“Sguardi sul sociale” – SEMINARE CONSAPEVOLEZZA: sette anni di incontri tra Consulenti del Lavoro e studenti

S. Lunghi, P. Masi, M. Melgrati, Membri della Commissione Consulenti del Lavoro per il Sociale di Milano

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“Settembre, andiamo. È tempo di migrare”. Questa citazione non è solo il meraviglioso passaggio iniziale di una memorabile poesia di d’annunziana memoria ma può essere considerata a tutti gli effetti anche una metafora di fine estate, esortativa nella ricerca di nuovi e ambiziosi progetti da parte della Commissione Consulenti del Lavoro per il Sociale dell’Ordine di Milano.

“Per me il lavoro è….”, alcuni disegni degli studenti.

Settembre è considerato il mese della ripresa e quindi della ripartenza post estiva che riguarda un po’ tutti noi: il lavoro, la famiglia, l’università, la scuola, i vari impegni, sono tutti ambiti che vivono un nuovo inizio settembrino accompagnato spesso da promesse, propositi, intenzioni che convergono su obiettivi da raggiungere o da confermare e che in molti casi possono tradursi in orizzonti ancora inesplorati che delineano nuove e sfidanti mete ancora da raggiungere.

L’obiettivo del PROGETTO SCUOLE che la Commissione per il Sociale si pone anche quest’anno è duplice: da una parte replicare e continuare nei percorsi delineati e programmati con le classi delle varie scuole coinvolte e che vede al centro la tematica del LAVORO E DELLA LEGALITÀ presentata dai Consulenti del Lavoro agli alunni con metodi e modalità estremamente innovative e accattivanti, mentre dall’altra parte serve perseverare nello sviluppo di incontri e di confronti che avverrà di volta in volta con gli alunni di nuove classi al fine di garantire una progressione continua e costante di questo progetto.

Gli incontri che i Consulenti del Lavoro intrattengono periodicamente con gli alunni degli istituti scolastici interessati sul tema LAVORO E LEGALITÀ non hanno solo la finalità di introdurre e presentare regole, approcci, diritti, doveri e nozioni di carattere generale che ciascuno studente potrà utilizzare nel momento in cui diventerà lavoratore ma ha anche e soprattutto un profondo messaggio intrinseco di natura sociale e generazionale, tramite il quale un professionista adulto stimola a riflessioni collettive una classe di giovani studenti, ripercorrendo alcuni concetti e focalizzando differenti visioni del LAVORO che saranno auspicabilmente molto utili in quel percorso di vita che sarà caratterizzato dalle loro prime esperienze in ambiti lavorativi e che certamente segnerà nei giovani di oggi un profondo spartiacque tra la vita scolastica e quella lavorativa.

IL PROGETTO PIONIERE: IL GENTILESCHI, DAL 2018 A OGGI

Le motivazioni che hanno spinto i Colleghi a intraprendere questo percorso erano certamente individuali, ma soprattutto collettive e sociali. Ascoltando le esperienze di alternanza scuola-lavoro vissute dalle aziende clienti, o “intercettando”, per le ragioni più diverse, il punto di vista degli studenti, a ciascuno di noi è apparso subito chiaro che nel percorso, accanto al tutor scolastico e al tutor aziendale, mancava qualcosa.

Mancava una figura capace di fare da collettore tra la scuola e l’azienda: tra l’ambiente in cui i ragazzi si formano e assimilano gli aspetti teorici e quello in cui dovranno metterli in pratica o, quantomeno, misurarsi con essi per la prima volta.

L’aspetto più sfidante era senz’altro far capire a tutti i soggetti coinvolti, ed in particolare ai ragazzi, che questo “spazio vuoto” potesse essere riempito efficacemente dalla figura professionale del Consulente del Lavoro.

L’esperienza pilota all’Istituto Gentileschi di Milano, nell’anno scolastico 2018/2019, ha previsto la selezione di un gruppo di tredici studenti delle classi terze e quarte dell’Istituto Tecnico per il Turismo e del Liceo Linguistico, individuati dall’Istituto, e delle aziende che li avrebbero ospitati, individuate da noi Consulenti del Lavoro: nove realtà dei settori del turismo, dello spettacolo e della comunicazione, tra strutture alberghiere, agenzie, un teatro e una casa di moda.

