Le risposte del Centro Studi ai quesiti dei colleghi – PREMIO DI RISULTATO: il problema dell’incremento annuale

a cura del Centro Studi e Ricerche

Selezione delle risposte che il Centro Studi e Ricerche fornisce ai nostri colleghi. Ricordiamo che i quesiti sono pubblicati anche sulle banche dati de Il Sole24Ore, in base all’accordo sottoscritto tra l’Ordine di Milano e Il Sole24Ore stesso.

 

Quesito

“Nel caso di un accordo di premio di risultato a valere su più anni, per esempio periodo 2016/2018, è corretto subordinare l’applicabilità della detassazione del premio di risultato alla condizione che i risultati registrati in ciascun anno di vigenza del premio aziendale siano superiori a quelli dell’anno immediatamente precedente e non a quelli storicizzati presi a base per la strutturazione del premio?”

Risposta

La questione è controversa e prende avvio dalla circolare 29 marzo 2018 n. 5/E dell’Agenzia delle Entrate. La Legge di stabilità 2016, come noto, ha previsto l’applicazione di una imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali regionali e comunali del 10%, da applicare sui premi di risultato di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata a incrementi di produttività, reddittività, qualità, efficienza ed innovazione, nonché sulle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa (art. 1, commi da 182 a 189, Legge n. 208/2015). Il Ministero era già intervenuto sul punto con la circolare n. 28/E dove al punto 1.2 ricordava che“a tale riguardo è necessario tenere ben presente la distinzione tra strutturazione dei premi e condizione di incrementabilità degli obbiettivi che dà diritto al beneficio fiscale”.

La strutturazione dei premi è, infatti, l’insieme delle condizioni previste negli accordi al verificarsi delle quali matura il diritto alla corresponsione di una somma. La combinazione delle varie condizioni può avvenire in vari modi ed è regolata esclusivamente dalla contrattazione collettiva.

Ai fini dell’applicazione del beneficio fiscale all’ammontare complessivo del premio di risultato erogato, tuttavia, è necessario che nell’arco di un periodo congruo definito nell’accordo, sia stato realizzato l’incremento di almeno uno degli obiettivi di produttività, reddittività, qualità, efficienza ed innovazione richiamati dalla norma e che tale incremento possa essere verificato attraverso indicatori numerici definiti dalla stessa contrattazione collettiva.

I parametri e le condizioni che l’Agenzia individuava per accedere all’agevolazione fiscale sono quindi così definiti:

1) Identificazione di un periodo congruo di riferimento

2) Incremento di ALMENO uno dei parametri fissati nell’accordo

3) Misurabilità degli stessi secondo quanto previsto dal Decreto del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell’economia del 25 marzo 2016.

Con la circolare 29 marzo 2018 n. 5/E l’Agenzia ritorna sull’argomento per fornire chiarimenti sulla normativa e, al punto 4.3, spiega cosa si debba intendere per periodo congruo di misurazione (quindi il primo dei tre elementi indicati precedentemente): “Per periodo congruo deve intendersi il periodo di maturazione del premio di risultato, ovvero l’arco temporale individuato dal contratto al termine del quale deve essere verificato l’incremento di produttività, redditività ecc., costituente il presupposto per l’applicazione del regime agevolato. La durata di tale periodo (periodo di maturazione del premio) è rimessa alla contrattazione di secondo livello e può essere indifferentemente, annuale o infrannuale o ultrannuale dal momento che ciò che rileva è che il risultato conseguito dall’azienda in tale periodo sia misurabile e risulti migliore rispetto al risultato antecedente l’inizio del periodo considerato.

Il risultato precedente, continua poi la circolare, può essere costituito dal livello di produzione del semestre o dell’anno o anche del triennio precedente il semestre considerato, purché si tratti di un dato precedente a quest’ultimo e non un dato remoto, non idoneo a rilevare un incremento attuale di produzione.”

La lettura di questa interpretazione ha spinto alcuni autori1 a sostenere che “secondo il nuovo orientamento, … , la verifica dell’ incremento deve avvenire confrontando il risultato del periodo misurato rispetto al risultato del precedente periodo misurato. In presenza di un accordo triennale 2016/2018, il premio erogato con riferimento al periodo 01/01/2017 potrà essere detassato se il risultato dell’anno 2017 è migliore del risultato misurato con riferimento all’anno 2016; ciò vale anche se nell’accordo era stato stabilito che il dato da battere fosse definito dal dato medio ovvero dal dato di picco determinato nel triennio precedente a quello di firma del nuovo accordo.”

