto al suo interno un’aria pesante, greve, di un caldo umido e stantio, che rendeva ancora più difficoltoso il respiro. Arrivato in fondo alla caverna, là dove il buio era più fitto, si apriva una voragine tanto profonda che sembrava arrivare al centro della terra. Gettò in essa, seguendo un rito antico, delle monete d’oro intrise del proprio sangue e sudore. Fu alla dodicesima moneta che accadde il tutto. Con un boato spaventoso, avvolta in un’intensissima luce azzurrognola che addolorava la vista, già affaticata dal sole e ora compromessa per il passaggio repentino dall’oscurità dell’antro all’apparizione, si palesò una figura gigantesca. Impossibile descriverla compiutamente, aveva in sé qualcosa di maestoso, energico e ieratico al tempo stesso e cominciò a parlare con voce di tuono. “Chi sei tu, mortale, che vieni a disturbare il riposo del nume Calmierone, il dio della semplificazione, che rende piana ogni occasione, che della complicazione è il calmiere (anzi, il calmierone), che di ogni legge dà ampia e rigorosa spiegazione, che non lascia spazio alla benchè minima obiezione, che ha nella chiarezza il suo più alto guiderdone?” “Sono un consulente del lavoro”, rispose”. “E cosa ti porta, o insignificante omuncolo, attraverso il deserto, alla mia dimora solitaria e sacra?” “Oh Nume potente e divino, vengo a supplicare la tua intercessione. Nella terra da dove io provengo è tutto un susseguirsi di leggi complesse e oscure, di circolari assurde o tardive, di interpretazioni balorde, di sentenze sballate e contraddittorie. Giorno e notte non trovo riposo e sollievo. E tutto ciò ormai da molti, molti anni. Guardami, guarda le mie rughe ed i miei capelli bianchi e radi, guarda la mia schiena ormai rattrappita e i miei occhi consumati da letture di leggi e prassi ignobili, ho quasi cinquant’anni ma è come se ne avessi cento. E soprattutto la mia mente, soprattutto quella, è confusa e impazzita”. “Queste sono cose di cui un Nume non si occupa, mortale.” “Ma tu sei il dio Calmierone, proteggi la semplificazione, calmieri la complicazione (eccetera eccetera). Come puoi non intervenire? Guarda anche quest’anno le Tabulae Finantiariae 1, limiti di reddito che si rincorrono, operazioni complesse per pochi spiccioli, quintali di burocrazia senza costrutto, norme così poco chiare che anche su “La Luna ogni tanto” e su “Paese domani” 2 compaiono articoli incontrollati che sostengono tutto e il suo contrario. Ma sono anni e anni che è così, su quasi ogni norma succede la stessa cosa. E anche i nostri giudici quando non prendono cantonate, prendono strade differenti l’uno dall’altro e il mondo vive nel caos e nella confusione.” “Tutto ciò non mi risulta, omuncolo. I miei messaggeri e i miei sacerdoti mi riferiscono magnificazioni da ogni parte, sistemazione delle principali questioni, felicità e innovazione, abbassamento della pressione fiscale, gioia, tripudio e giubilo. E poi, proprio tu, che vivi di carte e burocrazia, non dovresti essere contento di tutto questo lavoro che ti arriva?” “Oh Dio delle mie speranze, giammai io contraddica te e i tuoi sacerdoti, ma sappi che la sofferenza di me e dei miei simili è potente. Nella nostra piccolezza, davvero infinita di fronte alla tua sapienza e lungimiranza, noi vediamo solo lavoro inutile e sacrificio di tutti, senza benefici reali. Non chiediamo di non lavorare, ma di fare cose chiare e semplici, e magari avere più spazio per tante cose più utili per i clienti che seguiamo”. “Perché dovrei preoccuparmi, ripeto? Queste sono beghe spicciole di voi mortali, abbarbicati nei vostri meschini problemi di ogni giorno, sempre fermi sul particolare senza mai una visione universale, sempre lamentosi di tutto e grati di nulla”. “Non dire così, grande Calmierone, Tu lo sai che ogni anno mi reco alla tua grotta e ti porto in dono dodici preziose monete, una per ogni mese dell’anno, invocando la tua sapienza e il tuo intervento. Se quest’anno mi sono permesso di mescolarle al mio sangue e sudore così da provocare, come da riti antichi, la tua apparizione è perché davvero la situazione è insopportabile”. “Ah, i tuoi cosiddetti doni. Credi forse che io non sappia, verme, leggere dentro le tue squallide offerte mensili, non fatte con il cuore e la devozione pura, ma condite con il sarcasmo e l’acrimonia?. “No, nume potente, ti prego, non confondere come sarcasmo quello che è la disperazione e il senso di abbandono che pervadono me e i miei simili.” “Vattene, non voglio più ascoltare la tua petulanza, non abbiamo più nulla da dirci.” “Allora non mi rimane altra scelta” – disse l’uomo, e così facendo estrasse dalla tasca un’ampolla di vetro e ne versò il contenuto sul fondo della grotta. Subito si effuse una fragranza particolarmente penetrante. “Cos’è quest’odore nauseabondo e insopportabile? – chiese il Nume che già si stava per ritirare. “È un filtro magico che mi è stato donato dal Dio Pdor 3, il dio del disvelamento.” Ne scaturì all’istante un prodigioso incantesimo. Il nume cominciò a girare vorticosamente su sé stesso, la luce da azzurra diventò gialla, poi arancione poi di un rosso scuro, quasi sanguigno. La maestosa figura si ingobbì, si deformò, assunse una postura cattiva ed uno sguardo luciferino. “Ma io ti conosco” – urlò l’uomo – “Tu non sei Calmierone, tu sei Falcilone, il demone della complicazione.”! Una lunga risata cavernosa squassò la grotta, facendone tremare le pareti. “Ah, piccolo lombrico umano, vedo che mi conosci. Sì. Certo sono Falcilone, io adoro la complicazione, dell’interpretazione farlocca sono l’araldo, sono il maestro della tecnica del Gattopardo, delle circolari sono l’ispirazione, la burocrazia mi reca emozione. Ah, e ovviamente, godo della tua e vostra disperazione”. “Dov’è Calmierone, maledetto, che ne hai fatto?”

