Dati&Ricerche – OLTRE IL SOFFITTO DI CRISTALLO: la genitorialità come nuova frontiera della disparitàe la riscossa del welfare aziendale
D. Morena Massaini, Consulente del lavoro, Membro della Commissione interprovinciale pari opportunità degli Ordini dei Consulenti del Lavoro di Milano, Como, Pavia e Sondrio
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A cavallo del 2025, la Commissione Interprovinciale Pari Opportunità degli Ordini dei Consulenti del Lavoro di Milano, Como, Pavia e Sondrio coordinata da Luciana Mari, Consigliera del Consiglio provinciale milanese, ha promosso un’indagine – che ha coinvolto i Consulenti del lavoro e le aziende amministrate – sul tema della parità di genere e delle pari opportunità nel mondo del lavoro, con l’obiettivo dichiarato di andare oltre le percezioni generiche e dare voce direttamente a chi il lavoro lo vive ogni giorno. Al questionario hanno risposto 358 persone: un numero significativo in termini di partecipazione, che tuttavia non autorizza ad attribuire all’indagine una piena rappresentatività statistica. I risultati vanno pertanto letti come uno strumento di ascolto e di esplorazione delle percezioni e delle esperienze vissute nei contesti lavorativi – non una fotografia definitiva, ma un termometro sensibile di dinamiche spesso sommerse.
UN CAMPIONE NEL CUORE DELLA CARRIERA
Il profilo dei lavoratori coinvolti delinea un segmento cruciale del capitale umano: prevalentemente femminile (65,6%), con un’elevatissima scolarizzazione – oltre il 94% possiede un diploma superiore o una laurea – e un’età concentrata tra i 30 e i 60 anni, ovvero il periodo di massima intensità sia professionale che personale. È il ritratto di lavoratori quali ficati che si trovano a gestire la fase più complessa del ciclo di vita, dove le ambizioni di carriera collidono spesso con le responsabilità familiari. E la composizione dei nuclei domestici lo conferma pienamente: più della metà del campione vive in un contesto che include figli, genitori anziani o soggetti con disabilità e fragilità, e quasi uno su due ha figli a carico. La conciliazione, dunque, non è un concetto astratto, bensì una sfida logistica ed emotiva che impatta ogni giorno sulla produttività e sul benessere psicofisico di chi lavora.
LA RIGIDITÀ DEL MODELLO TRADIZIONALE
Nonostante l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni, il quadro professionale che emerge dall’indagine è ancora fortemente ancorato a modelli di stabilità ma scarsa flessibilità organizzativa. La stragrande maggioranza dei partecipanti opera in regime di lavoro subordinato (77,9%), con un impegno a tempo pieno (71,8%) e una netta prevalenza del lavoro in presenza (92,7%). Questa struttura, se da un lato garantisce sicurezza contrattuale, dall’altro pone interrogativi seri sulla capacità delle aziende di offrire reali margini di manovra per l’equilibrio vita-lavoro in contesti fisicamente vincolati e scarsamente permeabili alla flessibilità.
LA DISCRIMINAZIONE COME COMPONENTE SISTEMICA
Uno degli elementi più significativi che emergono dall’indagine riguarda la percezione – e spesso l’esperienza diretta – della discriminazione nel contesto lavorativo. Il 26,8% dei rispondenti dichiara di aver subito discriminazioni sul lavoro in prima persona, ma la consapevolezza di una disparità sistemica è ancora più ampia: il 40,8% del campione individua nella progressione di carriera, nei livelli retributivi e nel ruolo ricoperto i principali ambiti di disparità, seguito dalla discriminazione di genere (32,4%). Non si tratta quindi di episodi isolati, ma di barriere strutturali che limitano il riconoscimento del merito a favore di pregiudizi legati alla biologia o al genere. Un dato che interroga profondamente chi, come i Consulenti del Lavoro, è chiamato a presidiare la legittimità e l’equità dei rapporti di lavoro.
IL BIVIO CRITICO: LA PENALIZZAZIONE DELLA GENITORIALITÀ
Tra i dati più dirompenti dell’intera indagine spicca quello relativo all’impatto della genitorialità sui percorsi di crescita professionale. Non sorprende che il 32,4% dei genitori ritenga che la propria condizione familiare abbia influenzato negativamente la propria carriera; ciò che colpisce, invece, è che tale percezione sia ancora più marcata tra i non genitori, che arrivano al 52,3%. Questo dato suggerisce l’esistenza di una discriminazione “predittiva”: il mercato del lavoro sembrerebbe penalizzare non solo chi ha già figli, ma anche chi potrebbe averne in futuro. La genitorialità si trasforma così in un bivio critico capace di deviare o rallentare irreversibilmente una carriera, a prescindere dalle effettive scelte di vita del lavoratore.
