IL PUNTO – ERA ORA! Marina Calderone Ministro del Lavoro

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

La nostra Presidente Nazionale, Collega Marina Calderone, è stata nominata Ministro della Repubblica italiana con delega al Lavoro e politiche sociali. Complimenti vivissimi da tutti noi, Marina! Non devo raccontare ai lettori di questa Rivista chi è Marina Calderone, il suo passato lo conosciamo e siamo orgogliosi del coraggio che ha avuto nell’accettare l’incarico in un momento difficile come quello che stiamo vivendo.

Perché dico coraggio: perché muovere critiche al sistema è più facile; avere il coraggio (da tecnico) di mettersi a disposizione della nazione per cercare di cambiarlo (il sistema) è sicuramente più difficile e ci vuole davvero molto coraggio in un momento come questo e con questo clima di generale diffidenza e perché no, anche di odio.

Sono sfide importanti che le si presenteranno già dal giorno dopo l’insediamento. Dovrà condividere scelte difficili e qui ne elenco solo alcune:

  • Riforma delle pensioni
  • Salario minimo legale
  • Reddito di cittadinanza
  • Costo del lavoro.

Sono scelte sociali con forti risvolti economici. Certamente non potrà accontentare tutti e la mia speranza è che si smetta di ideologizzare il mondo del lavoro e si gettino le basi per una equa ripartizione delle risorse riprendendo il cammino dei doveri ancor prima che dei diritti e indirizzando le risorse verso coloro i quali possono creare ricchezza controllandoli efficacemente ma non con tecniche vessatorie. Gli aiuti a pioggia leniscono l’immediato ma non costruiscono nulla di buono per il futuro. Ci vuole una politica stabile che pensi al vero tessuto socio economico del nostro Paese  fatto di micro e piccole imprese, nelle quali l’operosità non manca anche se spesso viene limitata dall’eccesso di burocrazia e di adempimenti inutili. Una politica sociale che livelli le disuguaglianze senza creare sacche di inefficienza. In materia di occupazione bisogna eliminare gli incentivi disincentivanti, l’asfissiante cuneo fiscale, una politica di inclusione che consenta a tutti di lavorare con rafforzamento delle competenze che sono l’unica strada per combattere la disoccupazione strutturale consentendoci di essere competitivi con il resto del mondo.

Da parte nostra siamo sicuri che la nostra Presidente, ops! Il nostro Ministro del Lavoro (Marina ci permetterà “il nostro”) saprà muoversi con saggezza ed equilibrio.

A lei auguriamo ogni bene e il successo che merita. La competenza non le manca e l’esperienza neppure, inoltre sa di poter contare su 26.000 colleghi pronti a darle una mano. Ma la Categoria sarà altrettanto pronta a manifestarle il disaccordo se alcune scelte governative fossero non improntate all’equilibrio e all’equità.

Noi non le faremo mancare suggerimenti e proposte di semplificazione normativa perché è questo un altro grande obiettivo da raggiungere. Il mondo del lavoro è soffocato da eccessi di normazione, spesso contradditoria dove tutti possono dire tutto e spesso chi dovrebbe essere tutelato (il lavoratore) ne viene pesantemente danneggiato e scoraggiato nell’intraprendere qualsiasi azione perché sarebbe eccessivamente dispendioso in risorse fisiche, mentali ed economiche rispetto al diritto che vorrebbe aver tutelato. Inoltre, ci vuole una vera semplificazione della Pubblica Amministrazione, eliminando norme insensate che mettono in difficoltà qualsiasi operatore del diritto, magistrati compresi. Ricordo a tutti che il prossimo anno festeggeremo il centenario della legge sull’impiego privato anche se è stata totalmente stravolta da integrazioni e modifiche nonché da interpretazioni giudiziali che l’hanno resa obsoleta ma che comunque “tiene botta” cose si usa dire. Ma che si semplifichino le norme, abrogandole espressamente e non tacitamente; si riprenda a scrivere le norme con una tecnica legislativa degna di tale nome; si verifichi l’efficacia e l’applicabilità delle norme prima di emanarle; si smetta con il diritto “circolatorio” non degno di un paese civile che può vantare una storia di giuristi eccellenti che parte dalle codificazioni giustinianee. Cerchiamo di diventare un paese normale dove la semplicità entra nel fare quotidiano e che nessun ostacolo burocratico debba rendere infelici persone fisiche e giuridiche.

Un avvertimento però lo voglio dare a chiunque osi gettar discredito sulla nostra Categoria con illazioni e false notizie: sappiate che non solo ci difenderemo ma attaccheremo a testa bassa chiunque, perché il ruolo di noi Consulenti del Lavoro, che della legalità e della tutela dei deboli ne abbiamo fatto una bandiera, non deve essere minimamente messo in dubbio o in discussione, indipendentemente da quelle che saranno le scelte governative. Buttarla in caciara o creare discredito come qualcuno sta cercando di fare (vi prego di leggere, subito a seguire, il graffiante e condiviso articolo del Collega Andrea Asnaghi) non giova alla serenità che in questo momento tutti abbiamo bisogno.

BUON LAVORO MARINA

 

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Rubrica impertinente di PENSIERI IRRIVERENTI

UN MANIFESTO di stupidate

di Andrea Asnaghi, Consulente del Lavoro in Paderno Dugnano (Mi)

Il 21 ottobre 2022, in contemporanea con la presentazione del nuovo Consiglio dei Ministri, l’onorevole testata del Manifesto esce con un articolo di Massimo Franchi: “I tanti conflitti di interessi di Marina Calderone”, neo Ministro del Lavoro. Il breve articolo contiene una serie tale di imprecisioni, maliziosamente costruite ad arte, probabilmente per eccitare le menti sensibili di qualche lettore affezionato, che se non fossimo in una Rivista seria ma in un film di Fantozzi potremmo appellarlo come la Corazzata Potemkin. Fa specie che un giornale storico e dignitoso ricorra a mezzucci di tremenda disinformazione per conquistare, malamente, qualche interesse. Non entreremo qui nel merito degli attacchi personali a Marina Calderone e famiglia, che ha un profilo ed una capacità intellettuale perfettamente in grado di difendersi da sola contro certe insinuazioni, ma spiace particolarmente veder mettere in mezzo tutta una categoria con nozioni distorte, che rivelano la piena e palese incompetenza di chi le scrive (e quando non si sa di una cosa, sarebbe meglio discettare di altro, a meno che non si voglia semplicemente fare i … Franchi tiratori). Secondo l’articolista in questione, “negli ultimi decenni non c’è professione che abbia contribuito ad abbassare diritti e salari più dei consulenti del lavoro”, con una “propensione alla riduzione del costo del lavoro con qualsiasi mezzo” che addirittura si caratterizzerebbero per “mancanza di etica”. Ora, frasi simili non si giustificano (e difatti il nostro mica spiega il perché, siamo all’insulto libero) nemmeno dopo aver bevuto due litri di grappa fatta male in casa.

Se la professione di consulente del lavoro giustifica la sua esistenza e la sua dimensione ordinistica (lo dice la L. n. 12/79 e lo ribadisce il Codice deontologico) è proprio in funzione del ruolo delicato che viene svolto da questa attività, nel garantire che quanto riguarda adempimenti e gestione del personale sia svolto con tutti i crismi, garantendo etica e legalità. L’eventuale attenzione al costo del lavoro ed alla forbice di divario fra il netto al dipendente ed il costo finale per l’azienda è un problema comune a tutto il mondo del lavoro ed ampiamente dibattuto da qualsiasi parte sociale (sindacati dei lavoratori compresi) che si occupi seriamente e non un tanto al chilo (come il Franchi, quantomeno in questa occasione) di questioni occupazionali. Dopo una serie di illazioni sui rapporti fra la Calderone ed il mondo politico, che comunque contribuiscono a creare un alone preliminare di sospetto nell’ignaro lettore, ecco che parte la filippica contro i consulenti del lavoro che, tramite il loro Consiglio Nazionale, con vari interpelli minerebbero i diritti dei lavoratori su vari temi, come “gli appalti e la sicurezza” (ma se sugli appalti, la sicurezza e la legalità i consulenti di tutta Italia hanno fatto battaglie e proposte serie, perché non riconoscerlo? A chi diamo fastidio? O siamo solo tirati in mezzo per una critica ad un Governo che al Manifesto ovviamente non piace, così come legittimamente a molti altri?).

