Organizzazioni datoriali e dei lavoratori: UN SALTO NELLA STORIA*

di Luca Di sevo – Consulente del Lavoro in Bollate (Mi)

Giada della Rocca analizza le organizzazioni datoriali e dei lavoratori dal punto di vista storico

L’articolo propone una breve ricostruzione sull’origine dell’organizzazione datoriale e sindacale nell’ambito

del contesto lavorativo.

Il diritto del lavoro ha origini piuttosto recenti: difficilmente si riescono a trovare testimonianze più antiche di un paio di secoli; anche sotto un profilo che si rivolge alla sua dimensione collettiva al momento non vi sono testimonianze diverse e la ricerca storica è difficoltosa. Vi sono tuttavia alcuni casi eclatanti (ma sporadici) come reperti archeologici rinvenuti in Egitto che testimonierebbero l’impiego dell’arma dello sciopero da parte dei lavoratori addetti alla costruzione delle piramidi, ai quali però non segue una vera e propria testimonianza di organizzazione.

L’analisi dell’Autore non si prefigge una ricostruzione della contemporanea organizzazione sindacale, ma cerca nel corso dei secoli le tracce di un percorso che ha portato al diritto del lavoro come oggi è conosciuto.

IL LAVORO NELL’ETÀ ANTICA

Fino al diciannovesimo secolo, non si vi sono notizie di interventi legislativi; è noto a tutti come sia stata l’industrializzazione a modificare radicalmente gli assetti sociali e ad imporre la necessità di forme di intervento regolativo nei rapporti tra capitale e lavoro.

La storia ci mostra che nelle società più antiche il fulcro delle relazioni sociali ed economiche è costituito in principio dalla famiglia ed in seguito dalla città-stato in cui si realizza la potenza militare e politica del popolo. Si tratta di microcelle sociali di dimensioni ridotte in cui le esigenze di vita trovavano soddisfazione principalmente attraverso la coltivazione della terra e, solo con lo sviluppo dei primi aggregati urbani, nell’attività artigianale e nel commercio.

Il lavoro manuale era riservato a uomini ridotti in condizione di schiavitù o poco più, molto spesso sottoposti al diritto di vita e di morte del pater familias.

La conoscenza del mondo greco e romano testimonia l’evidente disprezzo per il lavoro manuale, perché distrae dall’arte retorica e filosofica e dalla cura della res publica, ed abbrutisce il fisico di chi lo compie.

La relazione tra il padrone e lo schiavo è incentrata sulla disponibilità della persona, al pari di una cosa, di modo che colui che lavora non è soggetto, bensì oggetto di diritto. Nel periodo di massima espansione della schiavitù, allo svolgimento delle attività di produzione e di scambio si affiancano in misura ridotta, uomini liberi in forza di rapporti contrattuali disciplinati, ma senza una vera tutela della persona che lavora.

In epoca successiva alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente lo schiavo ottiene la libertà personale e trova nella terra che lavora la stabilità e la sicurezza dell’esistenza in cambio dell’adempimento dell’impegno lavorativo.

IL SISTEMA DELLE CORPORAZIONI MEDIOEVALI

Durante il medioevo nascono le botteghe artigiane e subisce un notevole impulso la figura del mercante; prende le mosse un vero e proprio mercato in cui si producono e si scambiano i beni, destinati a soddisfare le esigenze interne ed esterne: il commercio valica i confini e solca i mari del mondo conosciuto.

I titolari delle botteghe, spinti da un forte ideale solidaristico, si uniscono in associazioni dando vita alle corporazioni. Il loro fine è quello di sottrarre le attività economiche alle limitazioni feudali.

Nascono gli statuti delle corporazioni che mirano alla “regolamentazione dei rapporti al servizio delle botteghe, stabilendo principalmente con riguardo ai lavoranti e agli apprendisti, e i diritti e gli obblighi, di natura personale e patrimoniale, dei maestri”. Gli statuti regolamentano i rapporti tra maestri e collaboratori fissando: i diritti degli apprendisti e dei lavoratori; gli obblighi personali e patrimoniali dei maestri e i livelli delle remunerazioni.

L’accesso alle arti e ai mestieri è regolamentato; viene istituito un periodo di formazione professionale con rigide indicazioni sui metodi di lavoro e sulla qualità dei prodotti, dando forte risalto al ruolo all’interno della bottega secondo una logica di status per cui il titolare ha una posizione dominante.

L’apprendistato/tirocinio prende quindi le mosse dall’organizzazione corporativa medievale e si prefigge lo scopo di consentire agli apprendisti la qualificazione professionale soprattutto attraverso la pratica.

Va però sottolineato che nella bottega medievale il ruolo del garzone apprendista non veniva assimilato ad una vera e propria attività lavorativa ed il maestro di bottega non era tenuto a corrispondere un compenso ed al contrario, normalmente, lo riceveva dall’allievo, per l’addestramento impartito.

DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE ALLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Nel contesto storico che precede la Rivoluzione francese sono stati adottati alcuni provvedimenti normativi da cui emergono principalmente, anziché i diritti della persona del lavoratore, vincoli e doveri.

Soltanto con la rivoluzione industriale si manifestano, in forma evidente, la distinzione ed il conflitto tra i detentori del capitale e i prestatori di lavoro; e questo resta segno tipico del nuovo assetto sociale proprio del capitalismo moderno (conflitto industriale).

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Profondi mutamenti nell’organizzazione politica dei territori e nel sistema delle relazioni economiche interne ed esterne segnano il passaggio dal medioevo all’età moderna. Si comincia a parlare di libertà economica in cui la logica e l’organizzazione del sistema corporativo risultano anacronistiche e vanno via via scemando.

La borghesia imprenditoriale nasce e cresce in un arco temporale molto ridotto e diventa motore del processo di trasformazione dell’economia: in questo nuovo contesto, l’aspirazione al libero impiego dei capitali accumulati non si accorda con i vincoli dell’organizzazione corporativa, sentita come un freno allo sviluppo della borghesia; essa incarna nuovi valori sociali, incentrati sui principi di libertà e di uguaglianza dei cittadini e si rende protagonista dei mutamenti politici indotti dalle rivoluzioni liberali.

La storia del diritto sindacale inizia proprio con la rivoluzione industriale che, a partire dalla metà del XVIII secolo, interessa in tempi diversi tutte le società europee. Si assiste ad un fenomeno economico-sociale di ampissima portata. Nasce la produzione di massa, grazie allo sviluppo capitalistico ed alla diffusione delle macchine e fabbriche che vanno a soppiantare le botteghe artigiane. Questo contesto si caratterizza anche per l’evidente divisione del lavoro e sul bassissimo costo della manodopera, che ha consentito un forte accumulo di capitale per nuovi investimenti.

 

* Sintesi dell’articolo pubblicato in MGL, 2/2021, dal titolo Origine dell’organizzazione professionale: le corporazioni di arti e mestieri nella società medioevale e precedenti nel mondo antico

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