Una proposta al mese – RIPORTARE AL LORO POSTO LE FONTI DEL DIRITTO e la loro scrittura

di Manuela Baltolu – Consulente del lavoro in Sassari

          “E non è necessario perdersi

in astruse strategie,

tu lo sai, può ancora vincere

chi ha il coraggio delle idee”.

(R. Zero, “il coraggio delle idee”)

Ma il 16 di questo mese no. Venerdì 16 aprile, intorno alle ore 16.00, tutte le mie chat whatsapp di lavoro hanno iniziato a produrre in contemporanea una quantità inverosimile di messaggi scritti e vocali come se non ci fosse un domani, esprimendo disagio e disappunto per un evento che ha sconvolto non un venerdì qualunque ma, appunto, un venerdì 16, giornata in cui noi consulenti del lavoro, chi più, chi meno, tiriamo quel tanto agognato e meritato sospiro di sollievo per aver finalmente chiuso le elaborazioni mensili delle retribuzioni e tutti gli adempimenti ad esse collegati che, grazie a chi ancora riesce a pagare quanto dovuto, costituiscono veicolo per portare danari nelle casse statali. In realtà quel sollievo momentaneo dura sempre meno, da un anno a questa parte è abbastanza blando, considerato che lavoriamo ininterrottamente in emergenza costante, ma rappresenta comunque il raggiungimento di un obiettivo mensile che ci consente di poterci concentrare immediatamente sull’obiettivo successivo.

Il 16 di questo mese, a metà serata, girava e rigirava nelle chat un comunicato Inps che, benché privo di efficacia, concettualmente poteva stravolgere gli stipendi di marzo, appena chiusi definitivamente.

Secondo la normativa, chi aveva applicato senza interruzioni gli ammortizzatori Covid, restava senza copertura dal 28 al 31 marzo. Dopo un’estenuante spiegazione alle aziende, che rispondevano giustamente provate, polemiche e affrante, si è cercata una soluzione per coprire i giorni “buchi”: alcuni hanno optato per l’inserimento delle ferie, altri di permessi, altri ancora per assenze non retribuite, nonostante la pericolosità della scelta, tutti con la consapevolezza dell’assurdità della situazione, tra l’altro non nuova da quando conviviamo con la pandemia.

Lo spregiudicato comunicato stampa, invece, affermava con nonchalance che gli ammortizzatori Covid, di cui al Decreto legge n. 41/2021, non decorrono dal 1° aprile, come chiaramente indicato nel testo normativo, con tutte le problematiche tecniche di gestione appena descritte, ma dal 29 marzo. Un comunicato stampa. Sul sito Inps. Bene ha fatto il nostro Cno a definire tale mostruosità “non meritevole di essere commentato nonché, per fortuna, al momento privo di efficacia diretta.”

Nella serata dell’ultimo giorno utile per il pagamento di contributi e ritenute calcolati sugli stipendi di marzo, elaborati con tutte le giravolte necessarie dovute alla mancanza di copertura degli ammortizzatori Covid l’Inps, con vergognosa superficialità, ha pubblicato qualcosa che, se confermato, potrebbe rendere necessario riaprire le elaborazioni delle retribuzioni, per consentire di inserire quelle giornate di cassa integrazione magicamente fuoriuscite dal suo cilindro.

Quando subisco questo tipo di accadimenti, non so perché, mi viene in mente la prima lezione di diritto alle superiori, quando la professoressa aveva esordito così: “Buongiorno ragazzi, per capire di cosa tratta la mia materia, prima di tutto vi fornirò un’importante definizione: il DIRITTO, si chiama diritto, perché È DI-RITTO. – mentre lo diceva, con il braccio destro faceva il gesto che fanno i vigili urbani per dirti che devi proseguire dritto davanti a te Non avrete difficoltà, vedrete, perché nel diritto è sufficiente studiare principi e regole, applicandole in armonia”. In classe, il gelo tra noi adolescenti affascinati e un tantino intimoriti da cotanta maestosità concettuale. Era chiaro che col suo gesticolare e col suo tono fermo, voleva inequivocabilmente affermare la categoricità del complesso di norme giuridiche, che impongono o vietano determinati comportamenti ai soggetti che ne sono destinatari, al fine di promuovere certezze e dissipare i dubbi.

Quella stessa sensazione di gelo, la provo ogni volta che oggi ripenso a quella definizione, rendendomi conto che è tristemente diventata obsoleta e demodé.

Non vorrei mai scivolare in un banale “si stava meglio quando si stava peggio”, ma una fredda e retorica constatazione lasciatemela fare.

Viviamo tempi in cui le norme, o almeno, questo è ciò che appare, non sono certamente supervisionate da giuristi, studiosi del diritto ed esperti.

Viviamo tempi in cui un decreto legge, “atto emanato dal governo per situazioni di particolare emergenza avente forza di legge”, viene spesso scritto in maniera indecifrabile e colmo di carenze e contraddizioni, così tanto che, alle volte, neanche la legge di conversione riesce a migliorarne il contenuto.

Viviamo tempi in cui le fonti del diritto, (la prof ci interrogò su di esse maniacalmente, fino all’esame di maturità, ci teneva in maniera viscerale) sono state barbaramente violentate.

