Senza filtro – Figure dalla guerra

Andrea Asnaghi, Consulente del lavoro in Paderno Dugnano (MI)

Scene dolorose di guerra, scene eroiche di guerra, scene di resistenza di guerra: l’incubo in cui siamo lentamente e dolorosamente affondati assomiglia in tutto e per tutto ad una guerra. Con un nemico perfido ed invisibile, imprendibile, sconosciuto e perciò (ancora) invincibile. Ci vorrebbe tanto silenzio, ad accogliere tanta sofferenza, l’angoscia per noi stessi e per i nostri cari, la preoccupazione per il futuro incerto delle nostre economie collettive e personali. È quindi con un senso di rispetto, quasi chiedendo scusa per il mancato silenzio, che mi appresto a condividere queste povere riflessioni. Che cominciano con la celebre poesia di John Donne, il quale oltre quattro secoli fa scriveva così Nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. (…) La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.

NON SIAMO ISOLE Così isolati, spesso confinati, talvolta segregati o autosegregati, in piccoli spazi, con uno smartphone o un tablet e pochi altri aggeggi a collegarci col resto del mondo. Eppure la sensazione di non essere soli. Tutto un intrecciarsi di: come stai, come vanno i tuoi, che succede lì, state in casa, hai ancora febbre, fammi sapere, tieni duro. Abbracci ideali di gente che ti vuole bene. Sostegni lavorativi e personali di semisconosciuti; ho trovato questo rimedio, ho questo modello, ho visto questo decreto, fai così. Una catena ideale di solidarietà, di vicinanza. Senza uscire di casa, senza il solito chiacchiericcio molesto dei social, sentirsi vicini. Con tanti personaggi… che certamente saprete riconoscere…

GLI EROI Tutti quelli che non si tirano indietro, non solo medici e sanitari (che è fin banale chiamarli eroi e ringraziarli), chi ha portato nel suo piccolo un pezzo, il suo pezzo: la spesa per il vicino, un sorriso, due parole di conforto, il suo lavoro, un aiuto concreto o molto di più. O solo lo stare pazientemente in casa. Ciascuno aveva e ha una parte da giocare: la Guerra smaschera eroi e codardi ed altre losche figure. Come una cartina di tornasole, siamo messi alla prova della nostra solidarietà e del nostro spirito. Sì anche i professionisti, anche i consulenti del lavoro, insieme a tanti altri, a fare il proprio. In questa Rivista parliamo di lavoro: questo è il Lavoro, il vero senso del lavoro, l’utilità che si costruisce per sè e per gli altri. Anche senza proclami, che il basso profilo è il modo migliore per accompagnare la carità.

GLI INCOSCIENTI Quelli che è come se non fosse successo nulla, quelli che vanno avanti come prima. Non per coraggio o per eroismo, non per solidarietà, ma per bovina stupidità. Quelli che non vedono l’ora che tutto torni come prima, non come tutti noi (ovviamente) ma con il senso di fastidio per questa improvvisa deriva del tempo e della Storia dalla loro comoda quotidianità (“quanto casino per quattro vecchietti e un manipolo di sfortunati!”).

GLI SCIACALLI Quelli che sulla Guerra, sul dolore, sul bisogno, ci marciano, ci speculano, hanno trovato il modo di farci la cresta. Quelli che mentre il Mondo vende morte, vendono la loro merce, a prezzo caro, forse anche maggiorato. Quelli che sono contenti di stare dalla parte di coloro che hanno in mano il bisogno delle persone (una miniera d’oro !). Quelli che pensano a come fare affari “dopo”. Curioso: gli sciacalli si nutrono di morte e puzzano di morte, li riconosci dall’odore. Non rispettano la morte ed il dolore: ecco un’occasione in più per farsi belli, per diffondere competenze e conoscenze (ma non offerte gratis, come hanno fatto tanti, sempre con un ritorno), per farsi pagare, per avere un tornaconto.

