L’importanza del caso “riders” nell’evoluzione normativa: IL NUOVO CONFINE TRA AUTONOMIA E SUBORDINAZIONE NEL RAPPORTO DI LAVORO*

i Antonella Rosati – Ricercatrice del Centro Studi e Ricerche

Alice Biagiotti analizza la figura dei “riders” alla luce della nozione di subordinazione e delle caratteristiche della gig economy

L’Autrice, con il suo contributo, esamina l’impatto che la globalizzazione dei mercati e l’evoluzione delle information and communication technologies hanno avuto sulle classificazioni giuridiche del lavoro tradizionali, evidenziando come le soluzioni normative elaborate si siano rivelate insufficienti ad assicurare una tutela giuridica alle nuove tipologie lavorative.

SUBORDINAZIONE E LAVORO AUTONOMO:

LA BIPARTIZIONE CODICISTICA

Diventa imprescindibile capire cosa e come il lavoratore sia tenuto a fare dato che l’inquadramento contrattuale indica, in modo solo astratto, l’attività esplicata.

La nozione legale di cui all’art. 2094 c.c., concepita all’interno dell’ideologia del Codice Civile del 1942, non coglie le peculiarità che contraddistinguono le prestazioni dei lavoratori della gig economy 1.

In particolare, i pony express di ieri e i riders di oggi 2 svolgono il loro lavoro trovandosi, verso il committente, in una posizione atipica non propriamente di “dipendenza” ma sono esposti ai medesimi rischi che gravano sui lavoratori subordinati, almeno secondo quanto statuito dalla Corte di Cassazione3. In ogni caso, è opportuno verificare, a discapito del nomen iuris4 attribuito dalle parti, se il lavoratore di fatto soggiace ai poteri datoriali esercitati entro i limiti fissati dalla legge e dal contratto collettivo.

Questo aspetto è totalmente assente nei contratti di lavoro autonomo a cui il Codice Civile attribuisce una normativa ad hoc contenuta nel Titolo II, del libro V5 : l’aspetto comune di queste tipologie contrattuali è la finalizzazione al c.d. opus perfectum ovvero “al compimento di un’opera o di un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione” 6, sia nelle ipotesi di prestazione d’opera manuale sia di quella intellettuale per l’esercizio della quale è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi 7.

È proprio l’assenza del vincolo di subordinazione a tratteggiare la disciplina del lavoro autonomo, anche perché l’oggetto dell’obbligazione – cioè l’attività economicamente utile – è comune in entrambe le fattispecie di lavoro subordinato e autonomo.

Una simile interpretazione trova riscontro

nella giurisprudenza di legittimità 8 che ha sottolineato come il potere direttivo debba determinare le modalità di tempo e di luogo della prestazione9.

In più occasioni i giudici hanno constatato che gli ordini posti in essere dall’imprenditore rilevano quando si estrinsecano in un’attività di direzione costante e volta a privare il lavoratore di qualsiasi autonomia10. Anche la Corte Costituzionale 11 ha sancito che il vincolo di subordinazione si sostanzia “nell’emanazione di ordini specifici, inerenti alla particolare attività svolta e diversi dalle direttive d’indole generale e in una direzione assidua e cogente, in una vigilanza e in un controllo costanti”, in pratica “in un’ingerenza idonea a svilire l’autonomia del lavoratore”.

Nell’impresa fordista di ieri gli ordini venivano tramessi al capo reparto, da questo al capo squadra e infine agli operai; oggi invece, attraverso app scaricabili direttamente sullo smartphone o mail, prescindendo dunque “ dalla presenza fissa nello stesso luogo tra chi dà gli ordini e chi li riceve” 12.

LE COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE EX ART. 409, N. 3, C.P.C.

Nella direzione di un superamento del binomio subordinato-autonomo, si era ampiamente diffuso, fino a diventare una “zona grigia”13, il lavoro coordinato: una sorta di “spazio compreso tra un ’non più’ e un ’non ancora’” 14, all’interno del quale si poteva ricomprendere ogni forma di collaborazione coordinata e continuativa.