Beninteso: gli interpelli sono domande tecniche al Ministero del lavoro, che a sua volta fornisce risposte tecniche. Per cui al Ministero io posso chiedere qualsiasi cosa (cum grano salis, ovviamente), ma ciò che conta è ciò che risponde il Ministero, in linea con le norme vigenti (lo so che voi lo sapete, lo sto spiegando al Franchi che o non lo sa, oppure lo sa ma dice una cosa per un’altra). Secondo il Franchi, per il quale evidentemente le sciocchezze sono come le ciliegie (una tira l’altra) il Durc in edilizia (“in vigore dal 1° novembre 2021”) sarebbe “lo strumento principe per evitare le assunzioni post-datate in caso di incidenti”. Qui dobbiamo fare i complimenti al Franchi perché in due righe tante imprecisioni simultanee sono da Guinness dei primati. Il Durc in edilizia (e non solo) c’è da quasi 15 anni, quello che è entrato in vigore da poco è un particolare meccanismo di controllo che riguarda (sostanzialmente) i versamenti alle casse edili (il c.d. “Durc di congruità”) il cui meccanismo è talmente complesso e burocratico da suscitare parecchie giustificate riserve (tanto che quasi quasi giustifico anche il Franchi tanto non ci capisce nulla). E comunque non serve  ad evitare assunzioni post-datate, per quello da più di 20 anni c’è la dichiarazione di preventiva di assunzione. Preventiva vuol dire il giorno prima, Franchi, do you understand? Per cui se c’è un incidente e il lavoratore è in nero, il datore è (giustamente) nei guai. Un secondo interpello incriminato (e c’è stato) riguarderebbe la domanda (perché questo è un interpello, non è un’azione politica, è una richiesta di chiarimenti) sulla possibile esclusione dei dipendenti in smart-working dal computo dei dipendenti ai fini dell’assunzione di disabili. Per il disinformato Franchi “in pratica si usa il telelavoro per assumere meno disabili”. Guardi Franchi che la realtà è differente, in quanto attualmente il telelavoratore (che non è il lavoratore in smart-working, ma si vede che la confusione è una Sua specialità) è già escluso dal computo dei dipendenti ai fini della L. n. 68/99. Il dubbio se questa esclusione possa riguardare anche, per assimilazione, i lavoratori in smart-working era legittimo.

Vede Franchi, i consulenti del lavoro ragionano, si informano e chiedono (e poi rispettano la legge e le risposte del Ministero, in questo caso negativa); è una pratica differente da quella a cui forse è abituato Lei e certi suoi compari, per cui importante è fare caciara ed imbastire prove di forza per far passare ciò che si vuole, giusto o sbagliato che sia (anche se si pensa fastidiosamente ed acriticamente di esser sempre dalla parte del giusto). Infine, il Franchi si straccia le vesti per la richiesta dei consulenti del lavoro di poter accedere ai dati previdenziali dei lavoratori. Qui il pezzo va riportato per intero perché rischia di superare il Guinness appena conquistato poche righe prima. “In questo modo la categoria farebbe concorrenza – sleale – ai patronati dei sindacati ma – soprattutto – sarebbe in grado di poter consultare i dati con evidenti rischi per i lavoratori.

L’esempio limite rende però bene l’idea: se un’impresa di 15 dipendenti fosse in difficoltà finanziarie e decidesse di tagliare sul costo del lavoro, l’accertamento da parte dei Consulenti del lavoro che uno dei lavoratori sia vicino alla pensione, permetterebbe all’azienda di proporre una buona uscita in cambio delle dimissioni del lavoratore. Una mossa che porterebbe l’azienda a scendere sotto i 15 dipendenti con tutte le normative semplificate anche sui licenziamenti”. Santa pazienza, Franchi, ma le regole deontologiche dei Consulenti del Lavoro impongono un principio di competenza specifica, che vuol dire trattare di cose che si conoscono; non c’è una regola simile anche per l’Ordine dei Giornalisti, oppure un giornalista può dire liberamente cose a sentimento, anche senza saperne nulla? La richiesta dei consulenti, che personalmente condivido, è quella di poter trattare le pratiche previdenziali; i consulenti sono esperti e tanti lavoratori si rivolgono a loro, riconoscendone la competenza e la serietà. Concorrenza sleale ai patronati? E perché mai “sleale”? Se più soggetti possono offrire un servizio, che male c’è? I consulenti, peraltro, lo fanno con coscienza e obblighi deontologici (per esempio, se sbagliano pagano), i patronati lo fanno gratis (talvolta, mica sempre, e comunque in esenzione da qualsiasi imposta) e quando danno informazioni sbagliate (e lo fanno, oh se lo fanno…) va tutto bene. Ma comunque: anche i patronati (e figuriamoci i consulenti del lavoro, qualora potessero) non possono accedere alle posizioni di un lavoratore senza una delega specifica dello stesso. Ha compreso Franchi? Nessun gioco al massacro, chè se un lavoratore chiedesse di fare una proiezione per capire le proprie possibilità, magari ha interesse anche lui a comprendere come e quando può andare in pensione e se c’è un qualche incentivo per andare prima. Sa quanti dipendenti lo fanno? Magari sono stanchi di lavorare tanto quanto io sono stanco di leggere il Suo articolo pieno di imprecisioni, che per fortuna è finito qui. Ma davvero Lei, Franchi, ne sa qualcosa di lavoro e lavoratori?

Franchi, giusto per concludere. Questa non è una filippica osannante i consulenti del lavoro o Marina Calderone (che si è assunta un bel carico da 90 e tanti rischi). Errori o possibilità di miglioramento ci sono da tutte le parti, ma i consulenti del lavoro (il cui compito è aiutare i datori a stare nella legalità) senza legalità non avrebbero senso di esistere. Sono altri i soggetti, che i consulenti del lavoro combattono, spesso da soli, su cui puntare il dito, mi creda. Quindi niente peana sulla categoria. Ma solo la richiesta, sacrosanta, da qualcuno che di lavoro vive e sul lavoro parla con competenza ma sprattutto con passione: Franchi, parli di ciò che sa. E se vuole parlare di lavoro, cortesemente, prima si informi, due dritte, anche gratis, gliele diamo volentieri,

 

 

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IL PUNTO – iL MINISTERO DEL LAVORO CONTRADDICE il proprio Ispettorato nazionale

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

Scusatemi se torno ancora sul Decreto  Trasparenza ma l’incubo di cui parlavo nello scorso editoriale pare non aver fine. Mi riferisco alla recente circolare del Ministero del Lavoro, la numero 19 del 20 settembre 2022, con la quale il Ministero è intervenuto offrendo le proprie interpretazioni sul Decreto Trasparenza, precisando che si tratta solo di un primo intervento che prende in esame le questioni più rilevanti, che necessitavano di un immediato chiarimento. Spero proprio che il Ministero si fermi e non mantenga la promessa perché proprio non ce la faremmo a leggere ulteriori interventi soprattutto se ricalcano le “profonde riflessioni” fatte nella citata circolare 19.
Tra l’altro la circolare del Ministero pare in netta contrapposizione con quella dell’Ispettorato del Lavoro (circolare n. 4/2022) la quale lasciava molta più leggerezza al contratto avendo previsto possibilità più ampia di rimando alla contrattazione collettiva o alla legge.
L’inserimento nel contratto di lavoro, oltre  alla normativa delle ferie e dei permessi, anche di tutti gli altri congedi previsti dalla legge italiana, sembra proprio una esagerazione. Fra non molto ci obbligheranno a somministrare ai dipendenti un corso di formazione in diritto del lavoro e della previdenza sociale con tanto di manuale come materiale didattico.
Mi fa piacere riportare le parole che ho ascoltato con piacere, sabato 24 settembre durante i lavori della Summer school riservata ai Presidenti dei CPO organizzata dal CNO (ottima occasione di incontri e riflessioni), dal filosofo Prof. Luciano Floridi, Direttore del Centro per l’etica digitale del Tecnopolo di Bologna, durante un dialogo intervista sul tema “Lavoro&Tecnologia: quali nuovi orizzonti”. Il professore ricordava a tutti che per  migliorare il mondo bisogna pensare di più, meglio e prima. Sacrosante parole. Qui di seguito trovate uno speciale “Senza filtro” sottoscritto da tutti i Consiglieri del CPO Milano e dell’ANCL SU UP di Milano. Abbiamo la presunzione, ce ne scuserete, di aver riportato nel Manifesto il pensiero di ognuno di voi che pazientemente legge la nostra Rivista, il quale, se vorrà, potrà farlo proprio rilanciandolo quale sottoscrizione ideale.

