RESPONSABILITA DEL DATORE DI LAVORO per i comportamenti del dipendente (*)

di Antonella Rosati – Ricercatrice del Centro Studi e Ricerche

Giulia Cassano analizza gli orientamenti sul tema

L’itinerario dell’Autrice si propone di dare conto dei principali orientamenti maturati in riferimento alla configurabilità di una responsabilità del datore di lavoro per fatti dei lavoratori.

In primo luogo, viene presa in considerazione la responsabilità datoriale per fatti illeciti dei lavoratori, fondata sull’art. 2049 c.c.. Secondariamente, viene esaminata la responsabilità del datore di lavoro per fatti dei lavoratori posti in essere nell’esecuzione dell’obbligazione, ipotesi riconducibile all’art. 1228 c.c.. A parte la loro diversa natura, entrambe le norme si fondano sia sul fatto che l’agire del dipendente è uno degli strumenti dei quali l’intermediario si avvale nell’organizzazione della propria impresa, traendone benefici ai quali è ragionevole far corrispondere i rischi, sia sull’esigenza di offrire una adeguata garanzia all’investitore.

 

LA NATURA GIURIDICA DELLA RESPONSABILITÀ DEI PREPONENTI PER I FATTI ILLECITI DEI PREPOSTI

 

L’art. 2049 c.c., secondo la tesi prevalente in dottrina e in giurisprudenza, configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva per fatto altrui, dal momento che non viene riconosciuta al preponente alcuna possibilità di fornire una prova liberatoria 1 .

La ratio della norma è da rinvenirsi nel rischio di impresa per il quale i danni cagionati dal dipendente sono posti a carico dell’impresa, come componente dei costi, sulla base del principio espresso dal brocardo “cuius commoda eius et incommoda” 2 . IL RAPPORTO DI PREPOSIZIONE L’art. 2049 c.c. afferma testualmente la responsabilità dei “padroni” e dei “committenti” per il fatto illecito dei propri “domestici” o “commessi”: si tratta di espressioni in disuso, originariamente adottate per individuare un rapporto di lavoro subordinato. A seguito di un’evoluzione interpretativa, la giurisprudenza ha ritenuto fondata la responsabilità ex art. 2049 c.c. non solo nell’ipotesi di rapporto di lavoro subordinato3 ma in tutti i casi in cui per volontà di un soggetto un altro soggetto esplichi un’attività per conto del primo e sotto il suo potere4 . Si è così ritenuto rientrante nell’ambito applicativo della norma un rapporto di lavoro parasubordinato, bastando una mera collaborazione o ausiliarietà del preposto nel quadro dell’organizzazione e delle finalità dell’impresa gestita dal preponente. Il rapporto di preposizione può essere riscontrato anche nei casi in cui sia conferito l’incarico di un’opera o un servizio, purché il committente mantenga sull’incaricato un potere direttivo o di controllo, come nei casi di promotori finanziari5 e agenti6 . Con riferimento al contratto di mandato, la responsabilità del mandante viene tendenzialmente esclusa dalla dottrina, dal momento che il mandatario si obbliga ad eseguire la prestazione per conto del mandante nell’esercizio della propria autonomia decisionale ed organizzativa. In giurisprudenza, al contrario, la responsabilità del mandante ex art. 2049 c.c. viene ammessa a condizione che il mandatario sia dotato di potere di rappresentanza 7 . Talvolta la giurisprudenza ha considerato responsabile il mandante in applicazione del principio dell’apparenza: si tratta di casi in cui, da una parte, il mandatario ha speso il nome del mandante inducendo il terzo a confidare nella sua qualità di rappresentante e, dall’altra, l’apparente rappresentato ha contribuito ad ingenerare nel terzo la convinzione ragionevole (e non colposa) della sussistenza di un rapporto di rappresentanza8 mediante il proprio comportamento di tolleranza dell’attività del falsus procurator. La responsabilità del committente è generalmente esclusa in caso di contratto di appalto, in ragione dell’autonomia dell’appaltatore 9 . La responsabilità dell’appaltante può invece configurarsi se il danno sia stato prodotto dall’appaltatore in esecuzione di direttive o di un progetto dell’appaltante ovvero se l’appaltante si sia inserito nei lavori in misura tale da compromettere radicalmente l’autonomia dell’appaltatore nella loro organizzazione ed esecuzione (in questo caso la responsabilità dell’appaltante sarà esclusiva) 10. Nel caso di somministrazione di lavoro è prevista espressamente la responsabilità dell’utilizzatore per i danni arrecati a terzi dal lavoratore nello svolgimento delle sue mansioni 11.

