IL PASSAGGIO DI INPGI 1 IN INPS: dalla CIG all’indennità di disoccupazione

Antonello Orlando, Consulente del lavoro in Roma e Bologna

 

IL CONTESTO DELLA MANOVRA DEL 2022 E LE LINEE GUIDA DEL PASSAGGIO IN INPS

La legge di Bilancio del 2022, in particolare all’articolo 1, commi 103-118, ha previsto che dallo scorso 1° luglio 2022, le funzioni previdenziali sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria (AGO), in precedenza di competenza dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti (Inpgi), vengano gestite direttamente dall’Inps. L’Inpgi, nato quasi un secolo fa ad opera del Regio Decreto 25 marzo 1926, n. 838, ha gestito fino al 30 giugno scorso, in regime sostitutivo e con totale autonomia rispetto a Inps, la previdenza e l’assistenza per i giornalisti dipendenti iscritti all’albo e, a partire dal 1996, anche per i giornalisti liberi professionisti, istituendo un’apposita gestione separata cd. “Inpgi 2”.

Un importante punto di svolta per l’Inpgi si è avuto il 1° gennaio 1995 quando l’Istituto ha mutato la propria natura giuridica, passando da essere un ente pubblico previdenziale a una Fondazione privata, mantenendo le medesime funzioni e attività dell’ente previdenziale pubblico. Grazie a questo è stato possibile acquisire autonomia nella gestione e nelle scelte strategiche, senza l’obbligo di recepire le diverse riforme pensionistiche. Nei fatti, si è trattato di una privatizzazione dell’Inpgi che ha comportato la perdita di alcune garanzie, come la tutela pubblica in caso di insolvenza dell’Istituto, ma anche il mantenimento di condizioni di favore uniche.

Un aspetto che ha senza dubbio mantenuto più appetibile mantenere la posizione presso l’Inpgi era il fatto che per i giornalisti il passaggio al metodo di calcolo contributivo puro è avvenuto nel 2017, più di venti anni dopo la maggior parte dei lavoratori dipendenti (per i quali l’anno spartiacque è il 1995 a opera della legge Dini).

Quanto esaminato, insieme ad un calo dei contribuenti attivi rispetto ai pensionati, ha fatto sì che si generassero una serie di strutturali squilibri a cui si è cercato di porre rimedio con manovre correttive e che hanno trovato la soluzione definitiva con il passaggio da Inpgi 1 a Inps dello scorso luglio, con il pieno mantenimento della autonomia dell’Inpgi 2 che sopravvive per i giornalisti non subordinati. L’Inps nei mesi scorsi, anche successivamente al 1° luglio 2022, ha fornito indicazioni operative con messaggi e circolari ad hoc sull’argomento disciplinando i vari aspetti con particolare riferimento ai trattamenti pensionistici, gli ammortizzatori sociali e le indennità di disoccupazione. I principali dubbi da sciogliere riguardavano la gestione dei vecchi iscritti all’Inpgi 1, dal momento che gli assunti dopo il 1° luglio 2022 saranno gestiti come tutti gli altri lavoratori assicurati presso l’assicurazione generale obbligatoria Inps. Con il messaggio n. 1886 del 4 maggio 2022 l’Istituto ha chiarito che il servizio Prestazioni pensionistiche – Domande è stato implementato, al fine di consentire ai soggetti interessati e ai Patronati l’invio delle domande di prestazione pensionistica che, avendo decorrenza pari o successiva al 1° luglio 2022, saranno liquidate dall’Inps.

LE REGOLE IN MATERIA DI CIG

L’Inps, poi, con la circolare n. 87/2022, ha fornito istruzioni operative per i trattamenti di integrazione salariale straordinaria in corso di godimento al 30.06.2022 e per la presentazione delle nuove richieste dall’1.07.2022.

