L’annus horribilis del coronavirus: EMERGENZA GIURIDICA OLTRE CHE SANITARIA (*)

di Antonella Rosati – Ricercatrice del Centro Studi e Ricerche

 

Michele Miscione si confronta con il diritto del lavoro durante la pandemia

FARE TUTTO PER TUTTI E FARLO IN FRETTA

ll coronavirus ci ha prepotentemente catapultato indietro nel tempo, ai tempi della guerra: si parla di trincea negli ospedali, di fronte del virus, di economia di guerra e di bollettini della Protezione Civile, attesi col fiato sospeso, con il numero dei morti e dei contagiati.

Ma se nel 1945 l’interesse preponderante era andare a lavorare per salvaguardare imprese e posti di lavoro oggi, con il coronavirus, “stare a casa” è l’unico rimedio1 , il che rende la situazione decisamente più ingestibile rispetto a 75 anni fa.

L’emergenza epidemiologica ha creato necessità straordinarie che hanno portato a modifiche di fatto del procedimento di produzione del diritto, con inevitabili critiche e dubbi di legittimità2 .

Di fronte ad un evento lacerante come questo, in cui la massima “salus publica suprema lex” assume il più incondizionato valore3 , il congelamento dei tempi, delle procedure e dei conflitti – che è lecito aspettarsi nell’attività parlamentare – si è rivelato l’unica via di scampo.

Facendo leva sul concetto di elasticità della Costituzione4 , è stata disposta in schiera (volendo portare avanti il paragone bellico) una normativa d’urgenza immane – in particolare Decreti Legge e D.P.C.M. che hanno assunto uno speciale valore di fonte con forza sostanziale di legge – con la duplice difficoltà di pensare veramente in generale, cercando di tutelare tutti indistintamente, anche i casi più reconditi, e di farlo in tempi brevissimi.

IL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI

Nel testo del D.L. n. 18 del 2020 (più conosciuto come Decreto “Cura Italia”), convertito con la Legge del 24 aprile 2020, è riunita quasi tutta la legislazione d’urgenza da coronavirus per quanto riguarda il lavoro. La normativa che, va da sé, viene prima è quella del blocco dei licenziamenti fino al 16 maggio 20205 , retroattivo dal 24 febbraio 2020 per quelli collettivi e solo dal 17 marzo 2020 (data d’entrata in vigore del D.L. n. 18/2020) per quelli individuali per giustificato motivo oggettivo.

Nulla si prevede sulle procedure di impugnazione dei licenziamenti: si tratta delle impugnazioni extraprocessuali o processuali, di 60 giorni dal licenziamento e di 180 giorni per il deposito del ricorso in tribunale, a pena di decadenza insanabile6 .

Il blocco dei licenziamenti è parziale.

Dal 17 marzo al 16 maggio 2020 sono preclusi nuovi licenziamenti collettivi e sospesi quelli già iniziati dal 24 febbraio 2020; per lo stesso periodo non si può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo.

È irrilevante la questione dell’efficacia reale o no del preavviso sostituito dalla relativa l’indennità7 , perché il blocco parte dal recesso e cioè dal momento in cui esso viene ricevuto dal lavoratore.

Nella conversione in Legge del 24 aprile 20208 , è stata introdotta una norma per cui sono fatte salve dal blocco le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d’appalto. I licenziamenti collettivi o individuali per giustificato motivo oggettivo, disposti nel periodo di blocco, sono radicalmente nulli, non sospesi, con possibilità di attivarli dopo, sempre naturalmente che in futuro ne permangano i presupposti.

La nullità comporterà la reintegrazione9 nell’ipotesi, anomala, di licenziamenti in violazione del blocco.

Il blocco dei licenziamenti collettivi dal 17 marzo al 16 maggio 2020, con sospensione delle procedure iniziate dal 24 febbraio 2020, è assoluto e indistinto, ma presenta l’incertezza se la comunicazione del recesso rientri o non all’interno alla procedura di legge10, con la conseguenza, in caso di mancanza della sola comunicazione di recesso, di bloccare o meno i licenziamenti collettivi anche se era stata esaurita la consultazione sindacale.

