Voci dal Festival – La Consulenza del lavoro in Lombardia. Misuriamo l’appeal della nostra professione, riflessioni sul futuro

di Gabriele Badi, Consulente del Lavoro in Milano

Uno degli ultimi interventi della rassegna “Lavoro & Territorio” svoltosi sabato 22 giugno c.a. durante il Festival del lavoro ha riguardato il tema “La Consulenza del Lavoro in Lombardia, misuriamo l’appeal della nostra professione, riflessioni sul futuro”. I partecipanti, Claudio Suardi (Presidente Ancl UP Bergamo), Emilia Serpelloni (Presidente Ancl UP Brescia), Andrea Fortuna (Presidente Ancl Lombardia), Alessandro Graziano (Presidente Ancl UP Milano) e Gabriele ”Lele” Badi (Vice Presidente Ancl Lombardia), oltre ad analizzare “lo stato dell’arte“ nella nostra professione hanno analizzato sia le problematiche e le criticità che quotidianamente i colleghi si trovano ad affrontare sia nei confronti della Pubblica Amministrazione che con la clientela che le prospettive che si stanno sviluppando nella nostra professione. La costante e talvolta contradditoria produzione normativa rende difficile programmare con la clientela strategie di medio-lungo periodo per adeguare organizzativamente le aziende nella scelta delle maestranze, dei ruoli che le stesse dovranno occupare ai fini di una crescita che sia competitiva con le esigenze dei mercati e dell’economia. Inoltre le novità normative ed i nuovi adempimenti che ci vedono protagonisti, ci devono portare necessariamente a pensare da subito ad un cambiamento del nostro ruolo e della nostra organizzazione professionale. La tavola rotonda ha inoltre provato a gettare uno sguardo al “futuro” della professione; futuro che prevede la possibilità di svolgere adempimenti riguardanti la gestione delle risorse umane, che tenderanno alla creazione di figure specifiche e specializzate di professionisti: stiamo parlando della consulenza previdenziale, della gestione delle crisi d’impresa, delle asseverazioni contributive e contrattuali e del welfare aziendale solo per citarne alcuni. Insomma si è provato a dare una visione a tutto campo della nostra professione che deve vederci inseriti nei contesti produttivi ed economici non più solo come professionista settoriale ma come una fra le figure centrali e più vicine all’imprenditore.

Come sottolineato nell’intervento del collega Claudio Suardi, Presidente Ancl UP di Bergamo “La Professione, in particolare negli ultimi anni, ha maturato una forte consapevolezza del proprio ruolo nel panorama delle professioni, anche perché ha saputo creare un mix tra vecchi e nuovi servizi da mettere a disposizione dei nostri clienti (…). Se ”il punto di partenza è – e a mio modo di vedere rimarrà così – ancora la gestione e amministrazione del personale e la gestione della contabilità dobbiamo tenere conto”, continua Suardi, che “a questi servizi vanno affiancati le nuove opportunità (crisi d’impresa, tirocini, politiche attive al lavoro, ricerca e selezione del personale, la consulenza previdenziale, l’asseverazione retributiva e contributiva, la sicurezza sui luoghi di lavoro, la mediazione civile e commerciale, la certificazione dei contratti e la conciliazione)” sottolineando che “non possiamo essere “tuttologi”, ma dobbiamo saper fare delle scelte, soprattutto organizzative, pensando a quale progetto vogliamo per il nostro studio. Oggi dobbiamo “essere” (e non fare) i Consulenti del Lavoro, pensando che non basta essere preparati dal punto di vista tecnico e scientifico, ma dobbiamo saper essere anche manager e imprenditori di noi stessi e dei nostri studi.

Dobbiamo acquisire pertanto nuove competenze e pensare a nuovi modelli organizzativi dei nostri studi professionali. Nuove competenze sono certamente anche quelle legate alla “soft skills” che sono fondamentali per creare quelle reti professionali necessarie per non rimanere soli. Come fare non è facile. Qui però c’è la sfida del cambiamento che ognuno di noi si deve prendere in carico facendo delle scelte orientate al proprio sviluppo, professionale e personale. La formazione deve essere una compagna di viaggio da vedere come alleata e non come un obbligo legato alla necessità di avere crediti formativi”.

Ribadisce Suardi che è necessario un cambio di passo nell’approccio alla professione, una visione ampia che diventi coinvolgente e di stimolo per ampliare le proprie competenze professionali sia all’interno dei nostri studi che nella creazione di reti e strutture che coinvolgano più professionisti, conclude infatti l’intervento dicendo “il futuro è pertanto innovazione sotto tutti i punti di vista e questa innovazione deve essere creativa.”

