Regime forfettario: casi particolari

di Vincenzo Favaloro, Consulente del Lavoro, Revisore Legale in Garbagnate 

Come è ormai noto, con l’approvazione della Legge di Bilancio per l’anno 2019, è stato esteso il campo di applicazione del regime “forfettario” (L. n. 190/2014) sino alla nuova soglia di ricavi/compensi di € 65.000, per tutte le categorie di piccoli imprenditori e professionisti. Le possibilità di accesso a tale regime determina per alcuni contribuenti alcuni dubbi interpretativi e operativi. Innanzi tutto bisogna chiarire un concetto di base e cioè che il regime forfettario è da ritenersi il cosiddetto “regime naturale” per tutti quei contribuenti che rientrano nei limiti di applicazione e, conseguentemente, non è frutto dell’esercizio di una opzione. Al contrario un contribuente che ritiene che per la propria situazione oggettiva non vi sia convenienza nell’adozione per il regime naturale può optare per un regime ordinario (contabilità semplificata o ordinaria) con un vincolo di durata triennale. Ciò premesso risulta quindi evidente che un contribuente che nell’anno 2018 si trovava in un regime “normale” non per opzione possa accedere al regime forfettario dal 2019 senza preclusioni di sorta qualora nell’anno 2018 non abbia superato il limite di ricavi/compensi previsto e, ovviamente, non rientri nelle altre cause ostative previste dalla legge. Prendiamo tuttavia in esame una situazione particolare e cioè quella di un contribuente che nel 2018 abbia adottato il regime ordinario per opzione (ad esempio un ex minimo o un forfettario per il 2017 che, ritenendo di superare il limite precedentemente in vigore, ha preferito adottare sin da subito per il regime ordinario). Orbene in presenza di un obbligo triennale esiste una possibilità di deroga? La risposta è nell’art. 1 del D.P.R. 10 novembre1997, n. 442 ove si recita testualmente “è comunque consentita la variazione dell’opzione e della revoca nel caso di modifica del relativo sistema in conseguenza di nuove disposizioni normative”. Peraltro anche la circolare n. 10/E del 4 aprile 2016 chiarisce bene tale concetto e quindi pare inequivocabile che le significative modifiche apportate dalla citata Legge di Bilancio consentano una revoca della opzione esercitata.

Un altro dubbio dei contribuenti riguarda eventuali fatture emesse nel 2018 in regime ordinario ma incassate nel corso del 2019. In questo caso è applicabile quanto rilevabile dall’art. 1, comma 72 della Legge n. 190/2014 ove, in pratica, si chiarisce che l’incasso del corrispettivo avvenuto nel 2019 sarà da dichiarare nel quadro LM del modello Unico 2020 per l’anno d’imposta 2019 applicando quindi la percentuale di abbattimento forfettario previsto.

Ai fini IVA la fattura emessa nel 2018 non sarà da modificare concorrendo alla liquidazione dell’imposta nel mese/trimestre di emissione.

Si pone inoltre il dubbio riguardo alla ritenuta d’acconto esposta nel documento datato 2018. Poiché il regime forfettario esonera espressamente dall’applicazione della ritenuta sul compenso corrisposto, nell’ipotesi che il committente abbia già effettuato il pagamento della fattura, si ritiene che si possa procedere in due modi. Il primo potrebbe essere quello di farsi restituire la ritenuta d’acconto dal committente stesso. Il secondo, nell’ipotesi che il committente abbia già versato all’erario la ritenuta, sarebbe invece quello di inserire la ritenuta subita nel rigo RS40 denominato “ritenute regime di vantaggio casi particolari” del Modello Unico 2020 per l’anno 2019 riportandola poi al rigo LM41 denominato “ritenute consorzio” di tale modello. Tale comportamento è disciplinato dalla circolare n. 10E/2016. Si pone l’attenzione sul fatto che i righi indicati sono quelli riferiti al Modello Unico 2018 che potrebbero quindi essere di diversa numerazione nel modello da utilizzarsi nel 2020.

Analizziamo, infine, un ulteriore aspetto. Come è noto ai contribuenti forfettari può essere applicata l’aliquota agevolata al 5% in luogo di quella del 15% qualora la propria attività possa essere qualificata come “start up” secondo i requisiti previsti dalla legge. Tale qualificazione viene determinata all’avvio dell’attività e l’agevolazione dura per un quinquennio. Ipotizziamo che un contribuente abbia iniziato la propria attività in data 1° gennaio 2016 e che la stessa fosse qualificabile quale start up. Supponiamo inoltre che nel 2017 abbia superato i limiti di incassi allora previsti per la permanenza nel regime forfettario con conseguente obbligo di passaggio ad un regime normale per l’anno 2018. Se tale contribuente però non avesse superato nel 2018 il nuovo limite dei 65.000 euro potrebbe rientrare nel regime forfettario dal 2019 per effetto dei nuovi limiti vigenti. Tuttavia, avendo il requisito di start up per il 2016 e non essendosi esaurito il quinquennio previsto dalle norme si può ritenere che il contribuente possa ancora usufruire dell’aliquota del 5% per le annualità residue al compimento del quinquennio. Il parere espresso, a parere di chi scrive, non lascia dubbi interpretativi: tuttavia, sarebbe opportuno che l’Agenzia delle Entrate esprimesse le proprie valutazioni nel merito onde fugare ogni e qualsivoglia incertezza.

 

 

 

Preleva l’articolo completo in pdf