Speciale Convegno – La contrattazione collettiva tra teoria e pratica: EFFETTIVITÀ CONOSCIBILITÀ E RICADUTE CONCRETE

a cura della Redazione

Lo scorso 19 luglio, il CPO di Milano, in collaborazione con i CPO di Caltanissetta e Ragusa e con la partecipazione di ADAPT, ha organizzato il convegno: “La contrattazione collettiva tra teoria e pratica: effettività conoscibilità e ricadute concrete” creando un ponte virtuale tra nord e sud, territorio italico attraversato trasversalmente da un identico problema che sta a cuore all’intera categoria dei Consulenti del Lavoro, nessuna provincia esclusa.

Il tema è stato affrontato da più punti di vista e da più osservatori, quello:

• accademico a cura del prof. Michele Tiraboschi e del Dott. Giovanni Piglialarmi,

• della consulenza del lavoro, a cura dei Colleghi Riccardo Bellocchio e Andrea Asnaghi,

• dell’avvocatura, a cura degli Avvocati Barbara Grasselli del Foro di Milano (intervenuta sostituendo l’Avv.to Zambelli) e Nino Cortese del Foro di Ragusa,

• dell’Inps a cura del Dott. Filippo Pagano,

• dell’Ispettorato del Lavoro a cura del Dott. Pierluigi Rausei,

• della magistratura a cura del dott. Pietro Martello,

coordinati dal Collega Angelo Vitale di Caltanissetta.

Il Presidente Potito di Nunzio introduce i temi della tavola rotonda seguito dal moderatore Angelo Vitale, consulente del lavoro in Caltanissetta, e dai presidenti degli ordini di Caltanissetta, collega Rosalia Lo Brutto, e di Ragusa, collega Rosy Saraceno, che dopo aver ringraziato tutti gli illustri ospiti, mette in evidenza proprio il carattere trasversale del tema della tavola rotonda che non poteva non essere osservato e analizzato da più punti di vista, da quello dei consulenti del lavoro, degli accademici, delle istituzioni e dalla magistratura e avvocati. Un breve intervento della dott.ssa Pedrotti, direttore regionale Inps Sicilia, chiude la presentazione dei lavori anticipando, in parte, i temi che saranno affrontati dal dott. Pagano, per l’Inps.

I Relatori della tavola rotonda sono chiamati a riflettere sulla necessità (o meno) di un intervento del Legislatore che metta ordine nella controversa materia della contrattazione. I problemi sono quelli della individuazione del contratto collettivo applicabile, la identificazione e la lotta ai contratti pirata e al dumping contrattuale, della raccolta del dato elettorale e associativo per identificare i soggetti sindacali, la convivenza con la “giungla contrattuale”.

Decisa è la posizione espressa dal Presidente del Cpo di Milano, Potito di Nunzio, a favore di una discesa in campo del Legislatore, come meglio spiegherà nel suo successivo intervento, ponendosi in antitesi al Prof. Tiraboschi che, inaugurando i lavori con la prima relazione incentrata sulla teoria del contrattazione collettiva, si sbilancia a favore di una totale apertura al solo intervento delle parti sociali nella materia della contrattazione collettiva invitando tutti a ripensare lo studio della contrattazione collettiva in Italia e il ruolo del giurista del lavoro con l’obiettivo di superare la contrapposizione tra teoria e pratica, fra professori e operatori del diritto. he non aiuta a fare buon uso dei contratti collettivi e non aiuta a fare crescere il sistema delle relazioni industriali verso obiettivi condivisibili. Nel rimandare allo scritto del Prof. Tiraboschi Appunti per una ricerca sulla contrattazione collettiva in Italia: il contributo del giurista del lavoro (clicca qui per la pubblicazione) che magistralmente illustra (l’esigenza di) una nuova teoria della contrattazione collettiva fondata sullo studio sistematico della realtà giuridica fattuale, si annota come la posizione del prof. Tiraboschi a tutto favore delle parti sociali nasca da una pluriannuale esperienza maturata nello studio del diritto del lavoro e del diritto delle relazioni industriali e nella intensa attività didattica e di ricerca svolta (anche) sul territorio. Secondo il Prof. Tiraboschi è bene verificare cosa succede a livello di prossimità, sul territorio, nelle aziende.

Egli propone di studiare il fenomeno nella sua effettività e come giuristi di dare un contributo all’interno di contesti interdisciplinari studiando i contenuti del contratto collettivo, in fabbrica, sul territorio, sotto il profilo politico e sociologico. Sono da abbandonare logiche e ragionamenti chiusi ed autoreferenziali.

