QUALE CONTRATTAZIONE COLLETTIVA PER I RIDER?

di Gionata Cavallini, Dottore di ricerca in Diritto del lavoro,  Avvocato in Milano

IL CONTROVERSO CCNL RIDER UGL-ASSODELIVERY

I lettori di Sintesi ricorderanno forse che nell’ottobre del 2020 la Rivista, da sempre attenta al delicato e complesso tema dell’inquadramento giuridico dei rider, aveva dedicato un certo spazio alla notizia della sottoscrizione di un “Ccnl Rider”, sottoscritto da Assodelivery (associazione di categoria dei principali player del food delivery) e dalla sigla sindacale Ugl Rider1. Accolto con entusiasmo da alcuni, che avevano evidenziato l’importanza di un accordo collettivo che comunque per la prima volta introduceva alcune tutele per i rider 2, il Ccnl era stato invece vivacemente criticato da altri, pronti a parlare di un contratto “pirata”, o quantomeno “corsaro”3, che avrebbe determinato un arretramento dei diritti per i rider, consacrandone l’esclusione dalle tutele del lavoro subordinato.

Per la verità, in disparte il tema relativo alla bontà o meno dei contenuti dell’accordo (che è questione politico-sindacale), il problema giuridico ineriva alla sua efficacia derogatoria rispetto alle previsioni di legge in materia di collaborazioni etero-organizzate (art. 2, D.lgs. n. 81/2015, che come noto estende a tali collaborazioni la disciplina del lavoro subordinato) e di divieto di cottimo per i rider autonomi (art. 47-quater, D.lgs. n. 81/2015). In effetti, il Ccnl Ugl-Assodelivery era stato espressamente stipulato «ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, comma 2, lettera a, nonché dell’art. 47-quater, comma 1, del d.lgs. 81 del 2015», e dunque allo scopo di sfruttare le possibilità di deroga alla disciplina legale che tali norme attribuiscono ai contratti collettivi (ma non a tutti: solo a quelli stipulati da associazioni «comparativamente più rappresentative sul piano nazionale»).

Che la sigla Ugl-Rider, unica firmataria dell’accordo lato lavoratori, presentasse i requisiti di «maggiore rappresentatività comparativa» necessaria per munire l’accordo di efficacia derogatoria era circostanza da molti contestata –in primis dai sindacati confederali– e, in effetti, anche chi scrive aveva avuto modo di rilevare che «in attesa che i firmatari del Ccnl siano in grado di convincere del contrario, la rappresentatività di Ugl Rider non pare sufficiente a determinare l’ idoneità del Ccnl a derogare alle tutele di legge». Aveva poi destato scalpore l’iniziativa di alcune piattaforme, tra cui Deliveroo, che poco prima dell’entrata in vigore dell’accordo aveva comunicato ai propri rider che dal 1° novembre 2020 il loro rapporto sarebbe stato regolato dal Ccnl e che essi avrebbero dovuto prestarvi “adesione”, mediante la stipula di un nuovo contratto individuale, a pena della cessazione del rapporto: «Se non firmerai il nuovo contratto di collaborazione entro il 2 novembre … questa e-mail costituisce il preavviso formale della risoluzione del tuo attuale contratto»4.

 

IL PROVVEDIMENTO DEL TRIBUNALE DI BOLOGNA

A sposare la tesi della insufficiente rappresentatività della sigla Ugl-Rider provvede ora il Tribunale di Bologna che con decreto emesso ai sensi dell’art. 28 St. lav. ha accolto il ricorso per repressione della condotta antisindacale promosso da tre federazioni territoriali della Cgil (Nidil, Filcams e Filt) che avevano denunciato il carattere antisindacale dell’applicazione del Ccnl Ugl-Assodelivery ai rider (Trib. Bologna 30 giugno 2021, est. Palladino).

Si tratta peraltro di un’ulteriore sconfitta in giudizio per Deliveroo, dopo la sentenza del

Tribunale di Palermo, che aveva riconosciuto la natura subordinata del rapporto di lavoro di un rider 5, e di un’altra decisione bolognese che aveva riconosciuto la natura discriminatoria dell’algoritmo di Deliveroo (denominato Frank)6.

Il provvedimento ha già fatto molto discutere7 e investe in realtà una pluralità di nodi problematici, di carattere sia teorico che fattuale, alcuni dei quali avrebbero forse potuto essere sviluppati in modo più completo (anche se è noto che il procedimento ex art. 28 St. lav. si caratterizza anche per la sua sommarietà).

