Una proposta al mese – IL BONUS AUTONOMI a seguito emergenza Coronavirus

di Alberto Borella – Consulente del lavoro in Chiavenna (So)

“Donaci, padre Zeus, il miracolo di un cambiamento”

(Simonide di Ceo)

Per la proposta del mese il D.L. n. 18 firmato lo scorso 17 marzo 2020 avrebbe potuto essere una inesauribile fonte di ispirazione. Pensiamo solo alla gestione degli ammortizzatori sociali. Il suggerimento di un’unica “cassa integrazione” è arrivato da più parti. Consulenti del lavoro in primis. Quattro diverse tipologie – Cigo, Assegno ordinario, Cassa in deroga, Fsba – non rappresentano di certo una semplificazione. Anche senza arrivare ad un provvedimento ad hoc, istitutivo di un Fondo speciale a carico dello Stato, si sarebbe potuto, per esempio, far gestire le richieste di intervento da un’unica procedura per tutti gli ammortizzatori, gestendo poi, a livello interno, lo spostamento delle risorse da ciascun fondo verso l’Inps, in quanto unico incaricato e autorizzato al pagamento della provvidenza. Il problema è che ormai è tardi. I buoi sono, come si dire, scappati dalla stalla. Le cose sono andate troppo avanti. Alcune istanze sono state già presentate, altre sono state istruite e, a giorni, verranno pure inviate. E poi, permettetemelo. Se il legislatore non ci è arrivato da solo a capire certe cose, è improbabile che accolga la richiesta di una modifica totale, fortemente strutturale, di un proprio provvedimento. Ma anche altri istituti necessiterebbero di qualche correttivo. Hai voglia di suggerire. Il congedo parentale previsto dall’art. 23; i permessi aggiuntivi di cui alla legge n. 104; credito di imposta per locazioni, il bonus  autonomi. Solo per citarne alcuni. Fatte queste amare considerazioni questo mese vogliamo dedicare questa nostra rubrica non ad una modifica del dettato normativo ma alle regole disposte per la sua attuazione. Su questo si può operare certamente con quella rapidità che riteniamo essenziale in questa grave situazione emergenziale. L’articolo 27 ha previsto per liberi professionisti titolari di partita Iva e per i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla gestione separata un’indennità di 600 euro, attualmente solo per il mese di marzo 2020. Analogo intervento è previsto dall’articolo 28 per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Nei giorni scorsi l’Inps con il recentissimo messaggio n. 1381 del 26 marzo 2020 ha emanato le prime istruzioni per l’accesso al beneficio. In un’ottica semplificatrice si è prevista una modalità snella di richiesta del “PIN dispositivo”, ovvero di quelle credenziali che permettono l’accesso del contribuente al portale Inps onde presentare l’istanza di accesso al bonus autonomi di ben 600 euro. In estrema sintesi la modalità semplificata consente ai cittadini di compilare e inviare le specifiche domande previste dal D.L. 18/2020, previo l’inserimento della sola prima parte del PIN ricevuto via SMS o e-mail, ovviamente dopo averlo richiesto tramite portale o Contact Center. Una volta ricevute le prime otto cifre del PIN, il cittadino le può immediatamente utilizzare in fase di autenticazione per la compilazione e l’invio della domanda on line, anche se solo per le prestazioni sopra individuate. E tutto ciò, quindi, senza aspettare, come di norma avveniva, la seconda parte del PIN speditagli come consuetudine tramite posta ordinaria. In caso di bisogno, si è pure detto, i soggetti interessati possono rivolgersi ad un Patronato. In tutta onestà queste indicazioni ci lasciano allibiti. Salvo l’apprezzabile snellimento della procedura di rilascio delle credenziali di accesso, di questa procedura tutto si può dire ma non certo che semplifichi la vita a qualcuno. Non la semplifica agli operatori del Call center Inps costretti ad evadere telefonicamente milioni di richieste di rilascio PIN. Non semplifica l’accessibilità al portale Inps che spesso e volentieri si imballa già di suo. Non la semplifica ai lavoratori autonomi, di norma poco avvezzi alla digitalizzazione, che preferiscono che queste incombenze tecniche comunque vengano svolte dai propri consulenti. Anche solo per la certezza che tutto sia fatto per bene. Non le semplifica ai Consulenti del lavoro ed ai Commercialisti che di attività urgenti connesse al Coronavirus ne hanno già fin troppe. Ci manca solo di chiedere qualche centinaio di PIN. Non la semplifica ai Patronati che verrebbero assaliti dai propri iscritti per questo tipo di richiesta. Senza contare che far spostare per le città centinaia di migliaia di persone non pare una brillante idea dal punto di vista sanitario. Eppure la soluzione ottimale era lì, proprio sotto gli occhi di tutti. Ci sono migliaia di Consulenti del Lavoro e di Commercialisti che hanno già accesso, in quanto delegati, alle posizioni individuali dei propri clienti – lavoratori autonomi – per il tramite del Cassetto Previdenziale Artigiani e Commercianti. E lo fanno da tempo per presentare richieste di rimborso, istanze di rateazione, domande di riduzione contributiva oltre che per monitorare avvisi bonari e di addebito e tutto quanto necessario a gestire celermente la loro situazione debitoria contributiva. Ecco quindi una proposta semplice semplice: Riconoscere a questi professionisti la gestione diretta per i propri clienti di questa provvidenza. Una decisione che può essere presa in un minuto. Difficile invece sperare che si riesca a prevedere – ma ci sarebbe tanto piaciuto proporlo – una concessione del bonus di 600 euro in modo automatico concedendo ad esempio, per quanto riguarda Artigiani e Commercianti, uno sconto automatico sulla rata dei contributi in scadenza il prossimo 15 maggio o anche un semplice credito da utilizzare in F24 all’evenienza. Un’ultima riflessione della quale mi si perdonerà la schiettezza che di norma chi come me scrive su questa rivista si permette solo nel Senza Filtro. Ma com’è possibile che siano sempre i Consulenti del Lavoro, i Commercialisti, gli Avvocati ed in genere gli operatori del settore a suggerire al legislatore – oppure, come oggi facciamo su questa rivista, a funzionari pubblici – le necessarie semplificazioni? Com’è possibile che chi ha la responsabilità di far funzionare la macchina pubblica non sia in grado di comprendere certi errori, che sia incapace di individuare le soluzioni ottimali? A che serve nominare e pure pagare un Direttore Generale se non capisce tutto ciò? Cosa fare se addirittura rema contro la sbandierata celerità di intervento e richiesta, direi supplicata, a gran voce dal mondo produttivo allo stremo? Fossi io il Ministro del lavoro, o chiunque altro ne ha il potere, ci metterei meno di trenta secondi a dare un calcio nel didietro a certi burocratosauri. In un nano secondo si troverebbero a casa loro, a pubblicare sul loro profilo Facebook un proprio selfie con la scritta #iorestoacasa …

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