Viviamo tempi in cui provvedimenti di prassi amministrativa si arrogano il diritto di modificare un testo normativo, il famigerato comunicato stampa di venerdì 16 non è un caso isolato, se pensiamo anche a quanto affermato sul nuovo esonero donne introdotto dalla Legge n. 178/2020: l’Inps afferma che spetta anche per le assunzioni a termine (elemento totalmente assente nel testo normativo) e che i 18 mesi di esonero decorrono dalla data di trasformazione in caso di conversione di rapporto a termine non agevolato in rapporto a tempo indeterminato (altra perla non presente nella norma), giusto per citarne alcuni.

Viviamo tempi in cui persino un comunicato stampa, con arroganza e presunzione, pretende la titolarità a poter modificare un atto legislativo.

Viviamo tempi in cui la nostra meravigliosa lingua italiana, ammirata nel mondo, viene bistrattata nei testi legislativi, che dovrebbero rappresentare la massima espressione di un Paese civile.

Non possiamo non notare il progressivo decadimento, oltre che sostanziale, anche letterale e di sintassi delle norme del nostro ordinamento, che in quest’ultimo anno ha avuto una triste impennata.

Qualche anno fa, durante un master in materia di contenzioso sul lavoro, il relatore aveva affermato che, fino ad un certo momento, esisteva nel nostro paese una scuola di scrittura delle norme, poi abolita a causa della spending review. Ricordo che questa notizia mi sorprese molto, sebbene, all’epoca, fossi totalmente ignara di cosa sarebbe accaduto nel biennio 2020-2021 (sperando non si protragga oltre).

Dalle sconsolate considerazioni di cui sopra, nasce una proposta, ma forse, più che una proposta, si potrebbe definire un auspicio, magari banalissimo e scontato: perché non ricostruire, in qualche modo, un metodo di scrittura normativa? Perché non ridare dignità, sostanza e coerenza alle norme? Perché, nel contempo, non regolare l’emissione di prassi allo sbando e di comunicati di sensazione?

Senza gravare sul bilancio dello Stato, potrebbe farsene carico il mondo professionale; sarebbe sicuramente più economico prevenire che curare, o rincorrere.

Gli Ordini professionali, magari col supporto dei propri enti di previdenza, potrebbero prevedere, secondo le competenze specifiche di ciascuno, la creazione di gruppi di lavoro avente tale funzione, coinvolgendo in esso i propri iscritti più autorevoli e riconosciuti esperti; magari convogliando le idee dei vari Centri Studi.

Una sorta di “commissione di studio e verifica del testo legislativo”, i cui componenti analizzino preventivamente i testi e forniscano la loro competenza ed esperienza finalizzate ad una stesura definitiva delle norme, che possa essere davvero chiara e di facile applicazione, lavorando su alcuni punti principali:

  • evitare “copia e incolla” da norme precedenti che non hanno alcun senso e che anzi, hanno un significato dai rivolti assurdi, come ad esempio, nel D.l. n. 41/2021, in vari punti relativamente alla scadenza di presentazione delle domande di cassa integrazione: “In fase di prima applicazione, il termine di decadenza di cui al presente comma è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore della presente legge” fissando la scadenza ad una data addirittura antecedente la fine del periodo di cassa;
  • cancellare i “buchi temporali” come nel caso oggetto del comunicato Inps, ad esempio verificando le giornate di Cig magari un attimo prima della pubblicazione in U.;
  • evitare abbagli clamorosi, come avvenuto nella L. n. 178/2020 per la decontribuzione Sud, in cui si dava per scontata la legittima applicazione al 06.2021, mentre il periodo autorizzato scadeva il 31.12.2020 e per il periodo successivo occorreva un’ulteriore autorizzazione UE;
  • considerare, insieme ad una scrittura piana e lineare, le ricadute concrete della norma, le sue applicazioni pratiche, quasi mai considerate ma tutt’altro che scontate;
  • in collegamento con il punto precedente, esprimere parere sugli emanandi provvedimenti di prassi applicativi delle disposizioni

Il tutto senza stravolgere la Costituzione, si intende, ma con un importante funzione consultiva e di consulenza. Anche per contribuire ad eliminare, per senso del dovere e per amore profondo della materia, il contrasto tra le bistrattate e strapazzate fonti del diritto.

Non sarebbe male anche una norma che proibisse (sì, proibisse) anticipazioni, comunicati stampa, bozze provvisorie e quant’altro di simile natura: le Leggi si devono fare bene e in tempo utile, tutto il resto è noia (quando non è tragedia).

E tanto altro si potrebbe ancora immaginare su questa scia, nell’ottica unica di tornare, prima possibile, a quel concetto di certezza del diritto, oggi irrimediabilmente offeso e denigrato.

D’altronde, i professionisti rappresentano un’incredibile risorsa per il nostro Paese, quasi totalmente ignorata e sottovalutata dalle istituzioni (e mi limito a questo, meglio non approfondire oltre), se ne è già accorto, pare, anche il Ministro Brunetta che parlando di ristrutturazione della P.A. ha accennato al reclutamento anche degli iscritti agli Ordini a tal scopo, così come ogni tanto si sente affermare timidamente che per il successo delle politiche attive è indispensabile la sinergia tra pubblico e privato.

Tante belle parole, ad oggi sorrette da nessun fatto.

Ma noi, siamo positivi, ah no, meglio di no, siamo ottimisti, e continuiamo ad offrire proattivamente il nostro contributo.

 

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