Paternità: competenze preziose non solo per l’individuo ma anche per l’azienda

di Antonella Rosati – Ricercatrice del Centro Studi e Ricerche

 

Chiara Agostini, Elena Barazzetta e Franca Maino analizzano il fenomeno della “paternità” nel mondo del lavoro [*] 

Le Autrici di questo contributo si propongono di identificare i principali problemi di conciliazione vita-lavoro presenti in Italia e il divario con gli altri Paesi UE ponendo particolare attenzione alla penuria di strumenti in grado di favorire la parità di genere tra padri e madri, sia a livello pubblico che aziendale.

In questo quadro viene esaminato il caso di Maternity as a Master (MAAM), il primo programma al mondo che trasforma la genitorialità in uno sviluppo di competenze trasversali – alla stregua di un vero e proprio Master – utili sia per la sfera privata che per quella professionale, basato sulla metodologia del Life Based Learning e utilizzato da oltre 40 aziende in Italia con oltre 4.500 utenti attivi nell’iter formativo.

Il metodo di ricerca-azione MAAM si basa su teorie quali la role accumulation, il positive spillover, l’apprendimento esperienziale per indagare e al tempo stesso attivare lo sviluppo di risorse personali e competenze trasversali dei partecipanti.

Ciò viene applicato attraverso un percorso individuale volontario che i dipendenti delle aziende aderenti al programma, con figli fino ai 3 anni di età, possono imboccare attraverso una piattaforma on-line differenziata per mamme e papà nei quesiti proposti.

Proprio come con la maternità, a partire dalla vita di tutti i giorni, attraverso esercizi e riflessioni, i padri possono imparare a riconoscere e corroborare le competenze relazionali, organizzative e creative, tra le più ricercate dal mercato del lavoro oggi: l’ascolto, l’empatia, la gestione del tempo e delle priorità, la creatività e l’agilità intellettuale.

Il working paper descrive l’impatto della piattaforma sulla popolazione maschile che partecipa al percorso, rispetto alla presa di coscienza di come si cambia diventando genitore, sulle competenze che si acquisiscono e le principali conseguenze della paternità nella gestione vita- lavoro.

Il CEO di Life Based Value (la Società italiana che opera nel settore Hr Tech con il brand MAAM) dichiara: “È incredibile che fino ad oggi la paternità sia rimasta invisibile alle aziende. I padri che partecipano a MAAM ci dicono che questa dimensione è per loro fonte di energia e di visione, e che poterla ‘portare con sé al lavoro’ li fa sentire più motivati e riconosciuti in tutte le loro capacità. In particolare, questa esperienza formativa li legittima ad approfondire temi come l’ascolto di sé stessi e degli altri a partire da una prospettiva, quella paterna, estremamente rilevante nelle loro vite”.

Le Autrici del working paper hanno inoltre dichiarato che “il valore del progetto MAAM è molteplice. Se da un lato offre alle aziende uno strumento a sostegno della genitorialità dei propri dipendenti – che attraverso questa esperienza possono riconoscere nella propria organizzazione un luogo di valorizzazione del proprio ruolo di madri e padri – dall’altro è occasione di riflessione per le imprese stesse che, dati alla mano, vedono tutti i vantaggi produttivi che la genitorialità genera. L’aver dato spazio anche ai padri ha inoltre un enorme valore sociale e di abbattimento degli stereotipi di genere che ruotano intorno al tema della conciliazione, soprattutto in un momento storico in cui urge affrontare il tema oltre i soliti slogan, in tutta la sua complessità”.

In particolare, tra i risultati dell’analisi[1], emerge che:

  • con la paternità nasce la necessità di riorganizzare il tempo e le priorità nel 55% dei casi. Ne conseguono un potenziamento della gestione delle attività e l’individuazione di priorità: tutte competenze sempre più richieste anche nei contesti lavorativi;
  • pazienza, capacità di gestione del tempo, problem solving, negoziazione, consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, capacità di ascolto ed empatia sono peculiarità affini sia alla paternità che alla leadership e non ad esclusivo appannaggio della sfera materna;
  • i padri hanno per la maggior parte espresso una difficoltà iniziale rispetto alla propria abilità nell’ascolto dei figli ma al tempo stesso hanno sottolineato l’aspirazione di accrescere tale competenza con costante allenamento;
  • il 37% dei casi sottolinea come i vari “ruoli” convivano serenamente e la paternità abbia portato anche un miglioramento sotto diversi aspetti. Rivestire più ruoli rende più forte l’individuo superando quindi il preconcetto di conciliazione come compromesso e fragilità.

In generale dall’analisi è emerso che, se sul fronte del riconoscimento pubblico la situazione appare molto critica, dal punto di vista personale la paternità è tratteggiata come esperienza indubbiamente faticosa ma edificante nonostante i padri siano ben coscienti dell’invisibilità del proprio ruolo, in una società in cui la paternità non trova tutela.

L’esperienza della genitorialità, se accompagnata da un percorso di consapevolezza, può contribuire in maniera positiva allo sviluppo personale dell’individuo e delle sue competenze trasversali, al pari di un vero e proprio Master.

Non si tratta più quindi di conciliare i diversi ruoli, ma di creare una sinergia tra essi che ingrana un circolo virtuoso, perché quello che si impara attraverso la genitorialità può essere utile al lavoro e viceversa: gli ideatori di MAAM parlano di “transilienza”, parola che mescola transizione e resilienza, una meta-competenza che viene esercitata quando si fanno scorrere abilità, energie, risorse emotive da un ruolo all’altro.

La genitorialità non è un intralcio che indebolisce le aziende ma, al contrario, una potenziale risorsa che le rende più forti e competitive.

[1] L’analisi qualitativa dei dati raccolti dalla piattaforma MAAM, ha coinvolto 317 papà occupati in 23 grandi aziende. Il 41% dei casi di papà hanno un’età compresa fra 33 e 37 anni, seguono (31%) quelli che hanno fra 38 e 42 anni. Il 24% ha 43 anni o più, mentre il restante 4% ha fra 27 e 32 anni. Considerando invece il titolo di studio, nel 59% sono in possesso di una laurea triennale, il 10% possiede una laurea specialistica o un titolo di studio superiore (Master); il 30% un diploma superiore e il restante 1% la licenza media o un altro titolo di studio. Rispetto alla posizione lavorativa, il 31% dei rispondenti ricopre una posizione manageriale. Infine considerando il numero di figli, il 65% dei partecipanti ha iniziato il percorso in relazione alla nascita del primo figlio, mentre nel rimanente 35% si tratta di figli successivi al primo.

[*] Sintesi dell’articolo pubblicato in Working Paper 2WEL – 4/2018 dal titolo Conciliare lavoro e paternità: una sinergia vincente per l’individuo, una risorsa per l’azienda

 

 

 

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