Nello specifico, i datori di lavoro che entro il 30.06.2022 erano stati autorizzati ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria, compresi contratti di solidarietà, anche a pagamento diretto, per i periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa devono continuare ad inviare all’Inpgi le denunce Dasm secondo termini e modalità già in uso. L’Inpgi elabora le denunce, aggiornando l’estratto contributivo dei lavoratori, e trasmette gli esiti delle lavorazioni all’Inps che, in caso di pagamento diretto, dispone il pagamento stesso o, se sono previste prestazioni autorizzate a conguaglio, comunica ai datori di lavoro l’ID compensazione.

I datori di lavoro destinatari di decreti ministeriali che autorizzano periodi di integrazione salariale straordinaria con scadenza successiva al 30.06.2022, devono inviare domanda di autorizzazione per ciascuna unità produttiva, tramite la procedura “CIG Straordinaria e Deroga” che deve essere seguita sia per pagamento diretto sia per autorizzazione al conguaglio per il periodo residuo decorrente dall’1.07.2022.

Inoltre, i datori di lavoro destinatari di più decreti, per diverse testate giornalistiche pubblicate, devono presentare una domanda per ogni decreto e ogni unità produttiva indicata. Laddove, poi, il Ministero del Lavoro dovesse autorizzare, con stesso decreto, il trattamento di integrazione salariale straordinaria per il personale giornalistico e per quello poligrafico (impiegati e operai), il datore di lavoro dovrà inviare all’Inps due domande con distinzione dei beneficiari. Si ricorda, inoltre, come l’Inps sia il solo ente competente per gestire i decreti di concessione dei trattamenti di integrazione salariale straordinaria, compresi i contratti di solidarietà, adottati dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali dal 1.07.2022, a prescindere dal periodo oggetto di autorizzazione. Dunque, i datori di lavoro dovranno inviare una domanda di autorizzazione per ogni unità produttiva.

Nel caso di pagamento diretto, si dovrà utilizzare la procedura “UNICIG” (circ. 62/2021).

A tal proposito, l’articolo 1, comma 196, Legge n. 234/2021, ha aggiunto il comma 5-bis all’articolo 7, D.lgs. n. 148/2015, indicando che i dati per il pagamento devono essere inviati, pena la decadenza, entro la fine del secondo mese successivo a quello in cui si colloca il periodo di integrazione salariale, o, se posteriore, entro 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento di autorizzazione. Trascorsi i termini, il pagamento e gli oneri sono a carico del datore di lavoro inadempiente. Va ricordato come il conguaglio delle integrazioni salariali erogate dai datori di lavoro deve essere effettuato, pena la decadenza, entro 6 mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata dell’autorizzazione o dalla data del decreto ministeriale, se successivo, assolvendo agli adempimenti informativi con i flussi UniEmens e gli adempimenti contributivi. Il termine di decadenza si applica anche nel caso in cui il flusso UniEmens generi un saldo a credito per il datore di lavoro (art. 7, co. E, D.lgs. n. 148/2015). Laddove sia intervenuta la cessazione dell’attività, il conguaglio potrà essere effettuato tramite flusso di regolarizzazione riferito all’ultimo mese di attività e comunque entro i termini di decadenza delle autorizzazioni. Il datore di lavoro è tenuto anche a pagare il contributo addizionale, calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate, dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale. Per determinare l’aliquota applicabile sono computati anche i trattamenti di integrazione salariale per sospensione o riduzione dell’attività lavorativa fruiti entro il 30.06.2022 a seguito di autorizzazione non rilasciata dall’Inps, dato che il contributo addizionale varia in base all’intensità di uso delle integrazioni salariali nel quinquennio mobile. A tale fine, l’Inps acquisirà le informazioni utili dall’Inpgi.

 

IL FONDO DI GARANZIA PER IL TFR

Dall’1.07.2022 l’Inps è diventato competente anche per gestire il Fondo di garanzia nei ! confronti di giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti titolari di un rapporto di lavoro subordinato di natura giornalistica che devono presentare le domande in via telematica mediante il servizio “Fondi di garanzia – Domanda (cittadino)”.

