Le tutele del lavoro NELL’ECONOMIA DIGITALE*

di Antonella Rosati – Ricercatrice del Centro Studi e Ricerche

Stefano Caffio analizza il composito affresco di norme a tutela del lavoro subordinato e autonomo

 

La progressiva affermazione per chi presta attività lavorativa e, in questo contributo, l’Autore si concentrerà esclusivamente su quelle concernenti la tutela della salute e della sicurezza.a progressiva affermazione dell’ITC nei modelli di organizzazione del lavoro ha fatto emergere nuovi rischi

IL LAVORO TRAMITE PIATTAFORMA TRA VECCHI E NUOVI RISCHI

Semplificando molto una realtà decisamente sfaccettata, i due principali modelli di platform work sono, in primo luogo, il lavoro on demand in cui i lavoratori, attraverso una app, vengono canalizzati verso gli utenti finali (in genere consumatori) per fornire loro servizi di tipo tradizionale; in secondo luogo, il crowdwork, nel quale la prestazione lavorativa ha come oggetto progetti anche di piccola entità (micro-task) in quanto segmenti di un più articolato processo1.

Come evidenziato dall’organismo dell’UE preposto alla promozione delle politiche per la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA), la platform economy sta facendo emergere fattori con una notevole incidenza negativa sulla tutela dell’integrità psico-fisica di lavoratori e lavoratrici che, pur nella loro estraneità alla natura dell’attività svolta, sono da considerare “aggravanti trasversali” di rischi tradizionali 2. Allo stato attuale, la subordinazione3 è l’unica chiave di accesso alle tutele forti anche rispetto alla protezione del diritto alla salute e di ciò se ne ha riprova anche con riferimento  alla disciplina delle collaborazioni etero-organizzate 4 per le quali, nonostante la parziale sovrapposizione con i rapporti di lavoro subordinato, il Legislatore ha esteso lo statuto protettivo di questi ultimi, piuttosto che individuare un nucleo di tutele che prescindesse dalla qualificazione del rapporto.

I LIMITI SOGGETTIVI DELLA DISCIPLINA INTRODOTTA DAL D.L. N. 101/2019

La risposta dell’ordinamento appare al momento parziale e frammentaria nonostante il tentativo lodevole di garantire tutele minime a una parte dei platform worker 5.

Le disposizioni che regolano la materia sono contenute nell’art. 47-septies del D.lgs. n. 81/2015, che, sotto il profilo assicurativo previdenziale, introduce l’obbligo di copertura assicurativa contro gli infortuni sul lavoro a carico del committente, il quale dovrà adempiervi secondo le previsioni di cui al

D.P.R. n. 1124/1965 stabilite per i “ datori di lavoro” (espressione fonte di ambiguità, in ragione della natura autonoma dei rapporti di lavoro oggetto della disciplina speciale). Sul piano delle misure di prevenzione, nel comma 3, del citato art. 47-septies (nel quale si torna a utilizzare il termine “committente”), viene imposto l’obbligo di rispetto del D.lgs. n. 81/2008 nei confronti dei lavoratori autonomi come definiti al comma 1, dell’art. 47-bis.

Non a caso, infatti, in dottrina, il campo di applicazione del Capo V-bis è stato bollato come “rompicapo normativo” 6: si pone l’interrogativo di come possa essere qualificata prestazione di lavoro autonomo un’attività lavorativa in cui il committente esercita un potere organizzativo che è tipico di rapporti che si concretino in collaborazioni definite nel medesimo atto normativo “etero-organizzate”, per le quali trovano applicazione le maggiori tutele previste dalla disciplina del rapporto di lavoro subordinato7.

Sembra allora potersi condividere la soluzione prospettata in dottrina, basata sulla considerazione della esclusione dell’applicabilità della disciplina del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni etero-organizzate, stabilita dall’art. 2, comma 2, lett. a), D.lgs. 81/2015, in presenza di un accordo collettivo stipulato da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che preveda regolazioni specifiche del trattamento economico e normativo in ragione delle peculiarità produttive e organizzative del relativo settore.