 

IL FATTO ILLECITO DEL PREPOSTO

Il secondo presupposto della fattispecie in esame è il fatto illecito del preposto, che può essere caratterizzato sia da colpa che da dolo 12. È stata affermata la responsabilità del preponente ex art. 2049 c.c. anche a prescindere dall’identificazione dell’autore del fatto, dal momento che è sufficiente accertare che quest’ultimo, sebbene ignoto, sia legato da rapporto di preposizione con il preponente 13. L’art. 2049 c.c. trova applicazione limitatamente al danno cagionato ad un terzo, ma non è invocabile al fine di ottenere il risarcimento del danno che il preposto abbia procurato al committente oppure a sè stesso 14.

 

IL NESSO DI OCCASIONALITÀ NECESSARIA

Il terzo presupposto per la configurabilità della responsabilità del preponente ex art. 2049 c.c. è la sussistenza di una connessione tra incombenze e danno. L’interpretazione consolidata della giurisprudenza reputa non necessario che il fatto dannoso derivi dall’esercizio delle mansioni, essendo sufficiente che tra queste e il danno sussista un nesso di “occasionalità necessaria”, nel senso che gli incarichi esercitati dal preposto abbiano determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile il fatto illecito 15. Si rinviene la responsabilità del preponente anche laddove il dipendente, collaboratore o ausiliario abbiano trasceso e disatteso i limiti fissati dal preponente in relazione alle loro incombenze, purché sempre nell’ambito dell’incarico affidato a questi, così che non si venga ad integrare una condotta del tutto estranea al rapporto di collaborazione concordato inter partes 16.

 

L’AZIONE DI RIVALSA

La responsabilità del preponente ex art. 2049 c.c. è vicaria rispetto a quella del preposto, autore materiale dell’illecito, che risponde del fatto ai sensi dell’art. 2043 c.c. Il danneggiato può, dunque, agire per il risarcimento del danno nei confronti di entrambi i soggetti, solidalmente responsabili ai sensi dell’art. 2055 c.c., norma che non presuppone l’imputazione del danno per un medesimo titolo di responsabilità17. Laddove, come accade spesso, sia il preponente a risarcire il danno, è pacifico che questi possa agire in rivalsa nei confronti del preposto per recuperare l’intera somma pagata, salvi i casi in cui i rapporti interni siano pattiziamente regolati escludendo il regresso18. A sostegno dell’assunto circa l’integralità della rivalsa del preponente si afferma che nella fattispecie delineata dall’art. 2049 c.c. solo il preposto è autore del danno, mentre la responsabilità del dominus si fonda sulla scelta normativa di gravare quest’ultimo del fatto altrui “in estensione della tutela del terzo” 19.

 

CASISTICA MOBBING

L’art. 2049 c.c. viene invocato dalla giurisprudenza anche per affermare la responsabilità del datore di lavoro in caso di mobbing orizzontale o ascendente, unitamente all’art. 2087 c.c.20. Si deve però rilevare che in alcune sentenze sul tema si rinviene la necessità di poter muovere un rimprovero al datore di lavoro, a dispetto della natura oggettiva di tale responsabilità 21.

 

ABUSI SESSUALI, MOLESTIE E DISCRIMINAZIONE

Parte della giurisprudenza riconosce la responsabilità del datore di lavoro in caso di abusi sessuali commessi dai dipendenti 22. In altre pronunce si esclude invece che possa configurarsi una responsabilità datoriale in casi di molestie sessuali poste in essere dai dipendenti, sull’assunto dell’impossibilità di considerare il comportamento del molestatore come riferibile alle incombenze del dipendente 23. La responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell’art. 2049 c.c. è stata riconosciuta anche nel caso di condotta di un dipendente riconducibile alle molestie basate sulla razza24.