 

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Rubrica impertinente di PENSIERI IRRIVERENTI

MANIFESTO per ciò che è e per ciò che sarà

La rubrica “Senza filtro” della nostra Rivista ha visto interventi di vario tipo, divertenti ed ironici, a volte fino al sarcasmo, oppure analitici, o ancora pieni di passione e di esperienze, e infine fantasiosi. Riteniamo però il momento di cambiarne, almeno per una volta, il registro. Perché ormai non c’è molto da sorridere, in effetti.
Ed anche il sarcasmo e l’analisi richiedono, dall’altra parte, interlocutori istituzionali che sappiano coglierli con un’intelligenza che al momento non dà segno di sé. La fantasia è completamente surclassata dalle soluzioni, tanto
bizzarre quanto improbabili e lontane dalla realtà, ideate da norme e circolari.
Solo la passione non ci è stata ancora tolta e c’è tutta; ma lotta contro il pesante fardello degli adempimenti assurdi che ci vengono quotidianamente appioppati, senza nessun (ripetiamo: nessuno) reale beneficio rispetto agli scopi che attraverso di essi qualcuno pensa di realizzare. Usciamo da un biennio terribile, in cui siamo stati distanti e divisi, oppressi da situazioni personali ed economiche oltre il sopportabile. In questo periodo abbiamo visto molte cose: burocrazia inutile, orpelli normativi, prebende a questa o quella parte sociale, impennate ideologiche, ripensamenti senza senso, regolazioni improvvisate ideate sull’orlo del sensazionalismo più becero, il tutto condito da un’incompetenza imbarazzante e da una siderale distanza dai problemi e dalle questioni reali.
Quando pensavamo di avere visto tutto, e comunque sempre troppo, siamo stati protagonisti – anzi spettatori allibiti – dell’ennesimo mese (agosto 2022) caratterizzato dal peggio (a cui  evidentemente non c’è mai fine): alcuni decreti
scritti in modo tardivo ed indecente, appesantendo inutilmente gli adempimenti e ipotizzando pseudo-soluzioni marziane, circolari che si rincorrevano e contraddicevano senza scopo e  definizione, decisioni di prassi arrivate in pesante ritardo costringendo a faticosi (e a volte impossibili) recuperi. E, purtroppo, dovremmo dire: “come al solito”. Il tutto dentro un mondo, quello del lavoro, già di per sé caotico, e che necessita  di regole, chiarezza, tempestività, precisione, pianificazione, equilibrio. Che mancano del tutto. Con il fantasma di un’altra, forse peggiore, crisi alle porte.
Siamo stanchi di tutto ciò.
Non lo merita la nostra professione, non lo merita il mondo del lavoro, non lo meritano imprese e lavoratori, non lo meritano giovani ed anziani, non lo merita la società civile. Ecco perché desideriamo con tutto il cuore metterci alle spalle l’insieme di queste brutte esperienze e sentiamo la necessità di chiedere a gran voce un profondo  cambiamento; perché quello che in modo desolante c’è, non sia anche quello che ci sarà.
Siamo lieti che questo nostro intervento appaia dopo le elezioni politiche del 25 settembre, di modo che non possa, nemmeno minimamente, sembrare un “endorsement” verso questa o quella forza politica, o che nessuno se ne possa appropriare o lo possa in qualche modo strumentalizzare per propri fini.  Anzi la nostra passione e la nostra competenza la mettiamo al servizio di chiunque (CHIUNQUE) voglia confrontarsi con le nostre idee, con le nostre
analisi e le nostre proposte (da cinque anni ne pubblichiamo, inascoltati, una al mese).
Noi continueremo, sempre. Non ci arrendiamo al peggio che sembra non aver mai fine. Ma un profondo cambiamento è ora più che mai indispensabile. È un appello che rivolgiamo a chiunque lo voglia
seriamente considerare.

Milano, 26 settembre 2022

 

I consiglieri del Cpo Milano
e dell’Ancl SU UP di Milano

 

 

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IL PUNTO – Sogno di una notte di mezz’estate: UN INCUBO!

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

E sì, proprio così. Il decreto trasparenza è stato l’incubo di questa estate per tutti noi Consulenti del Lavoro e per le aziende che amministriamo.
Ora mi faccio qualche domanda (alle quali non ho risposte sensate) e qualche considerazione:
1) Ma le associazioni imprenditoriali tacciono e lasciano smarriti i propri associati?
2) Il legislatore ha idea di quello che legifera?
3) Il nostro Paese aveva proprio necessità di tanta ulteriore burocrazia?
4) Ma il PNRR non ha imposto semplificazione e soprattutto transizione digitale?
5) Ma è legittimo legiferare in ultra petizione?
6) Le statistiche dicono che in Italia la copertura della contrattazione collettiva supera il 90 per cento (compreso i contratti c.d. pirata), quindi come si calcolano le ferie o gli straordinari è riportato nei contratti collettivi applicati. Perché mai dobbiamo riscrivere interi articoli del Ccnl, applicato al lavoratore, nel contratto di assunzione senza poter fare esplicito rimando a tale Ccnl?
7) In un mondo in cui tutto è tecnologico e le informazioni sono perennemente a disposizione sugli smartphone perché non è possibile inserire tutte le informazioni nella intranet aziendale?
8) Perché continuiamo ad essere trattati come sudditi e non come cittadini?
9) Ma davvero si crede che i lavoratori siano così sprovveduti da non conoscere i propri diritti?
10) Davvero si crede che il malcostume contrattuale (di pochi) si possa debellare aumentando le pagine di un contratto?
11) Ma perché si continua a non ascoltare i professionisti prima di legiferare?
12) Le sanzioni sono pensate per punire i trasgressori o per raccogliere risorse dai privati considerandole nuove tasse?
13) Se poi aggiungiamo il caos creato per la comunicazione dei contratti di lavoro agile, abbiamo fatto “bingo” come si usa dire. Ma che senso ha la comunicazione del lavoro agile? Nessuno! Abbiamo smesso da qualche anno di comunicare le modifiche del lavoro part time per ripartire con la giostra delle comunicazioni del lavoro agile. Assurdo!
Mi fermo qui per non tediarvi oltre. Su questo argomento vi rimando alla lettura degli articoli dei Colleghi che trovate nelle pagine di questa Rivista e vi ricordo che faremo il punto su questi temi il prossimo 12 settembre
come da locandina a seguire.

AUGURO A TUTTI, ANCHE A NOME DEL CONSIGLIO, UNA BUONA RIPRESA DI ATTIVITÀ LAVORATIVA.

 

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Codice della crisi d’impresa: estese anche ai Consulenti del Lavoro le funzioni di curatore, commissario giudiziale o liquidatore*

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

Il 15 luglio 2022 è entrato in vigore in vigore il Codice della crisi d’impresa dopo una serie infinita di differimenti, anche se alcune disposizioni erano già operative in precedenza (i.e. disposizioni, per l’imprenditore, sulla dotazione di adeguati assetti organizzativi). Il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, costituito da X Titoli e ben 391 articoli, riscrive la disciplina delle procedure concorsuali e dell’insolvenza, sostituendo tutte le norme in materia fallimentare e della composizione della crisi da sovraindebitamento. Una riforma organica che cerca di prevenire piuttosto che curare le difficoltà delle imprese, evitando così di giungere a diagnosticarne l’incurabilità e quindi la fine dell’impresa. Il “sistema di allerta” infatti costituisce il nucleo centrale della riforma; un sistema capace di intercettare anticipatamente la crisi attraverso una diagnosi precoce segnalandola tempestivamente. L’imprenditore deve, infatti, “attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”. A tal fine, il decreto, all’art. 3, prevede che “l’imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte” ed inoltre che “l’imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative.”. Scompare anche il riferimento al termine ’’fallimento”. Nel nuovo codice si parla di “liquidazione giudiziale” e quindi scompare l’onta personale e morale dell’imprenditore insolvente. Questa riforma va quindi interpretata come un sistema che si muove a fianco delle imprese, aiutandole a sorvegliarne la gestione attraverso indici indispensabili i quali, se incongrui, fanno scattare l’allarme per consentire all’imprenditore di porvi rimedio. È un sistema che rafforza anche le garanzie dei creditori che dovrebbero correre meno rischi rispetto al passato conoscendo in anticipo l’eventuale difficoltà dell’azienda committente decidendo se continuare e come intrattenere rapporti commerciali, di appalto o di lavoro. In questo contesto bene ha fatto il legislatore a prevedere l’ingresso dei Consulenti del Lavoro tra i soggetti abilitati a svolgere le funzioni di curatore, commissario giudiziale e liquidatore nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza.