Il Prof. Tiraboschi, come detto, non ravvisa l’esigenza di una legge sulla rappresentanza in quanto i Ccnl sono un ordine economico e sociale, quanto l’opportunità di lasciare ai corpi intermedi il compito di regolare la materia. Vi sarebbe, infatti, l’esigenza di riconnettere la razionalità giuridica a quella economica pensando ad un ordine sociale. La crisi della politica e delle istituzioni è incardinata nel tentativo di disintermediare e quindi di intendere il “tema del lavoro” come se fosse un tema puramente di contratti, di tariffe e non invece un tema di chi “costruisce l’economia e i mercati del lavoro e di chi governa questi mercati e le dinamiche dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro”.

“(…) è oggi il tempo per una indagine della realtà giuridica effettuale della contrattazione collettiva che consenta di percorrere il senso inverso della strada sin qui praticata dalla dottrina e cioè verificare cosa dice la realtà contrattuale di livello decentrato e di prossimità rispetto alle prescrizioni normative del centro (contratto collettivo di categoria e/o accordi interconfederali sugli assetti contrattuali). Come di non secondario interesse è un percorso di ricerca volto a verificare cosa abbia davvero generato, in termini normativi e contrattuali, «il nuovo sindacato dello Statuto», che opera dentro i luoghi di lavoro e gli ecosistemi territoriali delle catene del valore, in termini di modifica degli assetti organizzativi e di garanzia della coesione sociale, e che per contro pare aver progressivamente perso il suo ruolo di attore politico quantomeno nelle dinamiche della concertazione nazionale (…)”.

Quasi in chiusura della relazione, il prof. Tiraboschi aggiunge che esiste (anche) un problema di conoscibilità del materiale contrattuale. Il D.lgs. n. 151/15 consente l’accesso degli enti pubblici ai contratti di livello decentrato presso gli ispettorati del lavoro: ma l’accesso, per questioni di privacy, viene negato. Circostanza, questa, che crea un problema, certo, ma che non rappresenta un ostacolo insormontabile per chi voglia intraprendere ricerche scientifiche che ruotano intorno a fenomeni dinamici e in continua evoluzione. Segue all’intervento del Prof. Tiraboschi la relazione del Coordinatore del Centro Studi del CPO di Milano e consulente del lavoro, dott. Riccardo Bellocchio, legato alla parte più operativa che ricorda in primis come il contratto collettivo sia un contratto di diritto comune e come sostanzialmente sia libera la scelta sia della associazione sindacale che del contratto che le parti intendono applicare e ne evidenzia le ricadute operative. Restano, all’interno di questo perimetro normativo appena accennato, dei punti fermi che sono rappresentati dall’art. 36 Cost. per la parte economica e dall’art. 2070 c.c., norma che così prevede

“L’appartenenza alla categoria professionale, ai fini dell’applicazione del contratto collettivo, si determina secondo l’attività effettivamente esercitata dall’imprenditore.

Se l’imprenditore esercita distinte attività aventi carattere autonomo, si applicano ai rispettivi rapporti di lavoro le norme dei contratti collettivi corrispondenti alle singole attività.

Quando il datore di lavoro esercita non professionalmente un’attività organizzata, si applica il contratto collettivo che regola i rapporti di lavoro relativi alle imprese che esercitano la stessa attività”.

Ciò premesso, e per rispondere al quesito che anima la tavola rotonda, il dott. Bellocchio, sposa l’idea di un Legislatore che intervenga nella materia (affatto chiara) della contrattazione definendo un “minimo comune denominatore” che accomuni tutti i contratti collettivi sui quali le parti possano, successivamente, intrecciare disposizioni anche in parte differenti, senza però necessariamente sovvertire la disciplina – normativa – degli istituti giuridici. Intervento che possa così risolvere anche problemi di natura pratica.

Concluse le due relazioni introduttive, si apre la tavola rotonda con l’intervento del Presidente di Nunzio sul tema della (difficoltà nella) individuazione del contratto applicabile e delle ricadute operative (tema della rappresentatività e della conoscenza della rappresentatività). Alcuni dati possono servire per inquadrare meglio la realtà: il 95% delle aziende italiane ha meno di 10 dipendenti, il 4% ne occupa da 10 a 49 (fascia che occupa più del 60% dei lavoratori !) e l’1% ne ha oltre 50.

Chi rappresenta chi, si chiede il Relatore.

Dal proprio osservatorio, e in base alle conoscenze e reciproche opinioni ed esperienze, nasce infatti la consapevolezza che pochissime delle medie e piccole imprese italiane danno delega di rappresentanza alle associazioni imprenditoriali così che si viene a realizzare un “territorio aziendale” che è privo di rappresentanza e che, anzi, si lascia rappresentare da altri!

Senza rinnegare o ricusare il ruolo delle parti sociali, preziosissimo, il Presidente di Nunzio ritiene tuttavia opportuna una operazione di “livellazione” di alcuni diritti che sia necessariamente condotta dal Legislatore. Così come ritiene necessaria una norma sulla rappresentanza attuando finalmente l’at. 39 Cost..

