Proroghe e rinnovi dei contratti a termine. COSA CAMBIA CON IL DECRETO AGOSTO

a cura di Alberto Borella, Consulente del lavoro in Chiavenna (SO)

Sullo scorso numero di questa Rivista abbiamo provato a fornire la nostra lettura riguardo ad alcune problematiche sorte dopo le modifiche introdotte dall’art. 93 del D.l. n. 34 del 19 maggio 2020. Abbiamo pure azzardato alcune interpretazioni, forse provocatorie, andando contro le letture più restrittive apparse sulla stampa specializzata. Nello specifico chi scrive – considerata in primis la formulazione letterale dell’art. 93 – aveva ritenuto che per le proroghe e rinnovi con scadenza 30 agosto 2020 non solo era stata sancita l’eliminazione dell’obbligo di richiamo alle causali ma che, addirittura, non operassero nemmeno i limiti delle 4 proroghe, dei 12 mesi, dei 24 mesi così pure dei previsti periodi di stacco di 10 e 20 giorni. L’analisi della nuova proroga disposta dal cosiddetto Decreto Agosto sembra proprio confermare questa nostra lettura.

IL D.L. N. 104 DEL 14 AGOSTO 2020

Dal 15 agosto 2020, grazie all’art. 8 – Disposizioni in materia di proroga o rinnovo di contratti a termine, sono state disposte ulteriori modifiche all’art. 93 del D.l. n. 34/2020. In particolare, si prevede che:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente: “l. In conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, in deroga all’articolo 21 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 e fino al 31 dicembre 2020, ferma restando la durata massima complessiva di ventiquattro mesi, è possibile rinnovare o prorogare per un periodo massimo di dodici mesi e per una sola volta i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, anche in assenza delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.”; b) il comma l-bis è abrogato.

LE MODIFICHE E QUALCHE CONFERMA

La prima modifica è una abrogazione ovvero l’eliminazione di quell’assurdo comma 1-bis con il quale era stato disposto che “il termine dei contratti di lavoro degli apprendisti di cui agli articoli 43 e 45 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, e dei contratti di lavoro a tempo determinato, anche in regime di somministrazione, dovesse essere prorogato ex lege di una durata pari al periodo di sospensione dell’attività lavorativa, prestata in forza dei medesimi contratti, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Prendiamo atto favorevolmente di questo mea culpa anche se sarebbe stato apprezzato un tentativo di porre rimedio alla fregatura appioppata a coloro che nel frattempo hanno prorogato quei contratti a termine scaduti prima delle nuove modifiche.

La seconda modifica risponde alle criticità nate dall’espressione “per far fronte al riavvio delle attività in conseguenza all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Non era chiaro infatti se si trattasse di un’indicazione di mera contestualizzazione storica e giustificazione socio-economica del provvedimento oppure di una vera e propria causale, cosa che avrebbe impedito proroghe e rinnovi a tutte le aziende che non avevano avuto una chiusura o una contrazione del loro volume d’affari.

Il Legislatore oggi elimina del tutto il riferimento all’emergenza Covid consentendo così a tutti i datori di lavoro di accedere a questo beneficio normativo.

Si ricorderà poi della disputa sorta sul termine del 30 agosto (individuato nel testo vigente prima delle modifiche qui in commento) che alcuni commentatori avevano ipotizzato riguardare la data ultima entro la quale sarebbe stato possibile stipulare eventuali proroghe e rinnovi (quindi anche con scadenza successiva al prossimo 30 agosto) e non la data entro cui tali accordi dovevano cessare la loro efficacia. Chi scrive aveva proposto la seconda interpretazione in base a come risultava posizionata nel testo l’espressione “ fino al 30 agosto 2020”. Si era ritenuta possibile una diversa lettura solo ove il Legislatore avesse scelto una formulazione diversa, anteponendo ad esempio la scadenza al resto del testo, ad esempio: “fino al 30 agosto 2020 è possibile rinnovare o prorogare i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato in essere alla data del 23 febbraio 2020”.

Pare proprio che il Legislatore ci abbia ascoltato, collocando ora il nuovo termine all’inizio del periodo. Grazie a questa modifica non possono esserci più discussioni: entro il 31 dicembre 2020 si potranno sottoscrivere proroghe e rinnovi per la durata massima di ulteriori 12 mesi.

Il solo limite, qui la prima novità, è che proroghe e rinnovi potranno essere sottoscritti entro la fine del 2020 ma “per una sola volta”. La seconda è che potrà riguardare tutti i lavoratori essendo stato eliminato il precedente riferimento ai soli “contratti di lavoro subordinato a tempo determinato in essere alla data del 23 febbraio 2020”.

Una importante conferma riguarda l’inciso “in deroga all’articolo 21 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81” con l’inserimento però oggi di una esplicita eccezione riguardo uno solo dei limiti previsti dall’art. 21, precisando che “ ferma restando la durata massima complessiva di ventiquattro mesi”. Si noti che, di contro, non si dice che restano ferme le 4 proroghe o gli Stop&Go.

Permettetemi quindi di leggere questo inciso come la conferma alla mia personale lettura fatta del previgente art. 93, co. 1 che avevo ritenuto aver disposto una deroga a tutte le previsioni dell’art. 21 e ciò anche in assenza delle condizioni previste dall’art. 19, co. 1, del D.lgs n.81/2015.

Precisando infatti, oggi con la nuova formulazione, che non si potrà superare il limite dei 24 mesi complessivi di durata del rapporto a tempo determinato, vengono implicitamente confermate due cose:

– la precedente formulazione permetteva il superamento dei 24 mesi complessivi visto che solo adesso tale sforamento viene esplicitamente precluso. Se anche prima vi fosse stato un divieto in tale senso non ci sarebbe stato bisogno di inserire tale puntualizzazione (salvo, e scherzo, la si voglia intendere quale interpretazione autentica); –

la formulazione attuale conferma la possibilità (che riteniamo già prevista dal previgente art. 93) di procedere, in relazione a proroghe e rinnovi, in deroga a tutti i limiti previsti dall’art. 21 proprio perché oggi si ribadisce che si potrà operare in deroga a tale disposto, con l’unica eccezione della durata massima del rapporto di lavoro stabilita in complessivi anni due.

CONSIDERAZIONI CRITICHE

Ancora una volta si ha la sensazione di un intervento bloccato da veti e posizioni ideologiche. Occorreva invece avere infatti più coraggio e disporre semplicemente la sospensione in toto delle regole previste per i contratti a termine dal Decreto Dignità. Senza limiti o condizioni.

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