Opzione donna: analisi tecnica e considerazioni

di Mario Verità – Consulente previdenziale in Milano e Legnano (Mi)

 

Nell’ambito delle novità previdenziali che ogni anno attendiamo, per questo 2020 dobbiamo “accontentarci” di una non novità o meglio di una proroga riguardante l’opzione donna.

Ricordiamo che nel 2019, retroattivamente, era stata reintrodotta la possibilità per le donne che avendo compiuto almeno 58 anni entro il 2018 (59 se lavoratrici autonome) e maturato, entro la stessa data, almeno 35 anni di anzianità contributiva da lavoro in unica gestione (no cumulo) avrebbero potuto accedere alla pensione calcolata con il metodo interamente contributivo, rispettando un anno di finestra (18 mesi per le autonome).

Precisiamo la condizione di lavoratrici autonome: non sono coinvolte le iscritte alla gestione separata Inps, ma solo le assicurate ai fondi Artigiani/Commercianti.

Se per il raggiungimento dell’obiettivo dei 35 anni (1820 settimane in linguaggio pensionistico) servisse anche solo un contributo mensile nella gestione delle lavoratrici autonome, scatterebbe l’obbligo dei 59 anni e della finestra a 18 mesi.

La genesi di questa “agevolazione” è da ricercarsi nella L. n. 243 dell’agosto 2004. Allora veniva concessa questa stessa possibilità alle donne che compivano 57 anni di età e avevano maturato 35 anni di contributi. Era una sperimentazione che avrebbe dovuto chiudersi al 31/12/2014 e che è stata prorogata fino al raggiungimento del diritto al 31/12/2015.

Il suo valore e interesse è però cambiato negli anni soprattutto in termini di convenienza dell’opzione per il calcolo contributivo che, a detta dei più e spesso superficialmente, è sempre stata considerata una iattura.

Ragioniamo però complessivamente e cerchiamo di capire perché questa proroga potrebbe rappresentare un’occasione interessante da poter sfruttare.

Quali sono, intanto, i fattori che differenziano i trattamenti della L. n. 214/2011 (Fornero) da quelli dell’opzione donna?

Mettiamo a confronto le età dl pensionamento:

“Fornero”: 67 anni e nessuna finestra

Opzione Donna: 58 anni + 1 anno di finestra, quindi 59 anni (59 anni in caso di lavoratrice autonoma, con la finestra 60 anni e 6 mesi).

Attenzione nel 2004 le lavoratrici dipendenti si pensionavano a 60 anni con 20 anni di contributi… il gap era decisamente inferiore.

“Fornero”: calcolo misto

Opzione donna: calcolo contributivo.

Per questa seconda differenza dobbiamo fare un ragionamento più approfondito ed addentrarci nelle regole di calcolo.

Il calcolo misto, come sappiamo, gode di una quota “retributiva” che dipende da due variabili principali:

  1. La media delle retribuzioni lorde degli ultimi 5/10 anni (10/15 per gli “autonomi”)
  2. Il numero di settimane lavorate prima del 31/12/1992 e fra il 01/01/1993 e il 31/12/1995.

Questa seconda variabile, indipendente, poiché non modificabile (generalmente), tende a diventare sempre più piccola per evidenti motivi abbassando il valore assoluto e relativo della quota retributiva.

Una lavoratrice nata nel 1955 che nel 2012 compiva 57 anni maturando 35 anni di contributi, poteva avere un’anzianità contributiva al 1995 pari addirittura a 18 anni rendendola una cosiddetta “retributiva pura” quindi con una massimizzazione del calcolo legato alla media delle retribuzioni…dall’altro capo degli opposti una lavoratrice nata nel 1961 (le beneficiarie di questa ultima proroga) che nel 2019 ha maturato anche i 35 anni di anzianità contributiva, avrà, al 31/12/1995, al massimo 11 anni di anzianità contributiva che scendono a 8 per la quota A del calcolo retributivo (quello per intenderci più importante). In cambio potrebbe anticipare il pensionamento di almeno 6 anni considerando che, in alternativa avrebbe l’opportunità di pensionarsi con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva più 3 mesi di finestra di attesa.

In sostanza a 59 anni sarebbe percettrice di una pensione che, solo lavorando altri 6 anni, otterrebbe a 65 anni.

Il confronto fra le due opportunità diventa d’obbligo, contando che, anche l’opzione donna come le altre forme di pensione (esclusa precoci e quota 100) non impediscono di continuare con un’attività lavorativa qualunque essa sia (e senza il pericolo di un ricalcolo negativo in sede di eventuale supplemento).

Questo ragionamento vale per ogni lavoratore e lavoratrice che ha la possibilità di ottenere il pensionamento con il metodo contributivo (e con l’anticipo) e assume maggior importanza e peso ogni anno che passa.

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