RINUNCE E TRANSAZIONI: contenuto, impugnabilità e assistenza sindacale

di Sabrina Pagani, Consulente del Lavoro in Milano

 

 

Con la sentenza a margine (Cass., sez. Lavoro 9 giugno 2021, n. 16154) che ha ad oggetto l’impugnazione da parte del lavoratore di una transazione dal medesimo sottoscritta in sede sindacale la Cassazione ripercorre alcuni consolidati principi in merito ai criteri di inoppugnabilità di rinunce e transazioni, nonché alla sussistenza del medesimo negozio transattivo.Con la sentenza a margine (Cass., sez. Lavoro 9 giugno 2021, n. 16154) che ha ad oggetto l’impugnazione

Al proposito, ricordiamo che l’art. 2113, co. 1, c.c. sancisce che “le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all’art. 409 c.p.c., non sono valide”.

Peraltro, ai sensi del comma 4, art. 2113 c.c. citato, tale regime di inoppugnabilità non si applica alla conciliazione intervenuta ai sensi degli artt. 185, 410, 411, 412-ter e 412-quater del codice di procedura civile, ovvero quando la conciliazione sia avvenuta: i) in sede giudiziale, durante una controversia di lavoro (art. 185 c.p.c.); ii) durante il tentativo facoltativo di conciliazione davanti alle Commissioni di conciliazione costituite presso gli ITL (art. 410 c.p.c.); iii) in sede sindacale, con l’assistenza di un rappresentante del lavoratore (art. 411, co. 3 c.p.c.); iv) nell’ambito di procedure di conciliazione o arbitrato in sede sindacale, presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative, ex art. 412 ter c.p.c.; v) in un procedimento di conciliazione e arbitrato irrituale ex art. 412 quater c.p.c..

La sentenza in esame coglie l’occasione per richiamare i seguenti principi.

EFFETTIVITÀ DELL’ASSISTENZA SINDACALE

In materia di atti abdicativi di diritti del lavoratore subordinato, le rinunce e le transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro previsti da disposizioni inderogabili di legge o di contratti collettivi, contenuti in verbali di conciliazione conclusi in sede sindacale, non sono impugnabili, a condizione che l’assistenza prestata dai rappresentanti sindacali sia stata effettiva, così da porre il lavoratore in condizione di sapere a quale diritto rinuncia e in quale misura (Cass., 23/10/2013, n. 24024; Cass., 4/9/2018, n. 21617).

La compresenza del conciliatore e del lavoratore al momento della conciliazione lascia presumere l’adeguata assistenza del primo, in assenza di tempestiva deduzione e di prova (a carico del dipendente) che il rappresentante sindacale, pur presente, non abbia prestato assistenza di sorta (Cass., 3/9/2003, n. 12858).

SUSSISTENZA DEL NEGOZIO TRANSATTIVO: ELEMENTI ESSENZIALI

Dalla scrittura contenente la transazione debbono risultare gli elementi essenziali del negozio, ovvero la comune volontà delle parti di comporre una controversia in atto o prevista (la res dubia), la materia oggetto delle contrastanti pretese giuridiche delle parti, nonché il nuovo regolamento di interessi che mediante le reciproche concessioni viene a sostituirsi a quello precedente cui si riconnetteva la lite o il pericolo di lite (Cass., 4/5/2016, n. 8917).

OGGETTO DEL NEGOZIO TRANSATTIVO

L’oggetto dell’accordo transattivo deve essere identificato non già in relazione alle espressioni letterali usate dalle parti – non essendo necessaria una puntuale specificazione delle contrapposte pretese – bensì in relazione all’oggettiva situazione di contrasto che le parti stesse hanno inteso comporre attraverso specifiche concessioni (Cass., 9/10/2017, n. 23482).

SUSSISTENZA DELLA RECIPROCITÀ DELLE CONCESSIONI

La reciprocità delle concessioni necessaria alla qualificazione dell’accordo quale atto transattivo tra datore di lavoro e lavoratore deve poi essere intesa in correlazione alle pretese e contestazioni delle parti, non in relazione ai diritti effettivamente a ciascuna spettanti. Nel caso di specie, la reciprocità è integrata da un lato dall’accettazione da parte del lavoratore del licenziamento intimato e dalla rinuncia alla sua impugnazione, e dall’altro dall’erogazione da parte della società datrice delle somme indicate nell’atto medesimo.

ACCERTAMENTO DELLA NATURA DELL’ATTO TRANSATTIVO

Costituisce un apprezzamento di fatto, riservato al giudice di merito incensurabile in sede di legittimità (se adeguatamente motivato), l’apprezzamento della natura (novativa o conservativa) della transazione, così come del suo essere effettivamente un atto di transazione, e l’ampiezza del suo perimetro (Cass., 14/6/2006, n. 13717; Cass., 7/11/2018, n. 28448).

Tanto premesso, per quanto riguarda il giudizio oggetto della sentenza in esame, la Cassazione rigetta il ricorso del lavoratore, diretto ad ottenere la dichiarazione di nullità del verbale di conciliazione sindacale per pretesa mancata assistenza effettiva all’accordo di un rappresentante sindacale. Dell’assistenza sindacale ricevuta, infatti, il lavoratore aveva lamentato come “insufficiente la sua (N.d.A.: del sindacalista) sola presenza senza neppure essersi personalmente conosciuti prima, né aver da lui ricevuto informazione del contenuto dell’accordo e per non avere la Corte ammesso le prove orali dedotte, rilevanti ai fini di accertare l’invalidità dell’accordo per tale ragione”.

Peraltro, poiché il lavoratore ha comunque sottoscritto l’accordo transattivo alla presenza del sindacalista, senza alcuna eccezione, e con accettazione finale dello stesso, il ricorso viene rigettato, e il lavoratore condannato alla rifusione delle spese legali e processuali.

Osserviamo infine che la sentenza non prende in alcuna considerazione l’orientamento interpretativo emerso con la pronuncia del Tribunale di Roma dell’8 maggio 2019, n. 4354, che ha suscitato qualche dibattito, in base alla quale la norma codicistica dell’art. 2113 c.c. attribuirebbe “valenza di conciliazioni in sede sindacale solo a quelle conciliazioni che avvengano con le modalità procedurali previste dai contratti collettivi, e in particolare da quelli sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative” ai sensi dell’art 413 ter c.p.c., e riconoscerebbe così solo a questo tipo di conciliazione in sede sindacale la prerogativa della inoppugnabilità ai sensi dell’art. 2113, co. 4.

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