Per i licenziamenti individuali, l’art. 46, D.L. n. 18/2020 dispone che non si può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo “ai sensi dell’articolo 3, della Legge 15 luglio 1966, n. 604”. Appare chiara l’intenzione di escludere dal blocco: i licenziamenti disciplinari, le scadenze naturali (che non sono licenziamenti) dei contratti a termine11, i lavoratori in prova salvo ritenere che il periodo di coronavirus costituisca sospensione12, l’apprendistato13, il licenziamento dei dirigenti14 determinato da “giustificatezza” e i licenziamenti ad nutum15.

IL PROBLEMA DI COLF E BADANTI

Il caso forse più delicato e incerto è quello dei lavoratori domestici, esclusi sia dal blocco dei licenziamenti sia dagli ammortizzatori in deroga16.

Vanno distinti colf e badanti “con o senza” convivenza17, per cui si possono ipotizzare situazioni differenti.

In caso di convivenza, e con persone da assistere, non ci saranno verosimilmente licenziamenti sia per l’aumento di necessità di assistenza dopo il coronavirus, sia per i divieti di circolazione, sia infine perché si tratterà spesso di stranieri senza una propria abitazione.

Nel caso invece di colf o badanti senza convivenza, la maggior parte ha più lavori a tempo parziale, con necessità di spostarsi da un posto ad un altro, aumentando di molto il rischio di essere contagiati e contagiare.

Sembra, ma era facile prevederlo, che, dopo il rientro a casa per combattere il coronavirus, ci saranno molti licenziamenti di colf o badanti con più servizi sia per risparmiare (avendo più tempo per i lavori casalinghi) sia per paura dei contagi.

Si prospetta una situazione tanto grave da invocare una “preghiera per le badanti” 18, anche considerando che per la maggior parte sono irregolari e, in caso di stranieri, sotto ricatto di sanzioni. Sono state fatte tre proposte, ritenute fattibili:

1) assicurare che colf e badanti stranieri, se irregolari, non vengano denunciati nel chiedere assistenza per coronavirus;

2) integrare il reddito per chi rinunzia agli altri servizi, per convivere con un anziano o bisognoso di assistenza domiciliare (solo per i regolari);

3) fiscalizzare entro una certa soglia, e non solo prorogare19, i contributi previdenziali per le famiglie per incentivare le regolarizzazioni.

TUTELE SOCIALI GENERALIZZATE

Innanzitutto, per le esigenze derivanti dal coronavirus, si prevedono quattro ammortizzatori generali a favore dei lavoratori che alla data del 17 marzo 2020 secondo il D.L. n. 23/2020 (prima 23 febbraio 2020) risultino alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione.

Sono previste inoltre speciali indennità di “600 euro al mese” 20 per il lavoro non dipendente21 ossia per professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa22, per i lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’Ago23 e per i lavoratori dello spettacolo24, con la regola generale dell’incumulabilità con il reddito di cittadinanza25.

Si prevedono l’estensione dei congedi parentali26, l’estensione della durata dei permessi retribuiti ex art. 33, L. n. 104/199227, bonus baby-sitting28, misure per la tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori del settore privato, con equiparazione alla malattia per chi non ha lavorato perché in “quarantena”29, sospensione delle misure di condizionalità30 e un premio ai lavoratori dipendenti che abbiano lavorato nel marzo 2020 31.

Si prevede inoltre la proroga del termine di presentazione delle domande di disoccupazione agricola nel 202032, la proroga dei termini in materia di domande di disoccupazione NASpI e Dis-Coll33, la sospensione del decorso dei termini di decadenza e prescrizione relativi alle prestazioni previdenziali, assistenziali e assicurative erogate da Inps e Inail34, più in specifico la sospensione dei termini di decadenza e prescrizione per prestazioni Inail, con normativa speciale per le altre prestazioni35, la sospensione degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali anche per la quota a carico dei lavoratori36, disposizioni in materia di lavoro agile37 e disposizioni per prestazioni individuali domiciliari 38.

GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

I principi fondanti sono due: i sostegni del reddito per i lavoratori devono essere automatici e senza costi per le imprese. Principi, almeno in parte, deducibili dalla presunzione che il coronavirus costituisca un “evento oggettivamente non evitabile” 39, che già in generale solleva da ogni onere 40.