Il primo contatto fra i due attori principali – studenti e aziende – è avvenuto in occasione della “presentazione”. Abbiamo scelto di ribaltare l’approccio ordinario, secondo cui sono gli studenti a  fare ingresso per la prima volta in azienda: al contrario, abbiamo riportato fra i banchi di scuola responsabili HR, CEO e titolari, che hanno raccontato ai ragazzi, con video, presentazioni ed esperienze concrete, che cosa avrebbero trovato in ciascuna realtà lavorativa.

Sono seguiti tre momenti in classe nei quali Consulenti del Lavoro e studenti, partendo dall’idea che ciascuno aveva del “Lavoro”, ne hanno approfondito le regole con esempi, esercitazioni pratiche e simulazioni delle situazioni che avrebbero potuto incontrare, così da prepararli, per quanto possibile, a un approccio positivo, propositivo e proattivo. Per farci capire abbiamo usato un’immagine semplice: nessuno scende in campo in uno sport di squadra senza conoscerne il regolamento e, allo stesso modo, non si può essere protagonisti nel mondo del lavoro senza conoscerne le norme, i diritti ma anche, e soprattutto, i doveri. Una metafora che, come vedremo, avrebbe fatto molta strada.

Nel giugno 2019 è arrivata l’esperienza vera e propria in azienda, con la supervisione e il “monitoraggio” di un Consulente del Lavoro per ogni studente. Il Collega lo accompagnava il primo giorno e restava disponibile, per l’intera durata dello stage, al confronto con lui e con il datore di lavoro, mentre studenti e tutor aziendali annotavano ogni giorno attività e criticità in appositi registri. È stato questo il cuore del modello: una mediazione in tempo reale. Quando tre studentesse ci hanno restituito un riscontro poco positivo, abbiamo parlato con la titolare dell’agenzia che le ospitava per chiedere che fossero loro affidate attività più varie. Le aziende, dal canto loro, ci hanno riferito di essersi sentite “più responsabili del progetto e più seguite” rispetto al tradizionale modello a due con la sola scuola, e di aver apprezzato la possibilità di ricevere riscontri durante il percorso, e non soltanto alla sua conclusione.

Il progetto sperimentale si è concluso con un evento collettivo che ha fatto il punto sugli aspetti positivi e sulle criticità incontrate da tutti, ed è stato poi raccontato in una brochure pubblicata nel maggio 2021.

DALL’ESPERIMENTO AL FORMAT

Quella del 2018/2019 resta a oggi l’unica edizione in cui il percorso ha attraversato tutte le fasi, dall’aula all’azienda.

Dopo gli anni della pandemia, il progetto è ripartito nell’anno scolastico 2022/2023 con una fisionomia diversa: interamente in aula, ma rivolto a una platea molto più ampia.

Non più un gruppo selezionato di studenti, ma nove classi terze e quarte, ciascuna coinvolta in un ciclo di tre lezioni da due ore distribuite su tre settimane consecutive e condotte da due Colleghi per classe.

All’incontro di chiusura del 6 giugno 2023 le docenti referenti hanno espresso buona soddisfazione, chiedendoci di tornare.

Siamo tornati l’anno successivo, cambiando ancora. Nell’a.s. 2023/2024 il format si è infatti concentrato in quattro ore per classe, articolate in due moduli: il primo dedicato al ruolo del Consulente del Lavoro, ai diritti e ai doveri del lavoratore, alla sicurezza e alle regole del rapporto; il secondo al “saper fare” più immediato, con la simulazione del colloquio di lavoro, la redazione del curriculum vitae, la lettura della busta paga e l’analisi di casi reali.

Nel percorso, l’aula ha trovato i suoi riti.

Il primo è il disegno: all’inizio dell’incontro chiediamo ai ragazzi di rappresentare che cosa sia, per loro, il lavoro.

La maggior parte degli studenti, almeno all’inizio, lo identifica con il denaro, e il nostro compito è mostrare e spiegare loro tutto il resto, fatto di rispetto delle regole, dei ruoli e del luogo di lavoro ma anche di opportunità, soddisfazioni, crescita personale.

Accanto al disegno sono nati strumenti di sintesi da lasciare in mano ai ragazzi a percorso concluso come la check list delle “5 domande” per verificare se un rapporto di lavoro è regolare e il prospetto “Sfatiamo i falsi miti”.

