La pagina della mediazione civile e commerciale – Il caso della mediazione obbligatoria in caso di procedimento di convalida di sfratto

di Massaini D. Morena, Consulente del Lavoro in Milano, Mediatore civile in Milano

Nella sentenza del Tribunale di Nola (sentenza del 23 luglio 2019) i giudici affrontano il caso di un giudizio assoggettato alla procedura di mediazione, atteso che le parti controvertono in ordine al contratto di locazione per uso commerciale stipulato tra le parti in causa. 

In base all’art. 5, co. 1 del D.lgs. n. 28 del 2010 si ricorda che chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. 

Ai sensi del successivo comma 4, tuttavia, la mediazione non deve essere espletata “nei procedimenti per convalida di licenza o di sfratto, fino al mutamento di rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile”. In sostanza, spiegano i giudici, il Legislatore ha inteso posticipare la procedura della mediazione ad un momento successivo all’espletamento del procedimento per convalida di sfratto[1]. 

Ove si registri il mancato esperimento della mediazione, le conseguenze, ricordano i giudici, sono quelle già esplicitate dalla Suprema Corte con sentenza n. 24629 del 3 dicembre 2015: “La disposizione di cui all’art. 5 D.lgs. n. 28 del 2010, di non facile lettura, deve essere interpretata conformemente alla sua ratio. La norma è stata costruita in funzione deflattiva e, pertanto, va interpretata alla luce del principio costituzionale del ragionevole processo e, dunque, dell’efficienza processuale. In questa prospettiva la norma, attraverso il meccanismo della mediazione obbligatoria, mira – per così dire – a rendere il processo la extrema ratio: cioè l’ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse. Quindi l’onere di esperire il tentativo di mediazione deve allocarsi presso la parte che ha interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo”. 

Tornando ai fatti in causa, con ordinanza del 27 dicembre 2018 il giudice, disattesa l’istanza di emissione dell’ordinanza di provvisorio rilascio, ha assegnato alle parti il termine di giorni 15 per l’instaurazione del procedimento di mediazione. Tuttavia, nella memoria depositata da entrambe le parti nel fascicolo non vi è traccia alcuna in ordine all’effettivo esperimento del tentativo di mediazione, né tantomeno può rilevare il deposito effettuato in data 25 giugno 2019 (data della scorsa udienza presso il Tribunale di Nola), da ritenersi tardivo e dunque inammissibile, stante la perentorietà del termine entro il quale le parti – ai sensi dell’art. 426 c.p.c. – possono integrare gli atti introduttivi mediante il deposito di memorie e documenti. 

Tanto premesso, così conclude il Tribunale, le domande formulate nell’atto di intimazione di sfratto sono improcedibili per mancato esperimento della obbligatoria procedura della mediazione. Condanna altresì la parte ricorrente al pagamento delle spese di lite del giudizio. 

 

[1] Art. 667 c.p.c.: Mutamento del rito – Pronunciati i provvedimenti previsti dagli articoli 665 e 666, il giudizio prosegue nelle forme del rito speciale, previa ordinanza di mutamento di rito ai sensi dell’articolo 426. 

Art. 666 c.p.c.: Contestazione sull’ammontare dei canoni – Se è intimato lo sfratto per mancato pagamento del canone, e il convenuto nega la propria morosità contestando l’ammontare della somma pretesa, il giudice può disporre con ordinanza il pagamento della somma non controversa e concedere all’uopo al convenuto un termine non superiore a venti giorni. 

Se il conduttore non ottempera all’ordine di pagamento, il giudice convalida l’intimazione di sfratto e, nel caso previsto nell’articolo 658, pronuncia decreto ingiuntivo per il pagamento dei canoni. 

Art. 665 c.p.c.: Opposizione, provvedimenti del giudice – Se l’intimato comparisce e oppone eccezioni non fondate su prova scritta, il giudice, su istanza del locatore, se non sussistono gravi motivi in contrario, pronuncia ordinanza non impugnabile di rilascio, con riserva delle eccezioni del convenuto. 

L’ordinanza è immediatamente esecutiva, ma può essere subordinata alla prestazione di una cauzione per i danni e le spese. 

Si v. Cass., Ord. III, sez. Civile, n° 7430/2017 “nel procedimento per convalida di sfratto, l’opposizione dell’intimato ai sensi dell’art. 665 c.p.c. determina la conclusione del procedimento a carattere sommario e l’instaurazione di un nuovo e autonomo procedimento a cognizione piena, alla cui base vi è l’ordinaria domanda di accertamento e di condanna,  ed è consentito al locatore domandare con la memoria di cui all’art. 426 c.p.c. la condanna al pagamento dei canoni pregressi il cui mancato pagamento non è stato dedotto nell’intimazione di sfratto per morosità “. 

 

 

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