RLS, MC, RSPP tre personaggi da mettere a posto, PRIMA DI ARRUOLARE ISPETTORI

di Andrea Merati – Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Lo scritto necessita di una colonna sonora elevata: Ouverture 1812 di Tchaikovsky, in rete ci sono anche le versioni con cannoni e campanili veri. Il D.lgs. n. 81/2008 e s.m.i. è diventato un compagno di banco, viaggi e avventure, ci si sente spesso e c’è cordialità, quindi nel testo che segue sarà un po’ Testo Unico per sicurezza, un po’ decreto 81, a volte anche l’81; in certi casi sarà citato solo l’articolo o il comma di riferimento; lui non si offende.

Ho letto l’Asnaghi1 pensiero mentre chiunque sparava la sua perché una ragazza è rimasta uccisa da un telaio: i telai non ammazzano nessuno, sono le persone arroganti, grette e ignoranti che sterminano quelle oneste.

Ho letto l’Asnaghi pensiero mentre le mie convinzioni venivano attaccate via cielo, terra e mare dagli imperatori dei controlli, dai sultani delle ispezioni, dai senatori di gran croce che assumono ispettori, perché fa bello, lucida le coscienze e non sporca la carriera. Il Governo reagisce alla morte dei lavoratori con 2.100 assunzioni all’Ispettorato Nazionale del Lavoro: premesso che, volendo agire al grido di “All’attacco! Controlli a volontà!” c’era da fare un pensiero sui Tecnici Ats (se non siete lombardi si tratta di Asl, o Usl, altrimenti anche Ulss, a seconda dell’angolo di paese in cui è importante ci sia la salute); i controlli sono fondamentali ma, in venticinque anni di esperienza, ho notato che spaventano solo le persone perbene, i farabutti, invece, rischiano (e spesso trionfano); sarebbe molto più interessante portare a compimento il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro, mancano 15 decreti attuativi, nonché rivederne le parti che non sono venute bene.

Sono seduto dalla parte di quelli che ritengono che il Decreto 81 sia una buona legge (le sedie sono scomode, tira aria di fessura e ti guardano come un usurpatore di utili aziendali, ma ci si abitua, con una buona sciarpa), andrebbero però apportate alcune modifiche che sarebbero molto più efficaci dell’indignazione mediatica e delle brigate d’ispettori.

Un ritocco servirebbe sicuramente alla figura dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, mi accodo all’Asnaghi pensiero, perché sono convinto anch’io che dovrebbero essere eletti, sempre, dai lavoratori, liberamente e senza condizioni, dato che: le rappresentanze sindacali già dal 1970 (Legge n. 300) possono intervenire sulla salute e sicurezza dei lavoratori, ancor prima che esistesse il ruolo di RLS; se i lavoratori vogliono che un rappresentante sindacale abbia anche il ruolo di RLS possono votarlo in una condizione di elezione senza vincoli, libera; se mescoliamo le competenze vengono fuori i tuttologi effimeri e approssimativi che fanno solo perdere tempo.

Di mio aggiungo solo che sarebbe arrivato il momento di togliere tutti i numerini inutili:

  • Via il limite di quindici lavoratori sotto il quale non è obbligatoria la riunione periodica (art. 35) ma, soprattutto il ridicolo comma 4: “nelle unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori è facoltà del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza chiedere la convocazione di un’apposita riunione”; ve la immaginate la scena dell’RLS di un’azienda tessile con 13 addetti che va dal proprietario a chiedere la riunione sulla sicurezza, perché il telaio è senza protezioni? Pazze risate, pacche sulle spalle, che sagoma.
  • Deve essere colmato il vuoto del Cane Maggiore per il quale non vi è obbligo di aggiornamento della formazione per gli RLS delle aziende fino a 15 lavoratori: facciamolo breve, ogni tanti anni, strano, ma qualcosa scriviamo nel comma 11 dell’art. 37 che parte da 15 in su a regolare la questione. Comprereste una scala a cui manca il primo piolo?
  • Vorrei veder scomparire, sempre nel suddetto comma 11, il confine di cinquanta lavoratori che determina se l’RLS deve ricevere un aggiornamento annuale di quattro o otto In pratica se opera in una metalmeccanica con quaranta addetti, viene aggiornato con quattro ore di formazione, se invece è parte di un’azienda finanziaria con ottantatre impiegati, ne fa otto. Non sono capace di trovarne le motivazioni, ho un limite, sono ignorante e impreparato, sono stato istruito male: pensavo che la formazione avesse un valore diverso dal prosciutto sulla bilancia del salumiere.

Stacco. Cambio brano: The Clash, I Fought The Law.

Un altro grosso problema dell’81 è la figura del Medico Competente. Dal punto di vista della definizione del ruolo va tutto bene (art. 25), ma l’asino cade rovinosamente e si fa un gran male quando si arriva alla sua nomina (art. 18): deve essere designato dal datore di lavoro, scelto sul libero mercato e pagato per contrattazione e sentimento. Sarebbe interessante che provenisse da un organismo terzo, perché risulterebbe un ruolo forte di tutela della salute dei lavoratori e nel contempo assumerebbe la funzione di verifica dell’attuazione delle attività di prevenzione e protezione.

Avviandomi al finale non mi sottraggo dall’affrontare anche il problema del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Questo personaggio ondeggia tra obblighi e doveri, si configura come depositario di responsabilità penali ma con operatività che ha carattere di consulenza (anche se è dipendente dell’azienda – Corte Suprema di Cassazione, Sezione III penale, Sentenza 20 luglio 2018, n. 34311). Dovrebbero essere definite chiaramente, all’interno del Decreto 81, le responsabilità solo consulenziali e quelle operative e decisionali; in tal modo sarebbe più limpido il ruolo per tutti coloro che operano a vario titolo in azienda e, nel contempo, noi RSPP non potremmo più nasconderci dietro a un “te lo avevo detto”.

  1. Si v. in questa Rivista, 5/2021, A. Asnaghi, RLS nelle rappresentanze aziendali: opportuno un cambiamento?

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