 

LA RESPONSABILITÀ DEL DEBITORE EX ART. 1228 C.C.

La responsabilità ex art. 2049 c.c. deve essere tenuta distinta da quella per il fatto degli ausiliari di cui all’art. 1228 c.c. Mentre la ratio delle due norme è la stessa, diverso è invece l’ambito di applicazione: l’art. 1228 c.c. fa riferimento al caso in cui il datore di lavoro si avvalga dell’opera di ausiliari nell’esecuzione di un rapporto obbligatorio con un terzo creditore muovendosi, dunque, nel campo della responsabilità contrattuale; l’art. 2049 c.c. riguarda invece i fatti illeciti dei preposti nei confronti di terzi, rientrando nella responsabilità extracontrattuale. I tratti distintivi tra le due norme sono stati chiariti di recente da una pronuncia della Suprema Corte in tema di responsabilità medica25: è stato evidenziato come l’art. 1228 c.c., a differenza dell’art. 2049 c.c., sia una responsabilità diretta per fatto proprio del debitore, a prescindere da ipotetiche culpae in eligendo vel in vigilando e in considerazione del fatto che l’ausiliario è mero strumento esecutivo di un programma obbligatorio cui il debitore si è vincolato. I presupposti della responsabilità del debitore per il fatto dell’ausiliario sono la posizione di ausiliario dell’autore del fatto, il carattere doloso o colposo del fatto e la connessione tra fatto e incombenze dell’ausiliario.

 

LA NOZIONE DI AUSILIARIO

Per ausiliario deve intendersi qualunque persona di cui si avvale il debitore per adempiere l’obbligazione: in particolare, sono tali i soggetti che agiscono su incarico del debitore e il cui operato sia assoggettato ai suoi poteri direttivi e di controllo, a prescindere dalla natura giuridica del rapporto intercorrente tra essi e il debitore stesso, ovvero allorché sussista un collegamento tra l’attività del preteso ausiliario e l’organizzazione aziendale del debitore della prestazione 26. In applicazione di tali principi, è stata esclusa la responsabilità ex art. 1228 c.c. della società che si occupa della mera compravendita di energia elettrica in caso di danni cagionati dall’interruzione o malfunzionamento della somministrazione della energia elettrica proposta da un utente 27. La qualifica di ausiliario del debitore, ai fini della norma in esame, è stata applicata dalla giurisprudenza alla figura dei collaboratori scelti dal tour operator (vettore aereo, albergatore, etc.) per pacchetti turistici “tutto compreso” 28.

 

IL FATTO E IL NESSO CON LE INCOMBENZE

Il debitore risponde del fatto doloso o colposo dell’ausiliario, a condizione che tale fatto sia connesso con l’incarico conferito all’ausiliario stesso 29. Sul punto, la giurisprudenza ritiene che non sia essenziale che il fatto dell’ausiliario costituisca esatta esplicazione dell’incarico affidatogli, ma è sufficiente che l’incarico sia “occasione necessaria” del fatto 30.

 

I RAPPORTI INTERNI TRA DEBITORE E AUSILIARIO

Nell’ambito della responsabilità ex art. 1228 c.c., si ritiene generalmente ammissibile l’azione di rivalsa del debitore nei confronti dell’ausiliario. Sul punto si confrontano diverse interpretazioni: in alcune pronunce si ammette che il debitore possa rivalersi integralmente sull’ausiliario, la cui attività esecutiva si pone all’origine dell’inadempimento e del conseguente danno patito dal creditore ed oggetto di risarcimento 31. In altre si ipotizza una ripartizione interna della responsabilità, limitando la rivalsa ad una quota del risarcimento pagato 32. La tematica dei rapporti interni tra debitore e ausiliario è stata di recente approfondita dalla giurisprudenza in un caso relativo alla responsabilità medica 33. Partendo dalla qualificazione della responsabilità ex art. 1228 c.c. quale forma di responsabilità diretta e per fatto proprio, la Corte di Cassazione ha riconosciuto che la responsabilità per i danni cagionati da colpa esclusiva del medico deve essere ripartita in misura paritaria, secondo il criterio presuntivo degli artt. 1298, comma 2, c.c. sulle obbligazioni solidali e 2055, comma 3, c.c. In particolare, si afferma che la struttura sanitaria che ha risarcito l’intero danno al paziente danneggiato dalla condotta inadempiente del medico non dipendente potrà agire in via di regresso non per l’intero ma solo fino alla metà di quanto pagato, a meno che non venga dimostrata un’eccezionale, inescusabilmente grave, del tutto imprevedibile devianza del sanitario dal programma condiviso di tutela della salute oggetto dell’obbligazione.