“Ancora non capisci, vedo (d’altronde, la tua intelligenza umana è limitata). Io sono Falcilone e Calmierone al tempo stesso, con una faccia ricevo le vostre implorazioni e intercetto le vostre ridicole speranze (come Calmierone) recandovi l’illusione che esse possano essere ascoltate o che ad esse prima o poi si dia una qualche soddisfazione. Ma per la mia vera natura, come Falcilone io godo del caos in cui vi getto, dei giorni e delle notti che spendete a decifrare norme inutili. I miei alfieri partoriscono perle di burocrazia inusitata, trasformano un’autostrada in un impervio sentiero montuoso, ideano lacci e lacciuoli, anzi vere e proprie catene con cui imprigionare le vostre anime e rubare il vostro tempo. E puoi pure gridare al mondo questa tua scoperta, in pochi ti crederanno, i più saranno impegnati ad arrovellarsi in inutili interpretazioni, credendo di avere capito il nulla che non è possibile capire. E tanti adepti ho invece al mio fianco, che della complicazione si nutrono, che nella burocratizzazione vivacchiano, che nel caos proliferano”. “Ma perché, perché …”- la voce dell’uomo risuonò come grido disperato nella caverna… “Ahahahah, perché così mi piace, perché al dolore siete destinati, e nel diletto della complicanza mi beo della vostra sofferenza. E ogni volta che sentirete parlare di semplificazione, ricorda bene, sarà in verità solo per una maggiore complicazione, sarà la beffa alla vostra illusione, sarà la ciliegina sulla torta della mia soddisfazione. Così sarà, per sempre (hai capito? Per sempre), caro il mio stupidone. E, tanto per finire con la rima, ora ti saluto con un pernacchione”. E con il caratteristico suono della trombetta, il demone scomparve per sempre nella profondità degli inferi. Il consulente mesto si avviò sulla via del ritorno. Fuori, era già calata la notte desertica, regalando al viandante un cielo nitido costellato di mille stelle che sembravano potersi toccare insieme alla rigida temperatura notturna del Deserto dell’Improvvisazione. Ma non era il freddo a provocare gli incessanti brividi che scuotevano il corpo dell’uomo.

  1. Non sappiamo esattamente da dove provenga il supplicante, ma si ritiene che queste “Tabulae Finantiariae” possano essere paragonabili a ciò che conosciamo come Legge di Bilancio.
  2. Trattasi evidentemente di autorevoli quotidiani molto in voga fra i professionisti del paese del supplicante.
  3. Pdor, figlio di Kmer, è divinità oscura e potente. Troppo lungo qui approfondirne la natura, si rimanda agli studi in materia a cura degli esimi ricercatori Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti.

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