Del tutto condivisibili le premesse teoriche da cui parte il Giudice felsineo: in primis, l’applicabilità dell’art. 28 St. lav. alle collaborazioni etero-organizzate, che era stata invece esclusa dal Tribunale di Firenze in una causa gemella8. Condivisibile anche la conclusione pratica del riconoscimento del carattere antisindacale della richiesta (anzi, dell’imposizione) fatta ai rider di aderire al Ccnl sotto minaccia di recesso (con conseguente illegittimità del recesso intimato a un rider dissenziente, che è stato riammesso in servizio).

Destano invece alcune perplessità le conclusioni del provvedimento laddove esso «accerta e dichiara l’ illegittimità dell’applicazione ai riders, da parte di Deliveroo Italy s.r.l., del contratto sottoscritto da UGL Rider ed ordina a Deliveroo Italy s.r.l. di astenersi dall’applicare detto accordo ai propri riders». In effetti, la categoria giuridica della illegittimità mal si attaglia agli atti negoziali plurilaterali, quali i contratti (individuali e collettivi). In generale, ognuno è libero di firmare ciò che vuole, trattandosi semmai di verificare se le manifestazioni di volontà formulate dalle parti di un contratto siano efficaci, e entro quali limiti, secondo le regole dell’ordinamento.

In questo senso, il punto non è se il Ccnl Ugl-Assodelivery sia “legittimo” o meno ma se le pattuizioni in esso contenute, raggiunte dalle parti collettive, siano efficaci nei confronti dei lavoratori e soprattutto se presentino quella speciale efficacia derogatoria che il Ccnl tende espressamente ad assumere.

Si è detto che la legge riserva il potere di deroga solo alle associazioni «comparativamente più rappresentative sul piano nazionale», e il provvedimento condivisibilmente riconosce l’insussistenza dell’inefficacia derogatoria del Ccnl sulla base dell’insufficiente rappresentatività della sigla Ugl Rider. Il punto per la verità viene toccato in modo assai fugace, forse sulla base del rilievo dirimente, già evidenziato al Ministero9, per cui poiché la norma parla di “organizzazioni sindacali”, al plurale, non ha efficacia derogatoria quello sottoscritto da una sola sigla (in questo caso la Ugl Rider), a meno che, aggiunge il provvedimento, essa non sia largamente maggioritaria.

In ogni caso, le conseguenze della insufficiente rappresentatività di Ugl Rider non dovrebbero essere, ad avviso di chi scrive, la integrale non applicazione del Ccnl, quanto piuttosto l’applicazione della disciplina legale che le parti firmatarie avevano inteso derogare pur in assenza dei requisiti di legge – e dunque la disciplina della subordinazione per i rider etero-organizzati (in virtù del rinvio di cui all’art. 2, D.lgs. n. 81/2015) e il divieto di cottimo per i rider autonomi (art. 47-quater, D.lgs. n. 81/2015) – . Le norme di legge, quindi, stante l’inefficacia della deroga, dovranno trovare applicazione e prevalere rispetto alle clausole contrattual-collettive difformi, fermo restando che i contenuti del Ccnl privi di carattere derogatorio (e dunque le, invero poche, clausole di maggior favore) potranno ancora trovare applicazione.

IL CASO DEL CONTRATTO AZIENDALE JUSTEAT

Di tutt’altro segno la parabola di un altro player del settore food delivery, nonché principale competitor di Deliveroo, rappresentato dalla piattaforma JustEat.

Nel marzo del 2021 la Società Takeaway. com Express Italy, facente parte del Gruppo JustEat, ha sottoscritto con le rappresentanze aziendali dei lavoratori dei trasporti (Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti) e dei lavoratori atipici (Nidil-Cgil, Felsa-Cisl e Uiltemp) un accordo integrativo aziendale che stabilisce la disciplina quadro che sta regolando l’assunzione, con contratto di lavoro subordinato, di diverse migliaia di rider, molti dei quali già collaboravano con JustEat nell’ambito di collaborazioni formalmente autonome.

L’iniziativa di JustEat, che trova la propria genesi nella decisione, assunta a livello di gruppo, di adottare un modello organizzativo che prevede l’utilizzo della forma contrattuale del lavoro subordinato, ha avuto un certo risalto nella comunità degli studiosi e dei pratici delle relazioni industriali, posto che essa rappresenta un netto cambio di rotta rispetto all’approccio sinora tenuto dalle principali piattaforme operanti in Italia e, in particolare, rispetto ai contenuti del Ccnl Ugl-Assodelivery.

All’accordo JustEat sono già state dedicate iniziative seminariali (alcune disponibili online10) e pubblicazioni scientifiche11, che hanno giustamente enfatizzato gli elementi di novità contenuti nell’accordo e, più in generale, il deciso cambio di paradigma che esso rappresenta, sintetizzabile nel riconoscimento di una nuova nozione di “subordinazione adattata”12 alla quale vengono ricondotti i rapporti di lavoro dei rider di JustEat.

