La fatica e lo stress nel contesto lavorativo: LAVORARE PER LA PREVENZIONE (*)

di Luca Di sevo – Consulente del Lavoro in Bollate (Mi)

G. Paolantonio si sofferma sull’impatto della fatica e sui fattori di rischio connessi all’attività lavorativa

 

Sono all’ordine del giorno notizie riguardanti incidenti sul lavoro di natura anche mortale. L’Autrice dello studio in commento si sofferma sull’impatto della fatica e sui fattori di rischio connessi all’attività lavorativa e propone dei suggerimenti per una corretta ed attenta analisi in capo ai possibili rischi presenti nel suo svolgimento. La fatica causata da fattori biologici o ambientali determina effetti dannosi che si accumulano e si compenetrano a vicenda. L’affaticamento può influire significativamente sulle prestazioni, sulla produttività, sulla sicurezza, sul luogo di lavoro e nella vita di tutti i giorni. Possono infatti evidenziarsi le seguenti conseguenze: – attività quotidiane più impegnative;

  • riduzione delle funzioni cognitive e riduzione di attenzione, vigilanza e memoria;
  • tempi di reazione più lenti, che possono risultare pericolosi in attività a rischio elevato;
  • persone affaticate non ben coordinate con i propri colleghi;
  • umore influenzato dalla stanchezza e conseguenze negative sulla qualità della vita. Molti studi hanno trovato una connessione tra stanchezza e aumento dei rischi infortunistici.

I FATTORI NEL CONTESTO DI LAVORO


La cultura organizzativa e la cultura della sicurezza possono svolgere un ruolo importante per mettere in evidenza segni di affaticamento sul posto di lavoro. Orari di lavoro che limitano il tempo di recupero psico-fisico possono causare affaticamento e si deve considerare anche il tempo di spostamento da e verso il luogo di lavoro (incidenti in itinere).

Alcuni tipi di lavoro possono aumentare il rischio di affaticamento, ad esempio quelli che richiedono:

  • concentrazione per lunghi periodi di tempo;
  • sforzo fisico continuo;
  • ripetitività o monotonia;
  • riduzione della soglia di attenzione necessaria.

Anche compiti noiosi, poco stimolanti e monotoni (guida in autostrada) o le attività di monitoraggio, tipiche di sale di controllo, e l’adattamento richiesto per mantenere alta l’attenzione sul compito inducono affaticamento.

Lavorare in condizioni difficili e scomode può contribuire all’affaticamento, in quanto richiede una compensazione da parte dell’organismo; caldo/freddo, rumore e vibrazioni, agenti aggressivi, illuminazione inadeguata sono alcuni esempi.

FATTORI EXTRALAVORATIVI

Anche i fattori che si verificano al di fuori del lavoro possono contribuire alla fatica, ad esempio:

  • stile di vita del lavoratore;
  • responsabilità familiari;
  • condizioni generali di salute;
  • altri impegni di lavoro;
  • durata e frequenza del pendolarismo.  

 

COME MISURARE E VALUTARE LA FATICA SUL LAVORO

L’individuazione di elementi di rischio per l’insorgere di affaticamento tra i lavoratori può essere svolta con diversi strumenti: checklist, questionari, matrici e scale di valutazione.

Altre metodologie considerano invece la ripetitività in relazione alla capacità del lavoratore di svolgere il lavoro. A parere dell’Autrice “l’elemento di gestione del rischio è più importante di specifiche quantificazioni del problema”. Possono essere utilizzati anche strumenti di valutazione del rischio più semplici; i fattori da considerare sono:

  • la durata e la tempistica dei periodi di lavoro;
  • – il tempo che deve essere dedicato ai compiti di lavoro;
  • il carico di lavoro;
  • i giorni o le notti consecutive di lavoro;
  • – le variazioni dell’orario di lavoro; – la tempistica e la durata dei periodi di riposo. Altri fattori che potrebbero essere considerati includono le condizioni ambientali del luogo di lavoro, i tempi di percorrenza e altri potenziali fattori di stress come scadenze critiche o compiti critici ed essenziali per la sicurezza o per altre necessità.

