Politiche del lavoro pronte per L’ARRIVO DEL PROGRAMMA GOL?

di Dario Zangani, Consulente del lavoro in Lecco, Mediatore civile e commerciale

 

POLITICHE DEL LAVORO IN ITALIA
Le politiche del lavoro sono l’insieme delle misure dei programmi e degli interventi pubblici pensati per regolamentare il mercato del lavoro, favorire l’occupabilità dei soggetti, facilitare l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone a rischio di marginalità; pensate per garantire sostegno al reddito alle persone che nel corso della propria vita lavorativa si trovino involontariamente in difficoltà occupazionale o/e economica. Le politiche del lavoro si compongono in Italia in politiche passive e in politiche attive spesso slegate fra di loro. 
Le politiche passive del lavoro sono essenzialmente tutte quelle iniziative e misure, per le quali si chiede da tempo un intervento del legislatore, che si attivano per sostenere il reddito delle persone che hanno perso il lavoro o che si trovano coinvolte in crisi aziendali momentanee o durature; consistono per lo più in prestazioni finanziarie erogate alle persone disoccupate o persone momentaneamente sospese (Naspi, Cigo, Cigs, per citarne alcune). 
Le politiche passive da molti anni sono oggetto di attenzioni della politica, tutte le forze politiche sono concordi nell’affermare che sono inadeguate e andrebbero ripensate ma nessuno ha ancora avuto il “coraggio” di intervenire
per modificarne meccanismi e regole. Tutt’altra cosa sono le politiche attive del lavoro che hanno un approccio preventivo rispetto al problema e si focalizzano sulle cause della disoccupazione, cercando di anticipare e prevenire i problemi. 
Le politiche attive del lavoro da qualche anno si stanno concentrando sul porre in essere interventi finalizzati ad aumentare l’occupabilità dei destinatari.


1. CAMBIAMENTI DELLE POLITICHE DEL LAVORO
Il cambiamento più significativo si è avuto con l’approvazione del Jobs Act (Legge n. 183/14 del 10 dicembre 2014) e i conseguenti decreti attuativi. Il Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150 è sicuramente il più significativo; viene definito per la prima volta in maniera puntuale il “disoccupato” ovvero quel lavoratore che privo di impiego dichiara la propria disponibilità a rientrare o entrare nel mondo del lavoro e si impegna formalmente a partecipare ad un percorso di reinserimento/inserimento lavorativo.
Con il D.Lgs. n. 150 nasce la Did (dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro) che diventa il documento obbligatorio da sottoscrivere, preventivamente, per poter accedere alle politiche del lavoro. Da sottolineare che la sola sottoscrizione della Did non è sufficiente per poter attivare il percorso di politica del lavoro ma il soggetto deve poi recarsi presso un operatore accreditato (tra cui i Consulenti del Lavoro accreditati ai servizi Regionali per il tramite della Fondazione Consulenti per il Lavoro) o presso il Centro dell’impiego di riferimento per sottoscrive il Psp (patto di servizio personalizzato) con il quale vengono definiti gli interventi di politica del lavoro che l’operatore e il soggetto in ricerca di occupazione si impegnano ad attivare per trovare una nuova occasione lavorativa. 
Il Jobs Act istituisce anche l’Anpal (Agenzia Nazionale delle Politiche Attive), agenzia che ha il compito di coordinare la rete delle politiche del lavoro e quindi a operare come collante fra i diversi soggetti: Regioni, Inps, Inail, agenzie per il lavoro, intermediari autorizzati, fondi interprofessionali, fondi bilaterali, Inapp, camere di commercio e mondo dell’istruzione.
Le Regioni con il Jobs Act diventano centrali e vengono chiamate a gestire i servizi al lavoro (politiche attive in primis) promuovendo la nascita di reti locali fra soggetti privati accreditati e Centri per L’impiego; devono incentivare la cooperazione fra pubblico e privato e devono rimuovere tutte le barriere alla cooperazione. 
Le politiche attive del lavoro dopo l’approvazione del Jobs Act si sviluppano in una molteplicità di piani di intervento tutti finalizzati all’incrementare l’occupabilità del disoccupato accompagnandolo verso l’ottenimento di una nuova occupazione.
Al di là delle differenze regionali (molto evidenti) sui criteri di accesso ai servizi, le politiche attive del lavoro seguono quattro direttrici stabilite dalla strategia europea dell’occupazione per migliorare e stimolare:
1) l’occupabilità nel mondo del lavoro;
2) l’adattabilità alle esigenze del mondo del lavoro;
3) l’imprenditorialità e lo spirito imprenditoriale;
4) le pari opportunità andando ad aumentare l’occupazione giovanile e femminile.
A partire da queste quattro linee direttrici sono stati individuati cinque ambiti di intervento considerati strategici:
1) orientamento e collocamento lavorativo;
2) creazione diretta e temporanea di posti di lavoro;
3) servizi di formazione e riqualificazione professionale;
4) servizi e sostegno finanziario all’autoimpiego e alla nuova imprenditorialità;
5) incentivi all’occupazione e sussidi di disoccupazione.
Il programma Garanzia Giovani è il primo intervento nazionale, il più conosciuto, che è stato introdotto e mantenuto e che persegue tutti gli ambiti di intervento di cui sopra.
Seguendo le direttrici e i buoni risultati ottenuti dal programma Garanzia Giovani, si è pensato, per poter impiegare i fondi stanziati dal Pnrr (Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza) di dar vita al programma Gol (Garanzia di Occupabilità Lavorativa) che proprio in questi mesi sta prendendo forma. Il programma ha obiettivi importanti, in  primo luogo entro il 2025 si prevedono 3 milioni di occupati attraverso il programma Gol e di questi il 75% si auspica siano donne o giovani.
Dei 3 milioni di nuovi occupati, 800 mila saranno coinvolti in attività di formazione, si mira quindi a dare l’opportunità ai disoccupati di acquisire nuove competenze spendibili nel mondo del lavoro, 300 mila saranno poi coinvolti nell’acquisizione di nuove competenze digitali. Per raggiungere questi obiettivi sono previsti diversi strumenti, in primo luogo vi è l’intenzione di sfruttare la capillarità sui territori dei Centri per l’impiego i quali saranno rafforzati attraverso nuove assunzioni. Vi sarà inoltre una nuova spinta per far decollare la collaborazione tra i Centri per l’impiego e i soggetti privati. Si agirà sempre di più in modo mirato attraverso la personalizzazione dei servizi offerti alle persone e il coinvolgimento delle imprese e dei professionisti che le seguono. 
I Consulenti del Lavoro saranno sempre più spesso chiamati e coinvolti dall’Anpal e dalle Regioni nelle attività previste dal programma Gol, essendo uno degli anelli principali di congiunzione con il mondo delle imprese. 
Il programma Gol diventerà un’occasione molto importante per la categoria per sviluppare la propria rete, l’occasione spero venga colta e incentivata anche a livello nazionale dai vertici di categoria.
Potrebbe essere un’occasione unica per diventare non solo uno degli attori principali della gestione delle politiche passive ma un’occasione unica per affermarsi anche come punto di riferimento per le politiche attive per il paese a tutto tondo. Consulenti per il Lavoro specializzati nella gestione delle politiche  passive che collaborano con Consulenti del Lavoro specializzati nella gestione delle politiche attive, il tutto nel rispetto del Codice Deontologico che da sempre contraddistingue la categoria.
Sarebbe una rete in grado di dialogare con gli altri soggetti (Anpal, Inps, Inail, fondi interprofessionali, agenzie per il lavoro) a tutto tondo, diventerebbe un punto di riferimento e creerebbe maggiore fidelizzazione dei clienti e nuove opportunità lavorative. 
Da sempre il Consulente del Lavoro segue l’imprenditore e vede nella gestione del personale il suo core business, ma grazie alle nuove competenze acquisite e alle opportunità offerte dal mercato potrà anche affermarsi come professionista in grado di seguire il lavoratore in tutte le fasi della sua vita lavorativa.