Dall’anno 2025/2026, il format è consolidato e il secondo incontro ha lasciato spazio al Labour Game, di cui si dirà più avanti. Anche l’Istituto Gentileschi, nel frattempo, è cambiato: i docenti partecipano in misura più ampia che in passato e dai disegni degli studenti è emersa un’idea di lavoro che va oltre il reddito, come mezzo per sostenere la propria famiglia e per costruire un progetto di futuro.

“IN VOLO VERSO LA LEGALITÀ”: LA SFIDA DEL MAXWELL

Ogni scuola ha richiesto un approccio diverso, modellato sul contesto e sugli studenti coinvolti. All’Istituto Tecnico di Istruzione Superiore Maxwell di Milano la sfida è stata raccontare la legalità e il valore delle regole a ragazzi che si preparavano a entrare nel mondo del lavoro, utilizzando strumenti semplici, partecipativi e originali.

L’esperienza si è svolta nel 2023 con una classe dell’indirizzo aeronautico, una scuola situata nel quartiere di via Padova, uno dei contesti più multiculturali di Milano. Da una domanda posta dalla docente, ossia quanto i ragazzi fossero realmente consapevoli dei diritti e dei doveri connessi al lavoro, è nato un percorso articolato in due incontri dedicati ai temi della legalità, della sicurezza e del lavoro regolare.

Per evitare un approccio esclusivamente teorico abbiamo scelto di partire dalle esperienze dei ragazzi e di utilizzare una metafora semplice ma efficace: quella del calcio. Il campo come luogo di lavoro, i giocatori come lavoratori, l’arbitro come garante delle regole. Uno strumento che ha permesso di affrontare temi complessi con un linguaggio immediato e familiare. Non a caso uno studente ha osservato che l’analogia con il calcio era stata particolarmente utile per comprendere meglio gli argomenti trattati.

Più che le nozioni trasmesse, però, ciò che ci ha colpito è stato il confronto che si è sviluppato in aula. Molti studenti conoscevano il lavoro soprattutto attraverso esperienze occasionali, stagionali o racconti di familiari e amici. Le loro domande hanno fatto emergere dubbi concreti su contratti, retribuzioni, sicurezza e lavoro nero. Alcuni hanno scritto che ciò che li aveva maggiormente sorpresi era scoprire che, nonostante l’esistenza delle leggi, esistano ancora realtà che non le rispettano.

Guardando oggi a quell’esperienza, la riflessione principale riguarda proprio la distanza tra la norma e la sua percezione. Per molti giovani la legalità è un concetto astratto finché non viene collegato a una situazione reale: una busta paga, un contratto, un orario di lavoro, un diritto negato. Abbiamo compreso che il nostro compito non è soltanto spiegare le regole, ma aiutare i ragazzi a riconoscerne il valore nella vita quotidiana.

Se c’è un limite che questa esperienza ha evidenziato, è quello del tempo: due incontri sono sufficienti per accendere la curiosità, ma non per esaurire temi così ricchi e complessi. Proprio le domande rimaste aperte rappresentano però il risultato più significativo. Quando gli studenti iniziano a interrogarsi sul significato delle regole, sulla tutela della persona e sulla dignità del lavoro, il percorso educativo ha già raggiunto il suo obiettivo più importante. E questa è probabilmente la lezione che noi Consulenti del Lavoro ci siamo portati a casa insieme a loro.

IL LABOUR GAME E I NUOVI ISTITUTI: LABOR, CATTANEO, MORESCHI

“Avete mai lavorato, magari d’estate?”. Qualcuno risponde di sì. “E che contratto avevate?”. “Quale contratto?”. Più di una volta, entrando in classe, ci siamo sentiti rispondere così, e più di una volta abbiamo scoperto che i ragazzi erano convintissimi che un minorenne non potesse essere assunto regolarmente. È per rispondere a convinzioni come questa, trasformando le regole in un’esperienza da vivere concretamente e non soltanto da ascoltare, che la Commissione ha deciso di costruire uno strumento proprio.

