IL PUNTO – UNA CATEGORIA CHE CRESCE, SI DIFENDE E GUARDA AL FUTURO

Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell’ordine Provinciale di Milano

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Cari colleghi, l’Assemblea annuale degli iscritti per l’approvazione del bilancio consuntivo 2025 dello scorso 14 luglio, mi ha lasciato un’impressione netta: la nostra è una categoria viva, che cresce, che si difende con determinazione e che, pur tra mille difficoltà, continua a guardare avanti. Vorrei condividere con voi, in questo spazio, i temi che più mi stanno a cuore dei quali ho relazionato in assemblea, rimandando all’assemblea di novembre il bilancio dell’intero anno 2026.

UN ANNO DI RISULTATI STRAORDINARI

Il dato più bello con cui vorrei aprire è quello dell’esame di Stato: quest’anno abbiamo raggiunto l’ottantacinque per cento di promossi in Regione Lombardia, un risultato eccellente per Milano e per la Lombardia, merito dei nostri giovani colleghi che si sono impegnati nello studio. Chi come me ricorda le percentuali di un tempo – cinque, sei per cento – non può che leggere in questo numero il segno di un cambiamento profondo: un clima diverso, una maggiore collaborazione tra Ordine e Commissione, un esame di Stato finalmente più vicino alla nostra reale attività professionale. Per Milano ne va dato merito anche alla nostra scuola di formazione, che ha fornito ai praticanti tutti gli insegnamenti utili al superamento delle prove di esame. Sul fronte economico, posso dirvi con soddisfazione che il bilancio consuntivo 2025 si chiude sostanzialmente in pareggio, addirittura con un risparmio di mille euro rispetto al preventivo. Preventivo che aveva comunque previsto l’utilizzo di quasi centomila euro degli avanzi di gestione degli anni precedenti. Infatti, la gestione prudente dei decorsi anni ci ha consentito, dal mio primo mandato come Presidente dell’Ordine, di non aumentare mai la quota di iscrizione, nonostante un’inflazione che, in oltre un decennio, avrebbe giustificato un rincaro di un centinaio di euro. L’Ordine di Milano resta così uno degli Ordini con la quota più bassa d’Italia, e credo sia uno dei pochi che restituisce interamente la quota del primo anno ai neo iscritti, un segnale concreto di sostegno ai giovani che si affacciano alla professione. Non mancano le difficoltà: la formazione continua, un tempo accreditata quasi esclusivamente a Milano, oggi si accredita in modo indistinto su tutto il territorio regionale, e questo ha eroso una parte importante delle nostre entrate. Ma anche su questo fronte continuiamo a lavorare per garantire sostenibilità e servizi di qualità, a partire dalle nostre Commissioni – su tutte quella di Certificazione, prima in Italia per numero di certificazioni e conciliazioni – che operano gratuitamente e con enorme passione, e, ai colleghi che ne fanno parte, va il ringraziamento di tutti noi.

LA DIFESA DEL TERRITORIO DALL’ABUSIVISMO

Se c’è un tema che negli ultimi tempi ha assorbito buona parte delle nostre energie, è quello dell’abusivismo professionale. Milano, come sempre, anticipa fenomeni che poi si diffondono nel resto d’Italia: società di elaborazione dati e produttori di software sono entrati con prepotenza nel nostro mercato, facendosi persino guerra tra loro e trascinando i prezzi verso il basso, in un contesto in cui – lo ricordo – non esistono più tariffe professionali. Ci difendiamo con gli strumenti che abbiamo: denunce all’Ispettorato, ricorsi in Procura. I risultati non sono sempre eclatanti, ma il territorio va comunque presidiato, e questo richiede la collaborazione attiva di ogni singolo collega: prestare il proprio nome a società che operano ai margini della legalità significa dare loro copertura, e lo stesso vale per le STP, dove continuiamo a vigilare – anche grazie al prezioso lavoro del collega Bellocchio – affinchè il capitale non prevalga mai sulla volontà e sulla proprietà dei professionisti. Ma lo ricordo, la migliore tutela è nelle mani di ogni singolo iscritto. Lo stesso principio guida la nostra battaglia sul passaggio generazionale degli studi: chi decide di vendere, per pensionamento o per mancanza di eredi professionali, dovrebbe farlo a colleghi, così che il fatturato – e con esso i contributi che alimentano le nostre pensioni – resti all’interno della categoria. È una sfida resa ancora più difficile dall’ingresso sul mercato dei fondi di private equity, che offrono cifre da capogiro per acquisire studi professionali: comprendo la tentazione, ma la nostra è una comunità di circa ventiseimila colleghi, e solo restando uniti, e condividendo, possiamo davvero tutelarla – anche attraverso i principi di solidarietà che stiamo sviluppando per chi, tra noi, dovesse trovarsi in difficoltà.