A causa del coronavirus sono disposti quattro ammortizzatori sociali di carattere generale41:

a) un trattamento di Cassa integrazione ordinaria ed un assegno ordinario per i Fondi Fis per sospensione o riduzione dell’attività lavorativa42

b) un trattamento Cigo per chi era già in Cassa integrazione straordinaria43

c) un trattamento di assegno ordinario per chi era già con assegni di solidarietà44

d) una Cassa integrazione in deroga45

Si richiede, per fruire degli ammortizzatori sociali, che alla data del 17 marzo 2020 (inizialmente il 23 febbraio 2020) i lavoratori risultino alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti le prestazioni.

Tuttavia, in caso di trasferimento d’azienda ex art. 2112 c.c., per i lavoratori passati alle dipendenze dell’impresa subentrante si computa anche il periodo durante il quale i lavoratori erano stati impiegati presso il datore di lavoro cedente: pertanto, fruiscono degli ammortizzatori anche i lavoratori passati alla subentrante dopo il 17 marzo 2020, se assunti prima dalla cedente46.

Si è confermato, come da precedente indirizzo generale47, che per fruire degli ammortizzatori sociali non è necessario aver prima esaurito le ferie maturate: gli ammortizzatori Covid-19 non toccano le ferie48.

Nella conversione in Legge del 24 aprile 2020 è stato eliminato l’obbligo di procedura sindacale49, anche se già da prima sembrava sufficiente una semplice informativa ai sindacati50.

I quattro ammortizzatori sociali del Covid-19 hanno ovviamente la copertura finanziaria51; per la Cassa integrazione e l’assegno ordinario Covid-19 e per quella in sostituzione di assegni di solidarietà in corso sono previsti precisi limiti di spesa52, più consistenti per gli ammortizzatori in deroga53.

Questi limiti, anche se di fatto poco realistici, hanno creato allarme, con corsa a fare al più presto domanda temendo l’applicazione del criterio cronologico.

I campi di applicazione sono quelli normali, senza limiti per la Cassa integrazione in deroga e quindi con possibilità d’ammissione in deroga anche per le aziende, come quelle del commercio e le agenzie di viaggio e turismo che, avendo solamente alla Cassa integrazione straordinaria, non possono fruire di quella ordinaria con causale “Covid-19 nazionale”54.

La Cassa integrazione in deroga è ammessa per tutti i datori di lavoro, anche non imprenditori, con esclusione solamente dei datori di lavoro domestico55; dato che si prevede in modo espresso quest’unica eccezione del lavoro domestico, si deve ritenere che siano ammessi anche i dirigenti.

Per gli altri tre ammortizzatori, invece, si richiedono i rispettivi requisiti d’applicazione. La CigD è concessa dalle Regioni, previo accordo sindacale già generalmente raggiunto56. Non è chiaro il perché della competenza alle Regioni e ancor meno della necessità di accordi sindacali.

Le prestazioni sono quelle ordinarie, cui si fa implicito rinvio.

Sia per la Cassa integrazione, sia per l’assegno ordinario del Fis (Fondo di solidarietà residuale) è dovuto l’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore che sarebbero state lavorate57, nei limiti però dei massimali mensili58.

* Sintesi dell’articolo pubblicato ne Il lavoro nella giurisprudenza, n. 4/2020, dal titolo Il Diritto del lavoro ai tempi orribili del coronavirus. Si avverte il lettore che il testo di Michele Miscione è stato scritto prima del varo dei D.l n. 34 e n. 52 che hanno rivisto sia i termini di sospensione dell’ap-plicazione di talune norme trattate nell’articolo così come alcuni passaggi normativi relativi agli ammortizzatori sociali.

1. M. Brollo, L’incerto stop alle aziende e al lavo- ro, in Messaggero Veneto, 23 marzo 2020.

2. L.A. Mazzarolli, “Riserva di legge” e “principio di legalità” in tempo di emergenza nazionale. Di un parlamentarismo che non regge e cede il passo a una sorta di presidenzialismo extra ordinem, con ovvio, conseguente strapotere delle pp.aa. La reiterata e prolungata violazione degli artt. 16, 70 ss., 77 Cost., per tacer d’altri, in Federalismi.it, 23 marzo 2020 (a quest’Autore si rinvia per osservazioni e critiche, oltre che per citt.). In seguito, fra altri: M. Ainis, Il virus della decretite, in la Repubblica, 25 marzo 2020.

