IL PUNTO – Reggio Calabria 23/25 settembre 2026:LA PROFESSIONE CHE VOGLIAMO, LA CATEGORIA CHE DOBBIAMO DIFENDERE

P. di Nunzio , Presidente del Consiglio dell’Ordine Provinciale di Milano

Contenuto dell'articolo

La Convention Nazionale di Reggio Calabria, svoltasi nello splendido Resort Altafiumara di Villa San Giovanni per poi proseguire nel magnifico teatro comunale di Reggio Calabria, è stata, innanzitutto, un’occasione di confronto sul futuro della nostra professione.

Il titolo scelto – “Verso la professione del futuro. Ruolo, competenze, visione” – sintetizza bene la sfida che abbiamo davanti: comprendere come cambierà il nostro lavoro, quali competenze saremo chiamati a mettere in campo e quale ruolo vogliamo continuare ad avere nel mondo del lavoro e nel rapporto con le imprese, i lavoratori e le istituzioni.

Tanti gli ospiti, tra i quali il “nostro” Ministro del lavoro, Marina Calderone che non manca mai nei momenti più salienti della Categoria. Abbiamo parlato di legalità e di quanto la nostra categoria fa con il progetto GenL (generazione legalità) rivolto a giovani e presentato in tutte le scuole che ci consentono di parlarne. Abbiamo visto in anteprima nazionale il cortometraggio “Il quaderno di Tommaso” del quale ho parlato diffusamente nello scorso editoriale.

Ma parlare di futuro significa anche avere il coraggio di affrontare con chiarezza i problemi del presente.

Ed è proprio questo, a mio avviso, uno degli aspetti più importanti emersi dal confronto tra i Presidenti dei Consigli Provinciali e la dirigenza nazionale: la necessità di una Categoria consapevole del proprio ruolo, unita quando sono in gioco i principi fondamentali che regolano l’esercizio della professione.

Tra questi, un posto non secondario deve essere occupato dal contrasto all’abusivismo professionale.

Non si tratta di una battaglia corporativa. Si tratta di difendere una funzione che l’ordinamento ha ritenuto di affidare a professionisti qualificati e sottoposti a precise regole di accesso, formazione, responsabilità e controllo.

Il fenomeno assume oggi forme sempre più articolate. Accanto ai casi più evidenti di esercizio abusivo della professione, assistiamo alla presenza di realtà che operano nel settore dell’amministrazione e della consulenza del lavoro e che, attraverso strutture organizzative e comunicazione particolarmente aggressive, rischiano di collocarsi in una zona di confine che deve essere attentamente verificata.

Il tema dei Centri di Elaborazione Dati è stato più volte posto all’attenzione della Categoria e delle istituzioni. Non a caso, nel percorso di revisione della Legge n. 12/1979, il Consiglio Nazionale ha indicato proprio il contrasto all’abusivismo, con particolare attenzione a CED e STP, tra gli interventi da rendere più efficaci.

A questo si aggiunge un altro fenomeno che non possiamo sottovalutare: l’utilizzo dei social media per una comunicazione commerciale che, in alcuni casi, può risultare ingannevole o comunque tale da creare nel pubblico una rappresentazione non corretta della natura e delle competenze di chi offre determinati servizi.

Anche su questo punto il Consiglio Nazionale è intervenuto, richiamando il significato delle disposizioni deontologiche in materia di pubblicità informativa e sottolineando la necessità di non associare l’immagine del Consulente del Lavoro a soggetti che svolgono attività proprie della professione senza averne titolo.

La responsabilità non può fermarsi alla denuncia. È proprio su questo terreno che, durante la Convention, ho ritenuto importante richiamare il tema della compattezza della Categoria e la revisione del nostro Codice deontologico.

Quando un Consiglio Provinciale riceve una segnalazione e, dopo le necessarie verifiche, presenta una denuncia o un esposto riguardante una possibile situazione di abusivismo, può accadere che la questione interessi, per competenza territoriale, anche un altro Ordine.

