La pagina della mediazione civile e commerciale – Il Mediatore prima di tutto sa come convertire una crisi in una opportunità creativa

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di Anna Adamo – Consulente del lavoro in Milano, Mediatore civile

Un momento di riflessione per riconoscersi nell’arte di saper mediare (O per conoscere l’arte di saper mediare).

Molti giocatori posseggono un preciso controllo, fino a quando non si trovano in una situazione che si presenta “critica”.

Allora essi si “smontano”, perdono ogni controllo e sembrano privi di ogni benché minima abilità.

Al contrario, vi sono atleti che rendono di più, quando sono sotto pressione.

La situazione stessa sembra dare loro più forza, più potenza e più “arguzia”.

Ci sono alcuni individui che di fronte a una “crisi” si scontrano con la realtà, restano inattivi e sperduti; altri invece, reagiscono accettando la “crisi” come una sfida da affrontare. L’atteggiamento che li distingue è fondamentale! La differenza tra questi due individui, non è una qualità innata che alcuni posseggono e altri no; piuttosto, è una questione di come essi hanno imparato a reagire in situazioni critiche. Se di fronte a una “crisi”, reagite adeguatamente, la crisi diventa “creativa”, può darvi forza, saggezza e potere. Se reagite impropriamente, una crisi vi può defraudare di qualsiasi capacità e controllo a cui fate ricorso abitualmente. Coloro che nello sport, negli affari o nelle attività sociali, sono pronti a reagire sotto pressione, al massimo delle loro potenzialità, sono coloro che hanno imparato inconsciamente o consciamente a reagire bene in situazioni critiche. Costoro hanno avuto la capacità di continuare a lottare per i propri ideali, per le mete che si erano prefissati, per raggiungere nuovi obbiettivi più stimolanti e più adeguati alle nuove situazioni.

Attraversare un periodo di crisi, non significa necessariamente essere sconfitti o falliti; significa invece, essere capaci di affrontare le situazioni da punti di vista diversi, percependone una visione migliore, più costruttiva e che provoca una piacevole sensazione di complicità con la vita che ti lancia la sfida.

La vita ti chiede di attivare il tuo intuito e di lanciare nuove idee, nuovi percorsi che fanno di te una persona in continua crescita o addirittura “nuova”.

Ti chiede di imparare a risolvere i problemi, a trovare soluzioni, a non improvvisare, ma a seguire un piano preciso! L’improvvisazione nel raffrontare le vie della crisi, possono portarti a soluzioni di sopravvivenza, ma non a creare un nuovo stato di attività vincente!

Durante uno stato di crisi, le nostre emozioni sono al massimo e non possiamo pensare che quella esperienza diventerà un comportamento positivo costante. Facciamo un esempio: Gettiamo un uomo che non sa nuotare, in alto mare, la crisi che si crea con lui, può condurlo a lottare fino al punto che riesca a salvarsi. Egli impara presto e cerca di nuotare “come può”, ma non imparerà mai al punto di diventare un campione. “Lo sforzo improvviso e sovrumano che lo ha condotto in salvo, si “fissa” in lui come esperienza, rendendogli difficile successivamente l’apprendimento di uno stile migliore di nuoto”. A causa dell’esperienza negativa affrontata, il nostro protagonista, potrebbe incorrere in una crisi peggiore di quella avuta in precedenza se gli si richiedesse di nuotare per un tratto molto più lungo.

Essere sotto pressione, può quindi ritardare la capacità di apprendere”! Il Dott. Edward Tolman, psicologo ed esperto presso l’Università della California, scoprì che, se, ad alcune cavie, si fosse data la possibilità di imparare e fare pratica in condizioni normali e non critiche, esse potevano reagire meglio nel corso di una crisi. Alcune cavie, furono lasciate libere di gironzolare in un rifugio, sazie di cibo e di acqua e si constatò che in quello stato, esse sembravano non imparare nulla! Mentre se le stesse cavie venivano lasciate assetate e affamate, mostravano di imparare moltissimo per arrivare allo scopo velocemente ed efficientemente. Alcuni topi al contrario, costretti da una crisi di fame e di sete, sottoposti quindi a una forte pressione di “stimolo”, dimostrarono che le loro “mappe mentali cerebrali”, si restringevano, facendoli reagire male alla situazione. L’unica via “corretta” che conduceva allo scopo di raggiungere il cibo, si fissava in loro e se veniva bloccata, diventavano ansiosi e facevano fatica ad imparare una nuova “mappa.”

L’eccessiva pressione interferisce con il processo della ragione! Pertanto si può dedurre che: “si impara un comportamento proattivo da tenere in situazioni di crisi, facendo pratica in condizioni non critiche e prodotte da uno stimolo corretto”.

 

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