 

L’INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE

Particolare attenzione è stata fornita in relazione ai trattamenti di disoccupazione nella circolare n. 91/2022 di Inps: questi saranno riconosciuti ai giornalisti aventi diritto in base alle regole previste dalla normativa regolamentare dell’Inpgi al 30.06.2022 che sarà applicata agli eventi di disoccupazione che si verificheranno fino al 31.12.2023 e saranno erogati a carico della Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti alla quale afferisce la contribuzione per lo stesso periodo. Dall’1.01.2024 ai giornalisti si applicherà la disciplina prevista per i lavoratori iscritti al FPLD (indennità NASpI così come regolamentata dal D.lgs. n. 22/2015). L’indennità di disoccupazione Inpgi è riconosciuta ai giornalisti che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro, così come per la risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione presso l’Itl ex L. n. 604/1966. L’indennità è riconosciuta, analogamente a quanto previsto per Inps, per dimissioni nel periodo tutelato di maternità o per giusta causa per mancato pagamento della retribuzione, molestie sessuali nei luoghi di lavoro, modificazioni peggiorative delle mansioni, mobbing, notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda, spostamento da una sede ad un’altra senza “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” o comportamento ingiurioso del superiore gerarchico.

L’assicurato deve risultare iscritto all’Inpgi da almeno un biennio:

  • al giornalista in possesso da 13 a 51 settimane di contributi contro la disoccupazione nel biennio precedente la cessazione è riconosciuto il trattamento di disoccupazione ordinario “ridotto”, per un numero di giorni pari ai giorni di effettiva durata del/i rapporto/i di lavoro nel biennio di riferimento;
  • l’assicurato in possesso di almeno 52 settimane di contributi contro la disoccupazione nel biennio precedente la cessazione ha diritto al trattamento di disoccupazione ordinario per un numero di giorni pari a quelli di effettiva durata del/i rapporto/i di lavoro nel biennio di osservazione, per massimo 360 giorni, oltre al sussidio straordinario di disoccupazione per massimo ulteriori 360 giorni che spetta se permane lo stato di disoccupazione dopo la fruizione dell’indennità di disoccupazione ordinaria e decorre dal giorno successivo al termine di quest’ultima.

Per il periodo di fruizione dell’indennità di disoccupazione ordinaria è riconosciuta contribuzione figurativa, rapportata ai giorni di effettivo godimento ma non nei periodi di sussidio straordinario.

La base di calcolo è la retribuzione media contributiva delle ultime 12 mensilità di contribuzione o, se il rapporto ha avuto durata inferiore, il numero di mensilità coperte da contribuzione negli ultimi 12 mesi. L’indennità mensile è pari al 60% della retribuzione media, entro il massimale pari al 60% della retribuzione mensile minima, maggiorato dell’indennità di contingenza, prevista dal Ccnl giornalistico per la qualifica di redattore ordinario (per il 2022 non pu  superare il limite di € 1.745,30). Dal 1° gennaio di ogni anno, l’indennità, anche in corso di fruizione, è adeguata in misura pari alla variazione percentuale della retribuzione minima del redattore ordinario verificatasi nell’anno precedente e si riduce del 5% ogni 30 giorni dal 181° giorno, fino ad arrivare, progressivamente, al 50%.

Il beneficiario che svolge attività lavorativa in corso di fruizione della prestazione deve comunicare mensilmente all’Inps, con il modello “DIS3”, il reddito riferito ai mesi precedenti a quello di invio derivante dall’attività lavorativa. La comunicazione deve essere effettuata entro il terzo mese successivo alla mensilità indennizzabile, a pena di decadenza.

Per fruire dell’indennità ordinaria i giornalisti aventi diritto devono presentare – entro 60 giorni dalla cessazione o fine del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso – domanda all’Inps con il servizio “Disoccupazione ordinaria per i giornalisti” per far sì che la prestazione decorra dal giorno successivo alla cessazione o alla fine del periodo di fruizione dell’indennità di mancato preavviso. In caso di indennità sostitutiva del preavviso, il giornalista pu  scegliere, con dichiarazione, se percepire l’indennità al termine del periodo di fruizione dell’indennità di mancato preavviso o dal giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. Se la domanda di accesso alla prestazione è presentata oltre i 60 giorni citati, ma comunque entro la durata teorica di prestazione spettante, l’indennità decorre dal giorno successivo alla domanda e spetta per il periodo residuo. Il giornalista perde il diritto all’indennità tra il giorno successivo alla cessazione o alla fine dell’indennità di mancato preavviso e la presentazione della domanda. Il beneficiario dell’indennità di disoccupazione decade dal diritto alla prestazione in caso di: titolarità di pensione diretta/decorrenza della pensione, titolarità di assegno ordinario di invalidità, rioccupazione con rapporto di lavoro di natura giornalistica superiore a 6 mesi.