Riflettendo su alcuni diritti che trasversalmente sono presenti in tutti i contratti – si pensi ad esempio al trattamento economico delle assenze per malattia – non si può non disporre di una disciplina uniforme, uguale per tutti i lavoratori indipendentemente dal contratto applicato.

Ciò detto il Presidente di Nunzio rivendica l’importante ruolo rivestito dai consulenti del lavoro che devono rispondere alle richieste di chiarimenti che pervengono dagli imprenditori che faticano a comprendere la complessa materia della contrattazione e che li aiutano a muoversi entro il perimetro della legalità. Non solo: ai consulenti del lavoro si chiede di stare al fianco degli imprenditori aiutandoli nella gestione dei rapporti con i lavoratori, a comunicare con il personale trovando nuovi stimoli e spunti di coinvolgimento nell’attività di impresa! Per fare questo c’è però bisogno di certezze normative.

Potito di Nunzio si sofferma poi su un altro fenomeno di assoluta attualità (sempre più frequente): vi sono dei contratti collettivi che appaiono assolutamente vantaggiosi in quanto si posizionano su fasce retributive assai basse, ben al di sotto della soglia di euro 7,50 (minimale contributivo).

È chiaro che qualcuno – la parte più debole del rapporto di lavoro – finirà per “pagare” la “corsa alla sconto”: sono i lavoratori che patiscono le conseguenze di un ribasso delle retribuzioni.

Tutto ciò premesso e riprendendo quanto sopra, vista l’inefficacia degli accordi interconfederali sulla rappresentanza, secondo di Nunzio, appare evidente che vi sono materie che devono essere regolate per legge. E non soltanto per porre fine alla pratica del dumping contrattuale ma anche, conclude, laddove si registrano contratti di prossimità, legalmente stipulati, che finiscono per realizzare fenomeni di dumping quando ad esempio prevedono, sotto l’egida dei sindacati maggiormente rappresentativi, divisori orari che finiscono per formalizzare paghe decisamente basse e collocando, al contempo, le aziende in posizione di mercato di maggior favore rispetto ad altre (che quel contratto non applicano!). Comportamenti da condannare e da combattere. Infine, di Nunzio mette in evidenza il problema della raccolta dei dati (sono dati che si aspetta di conoscere da anni….) per misurare la rappresentatività: ci si chiede quali sono i dati che effettivamente vengono raccolti in quanto il dubbio è che i dati raccolti siano “parziali”. I dati raccolti sono infatti quelli degli iscritti al sindacato e che portano la delega al proprio datore di lavoro, ma restano fuori dalla conta dei dati tutte le iscrizioni al sindacato che non fanno il “passaggio” in azienda. E poi ci si chiede: quante sono le aziende che hanno le RSU? sono pochissime e quelle poche sono quelle che passano i dati all’Inps.

Chiude l’ultima parte della tavola rotonda l’intervento del dottor Martello, già Presidente del Tribunale del lavoro di Milano, unitamente agli avvocati Grasselli (Foro di Milano) e Cortese (Foro di Ragusa). Il dottor Martello ancora una volta manifesta l’altissima stima nei confronti della categoria dei Consulenti del lavoro in quanto soggetti che conoscono la realtà concreta del mondo del lavoro e invita il mondo accademico a tenere conto delle loro istanze e delle loro quotidiane esperienze. Riprendendo il tema centrale della tavola rotonda, egli non può che concordare sull’esistenza di un problema della identificazione dei testi contrattuali, che coinvolge anche l’Inps e, richiamando la posizione del Presidente di Nunzio, sollecita anch’egli un intervento da parte del Legislatore per delineare un minimo di regole in materia di contrattazione. E osserva che anche chi è chiamato a giudicare, e cioè la magistratura, si trova in serie difficoltà a risolvere le controversie dato che la materia della contrattazione e della rappresentanza è priva di una perimetrazione certa: il giudice non si può sottrarre al giudizio e alla decisione delle cause che vengono portate in tribunale, lavorando, tuttavia, senza regole certe e chiare che dilagano in una realtà che egli non esita a definire, respingendola, come “giungla dei contratti”.

