Reddito di cittadinanza. Riflessione

di Dario Zangani, Consulente del lavoro in Lecco, Mediatore civile e commerciale

 

Sono passati 6 mesi dalla pubblicazione su questa Rivista dell’articolo “Reddito di cittadinanza una prima riflessione”, ma solo nelle ultime settimane Anpal e Inps hanno pubblicato decreti, messaggi e circolari per regolamentare e istituire quanto previsto dal D.l. n. 4/2019.

In particolare:

  • in data 11 ottobre 2019 l’Anpal ha adottato il decreto che istituisce il sistema informativo sul reddito di cittadinanza
  • in data 8 novembre 2019 l’Inps con messaggio n. 4099 ha informato le aziende che è disponibile il modulo SRDC per la richiesta di agevolazioni per le assunzioni di percettori di reddito di cittadinanza
  • in data 15 novembre 2019 l’Anpal con la circolare n. 3 ha fornito ai Centri per l’impiego istruzioni operative per l’attuazione del Decreto Legge 28 gennaio 2019 n. 4, convertito dalla Legge 28 marzo 2019, n. 26.

Provocatoriamente si poteva riutilizzare il titolo “una prima riflessione”, visto che l’ambiziosa “rivoluzione” di uno strumento unico per sconfiggere la povertà e creare i presupposti per il reinserimento nel mondo del lavoro stenta a decollare. Le perplessità rimangono le stesse sollevate nel primo articolo e riguardano in particolare la figura dei Navigator, i tempi lunghi necessari per l’inserimento nei vari CPI e la loro funzione. Altri fattori che non consentono l’avvio del progetto sono la mancanza di investimenti strutturali chiari votati all’abbattimento del costo del lavoro in generale, il fatto che gli incentivi legati all’assunzione dei percettori del reddito di cittadinanza così come strutturati creano confusione, diffidenza e scetticismo nelle imprese, per non parlare delle politiche attive necessarie per “riattivare” i percettori di Rdc che sono ancora in fase di perfezionamento/implementazione insieme ai vari portali per gestire il matching.

Proprio il 4 novembre 2019 sul giornale La Provincia di Lecco (anno 128, numero 304), in prima pagina leggo il seguente titolo << COL REDDITO DI CITTADINANZA E’ PIU’ DIFFICILE TROVARE LAVORO >> e incuriosito mi precipito a leggere l’intervista fatta al Direttore del CPI di Lecco il quale spiega le innumerevoli difficoltà nell’inserimento di figure parasubordinate, i Navigator, all’interno del CPI, il caos legato ai nuovi portali e la diffidenza palesemente manifestata dagli imprenditori locali nei confronti dei percettori del sussidio.

Al contrario le procedure per la gestione delle politiche passive (il sussidio in primis) sono a regime da parecchi mesi.

Lo strumento che doveva incentivare il reinserimento di circa il 20% dei disoccupati (il restante 80% dei disoccupati non rientra nei parametri previsti dal Rdc), ovvero, quelli più fragili e che necessitano di maggior supporto, si sta trasformando in un fallimento. Quello che più rallenta l’avvio dello strumento è, a mio avviso, l’inserimento di paletti stringenti legati alla fruizione dell’incentivo quasi come se si volesse scoraggiare le imprese ad utilizzarlo. Uno strumento nato e concepito per aiutare soggetti che nella maggior parte dei casi sono inattivi da lunghi periodi, che prevede incentivi alle aziende solo se il rapporto di lavoro instaurato è a tempo pieno ed indeterminato (anche in somministrazione) compresi l’apprendistato e i rapporti di lavoro dipendente dei soci di cooperativa mi sembra disincentivante. Le aziende che decidono di inserire in organico un lavoratore, lo cercano già qualificato e con esperienza e non sono disposte a dedicare tempo e risorse senza avere da subito sgravi certi.

Non era più coerente con le finalità dello strumento prevedere incentivi per l’instaurazione di rapporti a tempo determinato superiori a 6 mesi, e il riconoscimento dell’incentivo residuo in caso di stabilizzazioni? Perché poi prevedere incentivi solo per rapporti a tempo pieno? (salve eccezioni ex art. 8, D.lgs. n. 81/2015), un part-time a trenta ore settimanali perché non incentivarlo?

Perché prevedere che l’azienda per fruire dell’incentivo in via preliminare debba comunicare all’Anpal (nota Anpal n. 10878) le posizioni vacanti attraverso il portale messo a disposizione dallo stesso istituto?

Tenuto conto dei vincoli e dei paletti posti alla realizzazione di uno strumento nato per incentivare il reinserimento di persone che sono “non pronte” per entrare nel mondo del lavoro, purtroppo il Rdc per il momento funziona solo come strumento di politica passiva.

 

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