In effetti, mentre nella logica rimediale (e cioè dell’accertamento giudiziale ex post), la riqualificazione del rapporto ad opera del Giudice non presenta particolari problematiche applicative, in una logica regolativa (e cioè di definizione ex ante della forma contrattuale da applicare a un rapporto di lavoro) non era affatto semplice adattare le

gole e gli istituti del lavoro subordinato a dei rapporti di lavoro comunque caratterizzati da un certo margine di flessibilità spazio-temporale e di discontinuità.

Tale operazione di “adattamento” viene svolta dall’accordo aziendale sfruttando gli spazi lasciati alla contrattazione collettiva di secondo livello dalla normativa legale (in particolare per quanto concerne la disciplina dell’orario di lavoro, lo schema del lavoro a tempo parziale e l’utilizzo delle clausole elastiche) e dalla normativa del Ccnl Logistica e Trasporti, che già nel 2018 aveva inserito una sezione specificamente dedicata ai ciclofattorini, per i quali erano stati anche previste due nuove categorie di classificazione13.

Nel rispetto dei vincoli di legge e di Ccnl, l’Accordo JustEat riesce in effetti a definire un modello di organizzazione del lavoro in cui il riconoscimento delle tutele del lavoro subordinato (con particolare riferimento al superamento del cottimo e alle tutele previdenziali e assistenziali, grandi assenti degli schemi contrattuali precedenti) non si pone in contrapposizione con le esigenze di flessibilità aziendale, ma si colloca piuttosto in una dialettica per così dire “virtuosa”, ben interpretata dalle parti firmatarie, ciascuna nel rispetto del proprio ruolo. In questo senso, è condivisibile quanto ha poi scritto uno dei “padri” dell’accordo, l’avvocato Giampiero Falasca, che «i diritti e la gig economy possono convivere se funzionano le relazioni industriali»14.

Se sarà tutto oro ciò che luccica ce lo dirà solo il tempo, e non è improbabile che nei prossimi mesi venga avvertita l’esigenza di apportare correttivi, in un senso o nell’altro. Nel frattempo, sarà interessante capire se l’iniziativa di JustEat premierà la piattaforma anche dal punto di vista del riscontro dei consumatori.

1. Il CCNL Rider UGL-Assodelivery. Luci e ombre di un contratto che fa discutere, in Sintesi, 2020, n. 7, pag. 5-9.

2. In tal senso i commenti del Segretario Generale UGL Capone, Ccnl rider: primo contratto collettivo in Europa per tutelare la categoria, in Lavoro Diritti Europa, 14 gennaio 2021, non- ché di P. Ichino, Contratto per i rider. È davvero pirata?, in lavoce.info, 21 settembre 2020.

3. F. Martelloni, CCNL Assodelivery – UGL: una buca sulla strada dei diritti dei rider, in questionegiustizia.it, 22 ottobre 2020.

4. Riporta gli stralci della mail inviata ai rider l’articolo di S. Ciaramitaro, Il ricatto firmato Deliveroo, in Collettiva, 8 ottobre 2020.

5. Trib. Palermo 24 novembre 2020.

6. Trib. Bologna 31 dicembre 2020.

7. Tra i commentatori, G. Bulgarini D’Elci, Ugl-rider non è rappresentativa, il contratto è illegittimo, in Il quotidiano del lavoro, 5 luglio 2021; I. Ricciuti, Rider, la spinta decisiva all’evoluzione del diritto del lavoro arriva dalla loro battaglia, in ilfattoquotidiano.it, 21 luglio 2021.

8. Trib. Firenze 9 febbraio 2021.

9.  Ministero del Lavoro, circ. n. 17 del 19 dicembre 2020.

10. Su youtube è disponibile la registrazione del seminario organizzato dalla Labour Law Community Come nasce un contratto collettivo da prima pagina. Note a margine dell’accordo di Just Eat (https://www.youtu- be.com/watch?v=TrZGGI32c0I).

11. Si vedano i contributi recentemente pubblicati nel n. 7/2021 della rivista open access Labour Law Issues.

12. L’espressione è di A. Ingrao, Le parti e la natura dell’accordo di secondo livello che disciplina la “subordinazione adattata” dei ciclo-fattorini Just eat – Takeaway. com Express Italy, in Labour Law Issues, 2021, n. 7, p. 114 ss.

13. Ne avevamo parlato in Riders: Milano segue Torino ma fuori dalle aule di giustizia qualcosa si muove, in Sintesi, 2018, n. 9, p. 4 ss.

14. Così nel contributo dello stesso Falasca in Labour Law Issues, 2021, n. 7, p. 87

Preleva l’articolo completo in pdf