Nella sua formulazione originaria, l’art. 409 c.p.c. al comma 1, n. 3, estendeva a “ i rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale e altri rapporti di collaborazione che si concretano in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato”, le disposizioni sul processo del lavoro o, meglio, devolveva ogni controversia di cui al n. 3 della norma de qua alla competenza per materia del tribunale in funzione di giudice del lavoro. L’obiettivo era quello di garantire copertura legale a tutte quelle forme di lavoro eseguite senza vincolo di subordinazione tra committente e prestatore in cui questi agiva in maniera autonoma rispetto alle modalità, il tempo e il luogo dell’adempimento della prestazione, sebbene in funzione di uno scopo unitario e delle necessità produttive.

In pratica, con una reiterazione delle prestazioni in un arco di tempo indeterminato (o comunque apprezzabilmente lungo)15, si originava una connessione tra l’organizzazione del committente e l’attività del prestatore d’opera senza implicazioni circa l’inserimento dello stesso nella struttura gerarchica-organizzativa dell’impresa16.

A completamento dell’intervento di riforma del lavoro autonomo, è stata varata nel 2017 la legge 22 maggio, n. 81 rubricata “misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale”.

L’art. 15, comma 1, L. n. 81/2017 ha modificato in parte l’art. 409, comma 1, n. 3,

c.p.c. specificando che “ la collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa”. Con questa espressione si allude a un inquadramento della fattispecie che si fonda su un elemento antitetico a quello dell’etero-organizzazione che invece caratterizza le collaborazioni ex art. 2, D.lgs. n. 81 del 2015 alla quale si applica la diversa disciplina del lavoro dipendente 17.

Nel caso in esame, ovvero per le collaborazioni genuinamente autonome secondo la definizione dell’art. 409, n. 3, c.p.c., a organizzare la propria attività lavorativa dopo la modifica è il collaboratore, cui spetta piena autonomia nel definire le modalità da adottare per lo svolgimento della stessa.

In questa prospettiva si deve interpretare anche l’ulteriore requisito, tipico delle co.co.co, ovvero la continuità della prestazione.

Considerato che il contratto in questione è annoverabile tra quelli a esecuzione prolungata18 la continuità della prestazione serve a realizzare lo scopo del contratto.

LART. 2, COMMA 1, D.LGS. N. 81/2015

A far data dal 3 novembre, giorno di entrata in vigore della L. n. 128 del 2019, l’art. 2, comma 1 del Jobs Act è stato oggetto di importanti modifiche finalizzate a estendere l’area di tutele del lavoro subordinato a quei rapporti lavorativi “ritenuti in condizione di debolezza economica, operanti in una zona grigia tra autonomia e subordinazione” 19.

L’attuale formulazione dell’art. 2 prevede l’estensione della disciplina del lavoro subordinato “ai rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro prevalentemente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal com

mittente. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali”.

La novella opera su tre fronti.

Per prima cosa la parola “esclusivamente”, relativa al carattere della personalità della prestazione del collaboratore, è soppiantata dall’avverbio “prevalentemente”.

Una prestazione solo prevalentemente, e non esclusivamente, personale presuppone un’organizzazione di mezzi e di risorse che, seppur robusta, non deve prevalere rispetto al lavoro proprio.

È chiaro che così il collaboratore assume l’insieme dei rischi connessi alla disponibilità degli strumenti di lavoro e della forzalavoro impiegata.

In secondo luogo, è stata soppressa l’espressione “anche con riguardo ai tempi e al luogo di lavoro” riferita all’organizzazione delle modalità di esecuzione della prestazione da parte del committente.

Si tratta di una scelta legislativa opinabile, per due motivi.

Da un lato, le parti del rapporto di lavoro rimangono prive di strumenti atti a valutare la convenienza della sottoscrizione di quel contratto ma soprattutto i lavoratori, in sede di esecuzione, possono decidere in piena autonomia la dimensione spaziale e temporale della prestazione.

Dall’altro, i giudici diventano arbitri nello stabilire a priori i confini tra “coordinamento” genuino che caratterizza le modalità di esecuzione della prestazione, oggetto di un co.co. co. ex art. 409, n. 3, c.p.c. e “etero organizzazione” che, diversamente, connota ai sensi dell’art. 2, comma 1, D.lgs. n. 81, le co.co.org. Pertanto, ogni volta che i tempi e i luoghi vengono scelti dal prestatore o concordati dalle parti, ergo non imposti dal committente, al contratto di collaborazione non si applica l’art. 2.