LA RIFORMA DELLA LEGGE 12: UNA PARTITA DECISIVA

Sul piano legislativo, siamo nel pieno di una partita decisiva. In Parlamento sono al vaglio tre proposte di legge delega – quella dei commercialisti, quella degli avvocati e quella omnibus, che ci coinvolge insieme ad altre diciassette-diciotto categorie professionali – e ci siamo mossi su due fronti: costruire, attraverso la Commissione nazionale per la riforma della Legge 12, il nostro «libro dei sogni» per il futuro della professione, e difenderci da attacchi tutt’altro che simbolici. Gli avvocati avevano tentato di riservarsi per legge l’intera consulenza stragiudiziale: una misura che, se passata, ci avrebbe di fatto impedito di continuare a fare consulenza. Grazie alla costante osservazione dell’iter legislativo da parte del nostro CNO e ai successivi interventi presso le commissioni parlamentari, insieme anche a Professioni Italiane alla quale aderiscono quasi tutti gli ordini professionali, si è riusciti a contenere il danno: l’attività stragiudiziale resta appannaggio degli avvocati ad eccezione di quella specifica costituente oggetto dell’attività degli altri ordini professionali. Anche i commercialisti hanno cercato di ottenere l’estensione a loro favore della certificazione ASSECO, arrivando persino ad impugnare avanti al TAR la decisione di esclusiva a nostro favore presa dall’Ispettorato del lavoro. Il TAR, dopo un iter articolato, ci ha dato definitivamente ragione, confermando che siamo l’unico Ordine vigilato anche dal Ministero del Lavoro, e quindi l’unico legittimato allo svolgimento di questa attività. Poco più di un mese dopo l’Assemblea è stata data notizia dell’approvazione da parte del Senato del DDL delega, passato alla Camera per il via libera definitivo. Una volta terminato il percorso parlamentare, con l’approvazione anche alla Camera dei Deputati, si aprirà un’altra fase importante, quella dell’emanazione dei decreti legislativi. Guardando al futuro, stiamo lavorando per rafforzare la Fondazione per il Lavoro – vera e propria agenzia per il lavoro, tra le più grandi d’Italia – e per riformare il praticantato, con l’obiettivo di consentire ai praticanti di aprire fin da subito la partita IVA e di maturare anzianità previdenziale presso il nostro Ente, superando le criticità del periodo di transizione verso l’esame di Stato. Stiamo inoltre ragionando sulla governance dei Consigli di disciplina, cercando soluzioni più flessibili rispetto alle rigidità attuali, senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: tutelare l’oggetto della nostra attività professionale da chi, come i centri di elaborazione dati che si dichiarano estranei alla professione pur svolgendola di fatto, continua a eroderne i confini. Non meno importante è la previsione di una netta distinzione tra gli abilitati, cioè i consulenti del lavoro che superano l’esame di stato, e gli autorizzati, che sono gli avvocati e i commercialisti.