GLI ALTRI ELEMENTI DI (DE)LIMITAZIONE DELL’AMBITO DI INTERVENTO DELLA NORMATIVA “SPECIALE”

La disciplina dettata dal Capo V-bis, D.lgs. 81/2015, sembra potersi applicare al solo settore del delivery che fa riferimento unicamente ai lavoratori autonomi addetti alla consegna di beni per conto altrui.

Sulla base delle modalità di espletamento della prestazione, sono esclusi i crowdworker che svolgono l’attività solo on-line e che sono per lo più occupati in compiti di traduzione, editing, grafica8 o altri micro-task. Ulteriori limitazioni derivano dalla tipologia del veicolo impiegato9 e dall’ambito geografico entro il quale devono essere effettuate le consegne, che è circoscritto al territorio urbano.

Quanto alla tipologia del mezzo di locomozione impiegato, sorgono dubbi in merito alle conseguenze dell’eventuale impiego occasionale, a causa di circostanze varie (condizioni meteorologiche avverse, temporanea indisponibilità del ciclomotore etc.), di un veicolo diverso da quelli menzionati dall’art. 47-bis, comma 1, D.lgs. n. 81/2015. In definitiva, l’infortunio occorso in caso di utilizzo di un mezzo differente da quelli menzionati potrebbe determinare un trasferimento del rischio della inabilità al lavoro, e dell’annessa carenza di reddito, a carico del prestatore di lavoro ove tale utilizzo fosse idoneo a interrompere il nesso tra evento e occasione di lavoro.

La previsione dell’ambito urbano quale parametro geografico di circoscrizione del campo di applicazione delle norme in esame si presenta ancor più foriera di criticità. Sono stati anche sollevati dubbi di legittimità costituzionale per l’irragionevolezza del criterio, in relazione sia alla sua astrattezza, sia alle possibili differenziazioni di trattamento che potrebbero scaturire (qualora se ne riuscisse a formulare una definizione) a detrimento di chi effettua consegne in località extra urbane10.

Si potrebbe concludere che l’ambito urbano coincide con le aree che il committente copre con il servizio di consegna e rispetto alle quali non può sottrarsi all’obbligo assicurativo, quale che sia il significato in astratto attribuibile alla incerta locuzione contenuta nella norma11.

IL D.LGS. N. 81/2008 E LA TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEI PLATFORM WORKER

Procedendo in ordine decrescente di intensità di collegamento con l’organizzazione produttiva del committente, la prima categoria di lavoratori da vagliare è quella dei collaboratori la cui prestazione è etero-diretta. L’applicabilità a essi della disciplina del rapporto di lavoro subordinato12 induce a rispondere all’interrogativo posto affermando che il committente dovrà applicare tutte le misure previste dal D.lgs. n. 81/2008, oltre a quelle desumibili dall’art. 2087 c.c.. A tale ultimo riguardo, a fugare ogni dubbio è la sentenza Cass. Civ., sez. Lav., n. 1663/2020 sul caso dei ciclo-fattorini di Foodora, decisione nella quale, con riferimento agli effetti dell’art. 2, comma 1, D. lgs. n. 81/2015, si afferma che “l’ordinamento ha statuito espressamente l’applicazione delle norme sul lavoro subordinato” 13, senza distinguo alcuno e, dunque, anche dell’art. 2087 c.c.14.

Ben diverso grado di complessità assume la questione dell’individuazione delle tutele della sicurezza qualora si ipotizzi la natura autonoma o parasubordinata (non eterodeterminata) del rapporto di lavoro.

In tal caso dovrebbero trovare applicazione le disposizioni previste dal D.lgs. n. 81/2008, per i collaboratori ex art. 409, n. 3, c.p.c. e per i prestatori d’opera ex art. 2222 c.c. che eseguono il lavoro in luoghi diversi da quelli (nella disponibilità giuridica) del committente.

In dottrina si è rilevato che l’avvento delle tecnologie informatiche, e la conseguente possibilità di lavorare in più luoghi diversi, ha portato alla luce l’esigenza di superare la nozione di organizzazione come entità fisica corrispondente a un luogo, per accogliere quella di “ insieme delle regole mediante le quali si realizza il progetto produttivo del datore di lavoro o del committente” 15 e, dunque, di “attività di chi organizza”.

