APPRENDISTATO FORMATIVO, A MONZA IL BILANCIO DI DIECI ANNI: “NON È UN MIRACOLO NÉ UN RIPIEGO, MA UN’OPPORTUNITÀ CHE RICHIEDE SERIETÀ”
Luciana Mari, Consulente del Lavoro in Milano
Contenuto dell'articolo
La tavola rotonda all’Urban Center ha riunito istituzioni, scuole e imprese per fare il punto su una formula che unisce studio e lavoro, tra successi e prospettive future
Il 29 ottobre scorso ho avuto l’onore di partecipare alla tavola rotonda sull’apprendistato formativo

organizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia presso l’Urban Center Binario 7 di Monza. Un’occasione preziosa per fare il punto, a dieci anni dall’emanazione del Jobs Act che ha istituito l’apprendistato di primo livello, su una formula che sta lentamente ma concretamente cambiando il modo di pensare il rapporto tra scuola e lavoro.
LA DISTANZA TRA CIÒ CHE PENSIAMO E CIÒ CHE È
Quando mi è stato chiesto di intervenire, ho voluto partire da una considerazione che mi accompagna da tempo: nel mondo della conoscenza spesso c’è una grande distanza tra ciò che pensiamo di sapere e ciò che è davvero. E questa distanza riguarda tantissimo anche l’apprendistato di primo livello. Quando se ne parla, le opinioni sono sempre nette. C’è chi lo esalta come la soluzione perfetta per tutti i giovani e chi invece lo guarda con sospetto, come se fosse una scelta di serie B. Ma sapete qual è la verità? Sta nel mezzo. Ho voluto essere chiara fin da subito: l’apprendistato di primo livello non è un miracolo. E non è un ripiego. È un’opportunità concreta, ma richiede serietà, impegno e collaborazione da parte di tutti: scuola, azienda, ragazzi e famiglie.
COSA RENDE SPECIALE QUESTA FORMULA
Quello che lo rende davvero speciale è che permette di unire conoscenza ed esperienza. Di passare dalla teoria alla pratica. Di vedere con i propri occhi cosa significa lavorare e imparare allo stesso tempo. E qui, nella mia esperienza di consulente del lavoro che da anni accompagna questo processo, accade qualcosa di meraviglioso. Quando un giovane o una giovane entra in un contesto lavorativo, anche solo per qualche mese, cambia prospettiva. Capisce che il lavoro non è solo fatica o orari, ma anche crescita, confronto, responsabilità. Ma non cambia solo il ragazzo o la ragazza. Anche la scuola cambia sguardo. Capisce che la formazione non è solo dentro l’aula, ma anche fuori, dove si mettono in pratica le competenze e si costruiscono le soft skills, così fondamentali oggi. E le imprese? Spesso restano stupite dal valore che porta un giovane: dalla sua curiosità, dalla sua energia, dalla sua voglia di contribuire.
UN CAMBIO CULTURALE CHE FA BENE A TUTTI
Ho condiviso con la platea il mio convincimento profondo: l’apprendistato di primo livello fa bene a tutti. Ai ragazzi e alle ragazze, che prendono decisioni più consapevoli sul loro futuro. Alle scuole, che possono costruire percorsi più aderenti alla realtà. Alle imprese, che imparano a investire sulle nuove generazioni. E sapete cosa succede davvero? Che tutti – studenti, docenti, datori di lavoro, noi consulenti – cominciano a ragionare a partire dall’esperienza reale, non dai pregiudizi. E questo è un cambio culturale importantissimo
IL NOSTRO IMPEGNO COME ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO
Come Ordine dei Consulenti del Lavoro, ci impegniamo proprio su questo fronte: costruire ponti. Far dialogare mondi che spesso si ignorano – scuola, impresa, istituzioni. Sostenere chi promuove apprendistati di qualità. Ho illustrato ai presenti il nostro lavoro su due filoni principali. Il primo riguarda la diffusione della cultura dell’apprendistato – non solo di primo livello – tra i nostri colleghi consulenti. L’idea è semplice: se noi consulenti comprendiamo appieno il valore dell’apprendistato, possiamo trasmetterlo alle aziende, generando un vero effetto domino. Per questo realizziamo convegni, seminari, ebook, articoli e materiali informativi dedicati sia ai consulenti che alle aziende, per rendere l’apprendistato più comprensibile e accessibile.
Progetti concreti nelle scuole
Il secondo filone riguarda direttamente le scuole e i giovani. Qui abbiamo sviluppato progetti pilota di alternanza scuola-lavoro, dove accompagniamo attivamente i tre soggetti coinvolti – scuola, studenti e aziende ospitanti – durante tutto il percorso. Con l’avvio dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), realizziamo attività didattiche in aula che uniscono orientamento e sensibilizzazione, spesso attraverso la dimensione ludica: il gioco attira, coinvolge e facilita la comprensione di contenuti giuridici e culturali in modo immediato. Il nostro obiettivo è duplice: promuovere la cultura della legalità, spiegando la corretta instaurazione del rapporto di lavoro, i diritti e i doveri dei giovani e fornire un’analisi concreta delle forme di inserimento dedicate ai giovani, mostrando come l’apprendistato possa essere uno strumento efficace per imparare e crescere.
Uno sguardo al futuro
Guardando al futuro, ho condiviso con i presenti un progetto a cui teniamo particolarmente: stiamo progettando un percorso pilota dove accompagneremo una classe per tutto il ciclo scolastico, integrando di anno in anno le conoscenze teoriche con l’esperienza reale in azienda. Questo permetterà ai giovani di sperimentare concretamente ciò che apprendono, di sfatare i falsi miti sul lavoro e sull’apprendistato, di diventare protagonisti attivi del loro percorso nel mondo del lavoro.
UN TAVOLO INTERISTITUZIONALE PER FARE RETE
Alla domanda se ritenessi utile l’istituzione di un tavolo interistituzionale coordinato dall’Ufficio Scolastico Regionale, ho risposto con convinzione: sì, assolutamente. Un tavolo del genere consentirebbe un confronto diretto sulle esperienze sul campo, permettendo di condividere buone pratiche e affrontare insieme le criticità. E aiuterebbe a indirizzare in modo omogeneo l’attività operativa, garantendo coerenza tra scuole, enti e aziende.
LA VERA SFIDA: FARLO VIVERE
Ho concluso il mio intervento ribadendo un concetto che per me è centrale: la vera sfida oggi non è più spiegare cos’è l’apprendistato. La vera sfida è farlo vivere. Perché solo vivendolo, solo sperimentandolo, si capisce davvero il suo valore. E quando questo accade, quella distanza tra quello che si pensa e quello che è finalmente si accorcia. La giornata, che ha visto la partecipazione di dirigenti di tutta la Lombardia e di importanti rappresentanti del mondo imprenditoriale come Assolombarda, Confartigianato e Adecco, si è conclusa con l’intervento di Arduino Salatin, professore emerito di pedagogia dell’IUSVE di Venezia, sulle prospettive future dell’apprendistato formativo. È stato un momento di confronto ricco e costruttivo, che mi ha confermato quanto sia importante continuare a investire energie e competenze su questo strumento. Perché quando scuola, impresa e istituzioni lavorano insieme, i giovani possono davvero costruire il loro futuro con consapevolezza e protagonismo.