L’intervento della collega Emilia Serpelloni, Presidente Ancl UP di Brescia, oltre a rimarcare l’ampliamento delle nostre competenze, ha evidenziato il ruolo che devono avere i giovani nei nostri studi sia come collaboratori che come colleghi professionisti. E, continua la collega, “pensando a tutte le libere professioni,” (…) “la nostra è l’unica che ha sì un suo campo d’azione ma ha anche un pizzico delle altre, dall’essere psicologi a commercialisti e avvocati ed è, tra quelle economico giuridiche, quella che avrà in futuro maggior appeal anche in termini di business”. Questa particolarità della professione, sempre più legata all’uso degli strumenti informatici, con una visione di professionalità “allargata” diventa funzionalmente attrattiva per i giovani che vogliono cimentarsi con il mondo della Consulenza del lavoro. Infatti, continua la collega, “i giovani hanno un grosso vantaggio. I millennials hanno nel loro DNA la comunicazione via social, la digitalizzazione e questo permette loro di assolvere a quella mole di lavoro, derivante dagli adempimenti sempre più ricaduti sulla nostra figura, in maniera molto naturale e con un minimo sforzo in modo da concentrare le loro energie sull’aspetto consulenziale e specialistico che nell’ambito della gestione delle risorse non potrà mai essere sostituita da un robot”.

La collega Serpelloni è inoltre intervenuta su un tema a lei caro e sul quale il sindacato (Ancl) sta lavorando con impegno. L’intervento si sofferma sul ruolo della Consulente del lavoro e sull’essere CdL donna:  “Nel secondo giro di domande abbiamo parlato del ruolo delle donne, tema a me molto caro!!!! Io non parlerei di differenza di genere ma di sinergia di genere, partendo dal presupposto che lavoro di cura e lavoro retribuito per il mercato non sono realtà conflittuali da tenere in equilibrio ma parte di un tutto per entrambi i sessi. Purtroppo un fenomeno che ho ricordato è dato dal divario retributivo, dato sicuramente dal minore accesso alle figure apicali, dalla diffusione dei lavori part-time, da carriere discontinue ma ahimè purtroppo dal fatto che a parità di mansioni la donna guadagna meno.

Essere CdL donna … sicuramente oggi non si riscontra più quella differenziazione di genere così preminente come accadeva nel passato. Penso che la nostra libera professione valorizzi sicuramente le capacità individuali e garantisce autonomia decisionale, una libertà di scelta ed una seppur minima flessibilità nei tempi anche se i ritmi lavorativi sono dettati più dai clienti, dalle leggi e dalle scadenze con il loro adempimenti e non tanto dalle scelte personali.

Certamente non è facile … le donne CdL sono madri e mogli e si trovano a dover conciliare i tempi domestici con quelli lavorativi e ogni giorno per loro è una sfida. C’è poi l’evento maternità da gestire ed in questa situazione potrebbe nascere un’opportunità per quella rete che si dovrebbe creare tra colleghi soprattutto giovani. Bisogna sottolineare la capacità tipicamente femminile della mediazione. Nostra professione sempre più rosa. Cosa fare in generale ??? A me le quota rosa non piacciono … ritengo che l’applicazione numerica sia più un atto di natura pubblicitaria politica che di vera utilità reale. Il successo nel lavoro ed il rispetto si ottengono esclusivamente grazie alle proprie capacità ed alla propria determinazione, sono il prodotto di competenza, forza di volontà, flessibilità, ambizione, coraggio di formazione specialistica, gestione delle relazioni e capacità organizzativa. Noi CdL dovremmo essere più sensibili a queste tematiche e proporre maggiormente nelle nostre aziende clienti quegli strumenti che la legge ci offre cioè dagli accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e nuovi modelli organizzativi per favorire la conciliazione tra vita professionale e vita privata delle lavoratrici e smart working.”

Alessandro Graziano interviene in qualità, oltre che di Presidente dell’Unione Provinciale Ancl Milano, anche come membro della Commissione rapporti con Inps; nel suo intervento rimarca le difficoltà che i colleghi incontrano nei rapporti con l’Istituto, forieri di aggravi di costi per le aziende, che nascono non solo da difficoltà interpretative delle circolari e dei messaggi ma anche dalle differenti modalità applicative delle procedure, che le varie sedi dell’Istituto adottano per lo svolgimento degli adempimenti. Il suo intervento così sintetizzato “L’Inps dovrebbe ascoltare i Consulenti del Lavoro prima di adottare dei provvedimenti che, più che risolvere problemi evidenti, complicano inutilmente gli adempimenti con una ricaduta su aziende e professionisti. Chiediamo che l’Inps abbia più fiducia nei Consulenti, anche perché l’interesse della categoria sta anzitutto nel rispetto della legalità”.

L’intervento del collega Andrea Fortuna, Presidente Ancl Regionale della Lombardia, riepiloga con ulteriori informazioni, ripercorrendo oltre alla storia dei CdL lombardi, anche quella dell’Ancl del nostro territorio, con particolare riguardo alla componente femminile della categoria.

