Voci dal Festival – Passaggio generazionale Prevenire e’ meglio che curare

di Riccardo Bellocchio,  Consulente del Lavoro in Milano

Ha suscitato molto interesse l’incontro svoltosi nella giornata inaugurale al Festival del Lavoro di Milano nel mese di giugno scorso nella sezione Lavoro e Territorio dal titolo “Il turn over generazionale: esperienze a confronto” che ho avuto l’onore di coordinare e che ha visto protagonisti i responsabili delle maggiori organizzazioni datoriali del territorio lombardo, dall’artigianato alle professioni, passando per le piccole e grandi imprese. 

Un tema che accomuna tutta l’economia e non solo quella lombarda. Per Gianni Rebecchi, Presidente Confesercenti Lombardia, il problema della continuità aziendale è legato agli alti costi che le aziende in sede di rinnovo devono affrontare, soprattutto se sono botteghe storiche con una tradizione ed esperienza consolidate nel territorio, la cui scomparsa impoverisce l’intero tessuto su sui operano. “Abbiamo cercato, grazie ad una nostra iniziativa“, ha dichiarato Rebecchi, “di sensibilizzare la Regione Lombardia a riconoscere il valore sociale delle botteghe storiche in modo da alleviare tutti quei costi che un’impresa deve affrontare quando per ragioni oggettive deve rinnovarsi e continuare ad operare nel mercato. Questa nostra attività ha portato all’approvazione nel marzo scorso della Legge regionale sulla valorizzazione delle attività storiche e di tradizione, ed alla conseguente apertura dei bandi per il riconoscimento di bottega storica e di sostegno all’attività“. Presentando un caso specifico Rebecchi ha specificato quali siano i sostegni previsti dalla normativa regionale per sostenere il passaggio generazionale e la trasmissione di impresa al fine di favorire la continuità della gestione e il rilancio occupazionale, nonché l’inserimento lavorativo dei giovani; per favorire l’associazionismo locale per la promozione della cultura d’impresa; per difendere e sostenere il patrimonio storico e di tradizione attraverso la valorizzazione delle attività che ne mantengono integra la memoria. Queste sono solo alcune forme di sostegno, a cui la Regione fa fronte attraverso, per esempio, la concessione di contributi anche a fondo perduto ai titolari delle attività storiche e di tradizione iscritte; la previsione di specifiche agevolazioni per l’accesso al credito, anche attraverso convenzioni con gli istituti di credito; la individuazione, con legge di stabilità dei singoli esercizi finanziari, di forme di agevolazione in materia di tributi regionali. “Solo attraverso una legislazione di sostegno è possibile affrontare serenamente”, ha concluso Rebecchi, “il passaggio generazionale.”  

Per Luigi Pavan, delegato della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e responsabile del passaggio generazionale nell’organizzazione, l’analisi della situazione aziendale è prioritaria rispetto ad altri elementi. “Nella mia lunga esperienza di esperto organizzativo, aiutare il piccolo imprenditore a come costruire un semplice organigramma aziendale, è fondamentale per poter passare poi ad analizzare come cedere la gestione ad altri e continuare l’attività. Non è infatti assolutamente confermato che il semplice essere a fianco dell’imprenditore tutti i giorni possa  fare comprendere i fattori di successo e quali criticità occorre affrontare quando si passa la gestione ad altre persone, anche ai propri figli. La presenza di esperti che possano aiutare tale percorso”, ha poi concluso Pavan, “è fondamentale perché ogni professionista, Consulenti del lavoro, Commercialista o legale, ha competenze fondamentali da mettere in campo per favorire questa transizione”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda è stato l’intervento di Nicola Spadafora, Presidente di Confapi Milano, associazione delle piccole imprese. E’ importante“, ha sottolineato Spadafora “che l’imprenditore si preoccupi per tempo della sua successione avviando un percorso di approfondimento e di formazione quando l’attività economica è nel suo splendore e non quando si intravedono i primi segnali di crisi. La caratteristica fondamentale infatti delle piccole imprese è rappresentata dalla coincidenza della proprietà con il capitale della società. I passaggi generazionali più problematici  –  ha concluso Spadafora – sorgono quando questa compresenza così stretta tra capitale societario e capitale famigliare è un coacervo di interesse tra di loro talvolta troppo connessi che molte volte portano all’insuccesso del passaggio aziendale”.  

Occorre quindi pensare ad un percorso che guidi l’imprenditore a sciogliere in anticipo i nodi presenti nel passaggio generazionale, che può anche voler dire cedere l’azienda anche al di fuori del perimetro famigliare. 

Per Gianluca Manzo, responsabile di Assolombarda per il passaggio generazionale, il tema è assolutamente centrale. Secondo l’osservatorio da lui presieduto solo l’un percento delle imprese lombarde arriva alla quarta generazione. “Occorre una sensibilizzazione continua“, ha esordito, “nei confronti delle imprese perché il rischio è la perdita del patrimonio di impiegati e di know how che si riflette sull’intero tessuto del paese. Uno dei grandi problemi che abbiamo riscontrato è la scarsa presenza di manager nelle imprese italiane e soprattutto di una sottocapitalizzazione che ha fatto delle capacità imprenditoriali di un singolo il successo di una impresa. Il mondo però sta cambiando rapidamente e solo un percorso guidato da parte delle imprese può affrontare i mille problemi di un passaggio generazionale, soprattutto quando questo avviene con l’ingresso di finanziatori esterni al perimetro dell’imprenditore che ha reso grande un’attività. La sensazione di perdere il controllo della propria creatura insieme ad una governance aziendale non  proprio allineata ai nuovi standard, può creare più difficoltà che soluzioni”. 

La conclusione dell’incontro è stata poi affidata ad Enrico Vannicola, Presidente di Confprofessioni Lombardia, la confederazione che riunisce le associazioni dei liberi professionisti e ne rappresenta trasversalmente gli interessi. Il tema del passaggio generazionale riguarda i professionisti non soltanto per la capacità di suggerire soluzioni alle imprese assistite come evidenziato dagli altri interventi, ma è un argomento che riguarda direttamente ogni singolo professionista e il futuro del comparto libero professionale. Tra le possibili soluzioni finalizzate a non disperdere il patrimonio, non solo economico ma soprattutto di competenze, è quello di puntare su aggregazioni e specializzazioni. Il tradizionale approccio individualista del libero professionista deve lasciare il passo a forme associative in cui possano emergere le diverse competenze che ciascuna professione riesce ad esprimere. In questo percorso di trasformazione delle professioni un aiuto può sicuramente arrivare dalle casse previdenziali dei professionisti che hanno tutto l’interesse a favorire il passaggio generazionale per mantenere gettito e prospettive di sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico. Va peraltro riconosciuto all’Enpacl il merito di aver percepito questa necessità ed avere messo in campo degli strumenti finalizzati proprio al passaggio dello studio professionale. 

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