IL BONUS 200 EURO DEL DECRETO AIUTI: na gran pastrügnada

di Alberto Borella – Consulente del lavoro in Chiavenna (So)

 

E adesso che si fa con il Bonus 200 euro?

La legge di conversione ha infatti confermato l’originaria architettura dell’art. 31 del D.l. n. 50 del 17 maggio 2022 che prevedeva che la indennità una tantum di importo pari a 200 euro spettasse solo ai lavoratori che nel primo quadrimestre dell’anno 2022 hanno beneficiato dell’esonero di cui di cui all’art. 1, comma 121, della Legge n. 234 del 30 dicembre 2021.

In sostanza nessuna conferma di quella che avevamo considerato un’anticipazione di una già concordata modifica – da operarsi in sede parlamentare – alla platea dei beneficiari e, in quest’ottica, estesa dalla circolare n. 73 del 24.06.2022, a tutti coloro che l’esonero dello 0,80% se lo sarebbero visto riconosciuto in busta paga fino al giorno precedente la pubblicazione della predetta circolare, ossia il 23 giugno 2022.

La domanda che le aziende si sono subito poste è come comportarsi in questo frangente dato il rischio che le indicazioni fornite dall’Inps potessero essere riviste.

Pagare ai soli lavoratori beneficiari l’esonero dello 0,80% nel primo quadrimestre, con il rischio di incattivire i propri dipendenti, se non addirittura aprire un contenzioso con chi, escluso, il Bonus lo pretende in base alla circolare dell’Inps?

Pagare, per il quieto vivere aziendale, l’una tantum a tutti i beneficiari dell’esonero prendendo a riferimento il periodo dal 1° gennaio al 23 giugno 2022, pur sapendo che questo non è giuridicamente corretto ma di contro confortati dal fatto che gli ispettori non dovrebbero arrivare a disconoscere le attuali indicazioni emanate di concerto da Ministero del Lavoro e Inps?

L’Istituto, sollecitato sul punto dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro, risponde in una nota di fine luglio dove testualmente possiamo leggere che «resta confermata l’interpretazione dell’Istituto avallata dal Ministero vigilante e, pertanto, le istruzioni riportate dalla circolare Inps 73/2022 rimangono valide». Diciamocela tutta: lascia esterrefatti e basiti sentir definire una “interpretazione” il fatto che l’originaria (mai modificata) e inequivocabile espressione “nel primo quadrimestre dell’anno 2022” riportata nel D.l. debba leggersi, secondo i tecnici Inps, come dal 1° gennaio al 23 giugno 2022.

Ahi ahi ahi, l’articolo 12 delle Preleggi, questo sconosciuto!

Va peraltro detto che questo chiarimento puo’ essere letto in due modi diversi. Il primo è che l’Inps interpreta l’avvallo del Ministero vigilante come una sorta di imprimatur di legalità giuridica alla modifica della platea dei beneficiari. Una lettura che ovviamente va esclusa perché l’Inps sa benissimo – e se non lo sapesse la cosa sarebbe di una gravità assoluta – che nemmeno il Ministero vigilante (salvo una specifica delega di poteri) non puo’  agire sul dettato e sulla portata di una norma. La seconda lettura vede il richiamo al placet del Ministero del lavoro come una sorta di scaricabarile: è il Ministero che, conscio dei possibili emendamenti alla norma, ha detto di ampliare la platea e quindi sia il Ministero a smazzarsi questa rogna.

In questo caso la cosa sarebbe preoccupante perché in sostanza ci troveremmo sotto una sorta di spada di Damocle potendoci aspettare nuove indicazioni dal dicastero di Via Veneto che

potrebbe un domani dire alle aziende che la platea dei beneficiari è quella originaria e quindi che il Bonus spetta ai soli lavoratori che l’esonero dello 0,80% lo hanno ricevuto del primo quadrimestre del 2022. Del resto la nota Inps non ci risulta esser stata pubblicata con un nuovo avvallo del Ministero.

Come si vede la patata è come si suol dire alquanto bollente a conferma che la gestazione del Bonus 200 euro è stata una delle peggiori cose fatte negli ultimi anni. E di cose fatte male ne abbiamo viste.

C’è poi un’altra criticità da considerare ed è una questione prettamente giuridica. E non mi riferisco solo alla cosiddetta gerarchia delle fonti che non contempla le circolari tra le fonti di diritto. Di questo ne abbiamo parlato fino allo sfinimento evidenziando come l’estensione della platea dei beneficiari a tutto il 23 giugno 2022 fatta mediante una semplice circolare, seppur supportata dal parere del Ministero, sia un vero e proprio obbrobrio giuridico.

C’è invece un altro aspetto di cui vogliamo parlare e che ha, secondo chi scrive, addirittura un risvolto costituzionale. L’articolo 81 della nostra Costituzione prevede infatti esplicitamente che:

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.

Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. … (omissis) …

In sostanza ogni legge che prevede una spesa deve accertare che vi sia la cosiddetta copertura finanziaria ovvero procedere ad individuare le risorse necessarie alla copertura delle maggiori spese previste.

Diamo per scontato che sia per il D.l. n. 50/2022 che per la relativa Legge di conversione, la n. 91 del 15 luglio 2022, siano state fatte le opportune valutazioni, individuando quindi le risorse finanziarie sulla base della potenziale platea dei beneficiari l’indennità di 200 euro, considerando (presumiamo grazie ai dati dell’Inps) quanti lavoratori hanno beneficiato dell’esonero dello 0,80% nel periodo che va da gennaio 2022 ad aprile 2022. L’Inps invece, ampliando la platea dei destinatari ed estendendo l’indennità una tantum anche ai beneficiari del predetto esonero dall’1 maggio al 23 giugno 2022, ha aumentato, e non poco, la spesa sociale per questo intervento senza alcuna verifica della relativa copertura finanziaria (valutazione che anche fosse stata fatta peraltro non gli compete) bypassando così di fatto le prerogative proprie del legislatore.

Ora non so dire chi dovrebbe intervenire su questa gravissima e imbarazzante questione: la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato, la Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica, il Parlamento?

Quello che so è che a questo andazzo andrebbe posto un freno, anche perché questa volta l’Inps ha ampliato un diritto, la prossima potrebbe invece negarlo.

Educare al rispetto dei ruoli e delle competenze: questo si pretende. Nulla di più.

 

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