Infatti, l’articolo 358 del citato codice prevede che possono essere chiamati a svolgere le funzioni di curatore, commissario giudiziale e liquidatore nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza:

  1. gli iscritti agli albi degli avvocati, dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e dei consulenti del lavoro;
  2. gli studi professionali associati o società tra professionisti, sempre che i soci delle stesse siano in possesso dei requisiti professionali di cui alla lettera a), e, in tal caso, all’atto dell’accettazione dell’incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile della procedura;
    1. c) coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società di capitali o società cooperative, dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di apertura della procedura di liquidazione giudiziale.
  3. Il curatore, il commissario giudiziale e il liquidatore sono nominati dall’autorità giudiziaria tenuto conto:
    1. delle risultanze dei rapporti;
    2. degli incarichi in corso, in relazione alla necessità di assicurare l’espletamento diretto, personale e tempestivo delle funzioni;
    3. delle esigenze di trasparenza e di turnazione nell’assegnazione degli incarichi, valutata richiesta dalla natura e dall’oggetto dello specifico incarico;
    4. con riferimento agli iscritti agli albi dei consulenti del lavoro, dell’esistenza di rapporti di lavoro subordinato in atto al momento dell’apertura della liquidazione giudiziale, del deposito del decreto di ammissione al concordato preventivo o al momento della sua omologazione;
    5. in caso di procedura che presenta elementi transfrontalieri, delle correlate esperienze e competenze acquisite e, in particolare, della capacità di rispettare gli obblighi di cui al regolamento (UE) 2015/848, di comunicare e cooperare con i professionisti che gestiscono le procedure di insolvenza e con le autorità giudiziarie o amministrative di un altro Stato membro, nonché delle risorse umane e amministrative necessarie per far fronte a casi potenzialmente complessi. I Consulenti del Lavoro, quindi, possono assumere tutti gli incarichi previsti dalla norma ma a condizione che l’azienda abbia dei rapporti di lavoro in corso al momento dell’apertura della liquidazione giudiziale, del deposito del decreto di ammissione al concordato preventivo o della sua omologazione. Acquisito l’incarico non v’è alcun limite di funzione. Il Codice ha sancito un importante principio: quando c’è in ballo il futuro dei lavoratori dipendenti è meglio affidare l’incarico a coloro che si occupano quotidianamente dei rapporti di lavoro e delle procedure per scongiurare la crisi aziendale e favorire la ripresa dell’attività produttiva. Chi si occupa di lavoro, ed in primis i Consulenti del lavoro, sono al fianco dell’imprenditore sin dalla costituzione dell’impresa. Lo consigliano al meglio nella scelta delle risorse umane da inserire in azienda, nella loro formazione e motivazione coinvolgendole nel progetto imprenditoriale. A tal proposito ricordo che soltanto i Consulenti del Lavoro, tramite la loro Fondazione per il Lavoro, sono stati abilitati per legge a svolgere le funzioni di: i) intermediazione di manodopera, ii) selezione e formazione, iii) outplacement.

I Consulenti del Lavoro sono stati definiti “giuslavoristi di prossimità” perché vivono da vicino l’azienda più di ogni altro professionista, con frequenza quasi giornaliera. I Consulenti del Lavoro non solo hanno una solida base giuridica ma sono formati anche sugli aspetti di gestione delle risorse umane. Infatti, cercano (quasi una mission) di far capire

all’imprenditore, di qualsiasi dimensione, che l’azienda non è solo il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa (art. 2555 c.c.) ma è un’avventura. Infatti, il sinonimo di “impresa” è “avventura”. Ed è quello che l’imprenditore fa: essere un avventuriero (qualcuno è stato definito anche “capitano coraggioso”) nel senso buono del termine. Un’avventura riesce se non si è solitari, solo se i collaboratori sono coinvolti emotivamente. E qui entra in gioco la parte gestionale della nostra attività. Coinvolgimento significa una buona comunicazione sul progetto imprenditoriale, una buona amministrazione, un buon sistema di welfare, un buon piano di politica retributiva, MBO, sistemi premianti, sistemi di retention, sistemi di valutazione dei lavoratori e delle performance, attenzione all’invecchiamento (c.d. aging), policies comportamentali e di compliance, organizzazione dei ! tempi e luoghi di lavoro anche con l’utilizzo del lavoro da remoto, scelta dei cd ammortizzatori sociali per prevenire la crisi, e molto altro. In sostanza una cassetta degli attrezzi molto ben fornita; attrezzi da maneggiare con cura perché si stanno gestendo i lavoratori con conseguenti ricadute anche sulle loro famiglie. Per i Consulenti del Lavoro la centralità del loro lavoro è la persona che va curata in ogni momento della sua vita aziendale. I rapporti di lavoro, ancor prima di essere rapporti giuridici sono e restano dei rapporti interpersonali. Il tutto mantenendo dritta la barra sulla legalità.

Altra previsione importante è contenuta nella lettera c) precedentemente richiamata e cioè la turnazione nell’assegnazione degli incarichi, valutata richiesta dalla natura e dall’oggetto dello specifico incarico. Sono convinto che i giudici ne terranno debitamente conto proprio per non consentire di non disperdere professionalità importanti, magari maturate in tanti anni di lavoro.

Visto l’attuale sistema di alert, bisognerebbe consigliare l’imprenditore con dipendenti di affidarsi ad un professionista del lavoro (ammesso che già non lo abbia) per prevenire la crisi aiutandolo nelle strategie che, insieme a tutti i collaboratori dell’azienda, possano consentirgli di continuare il suo progetto imprenditoriale oppure di ristrutturarlo, riorganizzarlo o riconvertirlo. E proprio quando il progetto imprenditoriale giunge al termine, bisogna fare in modo che le ricadute sui lavoratori siano meno impattanti. Il Legislatore ha anche istituito (art. 356 del Codice della crisi d’impresa) un Albo dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza. L’Albo è istituito presso il Ministero della giustizia ed è composto dai soggetti, costituiti anche in forma associata o societaria:

  • in possesso dei requisiti richiamati nelle precedenti lettere dalla a) alla c) che dimostrano – di aver assolto specifici obblighi di formazione;
  • il possesso dei seguenti requisiti di onorabilità e cioè: i) non versare in una delle condizioni di ineleggibilità o decadenza; ii) non essere stati sottoposti a misure di prevenzione disposte dall’autorità giudiziaria; iii) non essere stati condannati con sentenza passata in giudicato, salvi gli effetti della riabilitazione:
  • a pena detentiva per uno dei reati previsti dalle norme che disciplinano l’attività bancaria, finanziaria, mobiliare, assicurativa e dalle norme in materia di mercati e valori mobiliari, di strumenti di pagamento;
  • alla reclusione per uno dei delitti previsti nel titolo XI del libro V del codice civile o nel presente codice;
  • alla reclusione per un tempo non inferiore a un anno per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l’ordine pubblico, contro l’economia pubblica ovvero per un delitto in materia tributaria; 4) alla reclusione per un tempo superiore a due anni per un qualunque delitto non colposo; – non avere riportato negli ultimi cinque anni una sanzione disciplinare più grave di quella minima prevista dai singoli ordinamenti professionali.

Le modalità di funzionamento dell’Albo dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza sono stabilite con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Certamente una bella sfida per la nostra Categoria che acquisisce un ruolo sempre più determinante nel mondo delle libere professioni. Personalmente sono tuttavia convinto che i tre soggetti abilitati alle funzioni di curatore, commissario giudiziale e liquidatore, nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza (Avvocati, Commercialisti e Consulenti del lavoro) bene farebbero a collaborare tra di loro indipendentemente da chi acquisisce l’incarico giudiziale. La materia è vasta e complessa e c’è bisogno della professionalità di tutti.

