Una proposta al mese – LA VARIAZIONE DI RESIDENZA: una comunicazione che valga per tutti

di Alberto Borella – Consulente del lavoro in Chiavenna (SO)

          “E non è necessario perdersi

in astruse strategie,

tu lo sai, può ancora vincere

chi ha il coraggio delle idee”.

(R. Zero, “il coraggio delle idee”)

“La semplificazione dei procedimenti amministrativi serve per snellire e accelerare i processi decisionali pubblici. Sono proprio le farraginosità degli iter, la moltiplicazione dei passaggi burocratici, spesso, la causa inaccettabile di ritardi amministrativi, ma anche il terreno fertile in cui si annidano e prosperano i fenomeni illeciti”.

Le parole sono di Mario Draghi pronunciate nel suo recentissimo discorso alla Camera sulla richiesta di fiducia al nuovo Governo.
Non sono concetti nuovi. Promesse che sentiamo fare ad ogni insediamento di un nuovo esecutivo e purtroppo puntualmente disattese.
Mentre aspettiamo questa rivoluzione epocale noi di Sintesi continueremo, nel nostro piccolo, ad avanzare le nostre proposte su argomenti specifici.

E sì, perché la burocrazia si abbatte non solo semplificando l’iter dei procedimenti più complessi e strutturati ma anche evitando, per esempio, al cittadino di fare cose che la Pubblica Amministrazione potrebbe benissimo fare da sé.
Sul primo gruppo di procedure non è facile intervenire per le tantissime ragioni, anche sociologiche e culturali, che qui non staremo a elencare.
Più facile invece operare sul secondo gruppo.

Oggi vogliamo parlare del cambio di residenza, uno dei tanti adempimenti che un professionista (perlomeno il sottoscritto) segue malvolentieri sapendo che questa inutile perdita di tempo dovrà essergli pagata. Cosa che un cliente fa già poco volentieri di suo, figuriamoci quando lui stesso comprende che sostanzialmente la pratica non ha nulla di concettuale ma è attività da semplice passacarte. In sostanza una mera segnalazione ai vari uffici che però gli costerà qualche centinaio di euro.

Ecco perché quando un cliente entra nei nostri studi e, con fare innocente, ci dice «Ma, ve l’avevo detto che ho cambiato la residenza?» sappiamo bene che questa domanda non porterà a nulla di buono.

Spesso si accompagna a «Saranno un paio di settimane, massimo tre.», cosa che altrettanto soventemente si dimostra falsa perché il più delle volte è trascorso oltre un mese. E hai voglia a spiegargli che adesso oltre al tuo onorario, ai normali bolli e diritti (balzelli) dovuti per la gestione della pratica, ci saranno pure le sanzioni. Il cliente uscirà dai nostri uffici convinto di aver subito una angheria.

E, detto tra noi, non ha nemmeno tutti i torti. In un paese normale dovrebbe esser sufficiente andare presso il proprio Comune, segnalare all’Ufficio anagrafe il cambio di residenza per uscirne certo che la cosa è conclusa qui, che qualsiasi ufficio della Pubblica Amministrazione da oggi saprà che il Borella Alberto non sta più in Via dei matti numero zero ma in Piazza dei fuori di testa numero 7.

Invece no. Tutto questo non accade. Il nostro povero cristo dovrà farsi personalmente il giro di una serie di Enti. O più probabilmente andare dal suo commercialista e/o consulente del lavoro per sistemare la questione. E se non lo fa, di norma entro 30 giorni, gli appioppano pure una bella multa. Proprio un bel paese il nostro, dove quella che si dovrebbe chiamare “ digitalizzazione” è ancora brodo primordiale. Insieme a tutte le altre “-zioni” di cui ogni Governo ci in- torta di proclami: semplificazione, innovazione, dematerializzazione.

Torniamo quindi al nostro cliente ritardatario, che invero qualche colpa ce l’ha pure lui perché a inizio del nostro rapporto professionale gli avevamo raccomandato di segnalarci immediatamente ogni variazione dei suoi dati, sia dell’azienda che personali. Ma si sa, gli imprenditori hanno cento cose di cui preoccuparsi. Quasi impossibile ricordarsi tutto.

Lo facciamo sedere e gli spieghiamo che il cambio andrà comunicato all’Inps, all’Inail, alla Camera di Commercio, oltre al Suap e ad altri uffici in base all’attività svolta. E dovrà pagare diritti e multe.

