“LEGALITÀ, SICUREZZA E APPALTI nel lavoro che cambia”

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’Ordine provinciale di MilanoLuca di Sevo

Ho il piacere e l’onore di annunciare il Convegno del prossimo 5 aprile che vedrà ospite il Ministro del lavoro, Marina Calderone, oltre al Presidente del CNO, Rosario de Luca e al Presidente Ancl, Dario Montanaro, e ai tanti relatori che ringrazio sin d’ora per aver accettato il nostro invito, che ha come tema la legalità, la sicurezza e gli appalti nel lavoro. Il Convegno si terrà, in collaborazione con la Regione Lombardia, presso l’auditorium Testori di Palazzo Lombardia a Milano. Alla base del Convegno si collocano le previsioni contenute nel recente Decreto legge n. 19 del 2024 che, fra i tanti temi trattati, accende ancora una volta i fari sui temi indicati e ai quali Sintesi dedica, in questo numero, alcuni contributi di analisi. Temi che stanno da sempre particolarmente a cuore alla nostra categoria che si spende per combattere fenomeni indegni per un mondo del lavoro che non può non basarsi sulla cultura della legalità. Ma non solo i professionisti sono chiamati all’azione contro la illegalità, anche gli amministratori pubblici e il personale di giustizia sono chiamati a fare la propria parte, uniti insieme per un unico obiettivo. La illegalità del e nel mondo del lavoro produce delle ricadute quasi tutte in danno dei soli lavoratori che si vedono privati delle più elementari norme di tutela presenti nel nostro ordinamento. Importante diventa, dunque, capire e analizzare se e quali sono le risposte fornite dal Legislatore. Risposte che non possono essere determinate da una spinta nata dall’urgenza legata ad episodi particolarmente gravi che colpiscono l’opinione pubblica e che rischiano, dunque, di dare vita ad un quadro di interventi frazionato, frammentato e, per questo, meno efficace. Non bisogna mai abbassare la guardia, anzi, gli interventi del Legislatore devono essere caratterizzati dall’intento di prevenire questi fenomeni e non solo di (giustamente) punirli una volta scoperte le condotte illecite. E caratterizzati anche da norme semplici, di facile comprensione e di immediata applicazione, che non diano luogo a miriadi di interpretazioni che portano solo a contenzioso certo e proposte in un contesto di sistematicità. E soprattutto norme che tengano in debito conto la realtà produttiva italiana che è fatta principalmente di micro e piccole imprese. I fenomeni di illegalità che si registrano sono molteplici: possono originare dal mondo criminale, dal mondo dominato dalle mafie, dal caporalato, per spingersi sul piano degli appalti borderline, delle catene di appalti e subappalti, dei distacchi impropri, della intermediazione al di fuori dei perimetri legali, del falso lavoro autonomo, delle collaborazioni fittizie, dello sfruttamento dei minori e degli stranieri, del dumping contrattuale, della fuga dalle norme di sicurezza e molti altri ancora. Fenomeni di illegalità lavorativa a volte striscianti, difficili da identificare, correlati ad una dimensione fiscale, contrattuale o amministrativa e anche di rilevanza criminale. Non solo: la illegalità si presenta con diverse forme anche a secondo del settore produttivo. Esistono sia settori produttivi che sono a rischio maggiore di illegalità (agricoltura, lavoro domestico, lavoro in edilizia solo per citarne alcuni) così come esistono diversi rischi in tutti i settori di produttività. Inoltre, il fenomeno della illegalità va letto anche in riferimento al territorio (dimensione territoriale del fenomeno) e all’azienda stessa, al datore di lavoro. E con riferimento a quest’ultimo un’azione efficace potrebbe ravvisarsi nel dare avvio a pratiche comportamentali condivise, valorizzando e diffondendo la cultura della legalità, oscillando tra pratiche repressive e pratiche di prevenzione. Pratiche condivise che possono vedere protagonisti i consulenti del lavoro che devono indirizzare correttamente le condotte datoriali anche e soprattutto in contesti difficili, presenti purtroppo in