La responsabilità solidale in campo contributivo negli appalti. Cass. 4 settembre 2019, n. 22110

di Sabrina Pagani, Consulente del Lavoro in Milano

 

Come noto, l’art 29, co. 2, D.lgs n. 276/03 prevede che ”In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto (… …)”. 

Il termine di decadenza di due anni dalla cessazione dell’appalto, previsto dalla norma citata, entro il quale il committente può essere chiamato a rispondere in solido con l’appaltatore, è stato di recente oggetto di dibattito giurisprudenziale focalizzato sui confini della sua applicabilità (oltre a Cass. 4 settembre 2019, n. 22110 qui commentata, cfr recenti Cass. sSez. lLav. 4 luglio, n. 18003 e n.18004), ed in particolare se lo stesso debba trovare applicazione solo ai lavoratori e solo per i crediti retributivi, oppure anche agli enti previdenziali per i crediti contributivi. 

Le conclusioni a cui è giunta la Suprema Corte con le recenti sentenze seguono un certo filone giurisprudenziale che, nel sostenere la non applicabilità anche agli eEnti previdenziali del termine di decadenza per l’esercizio dell’azione di accertamento dell’obbligo contributivo – perché questo deve ritenersi soggetto al solo termine prescrizionale – si è discostato dalla posizione assunta negli anni scorsi da un diverso orientamento giurisprudenziale seppur di merito (Trib. Monza, n. 59/2014; Corte d’Appello di Milano n. 343/2015), nonché da parte del Ministero del Lavoro e dell’Inps. 

 

Con propria circolare n. 5 del 11.02.2011, il Ministero del Lavoro ha infatti precisato quanto segue: “… Il limite temporale per far valere la responsabilità solidale per il pagamento dei debiti retributivi e contributivi costituisce (…) un termine di decadenza per l’esercizio dei relativi diritti. Inoltre, trattandosi di diritti relativi a oneri sia retributivi che previdenziali, la decadenza opera con riferimento all’esercizio della azione non solo da parte del lavoratore, creditore delle somme dovute a titolo di retribuzione, ma anche da parte degli Istituti, creditori delle somme dovute a titolo di contributi. Per quanto riguarda proprio l’aspetto contributivo, si evidenzia tuttavia che il termine decadenziale di due anni si riferisce evidentemente all’azione dell’Istituto nei confronti del responsabile solidale, mentre resta ferma l’ordinaria prescrizione quinquennale prevista per il recupero contributivo nei confronti del datore di lavoro inadempiente (appaltatore o eventuale subappaltatore)”.  

Parimenti l’Inps, nel fornire al proprio personale ispettivo “indicazioni in merito alla corretta gestione delle obbligazioni nascenti da vincoli di solidarietà”, con messaggio del 29.02.2012, n. 3523pacificamente ha confermato che secondo la normativa di riferimento: “… Il committente sarà chiamato a rispondere in solido con l’appaltatore e gli eventuali subappaltatori, ai sensi del predetto ed innovato art.29 co. 2, per l’intero importo della contribuzione previdenziale dovuta, escluse le sanzioni civili, ma il vincolo della solidarietà viene meno dopo due anni dalla cessazione dell’appalto. Resta ferma l’ordinaria prescrizione quinquennale prevista per il recupero dei contributi nei confronti dell’obbligato principale (appaltatore o subappaltatore)”.  

Sempre in relazione alla durata dell’obbligazione solidale, la Direzione Generale dell’attività ispettiva del Dicastero del Welfare (Mlps, nota n. 7140 del 13 aprile 2012) ha altresì chiarito che il limite dei due anni, in caso di subappalto, non può che decorrere dalla cessazione dei lavori del subappaltatore (e non all’eventuale successiva data di conclusione dell’appalto principale). 

Ancora nel 2015 il predetto Ministero è tornato nuovamente a pronunciarsi sulla responsabilità solidale in materia contributiva, a seguito di istanza di interpello da parte di Confindustria e altre associazioni datoriali, riguardante in particolare il regime normativo derivante dalla contemporanea vigenza dell’art.29, co. 2, D.lgs. n. 276/03 e dell’art.35, co. 28, D.L. n. 223/2006, conv. in L. n. 248/2006. L’art.35, co. 28 richiamato infatti, nel testo vigente dal 04.07.2006 e sino all’11.08.2012, sanciva che “l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore della effettuazione e del versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dei contributi previdenziali e dei contributi assicurativi obbligatori per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali cui è tenuto il subappaltatore”, senza prevedere però alcun termine di decadenza a carico di terzi (lavoratori, enti previdenziali ) in merito a tale responsabilità solidale del committente. 

In tale sede il Ministero del Lavoro ha precisato che “dall’analisi delle norme indicate si evince che nel periodo di contemporanea vigenza delle citate disposizioni di cui all’art.29, comma 2, D. lgs. n.276/2003 e dell’art.35, co. 28, del D.lgs n.223/2006 (…)  la prima, in quanto di carattere speciale, debba considerarsi prevalente in materia contributiva rispetto a quella di cui all’art.35, co. 28. Ne consegue che ai fini della applicabilità della responsabilità solidale in questione, occorra tenere altresì conto della specifica limitazione temporale dei due anni dalla cessazione dell’appalto”. 

