Senza filtro – LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA, le sviste, gli abbagli e la sindrome di Fonzie

Alberto Borella, Consulente del lavoro in Chiavenna (So)

«Maledizione, siamo circondati.» Qualcuno starà pensando ad una storia di indiani e cowboy. Magari a quella del Generale Custer e della famosa battaglia sul Little Bighorn River, tra il reggimento dell’esercito statunitense e gli indiani delle tribù dei Cheyenne e dei Sioux. Eh no cari amici, avete sbagliato. Mi riferisco al mio lavoro, a quello dei Consulenti del Lavoro accerchiati da norme mal formulate e frettolosamente emanate, da circolari varie scritte anche peggio, da sentenze incomprensibili pronunciate da giudici pieni di sé e armati di pericolosa discrezionalità e fantasia. Non bastasse tutto questo ci si mettono pure le parti sociali sottoscrivendo accordi collettivi alla ricerca, spesso, di qualcosa di sempre più originale e distintivo.

Pensavo davvero di averle viste tutte ma quando il mese scorso ho dovuto gestire la disciplina dell’Una Tantum prevista dall’Accordo di rinnovo, firmato il 10 dicembre 2019, del Ccnl per il personale Uneba)1 , mi son dovuto ricredere. Una regolamentazione di certo originale, ma che lascia perplessi soprattutto per alcuni evidenti aspetti di illogicità e di iniquità, a cui ha tentato di mettere una pezza – senza però riuscirci – una specie di interpretazione autentica fornitaci a mezzo FAQ dallo stesso Uneba. Ma procediamo con ordine. Si diceva del contratto collettivo nazionale firmato da Uneba (Unione nazionale enti di beneficenza e assistenza) associazione di categoria del settore sociosanitario, assistenziale ed educativo che associa quasi un migliaio di enti no profit. A cui vanno aggiunte le realtà dove il contratto viene applicato di propria sponte.

Va fatta una premessa e precisamente che il Ccnl ha decorrenza dal 01 gennaio 2017 al 31 dicembre 2019. I nuovi minimi retributivi mensili conglobati nazionali individuati nell’accordo andranno però in vigore solo nel 2020, secondo due decorrenze, la prima dall’1.1.2020 e la seconda dall’1.12.2020. Giusto che sia così dato che l’accordo è stato sottoscritto solo a fine 2019. E come avviene di norma quando il rinnovo contrattuale interviene a contratto già scaduto vi è anche una parte dedicata alla Una-tantum che così recita:

Al personale in forza all’1.2.2021 che abbia superato il periodo di prova, verrà riconosciuta con la retribuzione del mese di febbraio 2021 una somma forfettaria omnicomprensiva a titolo di “una-tantum” secondo gli importi di cui alla seguente Tab. C.

Si tratta di importi – da 81,75 a 133,33 euro – da riproporzionare all’orario di lavoro stabilito con il singolo lavoratore e da corrispondere in un’unica tranche.

Ora, quando si parla di Una tantum siamo abituati ad intenderla come una erogazione forfettaria a copertura del periodo in cui il Ccnl è rimasto in attesa di rinnovo. Proprio a tale scopo i nuovi accordi son soliti individuarne gli aventi diritto, il periodo di riferimento (così da riproporzionare l’importo dovuto agli assunti in corso del periodo) e l’eventuale spettanza in funzione dell’orario di lavoro, part-time o full-time. Ma così non è per questa tornata di rinnovo del Ccnl Uneba.

Leggendo l’accordo, infatti, non vi è alcuna traccia di queste indicazioni e questo ha suscitato parecchi dubbi negli operatori del settore che si son chiesti: «L’importo va riproporzionato in base alla effettiva presenza del lavoratore ovvero in funzione del periodo 01.01.2017 / 31.12.2019?» «L’importo va a tassazione separata?» «L’importo è soggetto a TFR?» Domande peraltro legittime visto che la disciplina di questa Una tantum è inserita specificatamente in un articolo dedicato all’individuazione dei nuovi minimi tabellari per un contratto collettivo le cui retribuzioni non venivano aggiornate dall’ottobre del 2013.

A queste domande abbiamo trovato risposta in una sorta di FAQ pubblicate il 17 febbraio 2020, con Prot. 02.2020.

La riportiamo paro paro perché è un picco- lo capolavoro del genere supercazzola.

Domanda

L’importo dell’“Una-Tantum” copre per caso un periodo di carenza e quindi bisogna rapportare l’importo in base a quel periodo? Oppure va corrisposta sempre interamente?

Risposta

L’ultimo comma dell’art. 2 dispone “Le parti concordano che con la presente intesa hanno compiutamente assolto alla copertura economico-normativa per quanto dovuto a tutto il 31.12.2019”.

Fermiamoci qui, alla conferma che si sta parlando di una somma a ristoro del mancato rinnovo nei tempi ordinari della parte economica. Infatti si legge che con questa intesa si è voluto assolvere alla copertura economico-normativa per quanto dovuto a tutto il 31.12.2019.