 

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IL PUNTO – IL GIURAMENTO dei Consulenti del Lavoro neo iscritti al CPO di Milano

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

Lo scorso 6 luglio 2022 nella splendida cornice del Palazzo delle Stelline di Corso Magenta a Milano si è svolta la cerimonia di benvenuto ai neo colleghi che hanno prestato giuramento di fedeltà e rispetto delle norme di legge e di ordinamento della nostra professione nonché del nostro codice deontologico. Presente alla cerimonia la Direttrice dell’Ispettorato Interregionale del Lavoro Nord Ovest di Milano, Dott.ssa Patrizia Muscatello e il Presidente dell’Ancl Alessandro Graziano oltre ad alcuni consiglieri dell’Ordine e dell’Ancl. Quest’anno ci siamo potuti stringere le mani e
brindare insieme ai neo colleghi. È stata una bella manifestazione densa di emozioni per i neo colleghi e per i loro familiari accompagnatori. Durante la cerimonia di giuramento abbiamo anche ascoltato le loro storie e il loro  attaccamento alla professione e alla categoria. Loro credono fortemente nelle potenzialità della nostra professione, vogliono svolgerla non soltanto sotto l’aspetto amministrativo, spesso denso di adempimenti inutili e ridonanti, ma entrando nel vivo della gestione della risorsa umana portando nelle piccole e medie aziende il loro entusiasmo e la loro esperienza vissuta studiando prima e praticando i nostri studi dopo.
A loro ho ricordato alcune norme deontologiche  fondamentali contenute nel nostro codice.
Il dovere di competenza, di rispetto della legalità dei colleghi e delle istituzioni. E ancora, anche se non nutro alcun dubbio sulla loro correttezza, ho ricordato che sul mercato ci sono strutture illegali che cercano legittimità offrendo facili guadagni. Milano offre tante opportunità, in un contesto sì competitivo, ma di estremo rispetto e di  riconoscimento delle qualità professionali.
Da parte nostra abbiamo ricordato loro che l’Ordine e l’Ancl sono la loro casa e che troveranno sempre supporto per qualsiasi loro bisogno. Li abbiamo invitati a far parte delle nostre strutture che aiutano a far crescere noi, loro stessi e l’intera categoria.
Di seguito alcune foto della cerimonia (clicca qui) e in Galleria fotografica del nostro sito potete trovare tutte le foto della cerimonia. Questo il link https://consulentidellavoro.mi.it/cerimonia- neoabilitati-2022/
A loro vanno gli auguri di ogni bene personale e professionale da parte di tutti noi. Un sentito ringraziamento anche ai loro dominus che li hanno seguiti fino al superamento dell’esame.

 

A tutti i lettori un augurio di splendide vacanze da parte del Consiglio dell’Ordine, del Collegio dei Revisorie dello staff segretariale. 

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IL PUNTO – UNIFICAZIONE ANCL: 20 anni fa le basi per i successi della Categoria

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

Due eventi di Categoria hanno segnato la ripartenza delle attività in presenza. La celebrazione del ventennale della riunificazione sindacale di categoria e il Festival del Lavoro.

Finalmente in presenza! Anche se la pandemia non è ancora finita abbiamo ricominciato a vederci in presenza e devo dire che l’emozione è stata davvero tanta. Dopo due anni di videoconferenze, potersi riabbracciare, stringersi la mano, guardarsi negli occhi, ti fa capire il vero senso della vita e che basta un niente a mettere in discussione il tuo modo di vivere e di essere.

Il primo incontro si è svolto a Milano, presso il Teatro Lirico lo scorso 8 giugno 2022 per l’intera giornata, ed ha visto la presenza di oltre 500 colleghi in sala (presenza ancora contingentata per ovvi motivi di sicurezza) e oltre mille colleghi in collegamento streaming. Un evento strepitoso! L’Ancl Unione Provinciale di Milano ha voluto ricordare l’unificazione dei tre sindacati allora esistenti: l’ANCL, il SICLAM e l’UCLA dando vita ad un unico sindacato che prese l’attuale nome di ANCL SINDACATO UNITARIO. Sono stati brevemente ripercorsi i motivi dell’esistenza dei tre sindacati e cosa li ha portati a confluire in un’unica struttura correndo il rischio di vedere annullate le specificità di ognuno. Ebbene, è stato ricordato che il rischio era da correre perché l’unità sindacale avrebbe fortemente favorito l’azione e fortificato l’immagine della categoria. Cosa che in realtà è avvenuta in questi ultimi 20 anni grazie a scelte coraggiose come queste. Con la loro presenza, gli attuali vertici nazionali (ANCL, CNO ed ENPACL) hanno voluto discutere del futuro della Categoria. Un susseguirsi di tavole rotonde che hanno ricordato quanto è stato raggiunto e quanto ancora c’è da raggiungere. Ai tre presidenti di allora, i Colleghi Roberto De Lorenzis (Presidente Ancl), Martina Boneschi Pozzi (Presidente del SICLAM) e Potito di Nunzio (Presidente dell’UCLA) è stata consegnata una targa ricordo con la seguente motivazione “per aver voluto, ideato e realizzato l’unificazione sindacale costituendo la sintesi delle idee e delle esperienze maturate dai Consulenti del Lavoro”.

Un sentito ringraziamento al Presidente dell’ANCL UP di Milano, Collega Alessandro Graziano e a tutto il Consiglio dell’ANCL che hanno voluto e realizzato questo incontro e un sentito ringraziamento a tutti i colleghi del Centro Studi e delle Segreterie dell’ANCL e del CPO, che hanno collaborato per la migliore riuscita dell’evento.

Grazie ANCL per esserci stata e per essere ancora al fianco di ognuno di noi.

L’altro evento si è svolto a Bologna dal 23 al 25 giugno 2022. Il Festival del Lavoro. Manifestazione che noi ben conosciamo e apprezziamo anche perché gli ultimi due Festival in presenza si sono svolti a Milano. Una kermes se di grande successo e visibilità per la nostra Categoria molto ben organizzata e gestita del la Fondazione Studi e dal CPO di Bologna. Tanti gli eventi e tanta la partecipazione di ospiti e soprattutto di colleghi. Molti gli argomenti trattati che sarebbe impossibile anche farne una sintesi. Nel sito ufficiale del Festival si possono vedere i video dei momenti più significativi e le interviste ai vari ospiti.

Si è parlato molto anche di salario minimo legale ritornato di estrema attualità, vista la bozza della direttiva Ue sulla quale Consiglio e Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo e che dovrà ora essere approvata in via definitiva da Parlamento e Consiglio Ue, oltre al sempre verde tema della contrattazione collettiva cd. “pirata”.

Nella giornata centrale, personalmente ho partecipato alla tavola rotonda che trovate nel box qui , ed è stato davvero utile ricordare quanto sia importante e soprattutto etico non dar spazio ad una contrattazione che toglie diritti ai lavoratori a beneficio del mercato. Ad onor del vero c’è ancora chi ritiene che questo fenomeno sia totalmente sotto controllo e che sarebbe il caso di smetterla di parlarne.  Nient’affatto, abbiamo ribadito noi consulenti del lavoro. In primis va sottolineato che salario minimo e contrattazione cd “pirata” non sono esattamente la stessa cosa. Sull’argomento ci siamo espressi più volte su queste pagine e anche in questo numero trovate alcune provocazioni del Collega Andrea Asnaghi. Il salario minimo legale è una necessità per tutte quelle situazioni border line che tutti ben conosciamo. Che lo si stabilisca in cifra o per relationem alla contrattazione collettiva poco importa; è quanto mai necessario dare certezza normativa ed eliminare la contrattazione non genuina. Aiuteremmo anche la contrattazione collettiva “buona” (se poi si decidesse come si stabilisce la maggior rappresentatività comparata, saremmo felicissimi) e obbligheremmo la contrattazione collettiva “di vario tipo” a non prevedere retribuzioni indegnamente più basse. Ma questo non eliminerebbe il fenomeno della contrattazione cd. “pirata” perché tali contratti potrebbero tranquillamente allinearsi alla contrattazione sufficiente prevista dai contratti “non pirata” ma continuerebbero a sottrarre diritti ai lavoratori (ex festività, riduzione orario di lavoro, ferie, integrazione malattia e maternità, ecc.) che abbassano notevolmente il costo del lavoro creando dumping contrattuale”.

Per le foto clicca qui.

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IL PUNTO – RIELETTO IL CONSIGLIO DELL’ORDINE dei Consulenti del Lavoro di Milano e Provincia

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

Lo scorso 4 maggio 2022 si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio del nostro Ordine, mentre il successivo 12 maggio si è svolto il Consiglio di insediamento nel quale sono state attribuite le cariche. Di seguito i risultati elettorali e le cariche attribuite.

Consiglio Provinciale

DI NUNZIO Potito – Presidente

BELLOCCHIO Riccardo – Segretario

REJA Paolo – Tesoriere

ASNAGHI Andrea – Consigliere

BADI Gabriele – Consigliere

MANUSARDI Federica – Consigliere

MARI Luciana – Consigliere

MONTELATICI Ferdinando – Consigliere

PICECI Roberto – Consigliere

 

Collegio dei revisori dei Conti

MANNO Luciana – Presidente

FERRE’ Matteo – Revisore

LEONI Eugenio – Revisore

Lasciatemi ringraziare tutto il Consiglio dell’Ancl UP di Milano, e per tutti il Presidente Alessandro Graziano, che ha voluto riporre la fiducia in tutti noi che con loro condividiamo, come un’unica squadra, ideali, idee, azioni e programmi.

