IL PUNTO – LA CATEGORIA DEI CONSULENTI DEL LAVORO È UN BENE COMUNE DA PRESERVARE
Potito di Nunzio, Presidente del Consiglio dell'Ordine provinciale di Milano
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Ogni categoria professionale rappresenta un patrimonio per la collettività quando svolge una funzione di garanzia, di competenza e di tutela dell’interesse generale. La professione del Consulente del Lavoro appartiene certamente a questa categoria di beni comuni. Non è soltanto una professione regolamentata: è un presidio di legalità nel mercato del lavoro, un punto di equilibrio tra imprese, lavoratori e istituzioni.
Oggi questo patrimonio è sottoposto a pressioni sempre più forti.
Da un lato assistiamo al diffondersi di fenomeni di esercizio abusivo o comunque improprio dell’attività professionale. Sempre più frequentemente soggetti privi delle necessarie abilitazioni o qualificazioni offrono servizi che rientrano nell’ambito delle competenze riservate ai Consulenti del Lavoro. Penso ai centri di elaborazione dati che travalicano il proprio ruolo tecnico, ad alcune associazioni che organizzano servizi professionali anche fuori dallo spazio concesso loro dal legislatore, fino a modelli organizzativi nei quali anche strumenti giuridici perfettamente legittimi, come le Società tra Professionisti, rischiano talvolta di essere utilizzati con finalità prevalentemente commerciali, svuotando il significato stesso della professione.
A questo scenario si aggiungono nuove trasformazioni del mercato.
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il nostro modo di lavorare. È inevitabile. E sarebbe miope considerarla una minaccia. Si tratta di una straordinaria opportunità che la categoria deve saper cogliere, ma che non potrà mai sostituire il giudizio professionale, la responsabilità deontologica e la capacità interpretativa che caratterizzano il Consulente del Lavoro. L’innovazione tecnologica deve essere governata dal professionista, non deve trasformarsi in un fattore di disintermediazione della professione.
Parallelamente assistiamo all’ingresso di fondi di private equity nel capitale di studi professionali sempre più strutturati. È un fenomeno che merita una riflessione seria, perché rischia di modificare profondamente la natura della nostra attività. Quando il valore prodotto dagli studi professionali viene progressivamente trasferito verso soggetti esterni alla categoria, il rischio è che prevalgano logiche finanziarie rispetto ai principi di autonomia, indipendenza e responsabilità che costituiscono il fondamento delle professioni ordinistiche.
Ma sarebbe troppo facile attribuire ogni responsabilità solo a fattori esterni.
Anche all’interno della categoria dobbiamo interrogarci con onestà. Esistono comportamenti che poco hanno a che vedere con l’etica professionale e che privilegiano logiche esclusivamente commerciali, basate sulla competizione di prezzo o su modelli organizzativi che finiscono per svilire il valore della consulenza. Ogni volta che questo accade, si indebolisce l’intera categoria e si mette a rischio la fiducia che cittadini e imprese ripongono nei professionisti.
Il Consulente del Lavoro non vende semplicemente un servizio amministrativo. Garantisce il rispetto delle regole, tutela i diritti dei lavoratori e accompagna le imprese nella corretta applicazione della normativa. È un interprete qualificato della legislazione sociale e un presidio di legalità.
Questo ruolo assume oggi un’importanza ancora maggiore in un mercato del lavoro caratterizzato da crescente complessità e dalla diffusione di fenomeni di dumping contrattuale alimentati dall’utilizzo di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni prive di adeguata rappresentatività. In questo contesto il Consulente del Lavoro rappresenta una garanzia di correttezza, di trasparenza e di rispetto delle regole.
Per queste ragioni la nostra categoria non può essere considerata soltanto un insieme di professionisti che operano sul mercato. Essa costituisce un’infrastruttura sociale del Paese.
Difenderne le competenze, contrastare l’abusivismo, preservarne l’indipendenza e promuovere la qualità professionale significa tutelare un interesse che appartiene all’intera collettività.
Come Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano ritengo che questa debba essere una priorità condivisa. Non per difendere una posizione corporativa, ma per preservare il valore pubblico di una professione che ogni giorno contribuisce alla legalità del lavoro, alla competitività delle imprese e alla tutela dei diritti.
La nostra categoria è un bene comune. E i beni comuni si custodiscono, si rafforzano e si tramandano alle generazioni future.
Spero che il legislatore punti più alla qualità che al mercato e tenga conto di queste riflessioni nel riformare la Legge n. 12/79.