Una simile lettura però, a parere di chi scrive, risulterebbe troppo restrittiva e non appare aderente né alla finalità della norma né a quanto indicato nella stessa circolare in commento. Pare opportuno premettere che la strutturazione del premio di risultato e, quindi, anche dei criteri per individuare l’incremento e l’accesso al risultato premiale, sono stabiliti dalla contrattazione collettiva di secondo livello, che nell’ambito di quanto previsto dalla legge può muoversi con una certa autonomia. La stessa pertanto ben potrebbe prevedere la spettanza del premio solo con un incremento lineare e conseguito anno per anno a fronte del confronto con il dato dell’anno precedente. Ma tale opzione, pur possibile, non rappresenta una scelta obbligata e pertanto la contrattazione potrebbe individuare un limite o una fascia di valore raggiungendo il quale, in ognuno degli anni di durata del contratto,  il premio sarebbe ugualmente spettante – e con esso la detassazione. La locuzione della circolare “risulti migliore rispetto al risultato precedente” è dalla stessa Agenzia spiegata proprio nell’ultimo periodo dello stesso punto quando si fa riferimento al periodo semestrale o annuale o anche triennale precedente il semestre considerato, “purché si tratti di un dato precedente a quest’ultimo e non un dato remoto, non idoneo a rilevare un incremento attuale di produzione .”Pertanto, a parere di chi scrive, il premio di risultato conseguito in un anno può, dalla contrattazione, essere legittimamente previsto in base al confronto con un precedente periodo di rilevazione che può essere fissato dalla contrattazione collettiva in un arco temporale abbastanza vicino e che costituisce il parametro di riferimento per verificare la incrementabilità, senza che tale riferimento sia necessariamente legato all’anno precedente l’erogazione. E ciò in particolare nel caso di premialità che si sviluppi su un arco di tempo pluriennale.

Ragionando per assurdo, una diversa interpretazione porterebbe a ritenere che l’incrementabilità debba avere sempre un andamento lineare e che ad un certo punto, raggiunto il 100% di tutti i parametri indicati, non ci possa essere più agevolazione o premi da riconoscere. Si pensi solo ad alcuni parametri, soprattutto quelli legati all’aumento della produzione, citati dall’art. 2 del D.M. del marzo 2016. Un’altra conseguenza assurda della pretesa di un aumento lineare sempre costante, come pre-condizione per la detassazione del PDR, sarebbe che in un piano pluriennale un’azienda – una volta individuata con una storicizzazione dei periodi precedenti una fascia ottimale di arrivo – laddove raggiungesse il primo anno risultati ottimali a fronte di situazioni contingenti particolarmente favorevoli si vedrebbe preclusa la detassazione per gli anni a venire (in cui comunque si registrasse una fase incrementale adeguata alle aspettative aziendali ma non migliore di quella immediatamente precedente).

La circolare, invece, sembra voler sottolineare non il fatto che l’incremento debba sempre essere lineare ma che possa essere un incremento confrontabile, anche per più anni, con un periodo precedente (sia pure con immediatezza) la contrattazione. La locuzione “non idoneo a rilevare un incremento ATTUALE di produzione” è riferito alla locuzione “non un dato remoto” e sta proprio a significare che la misurabilità dell’incremento deve avvenire confrontando i risultati dell’anno di spettanza con un anno (o periodo) precedente che tuttavia, in base alla durata ed ai criteri stabiliti dall’accordo collettivo, può ben essere per tutta la durata dell’accordo quello antecedente l’inizio del periodo di valenza dell’accordo stesso. Peraltro questo criterio, oltre che corretto sotto un profilo fiscale, può risultare anche il più opportuno sotto un mero profilo gestionale, perché può, ad esempio, evitare, soprattutto quando si utilizzano parametri quali gli indici di soddisfazione del cliente su un piano di miglioramento pluriennale, che i lavoratori possano adottare comportamenti parzialmente contrari agli obbiettivi di miglioramento, “rallentandoli” per non risultare troppo performanti in un anno con la conseguenza di precludersi la premialità per gli anni successivi. In altre parole l’incrementabilità deve essere sì interpretata in maniera concreta ed effettiva (e non prendendo dati di riferimento talmente laschi da risultare sempre attuabili) ma al tempo stesso “relativa” ed “elastica” rispetto all’andamento reale dell’economia delle aziende e del Paese e non esclusivamente in termini assoluti e matematici, e soprattutto lineari. Pertanto in un accordo di premio di risultato strutturato su più anni, l’incremento annuale può legittimamente essere confrontato con il periodo “congruo” precedente quello di operatività del premio e stabilito dall’accordo stesso come parametro di riferimento sul quale verificare i miglioramenti stabiliti dall’accordo stesso per tutta la durata dell’accordo. Ma ben si può prevedere anche una soglia obiettivo che nulla ha a che vedere con il periodo precedente l’anno o gli anni di durata del contratto. Si ritiene che la contrattazione collettiva, in questo caso, abbia la più ampia libertà di azione e previsione.

1.Magnani Michela e Ferraris Massimo, Detassazione, i premi di risultato evolvono con incremento stressato, in Guida. Lav., n. 16/2018

 

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