Infine, la L. n. 128 del 2019 specifica che l’art. 2, comma 1, si estende alla prestazione le cui modalità di esecuzione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali. È evidente come la volontà legislativa sia indirizzata a voler creare, per questo settore, una disciplina positiva e regolativa in termini di orario di lavoro, di tutele contro i licenziamenti illegittimi e di equo riconoscimento retributivo.

GLI ESITI GIURISPRUDENZIALI SULLE COLLABORAZIONI ETERO-ORGANIZZATE

Il Tribunale di Torino20, chiamato a pronunciarsi per primo, ha optato per una posizione soft secondo cui l’etero-organizzazione non è di per sé sufficiente seguito a stretto giro anche da altri Tribunali21.

Nel dettaglio, il giudice torinese affermava che l’art. 2, D.lgs. n. 81 del 2015 anziché amplificare l’ambito di applicazione della subordinazione come prefigurato dal Legislatore, “avrebbe addirittura un ambito di applicazione più ristretto di quello dell’art. 2094 c.c.”.

In quest’ottica, la norma in questione lascerebbe intendere che l’esercizio del potere direttivo dovrebbe riguardare anche e non solo la determinazione dei tempi e dei luoghi di lavoro ma “appare difficile parlare di organizzazione dei tempi di lavoro in un’ ipotesi come quella oggetto di causa in cui i riders hanno la facoltà di stabilire se e quando dare la propria disponibilità a essere inseriti nei turni di lavoro”.

Anche il giudice milanese 22 giungeva alla medesima conclusione, asserendo che “le modalità di esecuzione della prestazione, (…), non possono ritenersi organizzate dal committente 

con riferimento ai tempi (…) di lavoro, poiché la scelta fondamentale in ordine ai tempi di lavoro e di riposo è rimessa all’autonomia del ricorrente che la esercita nel momento in cui manifesta la propria disponibilità a lavorare in determinati giorni e orari e non in altri”.

In entrambi i casi, le modalità di svolgimento della prestazione non erano tali da consentire di qualificare il rapporto come lavoro subordinato; venivano pertanto rigettate le richieste dei ricorrenti in ragione del “principio della libertà dei fattorini di non lavorare” 23 ossia di scegliere se obbligarsi o meno alla prestazione e dell’assenza del potere direttivo e organizzativo datoriale.

Quest’indirizzo veniva parzialmente confermato anche in secondo grado dalla Corte sabauda24 che ha accolto solo in parte l’appello dei riders, respingendone i motivi di gravame relativi la qualificazione dei rapporti di lavoro e l’illegittimità dei licenziamenti.

La Corte, applicando al caso in esame l’art. 2, D.lgs. n. 81 del 2015, ha accertato il diritto degli appellanti, soccombenti in primo grado, a vedersi corrispondere quanto maturato, sulla base della retribuzione stabilita per i dipendenti del V livello del Ccnl logistica trasporto merci, relativamente “ai giorni e alle ore di lavoro effettivamente prestate”, condannando così la società al pagamento delle differenze retributive.

Sulla vexata quaestio è intervenuta da ultimo la Cassazione che ha confutato quanto sostenuto in primo e secondo grado dai giudici.

Quindi, imboccando una linea hard, la Cassazione ritiene che l’etero-organizzazione sia uno degli indici fattuali significativi a giustificare l’applicazione del regime previsto dalla norma25.

Esso rileva anche quando “ il committente si limiti a determinare unilateralmente il quando e il dove della prestazione personale e continuativa”, come affermato di recente dall’Ispettorato del Lavoro26.

Pertanto, sebbene le collaborazioni costituiscano “una terra di mezzo dai confini labili”, è altrettanto vero che “ il legislatore, in una prospettiva anti-elusiva, ha inteso limitare le possibili conseguenze negative” che il loro utilizzo nella prassi possa dare luogo.

A tal proposito, si è cercato di porre rimedio alla situazione di sfruttamento, sfociante nel caso che qui interessa nella fattispecie di intermediazione illecita (c.d. caporalato)27 ai sensi dell’art. 603-bis c.p. a danno di lavoratori provenienti da contesti sociali ed economici problematici e, dunque, propensi ad accettare condizioni di lavoro inique.

 

Si è così disposto il c.d. commissariamento della filiale italiana Uber Italy S.r.l.28 da parte dei giudici della sezione autonoma misure di prevenzione del Tribunale di Milano29.