Diamo uno sguardo al passato per capire come è nata la nostra professione e l’importanza del ruolo del sindacato nella creazione di una categoria professionale che da sempre, oltre alla centralità nei rapporti tra azienda e lavoratore e alla gestione dei rapporti con l’amministrazione pubblica, svolge un’attività di attenzione verso la persona, il lavoro e con una componente sociale molto importante. La professione del CdL sta divenendo sempre più fondamentale nella società per la gestione delle risorse umane all’interno del mondo del lavoro e dunque una professione che oggi è indispensabile ad esempio nei rapporti con organizzazioni sindacali, nello sviluppo di piani di gestione di politica aziendale, nelle fasi di ristrutturazione e di crescita, nelle scelte imprenditoriali legate alla flessibilità dei periodi di lavoro, nella creazione di piani di welfare aziendale per una migliore armonia tra tempi di lavoro e tempi di vita ……. senza dimenticare ovviamente le attività di selezione, reinserimento e gestione delle politiche attive attraverso la Fondazione Lavoro. Dunque l’attività di CdL non è solo “il professionista delle buste paga o della contabilità” ma è una professione sempre più articolata e specializzata, sempre più legata alle dinamiche sociali e alle scelte di un imprenditore che vuole competere nel mondo sempre più internazionale, veloce e articolato. Una professione in grado di offrire al giovane laureato che si approccia alla nostra attività un ventaglio di opportunità professionali ineguagliabili rispetto ad altre professioni che si interessano di consulenza, una professione dinamica e al passo con i cambiamenti. Registriamo inoltre che la professione del Consulente del lavoro sta diventando sempre più “femminile” (le donne CdL oggi rappresentano il 46% su 28.000 CdL iscritti -di cui il 41% ha meno di 41 anni ed il 65% sono professioniste coniugate con figli e per il 90% sono libere professioniste con un proprio studio che le impegna per oltre 40 ore settimanali) e pertanto sicuramente come sindacato e come dirigenza di categoria dobbiamo guardare ancora con maggiore attenzione alle esigenze del ruolo sociale/famigliare di donna con quello dell’attività professionale (progetti di supporto/assistenza durante la maternità e per l’assistenza ad accudire figli e famigliari….). Non a caso in questo Festival del Lavoro uno dei temi affrontati e su cui si è discusso in molti dei 171 eventi che si sono tenuti nella tre giorni milanese, è stato il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e anche noi come Ancl, partendo da un semplice segno di solidarietà come è stato distribuire ed indossare oltre un migliaio di braccialetti rossi, abbiamo presentato il progetto di collaborazione con l’associazione nazionale D.I.Re.(Donne In Rete contro la violenza) che raggruppa e coordina tutti i centri antiviolenza sulle donne in Italia. Il progetto “Ancl vuol Dire Donne” vuole essere di supporto alle iniziative che già l’associazione svolge per il reinserimento nel mondo del lavoro delle donne che hanno subito violenze, oltreché promuovere e sostenere una serie di attività di formazione e informazione sul fenomeno della violenza sulle donne, sensibilizzazione e sostegno al reinserimento lavorativo e su come poter aiutare coloro che stanno cercando di ricostruirsi una vita “normale” partendo dal diritto a poter svolgere un lavoro”.    

Vengono evidenziati negli interventi l’impegno, l’aggiornamento, l’attenzione alle dinamiche sociali, la professionalità, la ricerca dell’inclusione e la capacità di mediazione, caratteristiche che sono fondamentali nella nostra professione, uniti ad un senso etico e di terzietà, espresso nei rapporti che le nostre aziende clienti ci affidano e ci delegano, sia nei confronti delle loro maestranze che nei confronti di Enti terzi quali Pubblica Amministrazione o strutture intermedie della società (leggi organizzazioni sindacali, associazioni etc.) che contraddistingue sempre più le nostre figure professionali.

E proprio sull’etica e sul valore sociale di impresa che nel prossimo futuro sarà nostro compito intervenire; citando Francesco Caio, ex Amministratore Delegato di Poste Italiane S.p.A. ed attuale Presidente del Consiglio di Amministrazione di Saipem S.p.A., il quale in un suo intervento sulla stampa afferma:

“… Siamo impegnati per creare valore per tutti loro, per il futuro successo delle nostre società, ma anche delle comunità del nostro Paese….. L’azienda deve avere uno scopo che diventa fondamentale per il suo successo, …ormai sono proprio gli investitori a pretendere e a chiedere uno scopo sociale alle aziende… si potrebbe riassumere il modo italiano di fare impresa sociale con il concetto di attenzione alla persona” che Caio riassume in cinque punti elaborati durante la sua esperienza in Omnitel:

Avere una strategia di competitività per creare valore».

«Costruire l’impresa attorno alla persona e al suo desiderio di realizzazione».  «L’attenzione al territorio».

«La bellezza che si traduce nella capacità tipica italiana di creare prodotti di qualità, l’attenzione allo stile».

«La creatività, il genio italiano, mix di determinazione, intuito e innovazione».

 

Determinanti sono le risorse umane. «La vera differenza che ho sempre trovato in tutte le aziende dove ho lavorato sono le donne e gli uomini che facevano quell’impresa. Competenze straordinarie che vanno liberate, organizzate e motivate»”.

In chiusura ritengo che sia gli interventi dei colleghi che quanto sopra riportato abbiano come obbiettivo quello di rendere sinergiche le nostre qualità perché, nonostante le difficoltà di sistema, la tassazione elevata, l’incertezza normativa e tutti i problemi con i quali siamo abituati ad operare tutte le mattine, il nostro costante impegno ci farà rimanere ancora per lungo tempo protagonisti.

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