L’indennità di disoccupazione e il sussidio straordinario sono incompatibili con le pensioni dirette a carico, anche pro quota, dell’AGO e delle forme esclusive, sostitutive, esonerative e integrative della stessa, delle forme previdenziali compatibili con l’AGO, della Gestione separata, casse previdenziali ordinistiche, nonché con Ape sociale, NASpI, DisColl, Alas e Iscro, oltre che con le indennità di malattia e maternità.

Particolarmente attese sono le novità nell’àmbito dell’assicurazione antinfortunistica la cui competenza a norma della L. n. 234/2021 passa da Inpgi a Inail: sul tema è apparsa l’istruzione operativa n. 7750 che si è limitata a ribadire che, a legislazione vigente, rimane impregiudicata la tutela degli infortunati anche per gli eventi verificatesi a decorrere dal 1° luglio 2022; nella visione dell’Istituto le regole Inpgi sono prorogate fino al 31 dicembre 2023 e secondo le stesse i lavoratori in questione hanno due anni di tempo, dal verificarsi dell’evento di infortunio, per presentare le connesse istanze di tutela. Allo stesso modo è ancora dovuta a tale scopo la contribuzione Inpgi, dal 1° luglio 2022 e fino al 31 dicembre 2023, a carico dei datori di lavoro. Poche direttive che attendono i chiarimenti, sostanziali, del relativo tavolo tecnico.

 

 

 

 

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UN PREPENSIONAMENTO CONVENIENTE: il contratto di espansione rinnovato nel biennio 2022-2023

Antonello Orlando, Consulente del lavoro in Roma e Bologna

 

La Legge n. 234/2021 ha disposto una proroga biennale del contratto di espansione, mantenendolo nell’art. 41 del D.lgs. n. 148/2015. Il contratto di espansione era stato già oggetto di una proroga annuale dalla L. n. 178/2020 (la manovra del 2021) con una scadenza portata alla fine del 2021.

 

LE NOVITÀ

Come ricordato dalla circolare del Ministero del Lavoro n. 1/2022 (al punto 16), il comma 215 della legge di bilancio del 2022 ha posto sul tavolo due interventi, indirizzato uno nel senso di proseguire la sperimentazione dell’espansione anche per gli anni 2022 e 2023 assegnando nuove e diverse risorse finanziarie a copertura dei diversi strumenti che compongono il contratto di espansione. Il secondo prevede un allargamento della platea delle aziende che ne potranno godere. Infatti, il valore minimo di organico aziendale, indicato al comma 1 dell’articolo 41, con l’intervento novativo apportato dal comma 215 della Legge n. 234/2021 è stato modificato con l’introduzione del comma 1-ter, efficace solo per gli anni 2022 e 2023: il requisito del limite minimo di dipendenti in organico, per accedere sia al prepensionamento del comma 5-bis, sia alla Cigs del comma 7, è ora individuato in un organico di almeno cinquanta unità lavorative, da calcolarsi in modo complessivo nelle ipotesi di aggregazione stabile di impresa con unica finalità produttiva o di servizi. Resta fermo il valore soglia pari a più di 1.000 unità lavorative nel caso del bonus maggiorato da fruire per le grandi aziende o i grandi gruppi nel caso di prepensionamenti che mantengano il rapporto di 1:3 fra lavoratori neoassunti a tempo indeterminato e lavoratori esodati.