In questi casi non possiamo permetterci che il confine territoriale diventi un confine di responsabilità.

La collaborazione tra gli Ordini non è una formalità amministrativa. È una condizione indispensabile per rendere efficace l’azione di tutela.

Per questo ritengo che nessuna segnalazione debba essere affrontata con superficialità e, soprattutto, che non si debba abbassare la guardia fino al punto di considerare le denunce un fastidio da archiviare.

Naturalmente ogni procedimento deve essere valutato con equilibrio, nel rispetto delle competenze, delle garanzie e delle regole che governano l’attività degli Ordini. Ma una cosa è l’archiviazione motivata di una segnalazione che, all’esito degli accertamenti, risulta infondata; altra cosa è rinunciare a svolgere fino in fondo il proprio compito di vigilanza.

È su questa distinzione che dobbiamo essere molto chiari. Non perseguire un abuso accertato o adeguatamente segnalato significa lasciare spazio a chi quell’abuso lo commette. E quando a questa inerzia si aggiunge, anche indirettamente, la collaborazione di un professionista, il problema diventa ancora più serio per l’intera Categoria.

Non possiamo chiedere agli iscritti di rispettare rigorosamente le regole, di investire nella formazione, nella qualità, nella responsabilità professionale e nell’aggiornamento continuo e, nello stesso tempo, tollerare che qualcuno cerchi scorciatoie o utilizzi la propria iscrizione all’Albo per dare una parvenza di legittimità a realtà che legittime non sono.

La compattezza non significa chiudersi e tuttavia non significa difendere indistintamente ogni comportamento di un iscritto.

Significa esattamente il contrario: avere regole chiare e farle rispettare. Significa distinguere chi esercita correttamente la professione da chi utilizza il titolo professionale in modo improprio. Significa, ancora, collaborare tra Consigli Provinciali, Consiglio Nazionale e organismi di disciplina. E soprattutto, significa comprendere che l’immagine di un singolo professionista può incidere sulla credibilità di tutti. È questa, forse, una delle responsabilità più importanti che abbiamo come rappresentanti istituzionali della Categoria.

A Reggio Calabria abbiamo parlato di intelligenza artificiale, di nuove competenze, di riforma dell’ordinamento, di evoluzione del mercato del lavoro e del ruolo che il Consulente del Lavoro sarà chiamato a svolgere nei prossimi anni. Sono temi decisivi. Ma nessuna innovazione tecnologica, nessuna riforma normativa e nessuna nuova competenza potranno sostituire il presupposto fondamentale sul quale si fonda la nostra professione: la fiducia.

La fiducia di un lavoratore che affida a noi una parte importante della propria vita professionale.

La fiducia di un’impresa che ci affida responsabilità delicate.

La fiducia delle istituzioni che riconoscono al Consulente del Lavoro una funzione qualificata nell’ambito del mercato del lavoro.

Quella fiducia si costruisce attraverso la competenza, certamente. Ma anche attraverso l’etica, la responsabilità e la capacità della Categoria di difendere il perimetro della professione.

Per questo Reggio Calabria non deve essere soltanto il luogo in cui abbiamo discusso della professione che verrà.

Deve essere anche il luogo dal quale ripartire con una consapevolezza più forte: il futuro della nostra professione dipende da quanto saremo capaci di innovare, ma anche da quanto saremo capaci di tutelare ciò che abbiamo costruito.

Come Ordine di Milano continueremo a fare la nostra parte, segnalando le situazioni che meritano di essere approfondite e collaborando con gli altri Consigli Provinciali quando le questioni oltrepassano i confini territoriali. Lo faremo senza spirito persecutorio, ma anche senza esitazioni. Perché tutelare la professione non significa difendere una categoria dagli altri. Significa difendere la qualità e la legalità di un servizio che riguarda direttamente il mondo del lavoro e, quindi, la vita di milioni di persone.

E questa, oggi come domani, è una responsabilità alla quale non possiamo sottrarci.

Scarica il file

Scarica l'articolo (PDF)