Non ci saranno montagne né topolini, ASPETTANDO IL 2022

di Mario Verità – Consulente previdenziale in Milano e Legnano (Mi)

 

Ogni anno a partire dall’estate si comincia a parlare di riforme, revisioni, cancellazioni, abrogazioni e novità a volte catastrofiche…insomma quando l’argomento tocca la previdenza o meglio LA PENSIONE si assiste ad una sequenza di ipotesi che, ultimamente, non sono nemmeno troppo fantasiose. In questo 2020 ahinoi dominato dalle notizie relative alla pandemia, non c’è stato molto spazio per le solite chiacchiere sul tema; qualche acuto però lo abbiamo registrato quando pareva che un ministro olandese ci intimasse di cancellare “quota 100” quasi fosse la svolta che avrebbe migliorato i conti dell’Italia.

Strumentalizzazioni e uso improprio di (autorevoli?) pareri altrui hanno tenuto per un po’ alta la tensione tanto che la preoccupazione principale sembrava essere la sopravvivenza della tanto contestata norma introdotta nel 2019; così che fra coloro che potenzialmente la raggiungeranno nel 2021 è serpeggiato un po’ il panico. Niente panico please.

A beneficio di tutti ripetiamo le regole: accederanno a quota 100 tutti coloro che entro il 31/12/2021 avranno contestualmente raggiunto i 62 anni di età anagrafica (i nati e le nate entro il 31/12/1959) e un’anzianità contributiva utile di 38 anni equivalenti a 1976 settimane; di queste 1976 settimane dovranno essere da lavoro, riscatto, versamento volontario almeno 1820 (35 anni).

Pertanto 3 anni pari a 156 settimane potranno essere frutto di periodi cosiddetti figurativi, quali la disoccupazione, la Naspi, la malattia.

Maternità obbligatoria e militare rientrano fra i periodi qualitativamente qualificanti. Concorrono a formare l’anzianità contributiva utile i contributi versati a qualsiasi delle gestioni Inps (per effetto della normativa che rinnova l’istituto del cumulo L. n. 232/2016) e i contributi versati per periodo di lavoro all’estero in paesi convenzionati con l’Italia. Sono espressamente esclusi dal cumulo ai fini dell’acquisizione del diritto a “quota 100” i versamenti contributivi alle Casse Professionali.

Questa è quindi una non novità nel senso che tutto procede così come stabilito.

Pare certo che avremo altre “non novità”, o meglio, conferme attese che coinvolgeranno gruppi ristretti di pensionandi. Manca solo l’ufficialità della nuova riproposizione dell’“opzione donna” che, diamo per scontato, avrà le stesse regole di quella passata… quindi 58 anni di età anagrafica (le lavoratrici nate entro il 31/12/1962) e 35 anni di anzianità contributiva da “lavoro” o chiamiamola di “qualità”; resta il retaggio del passato dell’anno di attesa che dovrà trascorrere fra l’acquisizione del diritto e l’erogazione dell’acqua prima prestazione.

Le lavoratrici che, per raggiungere l’anzianità contributiva utile dovranno ricorrere a periodi di lavoro autonomo (artigiani o commercianti), dovranno aggiungere un anno all’età anagrafica (quindi 59 anni) e 6 mesi alla finestra di attesa (quindi 18 mesi dall’ottenimento del diritto alla erogazione della pensione).

Da sottolineare che la pensione “opzione donna” può essere pagata alle lavoratrici che sommano i contributi utili in un’unica gestione (ordinaria o Inpdap) e in nessun caso può essere coinvolta la Gestione Separata o ancor meno le Casse Professionali. Si va verso la conferma dell’ape sociale che consente l’accesso ad un “prepensionamento” con limite di erogazione a € 1.500,00/ mese, a favore di coloro che, con un’anzianitá contributiva di almeno 30 anni, si trovano in condizioni di disoccupazione involontaria avendo già consumato per intero gli ammortizzatori sociali concessi.

Il programmato aumento dell’età anagrafica previsto non ci sarà (saranno sempre 67 gli anni per accedere alla pensione di vecchiaia per i vecchi iscritti) come annunciato già lo scorso inverno, verranno invece rivisti i coefficienti di trasformazione legati all’età per il calcolo della quota contributiva delle prestazioni pensionistiche: questo significa che, a parità di montante contributivo e di età, la pensione pagata nel 2021 sarà più magra di quella che sarebbe stata pagata nel 2020. Ma solo per le nuove pensioni.

Insomma un anno “tranquillo” sul fronte previdenza, in attesa che il 2022 porti novità che riducano l’impatto negativo della fine dell’esperimento “quota 100” soprattutto sui nati nel 1960 e 1961 ed una flessibilità di uscita più marcata o un più deciso indirizzo verso il tutto contributivo (con certe condizioni).

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