Nel periodo compreso tra novembre 2024 e l’inizio del 2025 una sottocommissione di cinque Colleghi ha dato vita al Labour Game, un gioco da tavolo completo di tabelloni e regolamento. Il gioco fa percorrere idealmente, a squadre, le tappe di una vita lavorativa: l’assunzione, la gestione del rapporto, la sicurezza, gli eventi che lo modificano, la cessazione, fino al traguardo simbolico del pensionamento, che vale un premio alla squadra che lo raggiunge o…vi si avvicina di più, considerate le prospettive delle nuove generazioni.

Accanto al gioco è nato il “bigino”: una nuvola di parole chiave ricavata dai disegni degli studenti degli incontri precedenti.

È forse il dettaglio che più ci piace raccontare: quello che i ragazzi pensavano del lavoro, è diventato il materiale di studio degli studenti venuti dopo di loro.

Il primo banco di prova del gioco in ambito scolastico è stato l’Istituto Paritario Labor.

A maggio 2025 abbiamo incontrato sei classi terze, del Liceo Economico Sociale, Scientifico e Amministrazione, Finanza e Marketing: Dopo la prima “lezione” e la lettura dei disegni, approfonditi i nuclei essenziali del rapporto di lavoro, nella lezione successiva è stata la volta del Labour Game.

Rispetto all’approccio tradizionale, il gioco ha introdotto fra i ragazzi dinamiche diverse: competitività, intraprendenza, ma anche supporto reciproco e cooperazione.

La suddivisione in squadre, la scelta di un “capitano” che le rappresentasse, la necessità che la classe partecipasse attivamente hanno contribuito ad aumentare attenzione e coinvolgimento.

I riscontri raccolti in aula sono stati positivi e il gioco si è rivelato un valido strumento per riproporre in chiave più leggera ma con più attrattività i concetti affrontati nella sessione più teorica del percorso.

L’Istituto Labor è stato anche la prova che il modello è trasferibile: funziona in un istituto paritario come in uno statale, in un liceo come in un tecnico.

La Commissione lo ha quindi assunto come standard di riferimento, e nell’a.s. 2025/2026 l’ampliamento si è concretizzato all’Istituto Tecnico Statale Carlo Cattaneo e all’Istituto di Istruzione Superiore Nicola Moreschi.

Ogni scuola ci ha restituito qualcosa di diverso. All’Istituto Cattaneo i Colleghi hanno trovato studenti più riservati rispetto a quelli dell’Istituto Gentileschi, ma capaci di descrivere il lavoro come lo strumento per realizzare i propri progetti e per mettere alla prova le proprie inclinazioni. All’Istituto Labor, a colpirci è stata l’atmosfera “frizzante” delle aule, all’Istituto Moreschi a restarci impressi sono stati le frasi e i disegni dei ragazzi, che ci hanno spinto a interrogarci sulla percezione che gli adolescenti hanno del mondo del lavoro. Proprio da quell’esperienza è arrivato anche un richiamo a non perdere di vista lo spirito originario del progetto: far conoscere ai giovani chi è, e che cosa fa, il Consulente del Lavoro.

Il bilancio dell’a.s. 2025/2026 dice più di molte parole: trentacinque classi in quattro istituti, in un solo anno scolastico.

Sette anni prima eravamo partiti da un gruppo di tredici studenti.

NON SOLO ENTUSIASMO: QUELLO CHE ANCORA MANCA

Ripercorrendo il cammino effettuato, i passi avanti sono evidenti.

Il format è diventato più sostenibile per le scuole, passando da sei a quattro ore per classe; il metodo si è fatto via via più interattivo; abbiamo costruito strumenti “nostri”, dal disegno alle “5 domande”, fino al Labour Game. Abbiamo imparato a prepararci, il modello si è dimostrato replicabile in contesti molto diversi tra loro e le classi raggiunte si sono moltiplicate. Un racconto sincero, tuttavia, non può farci nascondere che cosa abbiamo lasciato indietro lungo la strada, e che cosa ancora manca.

Il primo grande vuoto ha il nome di chi, in questo progetto, era partito come terzo protagonista: l’azienda. Dal 2019, il percorso si svolge soltanto in aula.

Abbiamo guadagnato in ampiezza, ma abbiamo perso la presentazione delle aziende in classe, l’affiancamento individuale durante lo stage, la mediazione “in tempo reale” e l’evento conclusivo in cui studenti, scuola, imprese e Consulenti si confrontavano sugli esiti.

