La parola ai vincitori del premio letterario del Consiglio dell’Ordine di Milano “Il lavoro tra le righe

Intervento di Angelo Zambelli, Avvocato in Milano, vincitore della III edizione, sezione “Diritto del lavoro”

L ’anno scorso, in occasione del Festival del Lavoro 2019, insieme ai miei soci Barbara Grasselli e Alberto Testi, ho avuto l’onore e il piacere di ricevere da Potito di Nunzio, in qualità di Presidente del Consiglio Provinciale di Milano dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, il premio letterario “Il Lavoro tra le righe” per aver ideato, curato e diretto la Collana di Diritto del Lavoro di cinque volumi intitolata “Crisi Aziendale e Rapporto di Lavoro”, edita per i tipi de Il Sole 24 Ore. Devo confessare che la notizia all’epoca mi colse impreparato, anche perché l’Editore di riferimento non mi aveva comunicato l’avvenuta candidatura se non a ridosso dell’evento: quindi ho ancora un ricordo vivo e bello di quel pomeriggio. Così come ho bei ricordi ogni volta che con i Consulenti del Lavoro (Ordine, Associazione o Fondazione che dir si voglia) ci siamo confrontati in convegni, tavole rotonde o seminari, su temi comuni e importanti quali la Legislazione del Lavoro o le Relazioni Sindacali. Perché una collana di cinque volumi ed oltre 1000 pagine sulla Crisi di Impresa e il Rapporto di Lavoro nel 2018? Quando l’Editore l’anno prima mi prospettò la possibilità di scrivere una collana sul diritto del lavoro e la crisi d’impresa, la sensazione immediata che mi colse a fronte di tale richiesta fu un misto di soddisfazione e perplessità. Onorato perché un editore importante come Il Sole 24 Ore avesse pensato a me come autore di una collana di addirittura cinque volumi.
Perplesso perché effettivamente il diritto del lavoro e la crisi d’impresa sono due problematiche ancora oggi irrisolte nell’ordinamento giuridico del nostro Paese ed il recente Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza, parzialmente entrato in vigore nel 2019 ma la cui piena vigenza è ormai prossima nell’estate del 2020, lo stanno a testimoniare. Nei giorni in cui ha visto la luce il primo dei volumi della Collana, infatti, era uscita l’ennesima riforma (Decreto Dignità – luglio 2018) che interessa una branca del diritto che pare non trovare pace. In effetti, se andiamo indietro negli anni col pensiero, a partire dalla riforma Biagi del 2003 – ma forse ancor prima con il Pacchetto Treu nel 1997 – e, a seguire, con il Collegato Lavoro del 2010, la riforma Fornero del 2012, il Jobs Act del 2015, il Decreto Dignità e la sentenza della Corte Costituzionale nel 2018 (senza contare il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza con novità sui rapporti di lavoro nelle procedure concorsuali del 2019), di cui stiamo ancora percependo le modifiche sia sull’indennità di licenziamenti, sia in tema di contratti a termine sia, infine, sul lavoro in somministrazione, è facile concludere come il diritto del lavoro non abbia trovato requie ed un suo equilibrio interno. La globalizzazione dei mercati che da più di una decade caratterizza l’economia non solo italiana o europea, il recente avvento della Gig economy (ancor più recente l’arresto della Corte Suprema – sentenza n. 1663 del 24 gennaio 2020 – sui riders), la crisi di rappresentatività delle organizzazioni sindacali (cui tenta di rispondere il T.U. del 2014 sulla rappresentanza sindacale e la convenzione Inps del 2019), sono tutti fattori che rendono instabile non solo l’andamento economico delle nostre aziende ma anche gli equilibri che la contrattazione collettiva riesce di volta in volta a raggiungere. È forse questa naturale dinamicità, intrinseca al proprio sviluppo e al temporaneo attestarsi dei contrapposti interessi, che rende il diritto del lavoro così affascinante. Ed è probabilmente per questo motivo che, dopo più di trent’anni di attività professionale e di collaborazione con le aziende e gli amministratori delegati o i direttori del personale che di volta in volta le hanno animate, ho accettato con entusiasmo il faticoso incarico propostomi da Il Sole 24 Ore. Ho ideato quella collana secondo un percorso che, pur partendo dalla “centrale” disciplina dei licenziamenti, individuali e collettivi, disciplinari ed economici, potesse portare per mano il lettore in tutto il dipanarsi sia del diritto del lavoro che del diritto sindacale. Il primo volume non poteva che essere interamente dedicato alla disciplina dei recessi. È un volume al quale sono particolarmente legato perché frutto dell’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale che in questi lunghi anni di attività professionale ho potuto affrontare, studiare, analizzare, criticare e talvolta persino contribuire a produrre. È un libro che nasce da lontano ed è il risultato del costante, continuo e diligente aggiornamento sia delle norme che si sono avvicendate, sia della giurisprudenza che ha