 

* Sintesi dell’articolo pubblicato ne LG, n. 1/2021, pag. 98, dal titolo La responsabilità del datore di lavoro per fatti dei lavoratori.

  1. Cass. Civ., Sez. III, 4 aprile 2003, n. 5329; Cass. Civ., Sez. III, 20 giugno 2001, n. 8381; Cass. Civ., Sez. III, 24 marzo 2000, n. 3536; Cass. Civ., Sez. III, 29 agosto 1995, n. 9100; di recente Cass. Civ., Sez. I, 14 dicembre 2018, n. 32514; Cass. Civ., Sez. III, 22 novembre 2018, n. 30161.
  2. Cass. Civ., Sez. III, 9 luglio 2020, n. 14613; Cass. Civ., Sez. III, 14 febbraio 2019, n. 4298; Cass. Civ., Sez. III, 22 novembre 2018, n. 30161; Cass. Civ., Sez. III, 31 agosto 2009, n. 18926; Cass. Civ., Sez. lav., 6 aprile 2002; nella giurisprudenza di merito recente Trib. Roma 25 giugno 2019 e Trib. Forlì 20 gennaio 2020.
  3. Ex plurimis: Cass. Civ., Sez. III, 15 giugno 2016, n. 12283; nella giurisprudenza di merito Trib. Ivrea 21 settembre 2019; Trib. Roma 12 dicembre 2018.
  4. Cass. Civ., Sez. III, 15 giugno 2016, n. 12283; Cass. Civ., Sez. III, 5 marzo 2009, n. 5370, in cui si è ritenuta sussistente la responsabilità del preponente per il solo fatto dell’inserimento dell’agente nell’impresa, non rilevando la continuità dell’incarico affidatogli.
  5. Rispetto ai quali l’art. 31, comma 3, D.lgs. n. 58 del 1998 sancisce la responsabilità solidale della società di intermediazione per gli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari, anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale.
  6. Anche in mancanza di potere di rappresentanza, così come affermato da Cass. Civ., Sez. III, 22 giugno 2007, n. 14578; Cass. Civ., Sez. III, 24 gennaio 2007, n. 1515.
  7. Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 11 febbraio 2010, n. 3095; Cass. Civ., Sez. III, 24 gennaio 2007, n. 1516; Cass. Civ., Sez. III, 3 aprile 2000, n. 4005; Cass. Civ., Sez. III, 19 dicembre 1995, n. 12945; Trib. Milano 3 ottobre 2009.
  8. Cass. Civ., Sez. III, 22 giugno 2007, n. 14578; Cass. Civ., Sez. I, 7 aprile 2006, n. 8229; sul punto di veda S. Scapellato, La responsabilità dell’agenzia assicurativa per la condotta illecita del suo subagente, in Giur. it., 2015, 3, 556 ss.).
  9. Cass. Civ., Sez. III, 21 gennaio 2020, n. 1172; Cass. Civ., Sez. III, 19 gennaio 2017, n. 1279. Nella giurisprudenza di merito: Trib. Ravenna 21 febbraio 2019; App. Napoli 4 maggio 2017.
  10. Ex plurimis: Cass. Civ., Sez. II, 13 dicembre 2019, n. 32991; Cass. Civ., Sez. III, 28 settembre 2018, n. 23442; Cass. Civ., Sez. I, 22 agosto 2018, n. 20942; Cass. Civ., Sez. II, 25 gennaio 2016, n. 1234; Cass. Civ., Sez. III, 8 giugno 2015, n. 11798; Cass. Civ., Sez. III, 23 aprile 2008, n. 10588; Cass. Civ., Sez. III, 16 maggio 1987, n. 4518; Cass. Civ., Sez. I, 27 luglio 1983, n. 5151; Cass. Civ., Sez. III, 9 novembre 1978, n. 5133; Cass. Civ., Sez. III, 4 giugno 1962, n. 1343; e, per la giurisprudenza di merito Trib. Roma 14 luglio 2016.
