Le risposte del Centro Studi ai quesiti dei colleghi – Spettanza Naspi

a cura del Centro Studi e Ricerche

Selezione delle risposte che il Centro Studi e Ricerche fornisce ai nostri colleghi. Ricordiamo che i quesiti sono pubblicati anche sulle banche dati de Il Sole24Ore, in base all’accordo sottoscritto tra l’Ordine di Milano e Il Sole24Ore stesso.

 

Quesito

“Una succursale italiana di società straniera (cedente) intende trasferire ad una società neo costituita di diritto italiano e con sede in Italia, d’ora in avanti cessionaria, il proprio ramo d’azienda rappresentato dall’intera attività della propria sede secondaria in Italia. Al termine di tale operazione, la cessionaria avvierà una procedura di licenziamento collettivo che interesserà parte del personale trasferito dalla cedente. In sostanza, tutti i dipendenti della cedente saranno trasferiti ai sensi dell’art. 2112 c.c. e quindi senza soluzione di continuità dalla cedente alla cessionaria e, al termine della procedura di licenziamento collettivo, i lavoratori individuati saranno da quest’ultima licenziati. Alla luce della soppressione dell’indennità di mobilità prevista dalla L. n. 92/2012 e dalla sostituzione della stessa con il nuovo trattamento di disoccupazione (NASpI), si chiede se - i lavoratori che verranno trasferiti alla cessionaria di nuova costituzione e successivamente licenziati da quest’ultima possono accedere al trattamento di NASpI in forma piena (fino a due anni), qualora siano in possesso dei requisiti di cui al D.lgs. n. 22/2015 e quindi qualora abbiano maturato 13 settimane di anzianità contributiva, 30 giorni di effettivo lavoro e status di disoccupazione involontaria e se, ai fini della determinazione di tali requisiti si possa tener conto sia dei periodi alle dipendenze della cedente, sia di quelli della cessionaria; - l’indennità NASpI possa essere corrisposta per un periodo superiore all’anzianità maturata dal lavoratore in esubero alle dipendenze della cessionaria, che ne ha comminato il licenziamento.”

Risposta

La NASpI è una prestazione economica, istituita dal 1° maggio 2015, che sostituisce l’indennità di disoccupazione denominata Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI). È una prestazione a domanda, erogata a favore dei lavoratori dipendenti subordinati che abbiano perduto involontariamente l’occupazione. Spetta in presenza dei seguenti requisiti: stato di disoccupazione involontario;che il lavoratore abbia un requisito contributivo e rispetti un requisito lavorativo. A questo fine si considerano disoccupati i lavoratori privi di impiego che dichiarano al Centro per l’Impiego la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro. L’indennità non spetta nelle ipotesi in cui il rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o risoluzione consensuale. Per requisito contributivo sono necessarie almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Per contribuzione utile si intende anche quella dovuta ma non versata. Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché risulti erogata o dovuta per ciascuna settimana una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (Legge n. 638/1983 e Legge n. 389/1989). Sono inoltre necessarie almeno trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Per giornate di effettivo lavoro si intendono quelle di effettiva presenza al lavoro, a prescindere dalla loro durata oraria. Questi requisiti prescindono dall’anzianità dell’ultimo datore di lavoro. I requisiti devono essere soddisfatti in capo al lavoratore e non all’azienda. Quindi, qualunque sia l’operazione che la società intende porre in essere, per l’accesso alla indennità NASpI occorre che il lavoratore rispetti i requisiti menzionati.

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