Un grazie di cuore a tutti i Colleghi che sono venuti a votare dimostrando il loro attaccamento alle istituzioni e il loro affetto alle persone che li rappresentano. Per noi è stato importante sentire il loro calore. Nei corridoi dell’Ordine, nel giorno delle elezioni, ci siamo affettuosamente salutati e abbiamo scambiato pareri sulle problematiche della Categoria e non solo.

Un grazie di cuore ai Componenti della Commissione Elettorale, Annamaria Adamo, Paola Fanfer, Leonzio Naddeo e Armando Proia, che hanno messo a disposizione il loro tempo per l’intera giornata delle elezioni per consentire a tutti il normale svolgimento delle stesse.

Grazie anche alla nostra Segreteria che ha organizzato questa tornata elettorale con impegno e dedizione.

Ed infine, un grazie a tutti i colleghi del Consiglio e del Collegio che, con rinnovato impegno ed abnegazione, hanno dato la loro disponibilità a proseguire in questa avventura che nel triennio appena iniziato vedrà realizzate tutte le iniziative già abbozzate nella scorsa consiliatura e che hanno avuto un freno doloroso e inaspettato. Due anni di pandemia ci hanno distolto dai nostri programmi per far fronte, insieme a tutti i Colleghi, all’emergenza sanitaria che con sè ha portato l’emergenza amministrativa che ci ha visti impegnati come non mai. Il pensiero va a tutti coloro i quali hanno sofferto perdite dolorose di parenti ed amici. Due anni terribili che difficilmente dimenticheremo.

Chiudo questo mio editoriale, invitando tutti  i Colleghi e tutti i lettori della rivista, a collaborare con noi e con le nostre strutture: Centro Studi, Fondazione, Commissione di Certificazione, Commissioni varie, affinchè Milano diventi sempre più propositiva e innovativa. La nostra comunità deve essere viva e partecipata. L’idea di ognuno di noi deve confrontarsi con le idee di tutti gli altri. È solo così che si cresce e si realizzano grandi progetti. La società civile ha bisogno della nostra professionalità e non solo dei nostri servizi amministrativi. Le nostre conoscenze e le nostre esperienze devono essere messe disposizione anche delle altre Pubbliche amministrazioni per far sì che insieme a loro si possa creare sempre maggiore benessere per i lavoratori, le famiglie e le imprese.

 

 

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IL PUNTO – VERSO LE ELEZIONI per il rinnovo del CPO di Milano

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

Il prossimo 4 maggio 2022 presso la sede del nostro CPO si terranno le elezioni per il rinnovo del consiglio per il triennio 2022 – 2025. Certamente, quando leggerete questo editoriale, la segreteria dell’Ordine vi avrà già recapitato la comunicazione contenente tutti i dettagli: orari, lista dei candidati e modalità di espressione del voto. Il triennio che sta per scadere è stato un triennio non facile. A distanza di pochi mesi dall’insediamento siamo stati travolti dalla pandemia da Covid 19. Ci siamo occupati di questioni legate all’emergenza e devo dire che, tutto sommato, la nostra categoria ha retto bene, nonostante l’alluvione di provvedimenti e il disordine normativo e procedurale.

La maggior parte di noi non aveva mai gestito gli ammortizzatori sociali ed anche chi li aveva gestiti si è trovato in una situazione totalmente diversa da quella ordinaria. Abbiamo messo in campo tutte le risorse per gestire al meglio l’emergenza. Il CPO  insieme all’Ancl di Milano, si è fatto portavoce delle disfunzioni del sistema sollecitando interventi sia attraverso i canali istituzionali nazionali, anche loro impegnati al nostro pari, sia a livello locale. Lasciatemi ringraziare ancora una volta la dirigenza Inps provinciale e tutto lo staff che si è occupato di cassa integrazione guadagni perché senza il loro aiuto non saremmo riusciti a risolvere gli enormi problemi che la normativa ha creato alle aziende, a noi Consulenti e allo stesso Istituto che è stato onerato dell’intera gestione. Anche loro, come noi, non erano pronti a gestire una mole così imponente di richieste tanto che hanno decuplicato l’organico addetto alla gestione dell’emergenza. Se poi consideriamo che la mole di cassa integrazione richiesta nella sola provincia di Milano non ha avuto pari in nessuna altra provincia italiana, possiamo affermare che l’operazione, sia pure con qualche ferita non ancora del tutto rimarginata, è andata a buon fine. In questi due anni e mezzo abbiamo fortemente rallentato i progetti straordinari che avevamo messo a bilancio: la nuova sede, la Fondazione, lo sviluppo di attività in favore dei giovani ed altro ancora.  Tutti progetti che abbiamo già ripreso con forza e che saranno sviluppati sapientemente dal prossimo Consiglio.
Anche se con qualche restrizione abbiamo comunque continuato a gestire le edizioni del Premio letterario “Il Lavoro tra le righe”, i riconoscimenti alla carriera dei colleghi, la cerimonia del giuramento dei neo iscritti, lo splendido progetto di alternanza scuola lavoro, il nuovo sito dell’Ordine.
Non ultimo, importanti e ingenti sono stati gli investimenti nei nuovi strumenti tecnologici che hanno consentito ai Colleghi di ritrovarsi, se pure virtualmente, ai numerosi incontri organizzati dal CPO, sempre in collaborazione con l’Ancl di Milano, e dibattere, anche con le Istituzioni, delle novità legislative che hanno caratterizzato in modo particolare il periodo pandemico.
Sono molti, quindi, i ringraziamenti che ho piacere di fare. Innanzitutto, ringrazio i Consiglieri e il Collegio dei Revisori per il loro impegno e la loro costante presenza, il Centro Studi, la Commissione di Conciliazione che non ha mai smesso di funzionare, la nostra Segreteria che ha garantito comunque l’apertura del CPO anche durante il lock down

 

 

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IL PUNTO – FESTIVAL DEL LAVORO: 13a edizione finalmente in presenza

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di Milano

Dal 23 al 25 giugno 2022   presso il Palazzo della cultura e dei congressi di Bologna si svolgerà la 13a edizione del Festival del Lavoro organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla sua Fondazione Studi.
Il titolo del Festival è “Transizioni – Lavoro, Economia e Società”. L’accelerazione della rivoluzione tecnologica conseguente all’emergenza socio-sanitaria  per la pandemia da Covid-19 ha portato l’Italia all’interno di una transizione verso un modello economico, produttivo e lavorativo il cui orizzonte è ancora tutto da definire. Una trasformazione destinata ad impattare sulla vita di tutti i lavoratori. Da chi si è trovato o si troverà nei prossimi mesi a transitare da un lavoro all’altro, oppure da uno stato di occupazione ad uno di inattività, a chi dovrà aggiornare le proprie competenze professionali. Di questo si discuterà durante le tre giornate del Festival bolognese.

Finalmente si ritorna in presenza. Ricordo che l’ultimo Festival in presenza è stato quello di Milano svoltosi nel 2019. Poi il blocco pandemico che ha visto la 11a e 12a edizione nella modalità on line. Il link per iscriversi al festival è il seguente https://www.festivaldellavoro.it/iscrizione/register.php e ricordo che la partecipazione va prenotata perché le norme anti Covid-19 non prevedono un accesso libero ma programmato. Quindi invito tutti i colleghi che si recheranno a Bologna, magari anche solo per una giornata, di iscriversi subito. Quest’anno c’è un’attenzione specifica ai giovani, chiamati a progettare in prima persona gli orizzonti verso i quali tendere. Il 2022 è l’Anno Europeo dei Giovani, iniziativa del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione il cui coordinamento al livello nazionale è garantito dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

«L’autonomia lavorativa è molto importante – ha affermato Marco De Giorgi, Capo Dipartimento, a margine dell’inaugurazione presso l’Auditorium Ara Pacis ‒ Dobbiamo aiutare i giovani a riprendere i percorsi che hanno interrotto a causa della crisi pandemica, coinvolgendoli e favorendo percorsi di enpowerment». Proprio per questo, il Festival del Lavoro vedrà percorsi tematici dedicati e appuntamenti di incontro e confronto per intercettare opportunità di formazione e ricerca di occupazione.

Tutte le informazioni sul Festival si trovano al link www.festivaldellavoro.it

 

 

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Lavoro a termine, il Ministero spiega il Decreto Dignità

a cura di Potito di Nunzio, Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano e provincia

Il Ministero del Lavoro fornisce le prime note interpretative in materia di contratto di lavoro a tempo determinato e somministrazione di lavoro dopo le modifiche introdotte dal Decreto Dignità[1]

Allo scadere del periodo transitorio, il Ministero del Lavoro con la circolare n. 17 del 31 ottobre 2018 fa conoscere il proprio pensiero sul c.d. Decreto Dignità e in particolare sulle modifiche apportate in materia di contratto a termine e di somministrazione di manodopera. Il 31 ottobre 2018 è infatti scaduto il periodo entro il quale si potevano applicare le vecchie normative senza incorrere nelle restrizioni introdotte dallo stesso decreto.