È in ragione di una simile concezione del luogo di lavoro e del nesso funzionale, e non topografico16, che legherebbe il lavoratore con l’organizzazione del committente che sorge il dubbio circa l’estensione anche ai collaboratori e ai prestatori d’opera che svolgono attività lavorativa in ambienti diversi dalla tradizionale unità produttiva aziendale delle tutele previste dal D.lgs. n. 81/2008, attualmente destinate solo ai lavoratori autonomi e ai collaboratori coordinati e continuativi fisicamente operanti in ambienti o spazi di cui il committente dispone giuridicamente.

IL D.LGS. N. 81/2008 E LA SICUREZZA SUL LAVORO DEI CICLO-FATTORINI

L’art. 47-septies, comma 3, D.lgs. n. 81/2015, stabilisce che il committente che utilizza la piattaforma digitale “ è tenuto nei confronti dei lavoratori di cui al comma 1 dell’art. 47bis, a propria cura e spese, al rispetto del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81”.

La lettura dell’articolo si presta a due interpretazioni.

Secondo la prima tesi, troverebbe applicazione nei confronti dei rider l’intero D.lgs. n. 81/2008, al pari di quanto accade per i lavoratori subordinati e per i collaboratori etero-organizzati17.

Peraltro, la tesi è stata accolta dal Tribunale di Firenze18 in una vicenda che ha visto Just Eat contrapposta a un ciclo-fattorino che ha agito nei confronti della società a causa della mancata consegna di mascherine protettive per l’esposizione al rischio di contrazione del virus Sars-Cov 2 nell’espletamento dell’attività lavorativa.

La seconda, più attendibile, è che la norma si limiterebbe a introdurre una deroga al principio generale altrimenti applicabile ai prestatori d’opera ex art. 2222 c.c. per effetto del quale questi sono gravati degli oneri derivanti tanto dalla “ facoltà” di sottoporsi alla sorveglianza sanitaria, quanto dalla partecipazione a corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro19. Semmai occorre chiedersi se la deroga riguardi solo l’attribuzione dei costi delle suddette attività o si estenda anche all’opportunità delle stesse, tramutandole da “ facoltà” di richiederle al committente in vero e proprio diritto, con conseguente azionabilità della pretesa e sanzionabilità dell’eventuale rifiuto o omissione da parte del committente che utilizza la piattaforma digitale. Si tratta di una questione delicata dal momento che le violazioni in materia di tutela della sicurezza sul lavoro rilevano penalmente e sottostanno ai principi di legalità e di tassatività (che escludono l’applicabilità in via analogica delle norme) nonché di personalità della pena.

Peraltro, qualora si interpretasse in senso più esteso la formulazione dell’art. 47-septies, comma 3, D.lgs. n. 81/2015, ne deriverebbe che anche la consegna e la verifica di conformità delle attrezzature impiegate alle prescrizioni vigenti e la dotazione dei dispositivi di protezione individuale 20 si convertirebbero in adempimenti a carico del committente. Non sembra che il laconico dato testuale della norma permetta di spingersi sino a questo punto.

* Sintesi dell’articolo pubblicato ne Il Lavoro nella giurisprudenza, 4/2021, pag. 339 e ss. dal titolo La tutela della salute e della sicurezza nel lavoro tramite piattaforme digitali.