STP E FORMAZIONE CONTINUA OBBLIGATORIA

Il pomeriggio è proseguito con le relazioni di Riccardo Bellocchio, Segretario del CPO di Milano, sul tema delle STP, e di Luciana Mari, Consigliera del CPO, che ha esposto le regole che presiedono l’obbligo della formazione obbligatoria continua per i Consulenti del Lavoro. L’intervento di Riccardo Bellocchio ha riguardato la nuova disciplina delle STP introdotta dalla L. n. 190/2025, che modifica l’art. 10 della L. n. 183/2011 sul requisito dei 2/3 a favore dei soci professionisti. L’intervento, dal taglio tecnico-normativo, si conclude con i punti “irrinunciabili” per tutti coloro che operano nel settore per potere essere in linea con le normative. L’intervento di Luciana Mari (Responsabile Commissione Formazione) ha riguardato le raccomandazioni sulla Formazione Continua Obbligatoria (FCO). Il messaggio di fondo è che la formazione non serve a “ricaricare i crediti” ma le competenze: è un obbligo deontologico, reso più complesso dal nuovo regolamento che ha ampliato le materie (organizzazione dello studio, intelligenza artificiale, ESG, compliance). Sul piano pratico, Luciana Mari ha illustrato i numeri dell’obbligo per il biennio 2025/26 spiegando quali sono le vie per acquisirli e affrontando il tema del riproporzionamento dei crediti per situazioni particolari (malattia, maternità/paternità, disabilità, over 70, lavoratori dipendenti impossibilitati a formarsi in presenza), chiudendo con una guida pratica all’uso della piattaforma FCO. L’intervento è stato di tipo tecnico-operativo, con taglio da vademecum, per aiutare i colleghi a orientarsi tra obblighi, eccezioni e strumenti della formazione continua. Le slide di entrambe le relazioni possono essere scaricate accedendo a questo link.

UNA RESPONSABILITÀ CONDIVISA

Chiudo con un pensiero che vale anche come raccomandazione: la nostra è una professione ad alto contenuto sociale. Non siamo pagati dalle imprese per tutelare i loro interessi, ma per garantire la legalità nei rapporti di lavoro – e ricordo che gli errori commessi dai non esperti ricadono sulle persone, sulle famiglie, talvolta a distanza di anni. È questa la logica che vogliamo veder riconosciuta nella riforma della nostra legge professionale, ed è la stessa logica – fatta di competenza, formazione continua e responsabilità – che ognuno di noi è chiamato a portare avanti ogni giorno nel proprio studio. Ringrazio tutto il Consiglio dell’Ordine che mi onoro di presiedere e tutti coloro che sono stati presenti all’Assemblea, i Revisori dei Conti del Consiglio provinciale dell’Ordine di Milano per il lavoro svolto e il Tesoriere, Paolo Reja. Un saluto e un ringraziamento anche a Alessandro Graziano, Presidente Ancl Up Milano, Enrico Vannicola, Presidente Ancl Nazionale e Luca Paone, Segretario Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, che hanno portato i saluti istituzionali. Vi ringrazio per la fiducia che continuate ad accordare all’intero Consiglio, e vi do appuntamento ai prossimi convegni, per proseguire insieme questo percorso.

IL GIURAMENTO DEI CONSULENTI DEL LAVORO NEO ABILITATI

La seconda parte dell’Assemblea è stata dedicata alla cerimonia con la quale abbiamo accolto in categoria trentaquattro nuovi Consulenti del Lavoro, una cerimonia che per me resta uno dei momenti più belli dell’anno. Con noi, in rappresentanza delle istituzioni, c’erano il dottor Antonio Di Marco Pizzongolo, direttore regionale Inps per la Lombardia, il dottor Giuseppe Gigante, direttore regionale Inail per la Lombardia, e il dottor Carlo Colopi, direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Milano e capo uscente della Commissione esaminatrice: la loro presenza dice molto del rapporto che, negli anni, siamo riusciti a costruire con le istituzioni del lavoro. Con Inps, Inail e Ispettorato del lavoro abbiamo costruito, negli anni, un rapporto di cui vado fiero.