E come si ristora chi per tre anni di vacanza contrattuale non ha visto il becco di un quattrino? Di norma o con la corresponsione degli arretrati o con un importo a forfait, la classica Una tantum.

Questo dice la storia della contrattazione collettiva, oltre che la logica, ma secondo gli estensori del parere il periodo dell’ultimo comma dell’art. 2 va letto in combinato disposto dell’art. 43 che dice

“…verrà riconosciuta con la retribuzione del mese di febbraio 2021 una somma forfettaria omnicomprensiva a titolo di una tantum…”

Pertanto, detta somma, va corrisposta indipendentemente dal periodo di anzianità ma con riferimento al rapporto di lavoro in essere ed in forza al 01.02.2021.

Ma come! Ho capito bene? Indipendente-mente dal periodo di anzianità? A tutti lo stesso importo a prescindere da quanto tempo i lavoratori hanno lavorato durante quell’arco temporale di ben tre anni che l’accordo vorrebbe ristorare?

E non finisce certo qui. La nostra Una-Tantum non solo verrà pagata a febbraio 2021

  • ben 14 mesi dopo la scadenza del periodo in cui tale Ccnl è rimasto in attesa di rinnovo (ma perché?) – ma addirittura verrà pagata ai soli lavoratori con un rapporto di lavoro in essere ed in forza al 02.2021. Questo il corollario che si ricava:
  • chi ha lavorato nel triennio 2017/2019 e ha cessato il rapporto qualche giorno prima del 31 gennaio 2021, non avrà diritto ad un bel Con tanti saluti alla volontà di riconoscere copertura economico-normativa a tutto il 31.12.2019;

chi è stato assunto dal 1° gennaio 2020 e nei successivi 13 mesi, se in forza a febbraio 2021, si porterà a casa l’Una-Tantum pur non avendo lavorato nemmeno un giorno nel triennio a cui l’intesa sostiene di voler dare copertura economica;

  • l’Una-Tantum se spetta, spetta per Non va riproporzionata in alcun modo rispetto all’attività svolta nel triennio 2017/2019. Ciò significa che anche ad un lavoratore di livello 4/S assunto addirittura il 31 gennaio 2021 che, per enne motivi non ha pattuito un periodo di prova, spettano 100 euro tondi tondi.

Ora, sia ben chiaro, i firmatari dei Ccnl son liberi di gestire gli aspetti economici, arretrati compresi, come meglio credono. Gli unici soggetti a cui devono dar conto rimangono i lavoratori verso i quali hanno quantomeno l’obbligo morale di spiegare il perché di determinate scelte.

Detto ciò, la mia modesta impressione è che si sia trattato di un refuso, di una dimenticanza. E questo perché la lettura “autentica” data dal- la circolare Uneba non mi convince affatto. Del resto, i casi sono due.

La prima ipotesi è che quanto precisato corrisponde realmente alla volontà di entrambe le parti firmatarie l’accordo. Se così fosse temo proprio che le oo.ss. dei lavoratori (che non ci risulta abbiano mai smentito la lettura proposta da Uneba) possano avere qualche difficoltà a dar conto ai lavoratori, rimasti per tre anni senza aumenti di stipendio, del per- ché hanno approvato una disciplina che – nonostante il dichiarato intento di assolvere alla copertura economico-normativa per quanto dovuto a tutto il 31.12.2019 – di fatto non riconosce a costoro nulla di più di quanto spetterà ad un lavoratore assunto dal 2020. Una norma che addirittura non prevede alcun indennizzo qualora gli stessi venissero licenziati entro la fine di gennaio 2021. Davvero uno strano concetto di equità sostanziale nella tu- tela economica dei lavoratori.

Oppure, ipotesi che personalmente ritengo più verosimile, la norma è stata scritta un po’ di fretta, dimenticandosene un pezzo importante ovvero la parte che avrebbe permesso il riproporzionamento degli importi individua- ti a titolo di Una tantum in relazione alla prestazione lavorativa svolta durante il periodo triennale di vacanza contrattuale.

Ora, io capisco bene che a riconoscere di aver scritto male una norma, specie quando si tratta di un contratto collettivo, non si fa bella figura ma a volte bisogna avere anche la capacità di capire quando la pezza è peggiore del buco.

Chiedere scusa non è poi una cosa così psicologicamente devastante. Al contrario ammettere i propri errori è un comportamento proprio delle persone serie così come il chiedere scusa palesa educazione e grande intelligenza. Ve lo ricordate il mitico Fonzie, il personaggio della famosa serie tv Happy Days, che interpretava la figura del bello-bullo che doveva sempre essere il migliore in tutto e aveva, proprio questo, il problema di non riuscire ad emettere i suoni delle due paro- line “ho sbagliato”?

Ebbene, tenetevi forte. Una volta ce l’ha fatta pure lui. E se ci è riuscito lui …

 

 

 

1. Accordo sottoposto dalle oo.ss. alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori e successivamente confluito nel Ccnl firmato il 20 gennaio 2020

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