Trasferimento d’azienda e Tfr

di Gabriele Fava , Avvocato in Milano

 

Con sentenza n. 27507 dello scorso 28 ottobre 2019, la sezione Lavoro della Corte di Cassazione è tornata sul tema della corresponsione del Tfr in caso di trasferimento d’azienda e dei conseguenti obblighi ricadenti in capo, rispettivamente, al cedente ed al cessionario, dando continuità ad un proprio orientamento ormai consolidato.

La Suprema Corte, infatti, ha ribadito che, in caso di cessione d’azienda o di un ramo di essa, come tale disciplinata dall’art. 2112 c.c., il datore di lavoro cessionario è obbligato nei confronti del lavoratore, il cui rapporto sia con lui proseguito, per la quota di Tfr maturata nel periodo anteriore alla cessione in ragione del vincolo di solidarietà legislativamente stabilito, rimanendo, inoltre, l’unico soggetto obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione. Il datore di lavoro cedente, invece, rimane obbligato nei confronti del lavoratore ceduto per la quota di Tfr maturata durante il periodo antecedente al trasferimento aziendale.

Nell’enunciare tale principio, la Suprema Corte ha confermato quanto statuito in secondo grado da parte della Corte d’Appello di Genova che, a sua volta, aveva riformato parzialmente la decisione emessa dal Tribunale di Imperia. Il giudice di primo grado, infatti, chiamato a valutare circa il riparto di responsabilità tra cedente e cessionario nell’ambito della cessione d’azienda esaminata, aveva ritenuto non obbligato il cedente per la quota di Tfr maturata precedentemente al trasferimento d’azienda in quanto la società cedente aveva sostenuto i relativi costi nei confronti della cessionaria, tramite l’inclusione dello stesso Tfr, al momento della cessione, tra le passività aziendali. Tale decisione veniva successivamente parzialmente rivista in secondo grado, ove la Corte d’Appello di Genova si conformava al consolidato orientamento di legittimità nel ritenere cedente e cessionario obbligati in solido relativamente alla quota di Tfr maturata in precedenza al trasferimento.

Avverso la pronuncia di secondo grado veniva svolto da parte della società cedente ricorso per Cassazione. La cedente, infatti, lamentava, dapprima, la violazione da parte del giudice del gravame del principio dell’esigibilità del credito solo al momento della cessazione del rapporto, il cui rispetto, a detta della ricorrente, ne avrebbe implicato l’imputabilità al solo cessionario. Sempre a detta della cedente, inoltre, la sentenza impugnata, non avrebbe adeguatamente considerato l’inclusione del Tfr tra le passività aziendali al momento della cessione.

Uniformandosi al proprio precedente orientamento, la Suprema Corte, nel rigettare il ricorso della società cedente, ha ritenuto l’inclusione del Tfr maturato dai dipendenti ceduti tra le passività aziendali del tutto irrilevante ai fini della decisione, in quanto semmai influente sui rapporti tra cedente e cessionario e non tra questi e i dipendenti. La Corte ha, da un lato, confermato l’esistenza del vincolo di solidarietà tra cedente e cessionario per la quota di Tfr maturata nel periodo antecedente al trasferimento del lavoratore il cui rapporto sia proseguito alle dipendenze della cessionaria, dall’altro ha ribadito che il cessionario rimane l’unico obbligato con riferimento alla quota maturata successivamente alla cessione stessa.

 

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