Torino 14 ottobre 1980 – LA MARCIA DEI 40.000

Armando Proia, Consulente del Lavoro in Milano

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Durante le guerre arabo-israeliane, iniziate nel 1967 e protratte fino al 1973, il canale di Suez rimase impraticabile, obbligando le navi, che dai paesi mediorientali trasportavano petrolio destinato all’Europa, a circumnavigare il continente africano. Questo fatto, unito al contemporaneo aumento delle royalty preteso dai paesi mediorientali produttori di petrolio, in particolare Egitto e Siria, determinò un notevole aumento del costo di tale prodotto, causando per la prima volta una forte crisi energetica. Una seconda crisi energetica si ebbe nel 1980, a seguito della guerra scoppiata tra l’Iran, guidato da una teocrazia sciita che aveva spodestato nell’anno precedente lo Scià Mohammad Reza Pahlavi, e l’Iraq, guidato dal dittatore Saddam Hussein. Ambedue gli avvenimenti determinarono un forte calo nella vendita di autoveicoli, per cui la più grande azienda del nostro Paese operante in tale campo, denominata FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino), che occupava nello stabilimento di Mirafiori circa 57.700 lavoratori, il 10 settembre 1980 comunicò alla FLM (Sindacato unico di CGIL, CISL e UIL per il settore Metalmeccanici) la decisione di procedere al licenziamento di circa 14.500 dipendenti al fine di contenere i costi della manodopera. La FLM si rifiutò di trattare tale ipotesi con l’azienda, accusandola di aver inserito nella lista dei destinatari del provvedimento tutti coloro che si erano distinti nelle lotte sindacali, e organizzò picchetti di lavoratori con lo scopo di impedire l’accesso allo stabilimento di Mirafiori e ad altre unità produttive. Ebbe quindi inizio a Roma una trattativa promossa dal ministro del lavoro, dall’esito incerto anche perché, nel frattempo, Enrico Berlinguer, segretario del PCI in visita ai lavoratori in sciopero a Torino, promise agli stessi il sostegno del partito nel caso estremo di occupazione della fabbrica. Poco dopo, tuttavia, cadde il Governo con conseguente interruzione delle trattative, cosa che indusse la FIAT a rinunciare ai licenziamenti optando invece per il ricorso alla cassa integrazione guadagni a zero ore per 18 mesi nei riguardi di 24.000 lavoratori occupati nelle varie sedi in Italia, dei quali circa 23.000 con qualifica di operaio. L’elenco dei lavoratori, però, una volta comunicato suscitò una nuova protesta del Sindacato che, sostenendo che vi fossero riportati esclusivamente i nominativi di coloro che avevano dimostrato il loro impegno nelle manifestazioni di protesta che si erano tenute, confermò l’azione di picchettaggio alle porte degli stabilimenti dell’azienda. Non tutti i dipendenti della FIAT, però, accettarono di subire l’imposizione di astenersi dal lavoro e, nel tentativo di forzare il picchetto che impediva l’ingresso allo stabilimento di Mirafiori, un caporeparto di 48 anni, Vincenzo Bonsignore, fu colto da infarto e morì sul posto. Il fatto destò molta emozione e richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica sulla figura dei capireparto, ovvero di coloro che, a differenza degli impiegati (i cosiddetti “colletti bianchi”) lavoravano a fianco degli operai (le cosiddette “tute blu”) con inquadramento nella stessa qualifica pur sovrintendendo alle loro prestazioni. Il 14 ottobre 1980, al Teatro Nuovo di Torino, ricordando quanto successo al collega Bonsignore, si tenne una assemblea alla quale parteciparono capireparto e impiegati della FIAT, che successivamente sfilarono per le vie della città per manifestare la loro contrarietà agli atteggiamenti conflittuali promossi dal Sindacato. L’iniziativa suscitò un inaspettato successo mediatico e venne riportata nei notiziari televisivi e sui giornali che, relativamente al numero dei partecipanti alla marcia, parlarono di 40.000 persone, ovvero la dimensione sproporzionata citata, paradossalmente, dal segretario della CGIL Luciano Lama a fronte dei 12.000 partecipanti quantificati dalla questura e dei 30.000 partecipanti riportati nel giornale L’UNITÀ. Il numero di 40.000 partecipanti venne utilizzato da allora per ricordare l’episodio e successivamente, con la Legge n. 190 del 13 maggio 1985, venne istituita la qualifica di quadro.

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