«Ma come, se mi hanno detto che alla patente ci pensa il Comune? Non lo potrebbe fare an- che per tutti gli altri uffici della Pubblica Amministrazione?»

Cerchiamo di spiegargli – anche se un fon- do di ragione ce l’ha – che pretende un po’ troppo. Ipotizzare che sia il Comune a fare segnalazioni a 360 gradi contattando tutti gli Enti pubblici di questo paese è impensabile. Scordiamocela questa cosa.

Però ipotizzare che sia ogni singolo Ente ad “andare” a chiedere al Comune se qualcosa è cambiato per questo o quell’utente regi- strato presso di esso mi pare una cosa sensata e nemmeno così difficile.

Del resto com’è che diceva quel detto? Se la montagna non va da Maometto, Maometto va al mare.

Ehm, no. Forse non era esattamente così, ma credo che ci siamo ugualmente capiti. Provate a pensarci. Una volta comunicato all’ufficio anagrafe il cambio di residenza, viene automaticamente eseguito un aggiornamento nelle banche dati dell’Anagrafe Tributaria. Questo fa sì che non si debba fare alcuna variazione circa il nuovo indi- rizzo sulla carta di identità che quindi non dovrà per il momento essere sostituita. Al rinnovo del documento di riconoscimento non dovrete essere voi a segnalare all’addetto dell’Ufficio anagrafe che non abitate più in quella via. Il sistema lo segnalerà automaticamente prelevando il nuovo indirizzo dalla banca dati dell’amministrazione.

La banca dati. Eccola la parola magica. Un insieme di dati strutturati ovvero omogeneo per contenuti e formato, memorizzati in un computer, che rappresentano di fatto la versione digitale di un archivio dati (cartaceo) o schedario. In parola meno tecniche tutti i nostri dati: nome, cognome, sesso, data e luogo di nascita, residenza, etc.

Ovvero tutto ciò che serve ad un determinato fine.

La bellezza di una banca dati digitale è che a differenza di quella cartacea non sei tu a dover andare da lei ma potrà esser lei a venire da te. Ve lo ricordate Maometto? Ecco, questo è proprio il caso in cui sarà la montagna ad andare da lui.

Questa cosa è possibile grazie al fatto (ma che ve lo spiego a fa’) che i dati digitali possono viaggiare via cavo o sono su un cloud, la famosa nuvoletta.

Si tratta solo di far sapere a tutti gli interessati come fare ad ottenerli, fornendogli un programma, un collegamento ad hoc e le password di accesso.

Del resto oggi all’Agenzia delle Entrate non segnaliamo più il cambio di residenza dei titolari individuali di partita IVA o dei lega- li rappresentanti di società. L’aggiornamento avviene in automatico senza bisogno di andare da, ma soprattutto pagare, un professionista per questo lavoro.

Così come sappiamo bene che anche la CCIAA accede, per le sue istruttorie, ai dati dell’Agenzia delle Entrate per quanto riguarda i codice Ateco denunciati presso

quest’ultima in relazione alle attività svolte. Ecco che pian pianino ci siamo arrivati.

Ipotizzare che ogni sera ciascun Ente si col- leghi alla banca dati dell’Anagrafe Tributa- ria, prelevi per ogni codice fiscale le modifiche effettuate e riallinei i propri archivi – o, meglio ancora, che possa condividere in remoto l’archivio centrale – non dovrebbe essere poi così complicato.

Una serie di automatismi che, grazie ad una reale “ digitalizzazione”, ci farebbero fare anche un bel passo verso la “dematerializzazione” intesa non solo come sostituzione digitale ma anche eliminazione di scartoffie. Non più migliaia di pratiche da far istruire ai vari professionisti. Meno modulistica da far visionare agli impiegati dei diversi uffici pubblici. Meno procedure sanzionatorie per i casi di ritardo, che peraltro impegnano quotidianamente forze lavorati- ve per registrare incassi a volte irrisori.

E un domani si potrebbe pure pensare ad un unico archivio nazionale, contenente tutti gli altri dati, sia dei cittadini che delle imprese. Pensate la comodità: si segnalerà ad un unico referente, ad esempio, la modi- fica della sede legale della società e questo varrà per tutti, dall’Agenzia delle Entrate alla CCIAA, dall’Inps all’Inail, dal Suap e via proseguendo.

Tanto per capirci un ulteriore passo avanti rispetto al sistema Comunica che non ha unificato le comunicazioni ma ha semplicemente individuato un unico collettore a cui presentare le diverse pratiche che rimangono, oggi, ancora distinte.

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