DAL WELFARE COME BENEFIT AL WELFARE COME STRATEGIA
Di fronte a queste criticità, l’indagine registra una domanda corale di supporto rivolta sia allo Stato che alle imprese: oltre il 70% dei rispondenti considera prioritaria l’istituzione di servizi per la cura della famiglia, con un consenso che sfiora l’unanimità. Il welfare aziendale desiderato si articola in un mix di salute preventiva – check-up gratuiti al primo posto con il 73,2%, seguiti dalle convenzioni sanitarie –, supporto concreto alla genitorialità – nidi aziendali e voucher baby-sitter – e servizi di conciliazione e “salva-tempo” come il ritiro pacchi o la lavanderia in azienda. Le necessità si estendono anche alla cura degli anziani, con voucher e convenzioni con RSA, a conferma di una “generazione sandwich” che si trova a gestire carichi di cura su più fronti contemporaneamente. Questo scenario sposta il baricentro della retribuzione: il tempo e il supporto familiare sono ormai componenti monetizzabili del pacchetto di Total Reward.
WELFARE E ATTRAZIONE DEI TALENTI: UN LEGAME SEMPRE PIÙ STRETTO
Il dato forse più rilevante per chi si occupa di organizzazione del lavoro e gestione delle risorse umane riguarda la forza del welfare come leva di attrazione. Il 56,98% dei lavoratori valuterebbe oggi una proposta di impiego basandosi anche sulla qualità dei servizi di supporto alla genitorialità, e – aspetto ancora più significativo – il 42,16% di questi sarebbe disposto ad accettare un’offerta economica inferiore rispetto all’attuale pur di ottenere tali garanzie. In un contesto in cui la talent retention è diventata una delle principali sfide aziendali, questi numeri non possono essere ignorati: investire in welfare non è più un optional, ma una scelta strategica con un ritorno misurabile.
IL GRANDE ASSENTE: LA CULTURA DELLA PARITÀ
A fronte di una percezione così diffusa del problema, colpisce in modo particolare la quasi totale assenza di partecipazione a momenti formativi sul tema: il 78,77% del campione non ha mai preso parte a eventi o workshop sulla parità di genere. Questo scollamento tra l’esperienza vissuta del disagio e l’impegno culturale attivo indica con chiarezza che la soluzione non può essere esclusivamente tecnica o economica. Il welfare è necessario, ma non sufficiente: il cambiamento strutturale richiede un’evoluzione culturale ancora in fieri, che deve passare attraverso la formazione, la sensibilizzazione e una progressiva trasformazione dei modelli organizzativi e dei pregiudizi che li alimentano.
IL RUOLO STRATEGICO DEL CONSULENTE DEL LAVORO
In questo scenario di profonda trasformazione, il ruolo del Consulente del Lavoro evolve in modo significativo: da gestore degli adempimenti amministrativi a promotore strategico di equità e benessere organizzativo. È il professionista chiamato a tradurre le istanze dei lavoratori in strumenti contrattuali concreti, a progettare piani di welfare fiscalmente efficienti, a monitorare e correggere i bias organizzativi che alimentano le disparità di carriera e retribuzione, a supportare le aziende nella costruzione di percorsi di crescita trasparenti che prescindano dalla condizione familiare. Ma è anche – forse soprattutto – il professionista che può guidare il cambiamento culturale dall’interno, promuovendo la certificazione della parità di genere e spingendo le organizzazioni a investire in formazione e sensibilizzazione. Solo attraverso questa doppia leva – tecnica e culturale insieme – il “bivio critico” della genitorialità potrà trasformarsi in un’opportunità di crescita condivisa.
IL PROSSIMO APPUNTAMENTO:UN NUOVO INCONTRO DELL’ACCADEMIA DELLA FONDAZIONE CDL MILANO DEL 13 MAGGIO 2026
I temi emersi dall’indagine non resteranno confinati alle pagine di un report: il 13 maggio prossimo la Commissione Interprovinciale Pari Opportunità promuove un momento di approfondimento dedicato proprio a questi contenuti, nella cornice degli Incontri di AccadeMIa della Fondazione Consulenti del Lavoro di Milano. Il format degli incontri – già collaudato su temi quali il welfare aziendale, le disuguaglianze e la questione dell’invecchiamento demografico – è pensato per favorire un confronto aperto, qualificato e non formale tra professionisti, con l’obiettivo di trasformare i dati dell’indagine in riflessioni operative e spunti concreti per chi lavora quotidianamente al fianco delle imprese e dei lavoratori. Un’occasione che, speriamo, in molti vorranno cogliere.
Le slide che illustrano il report sono disponibili a questo link.