SPECIALE ENCICLICA – AI OR NOT AI, THAT IS THE QUESTION!
Claudio Rorato , Responsabile Scientifico e Direttore Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano
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Sono passati poco meno di quattro anni dalla comparsa sul mercato, in versione gratuita, di Chat GPT. Da allora non manca giorno in cui l’intelligenza artificiale non trovi spazio sui media, nei dibattiti, nei convegni. La facilità d’uso l’ha resa “simpatica”: in poco tempo si impara il prompting per ottenere risposte immediate, che ci fanno sorridere di soddisfazione per la velocità con cui le abbiamo ottenute, per la precisione – non sempre – del riassunto o delle proposte di un articolo redatto in pochi secondi con un paio di istruzioni ben impostate. “Alexa, che tempo farà domani?”, “Ehi (versione italiana di Hey) Google, chiama Pippo cellulare”. Il rimbambimento inconsapevole è dietro l’angolo: nomi pronunciati in continuazione per far eseguire immediatamente dei comandi o delle azioni da noi volute. In casa o in ufficio un amico o un’amica a cui rivolgerci che, magari, ringraziamo pure quando ci chiede se siamo soddisfatti. L’assuefazione e la pigrizia prendono piede. La dipendenza, dopo martellamenti quotidiani, si insinua lentamente e senza che nemmeno ce ne accorgiamo. L’antropomorfismo era “il trucco” con cui le persone umanizzavano divinità o fenomeni troppo impegnativi a cui dare una spiegazione plausibile e “umanizzabile”. Oggi ci rivolgiamo ad Alexa, o a Hey Google con gentilezza, stabilendo una relazione “antropomorfica”. Un po’ di ironia non fa mai male … anche perché l’IA ha applicazioni talmente vaste: in chirurgia, nella regolazione della circolazione ferroviaria, negli scavi per evitare rischi per le persone. Esempi alla spicciolata per sottolineare che lo strumento, pensato, progettato, collaudato, realizzato e distribuito da esseri umani oggi assolve compiti frivoli, nobili e pure crudeli (pensiamo un momento alle applicazioni belliche). Un potenziale enorme, affascinante, che si alimenta con il nostro sapere, lo rielabora, lo ripropone. Pensa? No, rielabora secondo algoritmi impostati, almeno nella fase iniziale, da persone. IA, figlia dell’umano, che rischia di condizionare il suo creatore? Se lo permettiamo, è probabile. Ci stiamo incamminando verso la tecnocrazia? Che male c’è? In fondo, i più bravi, ripetono slogan che suonano così: “l’IA è democratica, è neutrale”. Non è che dobbiamo PENSARE che, magari, sia una “bufala”? È democratica perché tutti o molti la possono avere a costi accessibili? È neutrale perchè le politiche pubbliche non favoriscono questo o quel produttore? Quanti operatori controllano il mercato … mondiale, che vende strumenti, dati e informazioni. In fondo è come il mercato dei carburanti: è democratico perché moltissimi hanno un mezzo a motore? Sono neutrali le società che controllano il mercato del carburante? L’IA è utile ma non perdiamo di vista il controllo da parte nostra, la nostra capacità critica di valutare i contenuti e la qualità dei prodotti. In fondo, si tratta di raggiungere la consapevolezza che l’IA, davvero, potenzia la nostra capacità di analisi e la nostra velocità di eseguire, per esempio, un’attività.
Ma, occhio ad attribuire allo strumento il ruolo di erogatore di verità. Nemmeno noi lo siamo, come potrebbe esserlo una nostra derivata strumentale? A pensarci anche le fake news, comprensive di immagini “costruite”, sono un manufatto umano. La macchina le confeziona ma sono umani coloro che le fanno realizzare dalla macchina e, con intenzione, le divulgano sui canali web. Homo homini lupus diceva Thomas Hobbes, almeno quando, aggiungo io, non rispolvera l’etica che ha dentro sé, in grado di fargli discernere da che parte stare o di trovare, ponendosi delle domande, la soluzione ai dilemmi etici che può incontrare. IA sinonimo di efficienza, cioè “fare cose” impiegando meno tempo di prima, salvaguardando la qualità del risultato. Fabbriche robotizzate, che potranno essere gestite al buio, non ci sarà bisogno di esaminare il gender pay gap, tanto le macchine sono asessuate, si potranno eliminare le pause di lavoro, alzare la produttività, vendere a un mercato … sempre più povero perché, intanto, si assumono meno persone, che costano di più, trainano costi fissi e sono difficili da licenziare. Ma … tutto ciò è colpa delle macchine e, in particolare, dell’IA? Ma non abbiamo detto che l’IA è fatta dagli esseri umani… e allora che problema c’è? Possiamo governarla, senza abdicare alla nostra consapevolezza, al nostro arbitrio, che ci permette di esprimere un’opinione, la nostra opinione. Ricordiamoci, inoltre, che l’IA non sa ciò che dice. Non perdiamo di vista il significato di un processo di apprendimento assistito dall’IA, alla quale deleghiamo alcune fasi dell’analisi preliminare, per esempio. A onor del vero, tutto ciò nasce perché nell’attuale società convivono le generazioni analogiche, quelle “ibride” e quelle native digitali. Anche questi ultimi, però, apprendono in forma mista, coniugando metodi tradizionali e innovativi. Oggi, quindi, il parere sull’impatto dell’IA, è condizionato dalla miscellanea sociale.
Domani, anzi dopo domani, quando il ricambio generazionale sarà totale e la “contaminazione sociale” sarà scomparsa, forse, il modo di pensare e organizzare l’apprendimento viaggerà su paradigmi diversi dagli attuali e nemmeno si penserà a modalità diverse, per cui sarà naturale usare l’IA senza domandarsi quali impatti può produrre. La questione etica diventa, allora, centrale. Le riflessioni e il tempo dedicato a diversi livelli istituzionali e collegiali non sono una perdita di tempo, da sacrificare sull’altare dell’efficienza, ma la testimonianza di una presa di coscienza su un fenomeno la cui portata non è stata ancora pienamente compresa ed esplorata. L’IA è in grado di ridisegnare i paradigmi organizzativi, relazionali, i rapporti di potere, i concetti di lavoro e tempo libero … ma come si diceva, l’abbiamo creata noi … continuiamo a governarla e a mantenere alta la capacità critica. PS: l’articolo non è stato scritto con l’intelligenza artificiale!