Al periodo transitorio il Ministero, però, dedica poche righe ricordando che in tale periodo le proroghe e i rinnovi restano disciplinati dalle disposizioni del D.lgs. n. 81/2015 nella formulazione antecedente al n. 87/2018, mentre dalla data del 1° novembre 2018 trovano piena applicazione tutte le disposizioni introdotte con la riforma, compreso l’obbligo di indicare le condizioni in caso di rinnovi (sempre) e di proroghe (dopo i 12 mesi).

Il Ministero, inoltre, in base ad una lettura sistematica, ritiene che tale periodo transitorio trovi applicazione anche con riferimento alla somministrazione di lavoro a tempo determinato, risolvendo così il dubbio che alcuni interpreti (pochi, a dire il vero) si erano posti. È infatti ragionevole concludere, continua il Ministero, che i più stringenti limiti introdotti rispetto alla disciplina previgente operino gradualmente, sia nei confronti dei rapporti di lavoro a termine che nei confronti dei rapporti di somministrazione a termine.

Il Ministero nella circolare in commento ripropone le varie novelle introdotte dal Legislatore dando la propria interpretazione su alcuni dubbi sollevati dagli in-terpreti e portati all’attenzione dello stesso Ministero.

Contratto a tempo determinato

Circa il contratto a tempo determinato, ricorda il Ministero, le novità riguardano in primo luogo la riduzione da 36 a 24 mesi della durata massima del contratto a tempo determinato, con riferimento ai rapporti stipulati tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, anche per effetto di una successione di contratti, o di periodi di missione in somministrazione a tempo determinato, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale, indipendentemente dai periodi di interruzione.

Più precisamente, le parti possono stipulare liberamente un contratto di lavoro a termine di durata non superiore a 12 mesi, mentre in caso di durata superiore tale possibilità è riconosciuta esclusivamente in presenza di specifiche ragioni che giustifichino un’assunzione a termine. Tali condizioni sono rappresentate esclusivamente da:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativie non programmabili, dell’attività ordin
  • Per stabilire se ci si trovi in presenza di tale obbligo si deve tener conto della durata complessiva dei rapporti di lavoro a termine intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, considerando sia la durata di quelli già conclusi, sia la durata di quello che si intende eventualmente p Il Ministero fa l’esempio di un primo rapporto a termine della durata di 10 mesi che si intenda prorogare di ulteriori 6 mesi. In tale caso, anche se la proroga interviene quando il rapporto non ha ancora superato i 12 mesi, sarà comunque necessario indicare le esigenze innanzi richiamate in quanto complessivamente il rapporto di lavoro avrà una durata superiore a tale limite.

Il Ministero sottolinea la necessità di indicare le causali anche nelle ipotesi in cui non è richiesto (contratti fino a 12 mesi) e ciò al fine di poter fruire dei benefici previsti da altre disposizioni di legge (ad esempio per gli sgravi contributivi di cui all’art. 4, co. 3 e 4, del D.Lgs. n. 151/2001, riconosciuti ai datori di lavoro che assumono a tempo determinato in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo).

Proroghe e rinnovi

Anche il regime delle proroghe e dei rinnovi del contratto a termine, ricorda il Ministero, è stato modificato sia in ordine alla durata massima sia alle condizioni coerentemente con le finalità perseguite dalla riforma. È pertanto possibile prorogare liberamente un contratto a tempo determinato entro i 12 mesi, mentre per il rinnovo è sempre richiesta l’indicazione della causale. La proroga presuppone che restino invariate le ragioni che avevano giustificato inizialmente l’assunzione a termine, fatta eccezione per la necessità di prorogarne la durata entro il termine di scadenza. Pertanto, non è possibile prorogare un contratto a tempo determinato modificandone la motivazione, in quanto ciò darebbe luogo ad un nuovo contratto a termine ricadente nella disciplina del rinnovo, anche se ciò avvenisse senza soluzione di continuità con il precedente rapporto.

Questa interpretazione, a parere di chi scrive, sembra corretta e coerente con le finalità del Decreto. In altri termini il Ministero ci sta dicendo che se il rapporto sorge senza causali, può essere prorogato fino a 12 mesi sempre senza causali. Ma se il contratto a termine è già stato stipulato con l’obbligo delle motivazioni, queste ultime devono permanere in caso di proroga del contratto.

Il Ministero ricorda che il numero massimo di proroghe non può essere superiore a 4, entro i limiti di durata massima del contratto e a prescindere dal numero dei contratti e con esclusione dei contratti instaurati per lo svolgimento di attività stagionali.

 

Il ruolo della contrattazione collettiva

Per quanto riguarda il rinvio alla contrattazione collettiva, il Ministero ritiene valide le pregresse pattuizioni collettive risolvendo chiaramente i dubbi sorti sulla validità delle deroghe alla durata del contratto a termine previste dalla contrattazione collettiva anche se riferite a precedenti normative legislative. Ricorda innanzitutto la facoltà dei contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, di prevedere una durata diversa, anche superiore, rispetto al nuovo limite massimo dei 24 mesi. In merito alle previsioni contenute nei contratti collettivi stipulati prima del 14 luglio 2018, che

– facendo riferimento al previgente quadro normativo – abbiano previsto una durata massima dei contratti a termine pari o superiore ai 36 mesi, le stesse, afferma il Ministero, mantengono la loro validità fino alla naturale scadenza dell’accordo collettivo.

Nessuna deroga, invece, è stata attribuita alla contrattazione collettiva in merito al nuovo regime delle condizioni.

Forma scritta del termine

Sulla forma scritta del termine, secondo il Ministero, con l’eliminazione del riferimento alla possibilità che il termine debba risultare direttamente o indirettamente da atto scritto, si è inteso offrire maggiore certezza in merito alla sussistenza di tale requisito.

Viene quindi esclusa la possibilità di desumere da elementi esterni al contratto la data di scadenza, ferma restando la possibilità che, in alcune situazioni, il termine del rapporto di lavoro continui a desumersi indirettamente in funzione della specifica motivazione che ha dato luogo all’assunzione, come in caso di sostituzione della lavoratrice in maternità di cui non è possibile conoscere ex ante l’esatta data di rientro al lavoro, sempre nel rispetto del termine massimo di 24 mesi.

In definitiva, per fare qualche esempio, non sarà più possibile legare il contratto a termine alla conclusione di una determinata commessa o fase di lavoro essendo sempre necessario inserire una data di scadenza del contratto di lavoro.

Contributo addizionale

Sul contributo addizionale a carico del datore di lavoro, anche secondo il Ministero la maggiorazione diventa incrementale, quindi il contributo addizionale a carico del datore di lavoro pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali è incrementato dello 0,5% in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.

Ne consegue che al primo rinnovo la misura ordinaria dell’1,4% andrà incrementata dello 0,5%. In tal modo verrà determinata la nuova misura del contributo addizionale cui aggiungere nuovamente l’incremento dello 0,5% in caso di ulteriore rinnovo. Analogo criterio di calcolo dovrà essere utilizzato per eventuali rinnovi successivi, avuto riguardo all’ultimo valore base che si sarà venuto a determinare per effetto delle maggiorazioni applicate in occasione di precedenti rinnovi.

La maggiorazione dello 0,5% non si applica in caso di proroga del contratto, in quanto la disposizione prevede che il contributo addizionale sia aumentato solo in occasione del rinnovo.

Non si osa immaginare la difficoltà applicativa di tale norma, a parte i costi che appaiono davvero penalizzanti per le aziende. Si pensi a un contratto che viene rinnovato, rispettando i limiti di 24 mesi, per 10 volte: il contributo addizionale diventa progressivamente dell’1,9% dal secondo contratto per poi diventare del 2,4% dal terzo contratto e infine, tralasciando gli step intermedi, del 6,4% all’ultimo rinnovo (in totale sono 11 contratti a termine). Se si considera poi che i contratti possono essere stipulati in un arco di tempo pressoché illimitato (unico limite è la morte del lavoratore) e che probabilmente si farà fatica a mantenere in archivio, sia pure elettronico, dati così vecchi, si comprenderà bene le difficoltà alle quali andranno incontro le aziende e chi per loro deve garantire la correttezza contributiva. E magari un errore nel calcolo del contributo addizionale potrà provocare anche il mancato rilascio del Durc con relativa perdita dei benefici contributivi. Tutto questo pare una vera assurdità non tanto per il costo, anche se oneroso, quanto per le complicazioni che tale maggiorazione può comportare sia in termini amministrativi che di potenziali rischi sanzionatori.

