Riscatto periodo di studi universitari agevolato: PER TUTTI (?)

di Mario Verità – Consulente previdenziale in Milano e Legnano (Mi)

 

Fra gli addetti ai lavori e non solo tiene banco da qualche settimana il dibattito intorno al riscatto universitario cosiddetto agevolato aperto a tutti. L’obiettivo che ci poniamo oggi è quello di verificare se, come e quando sarà utile avviare questa procedura, tenendo presente che è doveroso, salvo conferme, continuare a mettere il punto di domanda utilizzato nel titolo. Procediamo con ordine: Le modalità di calcolo dell’onere per il riscatto dei periodi “scoperti” dal punto di vista previdenziale sono e restano 2: quello della riserva matematica e quello a percentuale. La scelta di optare per un tipo o l’altro non è arbitraria, ma legata al calendario: il riscatto effettuato per periodi che si collocano prima del 31/12/1995 viene calcolato col metodo della riserva matematica, mentre per le anzianità contributive dopo il 01/01/1996 è in uso il metodo a percentuale; questo è uno dei motivi per cui, spesso, si tende ad associare il costo con la retribuzione attuale (cosa vera nel caso del riscatto a percentuale, non direttamente correlata nel metodo della riserva matematica). Il D.L. n. 4/2019 ha introdotto la novità del riscatto agevolato, cioè una forma a prezzo fisso per coloro che potrebbero vantare istanza di riscatto per periodi che si collocano nell’ambito del calcolo contributivo, in sostanza per chi ha frequentato l’università a partire dal 1° gennaio 1996. Una grande novità sulla quale, proprio un anno fa da queste pagine, avevamo espresso le nostre opinioni. Come detto, in introduzione dal 20 gennaio di quest’anno, si è creata un’aspettativa rispetto all’allargamento del riscatto “light” a tutti, cioè anche a coloro il cui periodo di studi si colloca prima del fatidico 31/12/1995. La circolare n. 6/2020 dell’Inps però, tratta di un’altra materia e corregge un’anomalia da tempo individuata relativa al calcolo del riscatto di laurea per coloro che, avendone le caratteristiche, hanno presentato domanda per l’opzione contributiva pur essendo, per requisiti, “vecchi iscritti” con prima contribuzione versata a qualsiasi titolo prima del 31/12/1995. Intanto andiamo ad inquadrare questi soggetti potenzialmente optanti:

• Prima contribuzione registrata a qualsiasi titolo (anche in paesi esteri convenzionati con il nostro sistema previdenziale) ante 31/12/1995

• Almeno 15 anni di contribuzione totale • Almeno 5 anni di questi 15 versata dopo il 01/01/1996. All’atto dell’opzione per costoro:

• Limitazione al massimale del reddito da lavoro dipendente imponibile ai fini previdenziali (€ 103.550 per il 2020)

• Scelta irrevocabile di calcolo della pensione con il metodo contributivo

• Possibilità di riscatto laurea per periodi di studio antecedenti il 31/12/1995 con il metodo a percentuale (novità 2020).

N.B. gli optanti non hanno diritto alla pensione di vecchiaia come i soggetti “naturalmente” contributivi, quindi per il diritto si rifanno alla L. n. 214/2011.

Per quanto attiene ad una esame letterale della circolare, non è fatto alcun cenno alla modalità agevolata del decreto n. 4/2019, ma l’interpretazione di alcuni illustri e qualificati commentatori ha insinuato questa possibilità che nella propagazione della notizia è diventata per molti certezza incrollabile. È anche comprensibile soprattutto per talune categorie di lavoratori che sono “vecchi iscritti” per pochi anni o addirittura settimane, che, in conseguenza di questa posizione, hanno poco guadagno dal calcolo misto (cioè la differenza di valore di pensione maturata a parità di contribuzione e decorrenza confrontando i 2 metodi di calcolo è poco significativa). La prospettiva di poter aggiungere anzianità contributiva a costo relativamente basso e guadagnare terreno sulla decorrenza della pensione, si traduce in “comprare” anni di pensione; dal momento in cui un anno costa circa 5.000 euro, si comprende bene che questo si presenta come una ghiotta opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Facciamo l’esempio di un soggetto nato nel 1964 che ha cominciato la sua contribuzione nel 1989 e può vantare 5 anni di riscatto universitario. La sua anzianità al 29 febbraio 2020 è pari a 31 anni e, dal punto di vista del calcolo, la quota retributiva della pensione attesa è piuttosto contenuta (e comunque molto dipenderà dalle sue retribuzioni future); l’aggiunta di questi 5 anni lo collocherebbe con 36 anni di contribuzione a 6 anni e 10 mesi dalla pensione anticipata che quindi arriverebbe al 1° gennaio 2027. In caso di NON riscatto dovrebbe attendere la pensione di vecchiaia che per lui maturerebbe ben oltre i 67 anni e 9 mesi quindi nel 2031 almeno. Quindi diventa molto interessante questa opportunità, circa 26.000 euro per almeno 55 mensilità in più di pensione che per una media di….di quanto? A rigor di logica sarebbe sufficiente una pensione da 500 euro/mese per coprire il costo del riscatto, quindi risulta essere certamente un affare per gran parte dei potenziali interessati, in particolar modo per i manager con retribuzioni importanti.

Altra annotazione doverosa: il riscatto agevolato non ha termini temporali (contrariamente a quello che pareva essere la prima indicazione), quindi nessuno dovrebbe avere fretta di mettere in atto questo meccanismo che, in caso di redditi oltre il massimale, avrebbe come prima conseguenza la diminuzione della contribuzione. Ma allora a chi è rivolta la circolare che estende il calcolo a percentuale per coloro che optano se con l’opzione posso scegliere di pagare meno? Forse a coloro che, pagando di più, accrescono il valore della propria pensione? Ma quanti sarebbero disposti a versare 20.000 euro per ogni anno di riscatto (costo del riscatto annuo a percentuale per una retribuzione di € 60.000,00/anno) per vedere accrescere un montante che porterà loro un risultato solo se sopravvivranno alla statistica? Anche questo dubbio ci porta a essere prudenti sulla pur legittima interpretazione estensiva della circolare che però ha risvegliato l’interesse di molti sulla propria situazione previdenziale e che forse condurrà ad una seria riconsiderazione dell’opzione contributiva come strumento di taglio del costo delle risorse umane di livello medio-alto.

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