 

LE CONTINUE MODIFICHE NORMATIVE

Va ricordato come il contratto di espansione, dopo le modifiche introdotte dalla L. n. 178/2020, era passato da un requisito di soglie occupazionali molto restrittivo (l’accesso ai suoi strumenti era consentito solo a imprese con più di 1.000 unità lavorative, senza possibilità di riunirsi in gruppo secondo l’interpretazione del Ministero del Lavoro) a un doppio requisito, diversificato a seconda dello strumento utilizzato: almeno 250 unità lavorative nel caso del prepensionamento della durata massima quinquennale e 500 unità lavorative per l’accesso alla Cigs derogatoria senza contributo addizionale a carico dell’azienda. Il decreto Sostegni Bis (D.l. n. 73/2021) ha previsto fino alla fine del 2021 che entrambi i requisiti vengano abbassati a una soglia dimensionale ancora più accessibile, pari ad almeno 100 unità lavorative, finanziando nuovamente l’espansione. Il prepensionamento sarebbe dovuto avvenire entro il 30.11.2021, fino alla proroga biennale disposta dalla nuova manovra.  

 

GLI STRUMENTI DEL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Il contratto di espansione è uno strumento plurifase che consente ai datori di lavoro di riorganizzarsi non solo con un forte ricambio generazionale favorito da un finanziamento pubblico, ma anche di dotare le proprie risorse di nuove competenze con un processo di upskilling certificato che potrà godere della riduzione del costo del lavoro di una forma di Cigs completamente gratuita e in deroga rispetto ai limiti di fruizione biennali nell’arco del quinquennio mobile generalmente disposti dal D.lgs. n. 148/2015. In particolare, l’impresa che sigli un accordo presso il Ministero del Lavoro alla presenza delle oo.ss. e/o delle proprie rsa/rsu, insieme al prepensionamento quinquennale per esodare parte dei lavoratori dovrà programmare, d’intesa con i sindacati, nuove assunzioni a tempo indeterminato o anche in apprendistato di II tipo; per le imprese sotto i 1.000 lavoratori o che comunque non vogliano sottoscrivere un accordo con maggiori bonus a riduzione dei costi di esodo il numero dei neoassunti è libero e non specificato dalla norma. La sottoscrizione del contratto prevede anche l’obbligo di inserire un piano di formazione, esterna, ma anche interna o on the job, che sia certificata da un soggetto terzo. Il progetto formativo dovrà descrivere i contenuti formativi e le modalità concrete di training, il numero complessivo dei lavoratori interessati, il numero delle ore di formazione, le competenze tecniche professionali iniziali e finali. Tale piano formativo permetterà anche l’utilizzo di una cigs derogatoria senza alcun contributo addizionale a carico del datore di lavoro (come definitivamente chiarito da Inps con la sua doppietta di circolari n. 98 e n. 143 del 2020). In riferimento alla compatibilità del contratto di espansione con gli altri ammortizzatori sociali, il par. 7 della Circolare del Ministero del Lavoro n. 16/2019 aveva specificato che questo poteva essere siglato anche quando l’impresa la cui struttura organizzativa sia articolata in diverse unità produttive o in strutture con missioni produttive diverse avesse in corso, in sedi diverse da quella coinvolta dalle finalità del contratto di espansione, gli altri ammortizzatori sociali del D.lgs. n. 148/2015, per esempio con forme di integrazione salariale in settori diversi da quelli coinvolti dal contratto  di espansione anche se collegati sotto un profilo organizzativo.

IL PREPENSIONAMENTO
Il lavoratore che volontariamente manifesterà all’azienda il proprio interesse all’esodo sarà accompagnato verso la pensione percependo per una durata massima di 5 anni un assegno pari alla pensione maturata al momento del
recesso con una garanzia (prevista dal comma 9) a protezione di qualsiasi riforma delle pensioni per lui peggiorativa. La procedura amministrativa è stata analiticamente descritta dall’Istituto con la circolare n. 48/2021. I costi del datore di lavoro variano a seconda del tipo di pensionamento raggiunto dai lavoratori dopo lo scivolo. Se questi
sono più ridotti per chi è accompagnato in vecchiaia (assegno in 13 rate annue pari alla pensione maturata ridotto del valore della Naspi), nel caso della pensione anticipata (accessibile a chi ne maturi i requisiti contributivi prima dell’età di vecchiaia) si unirà il costo della contribuzione correlata a carico del solo datore di lavoro e calcolata sulla media mensile dell’imponibile previdenziale dell’ultimo quadriennio. L’Istituto ha fornito nel messaggio n. 2419 del 2021 una schematizzazione utile dei costi del prepensionamento (clicca qui per la schematizzazione).