 

  • POSSIBILITÀ DI INTERVENTO

Gli interventi di maggiore efficacia sono quelli che impattano sul modello organizzativo, rispetto al contenuto dei compiti lavorativi: può essere necessario rivedere mansioni e schemi di lavoro, oppure apportare modifiche tecniche, ad esempio sulle condizioni ambientali in cui si svolge il lavoro. Fondamentali sono la sensibilizzazione e il coinvolgimento dell’intero sistema di prevenzione, la definizione di ruoli e responsabilità e la messa in atto di sistemi che consentano la partecipazione attiva dei lavoratori.

Individuare un responsabile della gestione delle comunicazioni e del coordinamento di tutte le attività del programma può essere utile. Oltre ad agevolare le comunicazioni tra le funzioni aziendali, può essere il manifesto dell’azienda rispetto al valore dato alla gestione del rischio di affaticamento e fornire maggiore motivazione ai collaboratori.

 

SUGGERIMENTI PRATICI PER LA GESTIONE DEL RISCHIO

A parere dell’Autrice, alcune possibilità di intervento rganizzativo rispetto agli elementi di rischio sono:

  • Contenuto del lavoro: la corretta progettazione ergonomica del lavoro serve a progettare un carico di lavoro appropriato.
  • Orari di lavoro: limitare i turni a un massimo di 12 ore, inclusi gli straordinari, o a 8 ore se si tratta di turni notturni e/o se il lavoro è impegnativo, monotono, pericoloso e/o critico per la sicurezza.
  • Mantenere prevedibile la tempistica dei turni.
  • Consentire uno stacco minimo di 12 ore tra i turni.
  • Utilizzare una rotazione rapida dei turni prediligendo il criterio della rotazione in avanti (mattina/pomeriggio/notte).
  • Limiti giornalieri e settimanali: definire dei limiti all’orario di lavoro limitando le interruzioni o il tempo in attività.
  • Revisione dei turni notturni: i turni notturni devono essere pianificati, di norma con un preavviso di almeno 24 ore; evitare di mantenere i lavoratori su turni notturni permanenti. All’interno del turno di notte, si dovrebbe evitare il più possibile la collocazione di attività noiose ripetitive e critiche per la sicurezza.
  • Periodi di riposo compensativi: dopo periodi di lavoro con orario prolungato a causa di straordinari, dovrebbe essere concesso del tempo per il riposo compensativo.
  • Pause di recupero fisiologico: le pause di riposo in ambienti confortevoli sono un modo efficace per controllare il rischio di affaticamento.
  • Aree di sosta dedicate: le aree di sosta separate dall’ambiente di lavoro e attrezzate per il riposo e/o per il consumo di cibo o liquidi, possono essere uno strumento importante nella gestione della fatica
  • Lavoratori “atipici”: i lavoratori temporanei o con contratti atipici rappresentano un gruppo a rischio particolare; spesso hanno motivazioni economiche che li spingono a lavorare per lunghe ore o per qualsiasi turno disponibile. La direzione dovrebbe riservare attenzione a queste categorie
  • Consultazione dei lavoratori: la consultazione dei lavoratori è importante – oltre che necessaria in quanto obbligo di legge – per individuare le effettive condizioni che possono delineare un rischio più o meno significativo.
  • Monitoraggio e revisione: è importante perseguire un miglioramento continuo, servono procedure di segnalazione e monitoraggio, indagini, rapporti su incidenti o infortuni. In tal modo si raccolgono preziose informazioni utili a valutare i livelli di rischio di affaticamento nell’organizzazione nel tempo, così da identificare le tendenze e circoscrivere i problemi effettivi da affrontare.

A giudizio di chi commenta, la normativa sui rischi infortunistici è tuttora sottovalutata, in particolare da una frangia di imprenditori che giudicano le spese da affrontare dei costi insostenibili ed ingiustificati. Il Consulente del lavoro si trova spesso a svolgere un ruolo di richiamo e sensibilizzazione sull’argomento, utile a diffondere una cultura della sicurezza sempre più profonda e condivisa.

 

* Sintesi dell’articolo pubblicato in I&SL, 5/2021, dal titolo Il connubio tra fatica e lavoro: strumenti di indagine e intervento. Commento alla normativa.

 

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