  1. * Sintesi dell’articolo pubblicato ne Il Lavoro nella giurisprudenza, 4/2021, pag. 339 e ss. dal titolo La tutela della salute e della sicurezza nel lavoro tramite piattaforme digitali. 1. V. De Stefano (2016), The rise of the “ just-in-time workforce”: on-demand work, crowdwork and labour protection in the “gig-economy”, Geneva: ILO, Conditions of work and employment series, No. 71,
  2. A cui pure si rinvia per una dettagliata ricostruzione dei vari modelli di organizzazione e prestazione lavorativa in cui si articola il lavoro tramite piattaforma. In tema v. altresì, A.A. Casilli, Schiavi del clic, Milano, 2020, passim, nonché R. Voza, Il lavoro e le piattaforme digitali: the same old story? in WP C.S.D.L.E. “Massimo D’Antona”.it – 336/2017, 2-8. 2. EU-OSHA, Protecting Workers in the Online Platform Economy: An overview of regulatory and policy de- velopments in EU, European risk observatory discussing paper, consultabile sul portale istituzionale dell’organismo, in cui peraltro si evidenzia come tra i fattori trasver- sali vi è anche la giovane età della gran parte dei lavoratori occupati su o tramite piattaforma.
  3. Salvo quanto si dirà a proposito dei collaboratori ex art. 409, n. 3, c.p.c. che svolgono attività nei “luoghi del committente”, in forza della previsione di cui all’art. 3, comma 7, D.lgs. n. 81/2008.
  4. Verso cui la giurisprudenza si è ormai orientata nei giudizi vertenti sulla riqualificazione dei rapporti di lavoro dei rider. In tema vedi C. Spinelli, Le nuove tutele dei riders al vaglio della giurisprudenza: prime indicazioni operative, in Lab. Law. Iss., vol. 6, n. 1, pag. 89 ss.
  5. Concretizzatosi nell’emanazione del D.l. n. 101/2019, conv. in L. n. 128/2019 che, come noto, ha modi- ficato l’art. 2, D.lgs. n. 81/2015 e introdotto il Capo V- bis nel corpus del medesimo decreto delegato
  6. A. Perulli, La nuova definizione di collaborazione organizzata dal committente e le tutele del lavoro autonomo tramite piattaforme digi- tali, in U. Carabelli – L. Fassina (a cura di), La nuova legge sui riders e sulle collaborazioni etero-organizzate, Roma, 2020, 37.
  7. M. Barbieri, Della subordinazione dei ciclo-fattorini, in Lab. Law. Iss., vol. 5, 2, 2019, 47.
  8. A. Rota, La tutela prevenzionistica dei riders nella legge n. 128/2019, in Lab. Law. Iss., vol. 6, 1, 2020, 67.
  9. L’art. 47-bis, comma 1, D.lgs. n. 81/2015, dopo aver menzionato i velocipedi, rinvia in proposito al lungo elenco di cui all’art. 47, comma 2, lett. a), D.lgs. n. 285/1992, che include dai ciclomotori ai quadricicli la cui massa a vuota è pari a 400 kg (500 kg per i veicoli destinati al trasporto di merci), di potenza netta non superiore a 15 KW.
  10.  E. Raimondi, Il lavoro nelle piattaforme digitali e il problema della qualificazione della fattispecie, in Lab. Law. Iss., vol. 5, 2, 2019, 85.
  11.  Con le revisioni del sistema tariffario operata con il D. Intermin. 27 febbraio 2019, è stata integrata la voce relative alla tariffa di premio relativa ai fattorini e ai porta- lettere, inserendovi i rider che operano in “ambito urbano” ma senza che di tale espressione sia stata fornita una definizione. Si v. in proposito la Guida illustrativa gestione terziario, che illustra le nuove tariffe entrate in vigore nel 2019, consultabile sul portale istituzionale dell’Inail.
  12. Art. 2, comma 1, D.lgs. n. 81/2015.
  13. Cass. Civ., sez. Lav., 24 gennaio 2020, n. 1663, punto n. 25, consultabile in http:// olympus.uniurb.it..Dato l’ampio risalto della vicenda, in questa sede si omette qualsiasi rinvio ai numerosissimi contributi apportati dalla dottrina.
  14. Sul tema della estensione dell’efficacia dell’art. 2087 c.c. oltre la subordinazione, v. amplius, C. Lazzari, Gig economy e tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, in Riv. dir. sic. soc., 2018, 3, 461-464.
  15.  P. Pascucci, Note sul futuro del lavoro salubre e sicuro…e sulle norme sulla sicurezza di rider & Co, in Dir. Sic. Lav. 1, 2019, 42.
  16.  C. Lazzari, cit., 473.
  17.  M. Corti – A. Sartori, Il decreto sui “riders”, in Riv. it. dir. lav., 2020, III, 20.
  18. Trib. Firenze, Sez. lav., ord., 5 maggio 2020, n.886,in http://olympus.uniurb.it.
  19.  Art. 21, comma 2, del D.lgs. n. 81/2008.
  20. Art. 21, comma 1, del D.lgs. n. 81/2008.

 

 

 

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