Pensione Quota 100: un’occasione mancata?

di Antonella Rosati – Ricercatrice del Centro Studi e Ricerche

 Rosa Casillo analizza l’introduzione di “quota 100” nel nostro ordinamento [*] 

L’Autrice analizza l’introduzione nel nostro sistema previdenziale, sia pure in forma sperimentale per il gate temporaneo 2019-2021, di “Quota 100” che non solo arricchisce la gamma di opzioni per anticipare i tempi della pensione ma aumenta gli strumenti di flessibilità in uscita a disposizione dei datori di lavoro.

La mini-riforma delle pensioni contenuta nel D.L. 28 gennaio 2019, n. 4[1] prevede infatti cinque vie per anticipare la pensione mediante l’introduzione di nuove misure (Quota 100 e la cristallizzazione dei requisiti per la pensione anticipata[2] e di quelli dei lavoratori cosiddetti precoci mediante la temporanea disapplicazione della speranza di vita), la proroga di misure sperimentate (Ape sociale[3]) e il ripristino di misure scadute (Opzione donna[4]).

Destinatari e decorrenza

Possono accedere alla pensione Quota 100 i soggetti iscritti all’Ago, alle sue forme esclusive e sostitutive gestite dall’Inps e alla Gestione Separata mentre restano esclusi le casse dei liberi professionisti, l’Inpgi, gli appartenenti alle Forze Armate, alle Forze di Polizia e di Polizia Penitenziaria, al personale operativo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e quello della Guardia di Finanza.

La decorrenza prevede un regime di finestra mobile:

  • dal 1° aprile, per i lavoratori del settore privato che hanno maturato Quota 100 entro il 31 dicembre 2018;
  • dopo una finestra di tre mesi dalla maturazione dei requisiti, per i lavoratori del settore privato che maturano Quota 100 dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2021;
  • dal 1° agosto, per i dipendenti pubblici che hanno maturato Quota 100 alla data di entrata in vigore dl D.l. n. 4/2019 ovvero entro il  29 gennaio 2019;
  • dopo una finestra di sei mesi dalla maturazione dei requisiti, per i dipendenti pubblici che maturano Quota 100 dal 29 gennaio 2019 in poi.

Disposizioni di agevolazione

Il Decreto “legastellato” prevede inoltre, con l’obiettivo di risolvere esigenze di innovazione delle organizzazioni aziendali e favorire percorsi di ricambio generazionale[5], la possibilità di un intervento dei fondi di solidarietà bilaterali di settore[6] anche mediante l’erogazione di prestazioni previdenziali integrative finanziate con i fondi interprofessionali.

In particolare tali fondi possono erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’opzione per l’accesso alla pensione Quota 100 entro il 31 dicembre 2021.

L’assegno può essere però erogato solo in presenza di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nei quali è stabilito, a garanzia dei livelli occupazionali, il numero di lavoratori da assumere in sostituzione dei lavoratori che accedono a tale prestazione[7].

 

Il requisito anagrafico e il requisito contributivo

L’uscita anticipata dal mondo del lavoro è consentita per tutti coloro che vantano almeno 38 anni di contributi con un’età anagrafica minima di 62 anni.

Il requisito contributivo:

  • non subisce gli adeguamenti alla speranza di vita;
  • deve comprendere almeno 35 anni di contributi utili per il diritto alla pensione di anzianità (sono esclusi i contributi figurativi per malattia e disoccupazione), se richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidata la pensione;
  • è verificato tenendo conto delle regole della gestione previdenziale che liquida il trattamento;
  • può essere raggiunto anche attraverso il cumulo gratuito dei versamenti accreditati presso le gestioni amministrate dall’Inps.

La Quota 100 verrà calcolata come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza penalizzazioni – se non quella dovuta al minore montante contributivo – e senza il ricalcolo misto o il ricalcolo integralmente contributivo.

Il calcolo della pensione sarà dunque:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Il divieto di cumulo col reddito da lavoro

Dal primo giorno di decorrenza della pensione Quota 100 e fino alla maturazione del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia previsto dalla gestione che ha liquidato il trattamento pensionistico, la pensione non è cumulabile con i redditi da lavoro di qualsiasi natura, conseguiti anche all’estero, sia essa dipendente che autonoma, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale di cui all’art. 2222 c.c., nel limite di 5.000 euro annui.

Il superamento del limite di 5.000 euro a titolo di reddito autonomo occasionale comporta la sospensione del trattamento per l’intero anno di produzione del reddito; nel caso di presenza di redditi da lavoro l’erogazione del trattamento pensionistico viene sospeso nell’anno di produzione dei predetti redditi e saranno recuperate le rate di pensione indebitamente corrisposte.

 

Riflessioni conclusive

Va preliminarmente osservato come, per la prima volta, venga affrontato con una riforma transitoria un tema così arduo come quello del sistema pensionistico che, al contrario, necessiterebbe di regole certe e di indirizzi strutturali e permanenti.

In secondo luogo, sotto il profilo tecnico, si evince non solo che la riforma Fornero non è stata sostanzialmente scalfita ma che sono state altresì introdotte misure temporanee – rectius estemporanee – in grado di generare un vuoto di prospettive e un’enorme incertezza.

Le criticità sono palesi: limite temporale della norma, rischio di uscite di massa senza effetti occupazionali, costi esorbitanti, riattivazione del divieto di cumulo, finestre e arretrati, tempi incerti di erogazione, disparità intergenerazionali, mancata razionalizzazione del sistema della bilateralità e definitiva picconata alla previdenza complementare.

Il rischio paventato da più parti è quello di vedere compromessi gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine di un sistema, il nostro, già profondamente minato e di doverne fronteggiare le conseguenze, economiche e politiche.

[*] Sintesi dell’articolo pubblicato in Lavoro in Lav. Giur., 2019, 5, pag. 437 (commento alla normativa) dal titolo La “pensione Quota 100”.

[1] Convertito con L. 28 marzo 2019, n. 26.

[2] A partire dal 2019, l’adeguamento alla variazione dell’attesa di vita, rilevato dall’Istat secondo il D.M. 5 dicembre 2018 (5 mesi), avrebbe portato ad un aumento del requisito contributivo pari a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne(Circ. Inps 4 aprile 2018, n. 62).

[3] Prevista in via sperimentale all’art. 1, comma 179, L. 11 dicembre 2016, n. 232, poi modificato dall’art. 1, commi 162-164 e 167, L. 27 dicembre 2017, n. 205.

[4] Prevista originariamente dall’art. 1, comma 9, L. 23 agosto 2004, n. 243 per il periodo 2008-2015.

[5] Sul tema: F. Ravelli, Alcune questioni in tema di pensioni e turn-over generazionale, in Riv. giur. lav., 2015, pag. 347 ss.; P. Passalacqua, L’età pensionabile nella prospettiva del ricambio generazionale, in Var. temi dir. lav., 2017.

[6] A. Occhino, Il sostegno al reddito dei lavoratori in costanza di rapporto tra intervento pubblico e bilateralità, in Dir. Lav. Merc., 2016, pag. 499 ss.; S. Renga, Cassa integrazione guadagni e testo unico: ossimori e vecchi merletti, in Dir. Lav. Merc., 2017, pag. 217 ss.

[7] Ai sensi del comma 5, art. 22, L. n. 26/2019, tali accordi dovranno essere depositati entro 30 giorni dalla sottoscrizione, secondo quanto disposto dall’art. 14 del D.lgs. n. 151/2015.

 

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