 

Come più sopra già evidenziato, il coerente contesto interpretativo sopra descritto non trova però conferma nella recente sentenza della Suprema Corte n. 18004/2019, che motiva così il proprio difforme orientamento: “l’obbligazione contributiva, derivante dalla legge e che fa capo all’Inps, è distinta ed autonoma rispetto a quella retributiva (Cass. 8662/2019) essa (Cass. 13650/2019) ha natura indisponibile e va commisurata alla retribuzione che al lavoratore spetterebbe sulla base della contrattazione collettiva vigente (cd “minimale contributivo”). Dunque può affermarsi che la finalità di finanziamento della gestione assicurativa previdenziale pone una relazione immanente e necessaria tra la “retribuzione” dovuta secondo i parametri della legge previdenziale e la pretesa impositiva dell’ente preposto alla realizzazione della tutela previdenziale”. Inoltre, secondo la Corte “si spezzerebbe senza alcuna plausibile ragione logica e giuridica apprezzabile il nesso stretto tra retribuzione dovuta (…) e adempimento dell’obbligo contributivo”. 

Secondo Cass. n. 22110/2019 qui in commento, “proprio dalla peculiarità dell’oggetto dell’obbligazione contributiva, che coincide con il concetto di <minimale contributivo> strutturato dalla legge in modo imperativo, discende la considerazione di rilevo sistematico che fa ritenere non coerente con tale assetto l’interpretazione che comporterebbe la possibilità, addirittura prevista implicitamente dalla legge come effetto fisiologico, che alla corresponsione di una retribuzione – a seguito dell’azione tempestivamente proposta dal lavoratore – non possa seguire il soddisfacimento anche dall’obbligo contributivo solo perché l’ente previdenziale non ha azionato la propria pretesa nel termine di due anni dalla cessazione dell’appalto”. 

 

Questo orientamento giurisprudenziale si dichiara “in analogia all’orientamento formatosi nel vigore della L. n. 1369/1960” (Divieto di intermediazione e interposizione nelle prestazioni di lavoro). 

Chi scrive vuole però qui eccepire che la L. n. 1369/1960, che pure all’art.3, co. 1 prevedeva l’obbligazione solidale retributiva del committente verso i lavoratori dipendenti dell’appaltatore impiegati nell’appalto per un “trattamento minimo normativo” non inferiore a quello spettante ai propri dipendenti, al comma 3 del medesimo articolo prevedeva l’obbligazione contributiva solidale in via distinta e autonoma, non necessariamente connessa al trattamento retributivo dovuto in solido con l’appaltatore o ad una specifica istanza del lavoratore (“Gli imprenditori sono altresì tenuti in solido con l’appaltatore, relativamente ai lavoratori da questi dipendenti, all’adempimento di tutti gli obblighi derivanti dalle leggi di previdenza ed assistenza”). Quindi, in relazione alla responsabilità solidale prevista dalla L. n. 1369/60, fondata era l’interpretazione della giurisprudenza di legittimità laddove riteneva che il termine di decadenza previsto dal suo articolo 4 (“diritti spettanti ai prestatori di lavoro ai sensi dell’articolo precedente potranno essere esercitati nei confronti dell’imprenditore appaltante durante l’esecuzione dell’appalto e fino ad un anno dopo la data di cessazione dell’appalto”) dovesse essere riferito solo all’azione del lavoratore dipendente verso l’obbligato solidale per i trattamenti retributivi previsti dall’art.3, co. 1, mentre per l’obbligazione contributiva solidale di cui all’art.3, co. 3 l’azione di recupero dell’Inps non sarebbe stata soggetta ad alcun termine di decadenza, e avrebbe seguito (solo) i criteri generali della prescrizione. 

 

Invece, analizzando la disposizione contenuta nell’art.29, co. 2, D.lgsn.276/2003, si rileva che la responsabilità solidale del committente – che eccezionalmente deroga al principio generale per cui le obbligazioni retributive e contributive ricadono in capo al datore di lavoro tenuto quindi a risponderne in via esclusiva – è chiaramente soggetta al termine biennale di decadenza sia per gli aspetti retributivi che per quelli di carattere previdenziale e assistenziale.  

Semmai, poiché nel testo dell’art.29, co. 2l’obbligazione solidale del committente sembra rivolta solo ai lavoratori dell’appaltatore e non anche a terzi (il committente […] è obbligato in solido […] entro il limite di due anni, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti), sarebbe sembrato più aderente al testo normativo un orientamento giurisprudenziale che avesse ritenuto che l’obbligazione solidale contributiva del committente fosse esigibile dall’Inps solo in caso di attivazione del lavoratore in tal senso (similmente a quanto avviene per la denuncia del lavoratore all’Inps ai fini del recupero dei contributi pensionistici una volta decorso il termine di prescrizione quinquennale, ai sensi dell’art.3, co. 9, lett. a) della L. n.335/1995).  

Che la responsabilità solidale del committente sui contributi previdenziali e assistenziali abbia carattere eccezionale è confermato anche dall’assenza di responsabilità solidale per le connesse sanzioni civili, che restano comunque in capo al datore di lavoro appaltatore.  

Conclusivamente, a parere di chi scrive, sarebbe più coerente con quanto previsto dalla disposizione normativa ritenere che l’eccezionalità dell’obbligazione contributiva solidale del committente di cui all’art.29, co. 2 sia soggetta ad un termine limitato dalla decadenza dell’azione a due anni dalla cessazione dell’appalto, in quanto ritenere che il committente possa essere esposto all’azione di recupero dell’Inps per i contributi non pagati dall’appaltatore e per tutto il decorso della prescrizione quinquennale (o decennale, in caso di denuncia del lavoratore), è irragionevole e impedisce la certezza dei rapporti giuridici ed economici tra imprese.  

 

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