Questo è forse il paradosso più grande: il progetto era nato dall’esigenza di una figura che facesse da collettore tra scuola e azienda, ma quel ruolo oggi lo esercitiamo soltanto a metà. Prepariamo sì i ragazzi a entrare, ma non li vediamo varcare la soglia.

Il secondo riguarda il tempo. Nel 2019 ogni studente aveva al proprio fianco un Consulente del Lavoro; oggi una coppia di Colleghi ha davanti un’intera classe, per poche ore.

Incontri brevi tengono alta l’attenzione, ma incontri più lunghi consentono un maggiore coinvolgimento e la trasmissione di più contenuti. Anche all’Istituto Gentileschi il Labour Game ha preso il posto della simulazione del colloquio e del curriculum: abbiamo guadagnato partecipazione, ma una parte di quel “saper fare” più immediato è purtroppo uscita dal programma.

Il terzo è la misurazione. Già dopo l’esperienza all’Istituto Maxwell avevamo segnalato l’assenza di un sistema strutturato per rilevare il gradimento e verificare gli apprendimenti, e il limite è rimasto: ci affidiamo agli elaborati degli studenti e ai riscontri raccolti in aula, mentre le valutazioni formali delle scuole arrivano con fatica, se e quando arrivano.

Il rammarico maggiore è non sapere cosa resta ai ragazzi quando, qualche mese dopo, entrano davvero in un’azienda per la loro esperienza di formazione scuola-lavoro.

Il quarto riguarda la scuola. La partecipazione dei docenti è cresciuta, ma resta disomogenea: accanto a insegnanti che intervengono e rilanciano, ci sono classi in cui il docente non è presente o lascia l’aula durante l’incontro. Senza l’insegnante, il lavoro fatto in quelle ore rischia di non trovare seguito nella didattica dei giorni successivi.

Il quinto punto riguarda noi: l’ultima sfida riguarda la nostra stessa categoria.

Negli anni il progetto è cresciuto grazie all’impegno di un gruppo ristretto di Consulenti del Lavoro che ha investito tempo, energie e competenze in un’attività che va ben oltre i tradizionali ambiti della professione. Se vogliamo che questa esperienza continui a svilupparsi e raggiunga un numero sempre maggiore di studenti, sarà necessario coinvolgere nuovi Colleghi, ampliare il gruppo di lavoro e favorire il ricambio e il trasferimento delle esperienze maturate.

L’incontro con le scuole ci ha dimostrato che i ragazzi hanno bisogno non soltanto di informazioni tecniche, ma anche di adulti e professionisti disposti ad ascoltarli, a confrontarsi con loro e a raccontare il lavoro nella sua dimensione più autentica. In questo senso il contributo dei Consulenti del Lavoro può essere particolarmente prezioso.

GUARDANDO AVANTI

Dopo sette anni di attività, trentacinque classi coinvolte in un solo anno scolastico e centinaia di studenti incontrati, crediamo che il valore più importante del progetto non risieda nei numeri, ma nelle relazioni costruite.

L’ambizione per il futuro non è soltanto quella di raggiungere nuove scuole o aumentare il numero degli studenti coinvolti. Vorremmo riuscire a recuperare alcuni degli elementi che caratterizzavano l’esperienza originaria: un dialogo più stretto con le imprese, un accompagnamento che prosegua oltre l’aula, strumenti che ci consentano di comprendere meglio quale impatto il percorso abbia realmente sui ragazzi quando entrano nel mondo del lavoro.

Ci piacerebbe che il Consulente del Lavoro fosse riconosciuto sempre di più come una figura capace di fare da ponte tra scuola e azienda, tra formazione e lavoro, tra diritti e opportunità. Non soltanto un professionista che interviene quando il rapporto di lavoro è già iniziato, ma una presenza che contribuisce a costruire consapevolezza prima ancora che quel rapporto nasca.

Se in questi anni siamo riusciti a lasciare ai ragazzi qualche domanda in più, qualche falso mito in meno e una maggiore attenzione ai temi della legalità, della sicurezza e della dignità del lavoro, allora possiamo dire di aver raggiunto una parte del nostro obiettivo.

Il resto del percorso è ancora davanti a noi.

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