GLI STRONZI (si può dire, in questa rubrica) Quelli che fermano le mascherine, le medicine e i dispositivi alla frontiera perché prima o poi serviranno anche a loro. Di qualunque nazione siano, con qualunque intenzione lo abbiano fatto (fingendo – ipocriti – di essersi sbagliati). Stronzi, stronzi inveterati. Vi auguriamo di non averne mai bisogno, ma – nel caso – vi aiuteremo e vorrà dire che grazie a Dio non siamo ancora diventati come voi.

I BUROCRATI Ci sono anche loro. Nemmeno la morte li ferma, forse perché con la morte hanno una parentela stretta, sono la morte dell’anima e la paralisi della vita. Non si risparmiano un decreto, un modulo, una circolare, una procedura; meglio se tardivi, se poco chiari, se farraginosi. Aggiungono caos dove non ce n’era bisogno. Senza senso della vergogna, della pietà, della costruzione del bene. Incapaci ? In malafede ? Idioti ? Non so più nemmeno che dire: ai miei occhi semplicemente incredibili.

QUELLI CHE SI LAMENTANO Comprensibilmente, visti gli stronzi, gli sciacalli, i burocrati, gli incoscienti. E molto altro ancora. Ma quello che conta è il dopo. Subito dopo, la lamentela degli eroi si soffoca nel fare, nell’essere presenti. Ci ricorderemo di tutto ciò che non è andato (oh, potete starne certi), ma ora era ed è il tempo di esserci, di far andare le mani e il cuore, non la bocca. Di costruire la speranza intorno a sè, non rinfocolare l’odio con le accuse, i piagnistei, le critiche fini a sè stesse.

VEDERE IL MONDO CON GLI OCCHI DEL “TERZO MONDO” Scene da terzo mondo; quante volte lo abbiamo pensato, magari in qualche occasione davanti a cose viste in TV. Sì ma …. Quel terzo mondo è quello dove questa sconvolgente Guerra e la desolazione sono la triste quotidianità, dove i morti per fame, sete, virus, violenza sono in un giorno, magari in poche ore, i numeri che tanto ci sconvolgono in un mese o due. Non prendete queste parole per una mancanza di rispetto per ciascuno dei cari morti che ci hanno lasciato, per il dolore e la sofferenza che ci han colpito. È che scopriamo oggi qualcosa che troppo spesso neghiamo, che non vogliamo vedere finchè non bussa alla porta delle nostre case. Quando tutto questo sarà finito, e Dio voglia che finisca, non dimentichiamoci del dolore del Mondo, visto che ci è passato accanto. E quanto sembrano assurde ora le pubblicità che fan parte della nostra vita solita, dalle medicine contro “i primi sintomi del raffreddore” (sembra uno scherzo macabro) a quelle che ci spiegano come perdere peso.

LE SIRENE E IL SILENZIO Questo rimarrà a lungo nel mio cuore. Questo silenzio notturno, anche di giorno, squarciato dal suono straziante delle ambulanze. Che all’inizio senti quasi con speranza, non viene qui, non è per me, per noi, per chi mi è vicino. Poi capisci che quell’ambulanza, come diceva il poeta, non può che suonare anche per te. Per ciascuno di noi. Riecheggia nel nostro cuore il dolore di tutti. Non ci sia un sollievo che non sia contemporaneamente condivisione del male. Tante, troppe parole, forse anche qui. E ancora mi scuso. Molto dolore. Molta paura. Meglio il silenzio. Il ricordo. La tenacia. La speranza. “Andrà tutto bene” se sapremo affermare il bene, comunque vadano i nostri personali destini. Ed essere eroi, costruttori, resistenti. Che Dio ci custodisca tutti quanti: incomprensibilmente (per noi) Lui non chiude mai la porta neanche agli stronzi, agli sciacalli e ai burocrati

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