Inoltre, come “una buca sulla strada” 30 per le garanzie e i diritti dei ciclo-fattorini, è stato sottoscritto il primo Ccn tra Asso Delivery e Ugl Rider.

A ben vedere, sull’accordo sembrano addensarsi zone d’ombra specie con riferimento, da un lato, all’individuazione del compenso minimo orario e, dall’altro, alla carenza della maggiore rappresentatività in capo alle parti stipulanti l’accordo stesso, oltre al fatto che il rapporto di lavoro dei riders viene qui qualificato come genuinamente autonomo, in palese controtendenza rispetto ai tentativi di tutela compiuti finora.

* Sintesi dell’articolo pubblicato ne Il Lavoro nella giurisprudenza 2/2021, p. 142 ss, dal titolo L’etero-organizzazione nell’era della gig economy.

  1. S. Ciucciovino, Analisi e proposte sul diritto del lavoro nell’Industria 4.0. Le nuove questioni di regolazione del lavoro nell’Industria 4.0 e nella gig economy: un problem framework per la riflessione, in Riv. rel. ind, 2018, 4, 1043 ss.; e V. Papa, Postindustriale o pre-moderno? Economia digitale e lavoratori on demand: nuovi paradigmi organizzativi e vecchie esigenze di tutela, in Riv. rel. ind., 2018, n. 3.
  2. Biasi, Dai pony express ai riders di Foodora, L’attualità del binomio subordinazione-autonomia (e del relativo metodo d’ indagine) quale alternativa all’affannosa ricerca di inedite categorie, in WP Adapt, University Press, 11, 2017.
  1. Cass. Civ. 24 gennaio 2020, n. 1663 in One LEGALE https://onelegale.wolterskluwer.it/. Nello  specifico  i giudici di legittimità hanno riconosciuto ad alcuni riders la posizione di lavoratori subordinati (F. Siccardi, Applicabile la disciplina del lavoro subordinato ai riders, in D&G, 2020; v. anche G. Cavallini, Le nuove collaborazioni etero-organizzate: cosa cambia dopo la riscrittura dell’art. 2 d.lgs. n.81/2015 (e la Cassazione sul caso Foodora), in Giustizia Civile.com, articolo del 12 febbraio 2020).
  1. Tale elemento intenzionale contribuisce, all’interno di una valutazione globale, a qualificare la fattispecie unicamente ad altri indici sussidiari; per tutte in giurisprudenza: Cass. Civ., ord., 26 giugno 2020, n. 12871, in One LEGALE  https://onelegale.wolterskluwer.it/, secondo cui “il nomen iuris eventualmente assegnato dalle parti al contratto non è quindi vincolante per il giudice ed è comunque sempre superabile in presenza di effettive, univoche, diverse modalità di adempimento della prestazione”; Cass. Civ. 19 agosto 2013, n. 19199, in Mass. Giur. lav., 2013, I, 822 ss. e in dottrina P. Ichino, Il contratto di lavoro, I, in Trattato di diritto civile e commerciale, diretto da Cicu F. Messineo, II, Milano, 2000, 255 ss.
  2. Santoro Passarelli, voce Lavoro autonomo, Enc. dir., Annali, V, 2012, 711; A. Perulli, Il lavoro autonomo. Contratto d’opera e professioni intellettuali, in Trattato di diritto civile e commerciale, diretto da A. Cicu F. Messineo, XXVII, Milano, 1996.
  3. Art. 2222 c.c.
  4. Art. 2229 ss. c.c
  5. Cass. Civ. 8 febbraio 2010, 2728 e Cass. Civ. 22 dicembre 2009, n. 26986 entrambe in One LEGALE https://onelegale.wolterskluwer.it/.
  6. Civ. n. 16456 del 2007 e Cass. Civ. n. 4889 del 2002, in One  LEGALE    https://onelegale. wolterskluwer.it/.
  7. Civ. 22 dicembre 2009, n. 26986, in Mass. Giust. civ., 2009, 12, 1737; Cass. Civ. 7 ottobre 2004, n. 20002, in questa Rivista, 2005, 376 ss.
  8. Corte Cost. n.76 del 2015 e relativo commento critico per tutti, Ferraro, Subordinazione e autonomia tra pronunzie della Corte costituzione e processi evolutivi, in questa Rivista, 2016, 3, 221-22Scognamiglio, Caso Foodora: dilatazione della nozione di lavoro subordinato o costruzione di uno statuto normativo del lavoratore debole?, 