  1. Cass. Civ., Sez. III, 6 dicembre 2019, n. 31889 che esclude la responsabilità del somministratore.
  2. Cass. Civ., Sez. III, 25 maggio 2016, n. 10757. Nella giurisprudenza di merito: Trib. Vicenza 17 aprile 2020; Trib. Avezzano 14 gennaio 2020.
  3. Cass. Civ., Sez. III, 25 maggio 2016, n. 10757, caso relativo alla sottrazione di contante da parte di alcuni dipendenti; Cass. Civ., Sez. III, 10 febbraio 1999, n. 1135
  4. Cass. Civ., Sez. III, 22 marzo 2011, n. 6528; si veda anche Cass. Civ., Sez. III, 6 dicembre 2019, n. 31889 sull’esclusione della possibilità che l’art. 35, D.lgs. n. 81/2015 fondi la responsabilità del somministratore per i danni cagionati dai suoi dipendenti all’utilizzatore.
  5. Ex plurimis: Cass. Civ., Sez. III, 26 settembre 2019, n. 23973; Cass. Civ., Sez. III, 22 settembre 2017, n. 22058; Cass. Civ., Sez. III, 6 luglio 2017, n. 16663; Cass. Civ., Sez. III, 10 agosto 2016, n. 16887; Cass. Civ., Sez. VI, 15 ottobre 2015, n. 20924; Cass. Civ., Sez. III, 24 settembre 2015, n. 18860; Cass. Civ., Sez. III, 19 luglio 2012, n. 12448; Cass. Civ., Sez. III, 31 agosto 2009, n. 18926; Cass. Civ., Sez. III, 25 gennaio 2011, n. 1741; Cass. Civ., Sez. lav., 16 marzo 1990, n. 2154. Nella giurisprudenza di merito Trib. Vicenza 17 aprile 2020; Trib. Monza 10 febbraio 2020; Trib. Forlì 20 gennaio 2020; Trib. Vicenza 10 settembre 2019.
  6. Cass. Civ., Sez. III, 6 luglio 2017, n. 16663; Trib. Vicenza 17 aprile 2020; Trib. Monza 10 febbraio 2020; Trib. Pisa 14 agosto 2019.
  7. Cass. Civ., Sez. lav., 1° dicembre 2016, n. 24567; Cass. Civ., Sez. III, 18 marzo 2005, n. 5971; Cass. Civ., Sez. lav., 24 marzo 1997, n. 2583.
  8. Cass. Civ., Sez. III, 5 luglio 2017, n. 16512.
  9. Cass. Civ., Sez. III, 11 novembre 2019, n. 28987, che richiama quali precedenti Cass. Civ., Sez. III, 5 luglio 2017, n. 16512; Cass. Civ., Sez. lav., 1° dicembre 2016, n. 24567; Cass. Civ., Sez. III, 8 ottobre 2008, n. 24802; Cass. Civ., Sez. III, 5 settembre 2005, n. 17763.
  10. Cass. Civ., Sez. lav., 15 maggio 2015, n. 10037; Cass. Civ., Sez. lav., 25 luglio 2013, n. 18093; Cass. Civ., Sez. lav., 9 settembre 2008, n. 22858; Cass. Civ., Sez. lav., 20 luglio 2007, n. 16148; Trib. Modena 4 aprile 2007; Trib. Roma 3 aprile 2020; App. Bari 23 luglio 2019.
  11. Cass. Civ., Sez. lav., 15 maggio 2015, n. 10037, in cui si afferma che la circostanza che la condotta di mobbing provenga da un altro dipendente, posto in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro ex art. 2049 c.c., ove questi sia rimasto colpevolmente inerte nella rimozione del fatto lesivo; Cass.Civ., Sez. lav., 25 luglio 2013, n. 18093; Cass. Civ., Sez. lav., 9 settembre 2008, n. 22858; Trib. Roma 3 aprile 2020; App. Bari 23 luglio 2019; contra App. Milano 17 ottobre 2007, che valorizza la natura oggettiva della responsabilità datoriale in questi casi.