Con l’Inps abbiamo da anni in essere un protocollo che garantisce tempi certi di risposta ai nostri iscritti, e che stiamo estendendo a tutta la Regione Lombardia. Anche quando le cose non vanno come vorremmo, c’è un modo corretto per far valere le proprie ragioni – ed è l’utilizzo del protocollo che chiedo a tutti di seguire sempre, senza mai perdere il rispetto verso le istituzioni con cui lavoriamo ogni giorno. Ai nuovi colleghi ho voluto dire, prima di ogni altra cosa, quanto sono orgoglioso di loro: l’ottantacinque per cento di promossi all’esame di Stato è un risultato unico per la Lombardia, e che racconta la serietà del percorso che i neo colleghi hanno affrontato tra università, praticantato ed esame di Stato. Siamo pochi in questa professione – poco più di mille consulenti del lavoro a Milano – e abbiamo bisogno di tanti altri colleghi. Ricordo che l’articolo 1 della nostra legge professionale ci impone di tutelare, in ogni sede, la legalità e la dignità del lavoro. Pur essendo remunerati dall’imprenditore, non siamo al suo servizio per farne gli interessi: siamo pagati per garantire la legalità nei rapporti di lavoro.

È un compito che serve a tutelare i numerosi articoli della nostra Costituzione – il lavoro, l’uguaglianza, la retribuzione, lo sciopero, la parità di trattamento, la libertà economica – e che ci mette spesso nel mezzo di interessi contrapposti. Ma è proprio la legalità, in quel mezzo, il nostro compito. Il nostro Codice deontologico, inoltre, ci chiede dignità e decoro, che valgono per chi esercita in proprio, in STP o in forma associata, ma anche per chi sceglie di diventare dipendente. Il decoro non si esaurisce nell’attività professionale in senso stretto: riguarda anche il modo in cui ci comportiamo pubblicamente, perché la reputazione della categoria è fatta della somma delle nostre singole reputazioni. Su questo, ai giovani colleghi e non solo a loro, dico sempre la stessa cosa: attenzione ai social media.

Esorto a non fare i leoni da tastiera contro chiunque non piaccia: occorre che tutti ci ricordiamo che il nostro nome e cognome, da professionisti, porta con sé la dignità di tutta la categoria. Inoltre, vorrei mettere in guardia da un fenomeno che vedo crescere: la corsa al ribasso nei contratti collettivi tramite gli enti bilaterali, i finti appalti, il cosiddetto “body rental”, e l’ingresso di capitali esterni – fondi di private equity, investimenti sull’intelligenza artificiale – che rischiano di sostituire la nostra professionalità con la sola logica del profitto. Non è la strada che voglio per questa categoria. Per concludere, ricordo che il Consulente del Lavoro non è solo al servizio delle imprese: è un punto di riferimento per le persone e per le famiglie. L’abbiamo visto durante la pandemia, quando la solidarietà tra colleghi ci ha permesso di gestire insieme, senza lasciare indietro nessuno, le pratiche di cassa integrazione per migliaia di lavoratori. È lo stesso spirito che anima la Fondazione Consulenti del Lavoro di Milano, con la scuola di formazione e il Formulario dei contratti di lavoro che mettiamo gratuitamente a disposizione dei praticanti. A voi, nuovi colleghi, il mio benvenuto e quello di tutto il Consiglio dell’Ordine Vivete questa professione con orgoglio, perché la considero la migliore in assoluto tra quelle che oggi si possono esercitare in Italia.