  9. Trib. Torino 7 maggio 2018, n.778, in questa Rivista, 2018, 7, 721 con nota di G.A. Recchia, Gig economy e dilemmi qualificatori: la prima sentenza italiana e in Riv. it. dir. lav., 2018, con nota di P. Ichino, Subordinazione, autonomia e protezione del lavoro nella gigeconomy; tra i commenti: M. Del Conte O. Razzolini, La gig economy alla prova del giudice: la difficile reinterpretazione della fattispecie e degli indici rilevatori, in Giorn. dir. rel. ind., 2018, 673-682; P. Tullini, La qualificazione giuridica dei rapporti di lavoro dei gig-workers: nuove pronunce e vecchi approcci metodologici, in Lavoro diritti mercato, 2018, 1;in Corr. giur., 2018, n. 8/9.
  10. R. De Luca Tamajo R. Flammia M. Persiani, La crisi della nozione di subordinazione e della sua idoneità selettiva dei trattamenti garantistici. Prime proposte per un nuovo approccio sistematico in una prospettiva di valorizzazione di un tertium genus: il lavoro coordinato, in Lav. inf., 1996, 75 ss.;
  11. F. Martelloni, La zona grigia tra subordinazione e autonomia e il dilemma del lavoro coordinato, in Dir. rel. ind., 2010, III, 2; secondo l’Autore, “parlare di zona grigia tra subordinazione e autonomia e il dilemma del lavoro coordinato, in Dir. rel. ind., 2010, III,
  12. La continuità può realizzarsi tramite la realizzazione di prestazione istantanee purché siano collegate tra loro e concorrono a soddisfare l’interesse duraturo del committente; per la ricostruzione del dibattito v. P. Ichino, Il tempo della prestazione nel rapporto di lavoro. Continuità, elasticità e collocazione temporale della prestazione lavorativa subordinata, I, Milano, 1984
  13. Cass.Civ. 1° ottobre 2008, n. 24361, in Mass. Giust. civ., 2008, 1416; Cass. Civ. 25 giugno 2007, n. 14702, in Guida dir., 61 ss., e Cass. Civ. 19 aprile 2002, n. 5698, in questa Rivista, 2002, 1164 ss.
  14. Sostiene L. Nogler, La subordi- nazione nel D.Lgs. del 2015: alla ricerca dell’“autorità dal punto di vista giuridico”, WP C.S.D.L. E. “Massimo D’Antona”.IT – n. 267/2015, 23, che la “direzione perseguita è di “situare la subordinazione all’interno del complessivo contesto ‘organizzativo’ in cui opera il lavoratore”.
  15. M.V. Ballestrero, L’ambigua nozione di lavoro parasubordinato, in Lav. dir., 1987, 61.
  16. Cass. Civ. 24 gennaio 2020, n. 1663; adesivo alla tesi secondo cui l’art. 2, D.Lgs. n. 81 del 2015 operi in funzione di supporto ai fini di identificare la fattispecie di subordinazione, è G. Santoro – Passarelli, Lavoro eterodiretto, etero-organizzato coordinato ex art. 409, n. 3 c.p.c., in Riv. giur. lav., 2016, 647 ss.
  1. Torino 7 maggio 2018, n. 778, cit.
  2. Milano 10 settembre 2018, n. 1853, in Labor, 2019, 107, con nota di
  3. Forlivesi, Nuovi lavori, vecchie interpretazioni? Note a margine di una recente sentenza del Tribunale di Milano sulla qualificazione giuridica dei c.d. riders; Trib. Roma 6 maggio 2019, n. 4243 con riferimento agli operatori di call center outbound, v. commento di E. Massi, Gig economy e riders: autonomia delle collaborazioni e maggiori tutele (forse), in dottrinalavoro.it, 20 luglio 2019.
    1. Milano 10 settembre 2018, n. 1853, cit.
    2. Massa Pinto, La libertà dei fattorini di non lavorare e il silenzio sulla Costituzione: note in margine alla sentenza Foodora (Tribunale di Torino, sent. n. 778 del 2018), in Osservatorio Costituzionale, fasc. 2, 2018.

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