I costi a carico del datore di lavoro del prepensionamento vengono quindi ridotti grazie a una “provvista” riconosciuta a compensazione rispetto al costo lordo e pari alla Naspi maturata, che registrerà il decremento mensile del 3% a partire dal 6° o 8° mese, come disposto dalla stessa L. n. 234/2021 a seconda dell’età del soggetto al  momento dell’esodo. La dote del prepensionamento potrà risultare meno conveniente per i lavoratori diretti verso il pensionamento di vecchiaia dal momento che, in questo percorso, non sarà riconosciuta dal datore esodante alcuna contribuzione correlata (invece obbligatoria in isopensione anche nel caso di accompagnamento a vecchiaia); conseguentemente il futuro assegno pensionistico successivo allo scivolo sarà quasi identico rispetto all’assegno di espansione.
Va però ricordato che durante il prepensionamento il lavoratore, al contrario dell’assegno straordinario della maggioranza dei fondi bilaterali, potrà cumulare senza alcuna riduzione l’assegno di espansione con qualsiasi reddito di lavoro dipendente, assimilato, autonomo o d’impresa, senza nemmeno alcun obbligo di comunicazione preventiva a Inps o all’ex datore di lavoro.

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IL RITORNO DI OPZIONE DONNA: novità e punti di attenzione dell’accesso pensionistico per le lavoratrici nel 2022

di Antonello Orlandi  – Consulente del Lavoro in Roma e Bologna

 

La Legge di bilancio del 2022 (L. n. 234/2021, art. 1, co. 94) ha ampliato i termini dell’accesso anticipato alla pensione detto “Opzione Donna”, dando facoltà alle lavoratrici di accedere alla pensione per tutte coloro che maturino i requisiti anagrafici e contributivi entro la fine del 2021. Questo, dunque, il primo punto da sottolineare. La diffusione mediatica della c.d. “proroga” di Opzione Donna oltre il 2021, ha portato molti a ritenere che il requisito potrebbe essere maturato entro la fine del 2022, mentre la norma prevede esplicitamente che questo dovrà essere perfezionato entro il 31.12.2021. Ciò che potrà andare oltre lo scorso anno è invece la c.d. finestra, variabile fra 12 e 18mesi, prima dell’accesso a pensione.

 

OPZIONE DONNA: IERI, OGGI E DOMANI

La sperimentazione di Opzione Donna è in realtà remota nel tempo. Partita con la L. n. 243/2004, questa -che aveva requisiti anagrafici più bassi- si era esaurita al 31.12.2015. Una prima proroga era stata disposta dalla Legge n. 208/2015 (art. 1, co. 281), che aveva esteso l’opzione senza modificarne geneticamente le caratteristiche, rivolgendosi a tutte le lavoratrici che avessero raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre del 2015. Il Decreto di Quota 100 (D.l. n. 4/2019, all’articolo 16) aveva però modificato i termini dell’opzione: infatti, se da un lato il requisito di età era sa-lito a 58 anni per le dipendenti e a ben 59 anni per le lavoratrici autonome, dall’altro il D.l. n. 4/2019 aveva allargato ulteriormente la deadline di maturazione dei requisiti ricordati, consentendo di accedere a questa forma anticipata di pensione a tutte coloro che ma-turavano i 58 o 59 anni di età e i 35 di contributi entro il 31.12.2018.

Va inoltre ricordato che la maturazione del requisito, in tutte le forme finora introdotte nel nostro ordinamento non ha mai consentito di accedere subito a pensione, in quanto prima della materiale decorrenza della pensione deve essere attesa una finestra di differimento mobile della durata di 12 mesi per le lavoratrici subordinate e 18 per artigiane e commercianti in cui è possibile anche proseguire l’attività lavorativa. La Legge di bilancio del 2022 ha modificato il D.l. n. 4/2019 e spostato ancora in avanti la scadenza consentendo alle lavoratrici di accedere a condizione che maturino entro la fine dello scorso anno (2021) i 58 anni di età e i 35 di contributi, maggiorati fino a 59 nel caso delle lavoratrici autonome.

