Pseudologia fantastica E SICUREZZA SUL LAVORO

di Andrea Merati – Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

La scienza attribuisce un nome al fatto che si racconta una stupidaggine abbastanza volte da esserne convinti, si tratta della pseudologia fantastica. Oltre al pregio di aver trovato due termini incantevoli ed evocativi per una pratica aberrante, sta il fatto che, in questo modo, si può dire che esiste: se ha un nome c’è, altrimenti sarebbe inutile chiamarla.

La più bizzarra e inconcludente che ho incontrato nella mia vita professionale, è quella di chi è convinto che il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS per gli amici) non sia obbligatorio sotto una certa soglia di lavoratori; da qui poi la fantasia esplode sui numeri che vanno da uno a cinquanta passando per quindici, in uno stupefacente – inteso come sostanza drogante – rimescolamento di letture sommarie del Decreto 81.

Subito appresso, nella Hit Parade dell’invenzione normativa, c’è la formazione dei lavoratori, però qui si può concedere l’attenuante dell’incrocio pericoloso tra art. 37 del Decreto 81 e vari accordi Stato Regioni, però non vale da assoluzione per l’attendismo ipocrita. Per quanto riguarda il primo posto mi limito a riportare il comma 2 dell’art. 47 del D.lgs n. 81/2008: “In tutte le aziende, o unità produttive, è eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”. Tutte è un termine comprensibile a partire dalla prima infanzia, quindi non credo siano necessarie ulteriori precisazioni; però se pensate che vi stia occultando delle deroghe, completate pure la lettura di tutto l’articolo (non il mio, il 47) così vi sarà svelato il perché poi si danno i numeri: il quindici e il cinquanta, mica tutti gli altri, sui quali non mi pronuncio per incompetenza psichiatrica.

Ultimamente molti hanno avuto la rivelazione: RLS e formazione dei lavoratori sono obbligatori, c’è voluta una pandemia tragica per spegnere l’interruttore della dabbenaggine culturale e accendere la luce su dodici anni di applicazione della legge sulla salute e sicurezza sul lavoro.

E qui, per semplicità, nonché per l’impegno che mi sono preso di stare in due pagine tabella compresa, riporto una frase del Melandri in Amici miei Atto II: O brutta imbecille! E Dio, per far restar vergine una come te… affoga tutta Firenze?!

Detto questo, attingendo alla mia esperienza dell’ultimo periodo e in seguito a un recente Incontro del Martedì, ho pensato di mettere per iscritto un suggerimento che ogni tanto ridico ai Consulenti del Lavoro: ma perché non vi dotate di qualche strumento educativo e pratico per dare le informazioni minime ai vostri clienti sulla sicurezza sul lavoro?

Visto che:

• siete tra i primi a sapere che un’azienda nasce;

• vi trovate al primo posto nei casi di assunzione a qualsiasi titolo;

• ne sapete di Inail e del suo fantastico portale;

• vi arrivano le pratiche di infortunio;

• sulla vostra scrivania (virtuale o no) arriva qualsivoglia acrobazia riguardante gestazioni e post parto,

perché non completare l’erudizione dell’imprenditore di turno con la dotazione giusta sul da farsi, anche nel campo della sicurezza sul lavoro?

Potrebbe bastare una lista di cose da fare o di controllo (mi ributta, mi evoca quei quadratini tristi con lo svirgolo, però va bene anche se la chiamate check-list) da allungare ai clienti (ne propongo una in calce, minimale, migliorabile, gratuita e inoffensiva); oppure pensare a qualcuno in studio che si mantiene aggiornato per dare le risposte giuste, senza cadere nella trappola del primo opinionista, colpito da pseudologia fantastica, che s’incontra dietro l’angolo di Google. Tra l’altro, girando in Ancl, mi è capitato di imbattermi nei testi di preparazione all’esame e nella manualistica generale del consulente del lavoro e, in entrambi i casi, una corposa sezione riguardante la sicurezza sul lavoro c’è. Concludo risparmiandovi svariate righe di lettura con un breve dialogo preso da Turné.

Pavia: Senti, se non ha voglia di lavorare diglielo, non c’è problema. C’è una fila di attori!

Dario: Guarda che la fila non c’è di attori: c’è la fila di attori che non sono capaci, ma quelli capaci la fila non la fanno.

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