3. Ranelletti O., Istituzioni di diritto pubblico. Il nuovo diritto pubblico italiano, Padova, Cedam, 1929.

4. Cfr. Rossi L., L’elasticità dello Statuto italiano, in Scritti giuridici in onore di Santi Romano, Padova, Cedam, 1940; Lanchester F., Gli strumenti della democrazia. Lezioni di diritto costituzionale comparato, Milano, Giuffrè, 2004, nota 31, 38-39.

5. Art. 46, D.L. n. 18/2020. Nella conversione in legge è stata corretta la rubrica, prima evidente- mente incoerente, ed è stata aggiunta la norma sul subentro in caso di nuovi appalti. In dottrina: G. Cazzola, L’epidemia blocca i licenziamenti, in Bol- lettino ADAPT, 30 marzo 2020, n. 13; E. Poli – S. Mangione – A. Piccinini, Emergenza COVID-19 e sospensione della prestazione lavorativa, in Newsletter Wikilabour.it, n. 6, 23 marzo 2020.

6. L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 6, di cui il com-ma 1 è stato sostituito dall’art. 32, comma 1, della L. 4 novembre 2010, n. 183 ed il comma 2 è stato prima sostituito dall’art. 32, comma 1, della cit. L. n. 183/2010 e poi modificato dall’art. 1, com- ma 38, L. 28 giugno 2012, n. 92.

7. Per orientamento consolidato, il preavviso non lavorato e con indennità sostitutiva ex art. 2118, comma 2, c.c. ha efficacia meramente obbligatoria e non reale (tranne eccezioni espresse per contratto collettivo), con la conseguenza che il rapporto si risolve immediatamente: da ultimo Cass., Sez. VI – Lav., 26 ottobre 2018, n. 27294, in Quotidiano giuridico, 13 novembre 2018, con nota di E. Bavasso, Il preavviso di licenziamento ha efficacia obbligatoria.

8. Art. 46, comma 1, D.L. n. 18/2020.

9. Si applica l’art. 18, comma 1, Stat. lav. (come sostituito dall’art. 1, comma 42, lett. b, L. 28 giugno 2012, n. 92), per cui va disposta la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro (anche dirigente) in caso di licenziamento la cui illegittimità è “riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge”. Idem, per gli assunti dopo l’8 marzo 2015, ex art. 2, D.lgs. 4 marzo 2015, n. 23.

10. La comunicazione del recesso sarebbe estranea rispetto alla procedura per L. Cairo, Cura Italia: sospesi i licenziamenti collettivi, cit.; contra F. Aiello, Emergenza COVID-19: Blocco dei licenzi amenti e i termini di impugnazione dei licenziamenti (ed altri casi soggetti a decadenza), in Newsletter Wikilabour, n. 6, 23 marzo 2020. In Cassazione è stata affermata l’illegittimità del licenziamento collettivo carente di comunicazione finale e con comunicazione viziata: da ultimo Cass., Sez. lav., 14 ottobre 2019, n. 25807, Antares c. Aprea ed altri, in Pluris; Id., 13 novembre 2018, n. 29183, Benfil Srl c. R.M. ivi.

11. In base all’art. 1, la L. n. 604/1966 si applica solo ai rapporti di lavoro “a tempo indeterminato”. Da rilevare però che la legge di conversione del 24 aprile 2020 ha inserito una norma, con l’art. 19 bis, D.L. n. 18/2020, per cui i datori di lavoro che accedono agli ammortizzatori sociali da coronavirus “è consentita la possibilità” (!) di rinnovare o prorogare i contratti a tempo deter- minato, anche di somministrazione.

12. Esclusi formalmente dalla L. n. 604/1966 in base all’art. 10. Il “recesso” è disciplinato dall’art. 2096, comma 3, c.c. Per la sospensione della prova o dell’apprendistato, cfr. Cass., Sez. lav., 2 dicembre 2014, n. 25482, Bonanni c. Soc. Cremonini, in Foro it., 2015, n. 1, 1, 88.

13. Il D.Lgs. 14 settembre 2011, n. 167, art. 2, lett. m) prevede la “possibilità per le parti di recedere dal contratto con preavviso decorren- te dal termine del periodo di formazione ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile”. Sui problemi dopo coronavirus, cfr. P. Bertuletti – M. Colombo – G. Impellizzieri – E. Massagli, Apprendistato e COVID-19: ulteriori approfondimenti sulla gestione del rapporto e sui profili formativi, in Bollettino Adapt 6 aprile 2020, n. 14.