molte zone del nostro paese. La strada, ancora in salita, non può che essere questa, in linea con quanto annunciato, sempre dal nostro CNO, nel corso del 2023 a Bruxelles. Proprio un anno fa è stato presentato, presso la sede del CESE a Bruxelles, “Promuovere una Giornata europea della legalità nel mondo del lavoro”, iniziativa organizzata dal CNO, in collaborazione con il Comitato Economico e Sociale Europeo, alla presenza di esperti ed esponenti del mondo del lavoro italiano ed europeo. L’iniziativa è nella direzione di promuovere e diffondere una cultura del lavoro etico dal valore transnazionale. E ancora a livello europeo merita di essere, infine, segnalato uno studio della Commissione Europea, diffuso nell’estate del 2023, sull’efficacia delle politiche per affrontare il lavoro non dichiarato (la pubblicazione è disponibile in lingua inglese nel portale EU Publications). Si annota che sebbene non esista una definizione ufficiale, con il termine “lavoro non dichiarato” nell’UE si intende “qualsiasi attività retribuita lecita di per sé ma non dichiarata alle autorità pubbliche, tenendo conto delle diversità dei sistemi giuridici vigenti negli Stati membri (cfr. Scheda tematica per semestre europeo Il lavoro non dichiarato, nella quale si fa menzione di fenomeni quali la crescente flessibilità dei rapporti contrattuali, soprattutto l’aumento del lavoro autonomo, del subappalto e dell’esternalizzazione, l’aumento delle attività transfrontaliere). Lo studio, come ha avuto modo di sintetizzare l’Anpal, è stato realizzato con l’obiettivo di identificare le politiche più efficaci per affrontare il fenomeno del lavoro “non dichiarato” e i danni che ne derivano attraverso una metaanalisi di ricerche e raccomandazioni realizzate negli ultimi 20 anni in 27 paesi europei. Lo studio ha voluto individuare le politiche di successo per fronteggiare il fenomeno del lavoro non dichiarato e i danni ad esso collegati. L’analisi ha tenuto conto del tipo di lavoro non dichiarato, dei gruppi target di lavoratori e lavoratrici e delle specificità geografiche. Lo studio non solo ha evidenziato come il lavoro non identificato determini importanti ricadute di tipo economico e sociale (perdita di contributi per la sicurezza e la previdenza sociale, perdita di entrate fiscali, maggiore incidenza di incidenti sul lavoro, perdita di opportunità di sviluppo professionale per i lavoratori, concorrenza sleale, distorsioni di mercato per le imprese, ecc.), ma ha messo in luce come la lotta contro questo fenomeno, ad esempio, possa contribuire al conseguimento dell’obiettivo stabilito dall’Unione europea (Pilastro europeo dei diritti sociali) di raggiungere entro il 2030 un tasso di occupazione del 78% nella popolazione di età compresa tra 20 e 64 anni. I risultati dello studio suggeriscono l’importanza di un approccio olistico per affrontare il problema del lavoro sommerso, che cioè non faccia affidamento esclusivamente su interventi di enforcement, incentivi o interventi indiretti, ma che sia contestualizzato e sensibile a livello locale/regionale e risponda al tipo specifico di lavoro sommerso individuato. Non ci resta che darvi appuntamento al Convegno durante il quale, alla presenza delle istituzioni, numerosi saranno i relatori che daranno vita, come detto, ad un’analisi del recente Decreto legge n. 19 e ad una riflessione, quanto mai sempre attuale, sulla parità di genere, in relazione alla quale, lo ricordo, in data 2 novembre 2023, la Direzione interregionale del Lavoro del Nord, l’Ufficio della Consigliera di Parità regionale della Lombardia, la Consulta degli Ordini Provinciali dei Consulenti del Lavoro della Lombardia e l’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro – Consiglio regionale della Lombardia – hanno siglato un Protocollo di Intesa, della validità di 5 anni, che si inserisce nel più ampio quadro normativo eurocomunitario e nazionale che intende promuovere strategie di parità di genere e combattere le discriminazioni nel mondo del lavoro.

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