  1. Cass. Pen., Sez. III, 7 novembre 2019, n. 8968, per cui è configurabile la responsabilità civile del datore di lavoro per gli atti sessuali posti in essere dal conducente di autobus nei confronti dei passeggeri presenti a bordo durante la sosta al capolinea, sussistendo il nesso di occasionalità necessaria nello svolgimento dell’attività lavorativa, in quanto questa non comprende solo la guida, ma anche la vigilanza del mezzo di trasporto; Cass. Civ., Sez. III, 22 settembre 2017, n. 22058, caso in cui è stata ravvisata la responsabilità dell’azienda ospedaliera per i danni provocati da un medico autore di violenza sessuale in danno di una paziente, perpetrata in ospedale e in orario di lavoro, nell’adempimento di mansioni di anestesista, narcotizzando la vittima in vista di un intervento chirurgico; Pret. Milano 31 gennaio 1997.
  2. Cass. Pen., Sez. III, 6 dicembre 2011, n. 27706; Trib. Venezia 15 gennaio 2002; Pret. Modena 29 luglio 1998.
  3. Art. 2, comma 3, D.lgs. n. 215/2003.
  4. Cass. Civ., Sez. III, 11 novembre 2019, n. 28987.
  5. Cass. Civ., Sez. III, 31 agosto 2011, n. 17853; di recente nella giurisprudenza di merito Trib. Potenza 9 gennaio 2020; Trib. Potenza 15 novembre 2016.. Cass. Civ., Sez. III, 23 gennaio 2018, n. 1581; in tema si veda anche Cass. Civ., Sez. VI, 13 febbraio 2015, n. 2964; Cass. Civ., Sez. VI, 20 gennaio 2012, n. 822; Cass. Civ., Sez. VI, 22 dicembre 2011, n. 28488; Cass. Civ., Sez. III, 31 agosto 2011, n. 17853; Cass. Civ., Sez. VI, 29 luglio 2010, n. 17705.
  6.  Trib. Roma 18 novembre 2019; App. Bari 16 gennaio 2018.
  7. Cass. Civ. 25 marzo 1970, n. 819, per cui la responsabilità ex art. 1228 c.c. presuppone che l’opera svolta dall’ausiliario sia connessa con l’adempimento della prestazione.
  8. Cass. Civ., Sez. III, 11 dicembre 2012, n. 22619; Cass. Civ., Sez. I, 15 febbraio 2000, n. 1682; Trib. Lucca 29 marzo 2017.
  9. Cass. Civ., Sez. III, 12 marzo 2010, n. 6053; Trib. Milano 24 giugno 2010.
  10. Cass. Civ., Sez. III, 21 dicembre 2015, n. 25605; Cass. Civ., Sez. III, 14 giugno 2007, n. 13953; Trib. Milano 15 maggio 2019; Trib. Milano 24 settembre 2019; Trib. Milano 26 novembre 2019; Trib. Milano 22 marzo 2019; Trib. Milano 16 febbraio 2018; Trib. Milano 18 giugno 2019; Trib. Milano 31 gennaio 2015; App. Roma 14 novembre 2006; in senso contra- rio Cass. Civ., Sez. lav., 1° dicembre 2016, n. 24567; Cass. Civ., Sez. III, 8 ottobre 2008, n. 24802; Cass. Civ., Sez. III, 5 settembre 2005, n. 17763; Trib. Ravenna 2 settembre 2019; Trib. Perugia 1° luglio 2019; Trib. Livorno 8 febbraio 2016; Trib. Parma 22 aprile 2016; Trib. Ivrea 10 febbraio 2016; Trib. Bologna 23 dicembre 2014.
  11. Cass. Civ., Sez. III, 11 novembre 2019, n. 28987; sul tema si veda A. D’Adda, I rapporti inter- ni tra debitore ed ausiliario ex art. 1228: una opportuna messa a punto (con molte luci e qualche ombra), in Nuova giur. civ. comm., 2020, 2, 345 ss.).

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