 

OPZIONE DONNA NEL 2022

Anche nella Legge di bilancio del 2022 permangono le caratteristiche principali delle precedenti edizioni di questa forma pensionistica. Sono infatti mantenute le finestre di differimento mobile di 12 e 18 mesi, rispettivamente per subordinate e autonome. Una anticipazione così notevole rispetto all’età pensionabile di vecchiaia (fissata in 67 anni fino al 2026, secondo le ultime tabelle MEF di dicembre 2021) e rispetto alla anzianità contributiva della pensione anticipata (pari per le donne a 41 anni e 10 mesi di contributi fino al 2026) si accompagna, per evidenti ragioni di sostenibilità per la finanza pubblica, in una penalizzazione permanente per l’assegno; questo viene infatti completamente ricalcolato con il metodo contributivo per le donne optanti, a prescindere dalla loro reale anzianità contributiva al 1995. L’assegno an-che se teoricamente calcolabile con metodo misto o retributivo puro, una volta confermata l’opzione, viene liquidato solo con il metodo contributivo. La penalizzazione varia a seconda degli imponibili collezionati dalla lavoratrice nella sua vita lavorativa e del numero di anni teoricamente afferenti al metodo contributivo. In linea generale, il danno pensionistico è compreso in un delta negati-vo fra il 20 e il 40% sull’assegno ed è permanente, senza alcuna possibilità di recupero anche al compimento dell’età della vecchiaia. Il messaggio n. 1551 del 2019 di Inps aveva inoltre chiarito come i 35 anni di contributi dovessero necessariamente essere “effettivi”, escludendo cioè la contribuzione figurativa della disoccupazione (Aspi, Mini-Aspi e Naspi) e del-la malattia non integrata dal datore di lavoro. Inoltre, non è possibile “cumulare” gratuitamente i vari spezzoni contributivi, né fra le famiglie della contribuzione Inps né con i contributi delle casse professionali o dell’Inpgi; chi volesse sommare contributi fra loro eterogenei dovrà ricorrere al metodo oneroso della ricongiunzione ai sensi della Legge n. 29/1979 o n. 45/1990 per liberi professionisti. L’unica eccezione è data per le iscritte al fondo dei lavoratori dipendenti del privato e contemporanea-mente alla gestione artigiani e commercianti che sono fra loro cumulabili gratuitamente, con l’unico scotto di applicare in quel caso i requisiti anagrafici (59 anni) e la finestra mobile (18 mesi) delle lavoratrici autonome, anche in presenza di un unico mese afferente alla gestione commercianti o artigiani.

Per il personale delle istituzioni scolastiche e delle Istituzioni di Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) si applica la specifica disciplina di accesso a pensione ex art. 59 co. 9 della L. n. 559/1997 (accessi a partire dall’1 settembre o novembre). La domanda di pensione andava presentata in questo caso entro il 28 febbraio 2022, come previsto dalla manovra. La nota del Ministero dell’Istruzione n. 3430/2022 ha puntualizzato che le lavoratrici che hanno presentato domanda di cessazione Polis per Opzione Donna con esito positivo circa la verifica del diritto a pensione, e che presenteranno anche la domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso all’Ape sociale esclusivamente entro e non oltre il 31 marzo 2022 (cosiddetto 1° scrutinio 2022), potranno – dopo aver ricevuto la comunicazione dall’Inps dell’esito positivo dell’istruttoria a seguito dell’espletamento delle attività di monitoraggio della Conferenza di servizi per l’Ape sociale indetta da parte del Ministero del Lavoro – comunicare tempestivamente alla competente struttura territoriale dell’Inps la rinuncia alla domanda di pensionamento Opzione Donna già presentata.