14. Data l’esclusione formale dei dirigenti dalla L. n. 604/1966 in base al suo art. 10.

15. L. 11 maggio 1990, n. 108, art. 4, comma 2.

16. D.L. n. 18/2020, art. 22, comma 2.

17. C.c.n.l. per “Lavoro domestico”, 16 luglio 2013 (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, UILTuCSUIL, Federcolf).

18. T. Boeri, Preghiera per le badanti, in la Repubblica, 24 marzo 2020, 30 ed.nazionale.

19. L’art. 37, D.L. 17 marzo 2020, n. 18 già dispone la sospensione dei termini per il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per i lavoratori domestici.

20. L’espressione “600 euro al mese” è stata usata, per le indennità diverse dalla Cassa integrazione, nei mezzi di comunicazione di massa.

21. F. Scarpelli, Emergenza COVID-19: le conseguenze dell’emergenza per i lavoratori autonomi e le misure di sostegno del d.l. 18/2020, in Newsletter Wikilabour.it, n. 6, 23 marzo 2020.

22. Art. 27, D.L. n. 18/2020. Circ. INPS, 30 marzo 2020, n. 49, punto 1.

23. Art. 28, D.L. n. 18/2020. Circ. INPS, 30 marzo 2020, n. 49, punto 2.

24. Art. 38, D.L. n. 18/2020. Circ. INPS, 30 marzo 2020, n. 49, punto 5.

25. Art. 31, D.L. n. 18/2020. Circ. INPS, 30 marzo 2020, n. 49, punto 7.

26. Art. 23, D.L. n. 18/2020: congedo e indennità per i lavoratori dipendenti del settore privato, i lavoratori iscritti alla Gestione separata ex art. 2, comma 26, L. 8 agosto 1995, n. 335 e i lavoratori autonomi.

27. Art. 24, D.L. n. 18/2020: Congedo e indennità per i lavoratori dipendenti del settore pubblico, nonché bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting per i dipendenti del settore sanitario pubblico e privato accreditato.

28. Art. 25, D.L. n. 18/2020. Cfr. msg. INPS n. 1281, 20 marzo 2020, all. 1; Min. Lavoro, FAQ 25 marzo 2020 sulla fruizione dei permessi L. n. 104/1992. Cfr. circ. INPS 24 marzo 2020, n. 44, cit.; Id., 25 marzo 2020, n. 45, cit. Sui congedi COVID- 19 di cui all’art. 23 del D.L. 18/2020, cfr.msg. Inps n. 1621,15 aprile 2020.

29. Art. 26, D.L. n. 18/2020.

30. Art. 40, D.L. n. 18/2020.

31. Art. 63, D.L. n. 18/2020. Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 18/E del 9 aprile 2020. Cfr. P. Aglietta, Cura Italia: bonus premio ai dipendenti, credito d’imposta per i negozi e per la sanificazione e incentivi per le erogazioni liberali, in Quotidiano giuridico del 26 marzo 2020.

32. Art. 32, D.L. n. 18/2020. Circ. INPS 30 mar- zo 2020, n. 49, punto 8.

33. Art. 33, D.L. n. 18/2020. Circ. INPS 30 mar- zo 2020, n. 49, punto 9.

34. Art. 34, D.L. n. 18/2020. msg. Inps Roma, 15 aprile 2020, n. 1627 (sul Fondo di garanzia); Id., 14 aprile 2020, n. 1608 (su RdC, PdC e Rei); Circ. INPS 4 aprile 2020, n. 50; Circ. INAIL 3 aprile 2020, n. 13.

35. Art. 42, D.L. n. 18/2020. Circ. INAIL n. 13/2020, appena cit.

36. Art. 37, D.L. n. 18/2020 (per i lavoratori domestici) e art. 61, commi 2 e 5, D.L. n. 18/2020.

37. Art. 39, D.L. n. 18/2020. Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri 4 marzo 2020, Misure temporanee sul lavoro agile; Min. Pubbl. Amm., Lavoro agile e COVID-19, in http://www.funzionepubblica.gov.it/; Id., PA, al via il monitoraggio per il lavoro agile, ivi; FAQ su smart working, ivi, 29 marzo 2020. In dottrina: Brollo M., Lavoro da casa, ma non smart, in Messaggero Veneto dell’11 aprile 2020; E.Dagnino – G. Piglialarmi – F. Seghezzi – M. Tiraboschi, Fare lavoro agile ai tempi del coronavirus, in Bollettino ADAPT, 30 marzo 2020, n. 13; A. Guariso, Emergenza COVID-19 e lavoro agile, in Newsletter Wikilabour.it, n. 6, 23 marzo 2020.