caratterizzato il tema dei licenziamenti in Italia dall’introduzione dello Statuto dei Lavoratori ad oggi. Nel secondo volume non potevo non affrontare il tema degli ammortizzatori sociali: come noto, recentemente questa parte del diritto del lavoro e del diritto sindacale è stata profondamente riformata. Non c’è dubbio che negli ultimi cinquant’anni di vita produttiva e sindacale, le parti sociali hanno potuto contare su questi strumenti esiziali per affrontare e risolvere il conflitto sociale spesso meglio di quanto sia stato fatto negli altri Paesi europei. La cassa integrazione guadagni, a partire dal secondo dopoguerra, è stato un sistema di ammortizzazione estremamente utile e proficuo per consentire alle aziende e ai sindacati di far fronte alle congiunture economiche sfavorevoli ed assorbire le crisi occupazionali: il libro si occupa, ovviamente, della componente ordinaria nonché di quella straordinaria; del contratto di solidarietà, sia espansivo che difensivo; dei fondi di solidarietà; della Naspi e delle altre indennità di disoccupazione. Il terzo volume s’intitola: “Operazioni straordinarie e circolazione dell’azienda”. Sono particolarmente contento di aver scritto questo volume perché la circolazione dell’azienda, in particolar modo quando, con un anglicismo ormai comune, è distressed, ovvero – diremmo noi – decotta, è una di quelle occasioni perse che il nostro ordinamento deve imparare a valorizzare. La prima parte, ovviamente, si occupa del trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’articolo 2112 c. c. quando è ancora in bonis, mentre la seconda è più specificamente relativa ai rapporti di lavoro nelle aziende sottoposte alle varie procedure concorsuali (ante 2019), e quindi la circolazione della medesima con le norme derogatorie che la caratterizzano in caso di fallimento, di concordato preventivo, di amministrazione straordinaria o di liquidazione coatta amministrativa. Spesso i curatori o i commissari non hanno grande dimestichezza con le categorie e gli istituti giuridici del diritto del lavoro e ciò è un peccato: la ricchezza che quelle aziende contengono, sia in termini di capitale umano, sia per il know how che le caratterizza, sia per il mercato che ancora posseggono è un valore che viene purtroppo troppe volte trascurato, se non disperso. All’epoca non era stato ancora promulgato il nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, che sarebbe arrivato solo l’anno successivo: con un velo di amarezza posso dire che tale nuova disciplina non ha saputo mantenere le promesse e, soprattutto to, le aspettative che si erano create: vero è che per quanto riguarda il mondo del Lavoro e delle Relazioni Sindacali le innovazioni introdotte (più di forma che di contenuto) non hanno cambiato la sostanza, lasciando di fatto i curatori o i commissari – ma soprattutto i lavoratori e le aziende – nella stessa identica situazione di prima. Nel quarto volume, poi, mi sono voluto occupare dello jus variandi del datore di lavoro, ovvero della possibilità e dei limiti posti alla flessibilità nell’utilizzo della forza lavoro in azienda, e quindi della disciplina prevista dall’articolo 2103 c. c. in tema di modifica delle mansioni e di trasferimento del lavoratore nonché di tutte le numerose e svariate tipologie contrattuali che il nostro ordinamento giuridico conosce da tempo: dalle collaborazioni coordinate e continuative ai contratti di lavoro flessibili. In particolare, il contratto di lavoro a tempo determinato, il contratto part-time, il telelavoro, l’apprendistato e il tirocinio (o stage che dir si voglia). Non poteva mancare nella parte finale un’analisi delle fattispecie del lavoro in somministrazione, del contratto d’appalto e della figura del distacco, nazionale e internazionale.
Dulcis in fundo, il quinto volume affronta il tema del diritto sindacale. S’intitola “Le nuove relazioni industriali e sindacali” perché non c’è sindacato senza contrattazione collettiva e non c’è contrattazione collettiva senza i diritti che consentano in azienda il confronto e il temporaneo attestarsi del conflitto inter-sindacale in un accordo: il contratto collettivo, appunto. Le relazioni sindacali a questo servono: a produrre accordi collettivi, interconfederali, nazionali, territoriali, aziendali. Ecco perché, dopo aver descritto le fonti del diritto sindacale, mi sono occupato dei soggetti della contrattazione collettiva, dei diritti che la consentono, delle varie forme di autotutela sindacale, ivi compresa ovviamente quella più conosciuta del diritto di sciopero, ed infine della condotta antisindacale, che tutti quei diritti impedisce o limita e che, come dice la Corte Suprema, “non si pone nel conflitto ma si oppone al conflitto (sindacale)”. A chi si volesse cimentare nelle oltre 1000 pagine sopra descritte, non posso che augurare con affetto: Buona lettura!

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