Va comunque ricordato che l’accesso a Op-zione Donna in tutti i settori potrà essere richiesto anche dopo il 2022, sempre a condizione che i requisiti siano però maturati entro la scadenza fissata al 31.12.2021. Non vi sono cioè delle deadline entro cui presentare la domanda, tenendo conto che -esaurita la finestra- la decorrenza della pensione sarà comunque sempre non prima del mese successivo alla domanda, a condizione che risulti cessato qualsiasi rapporto di lavoro subordinato.

 

In ultimo, il messaggio n. 169/2022 di Inps ha puntualizzato che alle lavoratrici madri, che accedono al predetto trattamento, non si applicano le disposizioni di maggior favore previste dal comma 40 dell’articolo 1 della Legge 8 agosto 1995, n. 335. Infatti, le optanti donne non optano realmente per il metodo contributivo, ma ne subiscono solo “di riflesso” l’applicazione, che è efficace anche a chi, come le donne con almeno 18 anni di contributi al 31.12.95, non avrebbe avuto di-ritto ad optare per il metodo contributivo. Inoltre, sul trattamento pensionistico liqui-dato alla lavoratrice che acceda a Opzione Donna, si applicano le disposizioni sulla integrazione al trattamento minimo e non è richiesto il requisito dell’importo minimo (pari a 1,5 volte l’assegno sociale per la vecchiaia e 2,8 volte nel caso della pensione anticipata a 64 anni) previsto per coloro che accedono al trattamento pensionistico in base alla disciplina del sistema integralmente contributivo.

 

OPZIONE DONNA E IL RISCATTO DI LAUREA LIGHT: NEMICIAMICI

In riferimento al riscatto di laurea in formula agevolata come disposto dall’art. 20, co. 6 dello stesso Decreto legge n. 4/2019, Inps ha già avuto modo di chiarire che questo resta disponibile anche dopo il 2021, senza alcuna scadenza (a differenza della pace contributiva, scaduta al 31.12.2021, senza ulteriori rinnovi). Inoltre, il riscatto agevolato è sempre disponibile per le lavoratrici che aspirino alla pensione in Opzione Donna (come già puntualizzato dalla circolare Inps n. 54/2021. Un aspetto ulteriormente confuso e finalmente chiarito a dicembre scorso dal messaggio dell’Istituto n. 4560 è la corretta sequenza fra riscatto agevolato e domanda di Opzione Donna. Infatti, non per tutte le for-me di pensionamento la procedura amministrativa da seguire sarà la medesima: per raggiungere la pensione anticipata ordinaria il lavoratore destinatario del sistema misto che abbia studiato prima del 1996 dovrà prima optare con modulo online per il metodo di calcolo contributivo, presentare la domanda di riscatto light e solo infine quella di pensione vera e propria. Invece, per le optanti donna l’istanza di riscatto agevolato in via telematica va inviata online -o anche tramite patronato- senza alcuna opzione al metodo contributivo; inoltre, questa andrà inviata non prima, ma subito dopo l’invio con protocollo della domanda di pensione in Opzione Donna. L’amara sorpresa svelata dal me-saggio citato (n. 4560/2021) è che l’istanza preventiva al metodo contributivo in realtà inibisce per sempre l’accesso ad Opzione Donna, dato che questo metodo di accesso anticipato è riservato solo a chi abbia almeno una minima contribuzione nel metodo retributivo. L’Istituto, tuttavia, nel medesimo messaggio, ha previsto una “sanatoria”, secondo cui l’esercizio della facoltà di opzione al sistema contributivo, che non avesse prodotto effetti sostanziali fino al pagamento anche parziale dell’onere del riscatto, non avrebbe precluso il riconoscimento del diritto alla pensione in Opzione Donna nel caso in cui la relativa domanda di accesso fosse stata presentata entro e non oltre il 31 dicembre 2021. Irrimediabili risultano invece le fattispecie di quelle lavoratrici che, avendo optato per il contributivo e avendo superato il massimale con applicazione da parte del datore di lavoro dello stesso, non potranno mai più aderire a Opzione Donna dato il perfezionamento dell’opzione per il metodo di calcolo contributivo.

 

 

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