38. Art. 48, D.L. n. 18/2020.

39. “E.o.n.e.” (“eventi oggettivamente non evitabili”) con acronimo di D. Garofalo.

40. Circ. INPS n. 38, 12 marzo 2020 (sulla base del D.L. 2 marzo 2020, n. 9, poi sostituito dal D.L. n. 18/2020).

41. In dottrina: S. Balestro, Emergenza COVID-19 e ammortizzatori sociali, in Newsletter Wikilabour.it, n. 6, 23 marzo 2020; E. Massi, Trattamenti integrativi salariali: misure di emergenza, in Dir. prat. lav., 2020, n. 11, 662 (fermo però al D.P.C.M. 9 marzo 2020). Sulle semplificazioni nei pagamenti degli ammortizzatori per coronavirus, cfr. msg. Inps n. 1508 del 6 aprile 2020; Circ. Inps n. 48 del 29 marzo 2020.

42. Art. 19, D.L. n. 18/2020. Msg. INPS 2 aprile 2020, n. 1478 (Fis con 5 dipendenti); circ. INPS 28 marzo 2020, n. 47, punti A) e C) (sull’assegno ordinario Fis); msg. INPS 20 marzo 2020, n. 1287, all. 1; Id., 23 marzo 2020, n. 1321 (modalità di presentazione delle domande Cig ex artt. 19, 20 e 21, D.L. n. 18/2020).

43. Art. 20, D.L. n. 18/2020. Circ. Min. Lav. 8 aprile 2020, n. 8, punto 2; msg. INPS n. 1321/2020, cit.; Id., n. 1287/2020, cit.; circ. INPS 28 marzo 2020, n. 47, punto B). In dottrina: E. Massi, Passare dalla CIGS alla CIGO conviene ai datori di lavoro. Perché?, in Ipsoa Quotidiano, 3 aprile 2020.

44. Art. 21, D.L. n. 18/2020. Msg. INPS n. 1321/2020, cit.; Id., n. 1287/2020, cit. 45. Art. 22, D.L. n. 18/2020. Circ. Min. Lav. 8 aprile 2020, n. 8, punto 4; Msg. INPS n. 1287/2020, cit.; circ. INPS 28 marzo 2020, n. 47, punti F) e H).

46. Circ. INPS n. 47, 28 marzo 2020, cit. Sugli ammortizzatori per assunti dal 24 febbraio al 17 marzo 2020, cfr. msg. Inps n. 1607 del 14 aprile 2020 (dove anche conferma sull’applicazione dell’art. 2112 c.c.).

47. Msg. INPS 18 ottobre 2019, n. 3777.

48. Circ. INPS n. 47, 28 marzo 2020, cit.

49. D.L. n. 18/2020, art. 19, comma 2 per CigO e art. 21, comma 1 per CigD.

50. Circ. INPS n. 47, 28 marzo 2020, cit.

51. La copertura finanziaria è disposta, per gli artt. 19-22, D.L. n. 18/2020, con rinvio all’art. 126 dello stesso decreto.

52. Art. 19, comma 9, D.L. n. 18/2020.

53. Art. 22, comma 3, D.L. n. 18/2020.

54. Si rinvia a msg. INPS n. 1287, 20 marzo 2020 e circ. INPS n. 47, 28 marzo 2020, pun- to F).

55. Art. 22, D.L. n. 18/2020.

56. Art. 22, comma 1, D.L. n. 18/2020.

57. D.Lgs. n. 148/2015, art. 2 per Cassa inte- grazione; per il Fis (art. 30, D.Lgs. n. 148/2015) l’assegno ordinario è “di importo almeno pari all’integrazione salariale”.

58. Circ. INPS n. 20, 10 febbraio 2020: per il 2020 i massimali lordi mensili (1/12 annuo), da computare però ad ora, sono di euro 939,89 (con retribuzione di 1/12 annuo inferiore o uguale ad euro 2.159,48) o di euro 1.129,66 (con retribuzione superiore).

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