GLI INTERVENTI ISTITUZIONALI

IL SALUTO DEL DIRETTORE DELL’ISPETTORATO DEL LAVORO

Carlo Colopi, direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Milano e capo uscente della Commissione esaminatrice, ha preso la parola con un intervento brioso e ricco di aneddoti personali, ripercorrendo gli anni trascorsi alla guida dell’Ispettorato milanese e il rapporto di stima costruito con l’Ordine e, in particolare, con il presidente di Nunzio. Dietro il tono scherzoso, Colopi ha voluto sottolineare il criterio con cui la Commissione imposta le prove d’esame: valutare la capacità dei candidati di ragionare sull’intera disciplina. Ha riservato un passaggio molto serio alla deontologia professionale, definendola l’unico ambito sul quale la Commissione non concede margini ai candidati. Ha richiamato inoltre l’attenzione sull’uso dei social media, citando il caso di un dirigente pubblico sospeso due mesi per alcuni post su Facebook, a riprova di quanto il tema sia oggi rilevante anche a livello normativo. Infine, ha messo in guardia i neo consulenti dalle scorciatoie e dai facili guadagni, portando esempi concreti di abusi riscontrati sul territorio milanese, dalle finte cooperative alle S.r.l.s. costituite con un euro di capitale che si muovono ai margini della illegalità. Ha chiuso l’intervento con un apprezzamento sincero per la qualità dei candidati di quest’anno che si sono distinti non solo per la preparazione tecnica ma per la lucidità con cui hanno affrontato le domande in sede d’esame.

IL SALUTO DEL DIRETTORE REGIONALE INPS

 Antonio Di Marco Pizzongolo, direttore regionale dell’Inps per la Lombardia, ha portato il saluto dell’Istituto ai trentaquattro nuovi consulenti del lavoro. Nel suo intervento ha ripercorso una lunga carriera professionale che lo ha portato a operare in diverse realtà italiane prima di approdare in Lombardia, sottolineando di essersi sempre trovato bene con i consulenti del lavoro incontrati lungo il percorso, ma di sentirsi «a casa» in particolare con quelli di Milano. Il cuore del suo intervento è stato il richiamo al protocollo quadro sottoscritto con l’Ordine, che garantisce tempi di risposta certi alle richieste degli iscritti e che verrà esteso dal modello milanese all’intera Regione Lombardia. Pizzongolo ha spiegato che l’iniziativa nasce per contrastare la cosiddetta multicanalità: la tendenza, quando le risposte tardano o non arrivano, a moltiplicare i canali di contatto con l’Istituto, con il solo risultato di ottenere risposte discordanti o nessuna risposta. Con il nuovo protocollo i consulenti avranno un sistema di comunicazione uniforme in tutta la regione, indipendentemente dalla provincia in cui opera il cliente. Il direttore ha infine chiuso il proprio intervento con un augurio ai neo iscritti per la loro carriera professionale.

IL SALUTO DEL DIRETTORE REGIONALE INAIL

 Il dottor Gigante, direttore regionale dell’Inail per la Lombardia, ha aperto il proprio intervento con un ringraziamento alla categoria, ripercorrendo un rapporto professionale che affonda le radici in diversi anni di lavoro sul territorio. Ha riconosciuto come il confronto diretto con l’Ordine e con l’Ancl abbia contribuito a far crescere tanto i consulenti del lavoro quanto lo stesso Istituto, in particolare nella fase, non semplice, in cui le rispettive procedure informatiche hanno dovuto trovare un funzionamento condiviso. Il passaggio più sostanziale del suo intervento è stato dedicato ai dati sugli infortuni sul lavoro portando dati concreti: in Lombardia si contano ogni anno circa centodiecimila infortuni denunciati, su un totale nazionale di seicentomila, con una netta prevalenza maschile nel dato complessivo. E gli infortuni in itinere colpiscono in misura pressoché identica uomini e donne. C’è uno squilibrio sociale che questi numeri, pur essendo rilevazioni statistiche, ci raccontano: la dignità richiede che uomini e donne non siano svantaggiati, anche sul fronte infortunistico. Ha chiuso l’intervento rivolgendosi ai neo consulenti, definendo il confronto con la categoria una risorsa imprescindibile per l’operato stesso dell’Istituto.

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