2. IL PROGRAMMA GOL
Il Programma Gol si inserisce nell’ambito della Missione 5, Componente 1, del Pnrr, la sezione del Piano dedicata alle politiche del lavoro. Si tratta del perno dell’azione di riforma nell’ambito delle politiche attive del lavoro, che oltre a Gol prevede il varo di un Piano per le nuove competenze, il potenziamento dei centri per l’impiego e il rafforzamento del sistema duale. È il nuovo programma nazionale finalizzato all’inserimento occupazionale che prevede l’erogazione di servizi specifici di politica attiva del lavoro, nell’ambito del patto di servizio personalizzato (Psp) secondo quanto previsto dal D.lgs. n. 150/2015.
Il programma Gol prevede l’istituzione di quattro percorsi:
1. Percorso lineare di reinserimento lavorativo per i soggetti facilmente rioccupabili;
2. Percorso di aggiornamento «upskilling», che prevede interventi formativi prevalentemente di breve durata e dal contenuto professionalizzante;
3. Percorso di riqualificazione «reskilling», che si traduce in una robusta attività di formazione, con un focus a quelli che
sono i profili più richiesti;
4. Percorso di lavoro e inclusione, che fa leva sulla collaborazione con la rete dei servizi territoriali, come quelli educativi, sociali, sanitari riservato invece ai casi più complessi.
I beneficiari principali del programma Gol saranno i disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under 30 e lavoratori over 55, beneficiari di Naspi e Dis- Coll, beneficiari del reddito di cittadinanza, disoccupati senza sostegno al reddito, percettori di Cigs (prospettata cessazione e accordo di ricollocazione, lavoratori autonomi con partita Iva chiusa.)
Il programma Gol ha come principale obbiettivo quello di rafforzare le sinergie tra politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali. L’obbiettivo è quello di rendere più appetibili sul mercato del lavoro i soggetti più svantaggiati.

 

 

 

 

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