Somministrazione di lavoro

In materia di somministrazione di lavoro, il decreto ha esteso la disciplina del lavoro a termine alla somministrazione di lavoro a termine con la sola eccezione delle previsioni contenute agli artt. 21, co. 2 (pause tra un contratto e il successivo, c.d. stop and go), 23 (limiti quantitativi al numero dei contratti a tempo determinato che può stipulare ogni datore di lavoro) e 24 (diritto di precedenza). Il Ministero tuttavia precisa, e questa è una interpretazione abbastanza audace – ma che fa estremamente piacere – sperando che non venga smentita giudizialmente, che nessuna limitazione è stata introdotta per l’invio in missione di lavoratori assunti a tempo indeterminato dal somministratore. Pertanto in questo caso tali lavoratori possono essere inviati in missione sia a tempo indeterminato che a termine presso gli utilizzatori senza obbligo di causale o limiti di durata, rispettando i limiti percentuali stabiliti dalla medesima disposizione. Quindi, secondo questa interpretazione, un’azienda può assumere con contratto di somministrazione a termine per una durata di 40 mesi e senza dover prevedere alcuna causale superando abbondantemente i limiti di durata previsti dalla legge. L’unica condizione è che si tratti di un lavoratore assunto a tempo indeterminato dal somministratore. Qualche dubbio però rimane. Che il datore di lavoro potesse ricorrere allo staff leasing non avevamo dubbi, però si trattava (e si tratta) di un contratto a tempo indeterminato tra utilizzatore e somministratore (anche se le parti potevano risolvere il contratto mediante preavviso). Ora addirittura, secondo il Ministero, si può far ricorso alla somministrazione a termine a prescindere da qualsiasi condizione sia di motivazione che di tempo; basta che il lavoratore sia assunto a tempo indeterminato dall’agenzia. Se così fosse sarebbe un vero regalo alle società di somministrazione che, in realtà, sono state le più penalizzate dal Decreto Dignità (vedi, ad esempio, l’applicabilità del limite massimo di durata di 24 mesi per le assunzioni a termine presso la stessa agenzia di cui si dirà in prosieguo).

A questo punto, se non ci fossero problemi di costi, relativi alla fee da riconoscere alle società di somministrazione, verrebbe da dire che per i contratti a termine non esiste più alcun problema. Perché l’azienda dovrebbe stipulare contratti direttamente con i lavoratori infilandosi nel ginepraio dei rinnovi, proroghe, prolungamenti e causali? Basterebbe sempre rivolgersi alle società di somministrazione che somministrano loro personale assunto a tempo indeterminato.

Periodo di massima occupazione

Per il periodo massimo di occupazione occorre considerare che per effetto della riforma è adesso applicabile anche alla somministrazione di lavoro a tempo determinato.

Ne consegue che il rispetto del limite massimo di 24 mesi ovvero quello diverso fissato dalla contrattazione collettiva entro cui è possibile fare ricorso ad uno o più contratti a termine o di somministrazione a termine, deve essere valutato con riferimento non solo al rapporto di lavoro che il lavoratore ha avuto con il somministratore, ma anche ai rapporti con il singolo utilizzatore, dovendosi a tal fine considerare sia i periodi svolti con contratto a termine, sia quelli in cui sia stato impiegato in missione con contratto di somministrazione a termine, per lo svolgimento di mansioni dello stesso livello e categoria legale.

Pertanto, il suddetto limite temporale di 24 mesi opera tanto in caso di ricorso a contratti a tempo determinato quanto nell’ipotesi di utilizzo mediante contratti di somministrazione a termine. Ne consegue che, raggiunto tale limite, il datore di lavoro (utilizzatore) non potrà più ricorrere alla somministrazione di lavoro a tempo determinato con lo stesso lavoratore per svolgere mansioni di pari livello e della medesima categoria legale.

Inoltre, si chiarisce che il computo dei 24 mesi di lavoro deve tenere conto di tutti i rapporti di lavoro a termine a scopo di somministrazione intercorsi tra le parti, ivi compresi quelli antecedenti alla data di entrata in vigore della riforma.

Le condizioni della somministrazione a termine

Le novità introdotte dal decreto riguardano anche le condizioni che giustificano il ricorso alla somministrazione a termine in caso dei contratti di durata superiore a 12 mesi e dei relativi rinnovi. In proposito, occorre considerare che le condizioni introdotte (motivazioni) si applicano esclusivamente con riferimento all’utilizzatore. Pertanto, in caso di durata della somministrazione a termine per un periodo superiore a 12 mesi presso lo stesso utilizzatore, o di rinnovo della missione (anche in tal caso presso lo stesso utilizzatore), il contratto di lavoro stipulato dal somministratore con il lavoratore dovrà indicare una motivazione riferita alle esigenze dell’utilizzatore medesimo. A questo proposito il Ministero precisa che, invece, non sono cumulabili a tale fine i periodi svolti presso diversi utilizzatori, fermo restando il limite massimo di durata di 24 mesi del rapporto (o la diversa soglia individuata dalla contrattazione collettiva) con la stessa agenzia di somministrazione.

In proposito, si evidenzia che l’obbligo di specificare le motivazioni del ricorso alla somministrazione di lavoratori a termine sorge non solo quando i periodi siano riferiti al medesimo utilizzatore nello svolgimento di una missione di durata superiore a 12 mesi, ma anche qualora lo stesso utilizzatore aveva instaurato un precedente contratto di lavoro a termine con il medesimo lavoratore per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria.

Pertanto, specifica il Ministero:

  • in caso di precedente rapporto di lavoro a termine di durata inferiore a 12 mesi, un eventuale periodo successivo di missione presso lo stesso soggetto richiede sempre l’indicazione delle motivazioni in quanto tale fattispecie è assimilabile ad un rinnovo;  ➛
  • in caso di precedente rapporto di lavoro a termine di durata pari a 12 mesi, è possibile svolgere per il restante periodo e tra i medesimi soggetti una missione in somministrazione a termine, specificando una delle condizioni previste dalla legge;
  • in caso di un periodo di missione in somministrazione a termine fino a 12 mesi, è possibile per l’utilizzatore assumere il medesimo lavoratore direttamente con un contratto a tempo determinato per una durata massima di 12 mesi indicando la relativa motivazione.

Limite all’utilizzo dei lavoratori somministrati a termine

Infine, la legge di conversione del decreto ha, per la prima volta, introdotto un limite all’utilizzo dei lavoratori somministrati a termine. Infatti, si prevede la necessità di rispettare una proporzione tra lavoratori stabili e a termine presenti in azienda, ancorché derogabile dalla contrattazione collettiva applicata dall’utilizzatore. Ferma restando la percentuale massima del 20% di contratti a termine, possono essere presenti nell’impresa utilizzatrice lavoratori assunti a tempo determinato e lavoratori inviati in missione per somministrazione a termine, entro la percentuale massima complessiva del 30% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore.

Anche in questo caso resta ferma la facoltà per la contrattazione collettiva di individuare percentuali diverse, per tenere conto delle esigenze dei diversi settori produttivi. In tal senso si può ritenere che i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale mantengono la loro validità fino alla naturale scadenza del contratto collettivo, sia con riferimento ai limiti quantitativi eventualmente fissati per il ricorso al contratto a tempo determinato sia a quelli fissati per il ricorso alla somministrazione a termine.

Il limite percentuale del 30% trova applicazione per ogni nuova assunzione a termine o in somministrazione avvenuta a partire dal 12 agosto 2018. Pertanto, qualora presso l’utilizzatore sia presente una percentuale di lavoratori, a termine e somministrati a termine con contratti stipulati in data antecedente alla data del 12 agosto 2018, superiore a quello fissato dalla legge, i rapporti in corso potranno continuare fino alla loro iniziale scadenza. In tal caso, pertanto, non sarà possibile effettuare nuove assunzioni né proroghe per i rapporti in corso fino a quando il datore di lavoro o l’utilizzatore non rientri entro i nuovi limiti.

Continuano a rimanere esclusi dall’applicazione dei predetti limiti quantitativi i lavoratori somministrati a tempo determinato che rientrino nelle categorie richiamate all’art. 31, co. 2 del D.lgs. n. 81/2015 (quali, a puro titolo di esempio, disoccupati che fruiscono da almeno 6 mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali, soggetti svantaggiati o molto svantaggiati).

[1] Articolo pubblicato sulla Rivista Guida al Lavoro, Il Sole 24 ore, n. 44, pagg. 12-19.

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