GOVERNARE LA LONGEVITÀ: DA EMERGENZA DEMOGRAFICA A LEVA DI CRESCITA E TENUTA SOCIALE*

Luca di Sevo , Consulente del Lavoro in Bollate (Mi)

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G. Fava si confronta con il tema dell’invecchiamento

L’Italia sta attraversando una trasformazione strutturale che non ha precedenti per intensità e capillarità: una mutazione in atto della nostra demografia che chiama in causa il “governo del reale”. La longevità non è un’emergenza temporanea, “è una stagione che chiede una forma diversa di responsabilità”. La transizione da un’osservazione passiva dei dati statistici a una programmazione strategica è la via da percorrere. Non si può ignorare nè questa situazione nè la domanda “che si insinua nella vita economica e in quella sociale”: come “mantenere un equilibrio tra sostenibilità e solidarietà quando la popolazione attiva diminuisce e” al contempo “cresce la domanda di protezione”? Le evidenze demografiche attuali ci dicono che oltre un quarto della popolazione ha superato i sessantacinque anni e che il numero di ottantenni ha già sorpassato quello dei bambini sotto i dieci anni. Le proiezioni al 2050 indicano che la quota di over 65 raggiungerà il 35% del totale, consolidando il trend che mette a dura prova i sistemi di protezione sociale. In questo contesto, la missione dell’Inps evolve: l’Istituto si pone come il soggetto che trasforma la ricerca in infrastruttura pubblica, passando dalla mera erogazione di prestazioni all’anticipazione delle politiche. Questa visione lungimirante richiede la solidità del metodo scientifico, incarnata dal programma AGE-IT, per ancorare le scelte di governo a dati certi: la ricerca, “condotta con rigore e visione, non è un esercizio accademico ma un atto di governo del reale”.

  1. IL METODO AGE-IT: LA RICERCA COME ATTO DI GOVERNO

In una fase di tale complessità, la collaborazione tra ricerca scientifica d’eccellenza e decisioni pubbliche prende forma nel programma AGE-IT; i risultati di questo programma sono stati presentati di recente e rappresentano l’ambizione dell’Italia di porsi come punto di riferimento internazionale nella gestione dell’invecchiamento attivo. Il valore metodologico del progetto AGE-IT si fonda su pilastri d’eccellenza: * Ampiezza del partenariato: coinvolgimento di 27 partner tra università, centri di ricerca e istituzioni. * Orizzonte temporale: un impegno protrattosi per tre anni di lavoro comune. * Obiettivo di sistema: definire un ambizioso programma sull’invecchiamento attivo. L’Inps si assume il compito di costituire l’infrastruttura pubblica deputata a trasformare le evidenze nate dall’attività di ricerca “in servizi che si traducono in diritti accessibili”, protezione effettiva e in politiche che siano in grado di anticipare e non di inseguire. Questo approccio scientifico trova la sua naturale applicazione nel perimetro della Silver Economy, il terreno su cui si misura la capacità del Paese di trasformare il cambiamento demografico in rendimento sistemico.

  • 2. LA SILVER ECONOMY: UNA FILIERA COMPLESSA

    La Silver Economy non è un concetto astratto, ma una filiera complessa che interseca l’abitare, la mobilità, l’autonomia, la sicurezza, la tecnologia e il benessere. Se lasciata a sé stessa, questa rete rischia di diventare disordinata e generare disuguaglianze; se governata, diventa una leva di riduzione dei costi sociali e un motore di crescita. Una Silver Economy orientata alla qualità trasforma l’invecchiamento da “onere assistenziale” a “risorsa produttiva”, riducendo il carico sistemico che grava sul welfare grazie a una maggiore prevenzione e a servizi più efficienti. Dalla ricerca AGE-IT emerge anche un dato di rilievo: le politiche rivolte alla longevità non vanno lette come un “costo da sopportare”, bensì vanno viste come un investimento. Le stime parlano di “62 miliardi di benefici in vent’anni, con un rendimento interno che può raggiungere e superare il 30%”: valori che spiegano perché longevità e crescita non siano in contrapposizione, ma parti di una stessa strategia”.

    • 3. IL NUOVO PATTO INTERGENERAZIONALE: COMPLEMENTARIETÀ E PARTECIPAZIONE

    La tenuta del sistema richiede di superare la logica del conflitto generazionale. La sfida è tenere insieme la solidarietà verso i più fragili con la sostenibilità economica per chi lavora. L’esperienza dei senior e l’innovazione dei giovani devono agire in sinergia – non si crea un conflitto – per alimentare la produttività del Paese. La sostenibilità previdenziale non è un dato statico, ma dipende direttamente dalla capacità di ampliare la base occupazionale attraverso tre direttrici operative:

    1. Giovani: inserimento in “percorsi professionali stabili e coerenti con le loro competenze”.

    2. Donne: valorizzazione del talento femminile, ad oggi la più grande riserva di crescita ancora sottoutilizzata.

    3. Senior: permanenza attiva nel mercato del lavoro con forme flessibili che rispettino la dignità e la salute della persona. L’Inps ha il compito di ricostruire il “fattore fiducia” tra i giovani, trasformando la percezione della previdenza da costo lontano a investimento consapevole. Questo equilibrio generazionale, tuttavia, non è solo una questione di bilancio, ma richiede un’integrazione operativa totale tra i pilastri del welfare, poiché ogni disallineamento istituzionale si traduce in una perdita di efficacia.

    • 4. L’INTEGRAZIONE DEI SISTEMI: SALUTE, WELFARE E LAVORO

    Gestire la longevità a “compartimenti isolati” non è una scelta che funziona. La frammentazione tra sanità, welfare e lavoro non è solo un problema burocratico: se questi ambiti non vengono messi in dialogo tra di loro nascono inefficienze così come costi e ritardi. Diversamente, si finisce per inseguire le emergenze invece di governarle. La longevità risiede precisamente all’intersezione di queste tre aree e richiede una visione intersezionale che privilegi la prevenzione della non autosufficienza. Sul piano operativo alcune azioni sono possibili da subito: “investire nella prevenzione della non autosufficienza”, “integrare i servizi territoriali”, “costruire competenze nella silver economy” e anticipare “l’educazione previdenziale nella vita delle persone”.

    • 5. CONCLUSIONI: VERSO UNA PROGRAMMAZIONE STRUTTURALE DELLA LONGEVITÀ

    La longevità va vissuta come una conquista della nostra epoca, ma la sua trasformazione in risorsa nazionale dipende dalla lucidità con cui sapremo organizzarla: non si tratta di gestire categorie, ma di organizzare il futuro del Paese trasformando le criticità “in processi e i processi in risultati” di crescita e coesione.

    *Sintesi dell’articolo pubblicato in Modulo24 Pensioni e Previdenza, 30 marzo 2026, n. 1, p. 5 ss dal titolo Invecchiamento: la necessità di tenere insieme solidarietà e sostenibilità.

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