Chiudono la tavola rotonda gli interventi degli avvocati Grasselli e Cortese ove si sottolinea la difficoltà ad approntare adeguati strumenti di difesa, l’esistenza di un problema di distribuzione dell’onere della prova e di procedure processuali che mettono in difficoltà il lavoro della difesa che si muove, di nuovo viene sottolineato, su un territorio accidentato – quello della contrattazione – privo di riferimenti legislativi certi. E l’Avvocato Grasselli, seppur con qualche cautela, arriva a condividere la posizione di Potito di Nunzio, auspicando un intervento legislativo sulla materia della contrattazione

 

Relazione del dott. Piglialarmi

Il dottor Piglialarmi, ricercatore Adapt, riporta i risultati di una lunga ricerca condotta sui contratti collettivi in Italia. Relazione molto interessante dalla quale è stato possibile evidenziare come vi sia stata una crescita decisamente rilevante nel numero dei contatti in Italia. Lo studio ha riguardato il periodo 2005-2018 e i dati raccolti (il numero dei contratti nell’archivio CNEL nel 2005 è pari a 292 e nel 2018 è pari a 799) hanno spinto il Relatore ad indagare i motivi che potrebbero essere alla base di questa crescita, probabilmente multifattoriali, legati agli andamenti economici e alla forte globalizzazione. Altri temi indagati riguardano le organizzazioni sindacali e le modalità di negoziazione dei contratti collettivi; l’obiettivo è capire se i contratti sono i veri portatori di interessi collettivi che rispondono a esigenze aziendali e/o si tratta di “contratti pirata”, l’auspicio è quello di riuscire ad offrire un metodo orientativo da adottare in una situazione caratterizzata dal pluralismo sindacale e una chiave di lettura e risposte tendenzialmente affidabili (pure in presenza di prassi e giurisprudenza “non sempre stabili”).

Inps e Inl

Invitati in rappresentanza di Inps e Inl il dott. Pagano e il dott. Rausei. Il dott. Pagano rappresenta l’esigenza per l’istituto, per poter riuscire a garantire (anche) un intervento tempestivo sulle posizioni aziendali ai fini della verifica della correttezza delle pretese contributive, di potere disporre di dati certi che consentano di individuare il contratto collettivo che serva per la determinazione della retribuzione imponibile; l’idea di dare un perimetro certo alla materia contrattuale ad opera del Legislatore è da valutare, alla luce anche delle parole del Presidente di Nunzio. Gestire un milione e mezzo di denunce Uniemens sulla base di algoritmi che probabilmente non lavorano su dati sufficienti (deve essere valutato se i dati inseriti in Uniemens sono sufficienti) e in base a codici Ateco – che servono per operare l’inquadramento (operazione che oggi avviene celermente su base automatizzata) ma che sono probabilmente vetusti, sicuramente statici, ma sui quali l’Inps nulla può – rappresenta un problema. Ultimo, ma non per questo meno importante, il delicato tema della raccolta dei dati ai fini della misurazione della rappresentatività che sconta i limiti del dato associativo e del dato elettorale, come ha evidenziato anche il presidente di Nunzio. Il Dott. Rausei, per l’Inl, ripercorre le tappe significative degli interventi di prassi, mettendo a disposizione della platea delle slide esplicative (clicca qui per le slide) che riprendono il pensiero dell’Inl sulla contrattazione collettiva, sui contratti leader, sul dumping contrattuale esplicitando in modo concreto l’attività dell’Inl e le modalità di svolgimento della stessa.

Le proposte del Centro studi e ricerche Cpo Milano – A. Asnaghi

L’intervento del collega dott. Andrea Asnaghi, consulente del lavoro e coordinatore del CSR del CPO di Milano illustra l’attività svolta nel corso degli ultimi anni e che si è concretizzata nella formulazione di alcune proposte: – Come reagire alla difficoltà nella conoscenza dei contratti collettivi: per i consulenti del lavoro è importante conoscere il contenuto dei contratti che invece spesso resta oscuro. È ipotizzabile stabilire un obbligo preventivo di pubblicità dei contratti collettivi ?

Se Potito di Nunzio invoca un minimo comune denominatore per dare omogeneità e uniformità ai trattamenti, il dott. Asnaghi invita ad una “omogeneità nelle scritture”! la scrittura dei testi contrattuali deve essere coordinata e possibilmente non deve prestare il fianco a letture oscure che necessitano di interpretazione (ponendo così un problema di esigibilità delle norme) da parte degli attori sociali. – Secondo aspetto evidenziato è il seguente: tempo fa il CSR di Milano ha sviluppato l’idea del PAC (clicca qui per Sintesi, 5/2016, pag. 10), accordo aziendale stipulato direttamente fra tutti i lavoratori di un’azienda ed il proprio datore di lavoro, senza l’ausilio di organizzazioni sindacali e che viene sottoposto a certificazione apportando al patto garanzia di legalità, autenticità e corrispondenza ai principi normativi. Viene così esaltato il ruolo della certificazione rivolgendosi alle PMI e il PAC – i cui limiti di intervento sarebbero comunque fissati per legge, – acquisisce a tutti gli effetti la valenza di una contrattazione di secondo livello senza, tuttavia, diventare un modello alternativo/contrapposto alla contrattazione aziendale,

1. M. Tiraboschi, Appunti per una ricerca sulla contrattazione collettiva in Italia: il contributo del giurista del lavoro, DRI, 3, 2021

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