LA DOMANDA DI CASSA INTEGRAZIONE. Troppe informazioni inutili e inveritiere

a cura di Alberto Borella, Consulente del lavoro in Chiavenna (SO)

Mai come in questo periodo si sta parlando di semplificazione. Del resto, i recenti provvedimenti urgenti emanati in fase emergenziale a poco servono se poi la loro attuazione soffoca tra le spire della burocrazia. Ma come risolvere l’atavico problema che affligge la macchina statale?

Certo, intervenire per legge è buona cosa quando è la stessa legge a prevedere una complicazione di tipo burocratico. Se invece gli intoppi nascono da una sorta di stato dell’animo dell’Ente preposto, questi si eliminano solo lavorando sul singolo dirigente e la sua voglia di dati inutili.

LA DOMANDA DI INTEGRAZIONE SALARIALE

Quanto stiamo vivendo ci ha insegnato una cosa: la domanda di intervento degli ammortizzatori sociali va assolutamente e completamente rivista. Si badi bene che non parliamo della normativa (per la quale è previsto un restyling dopo appena un lustro dall’ultimo intervento) ma proprio della procedura informatica.

Chiunque abbia presentato online una domanda di cassa integrazione si è scontrato in un programma inutilmente complesso. La sensazione di fornire dati che poco servono all’istruttoria è fortissima. E qui, va detto, la colpa non è del Legislatore.

LA PROCEDURA: RICHIESTA DI INFORMAZIONI ECCESSIVE E ASSURDI PALETTI

Iniziamo. L’istanza di accesso agli ammortizzatori sociali deve essere presentata in relazione a ciascuna unità produttiva.

Non importa se la causale di ricorso all’ammortizzatore è la medesima per più cantieri o stabilimenti. Non importa se in questi casi lo spezzettamento in più domande non offre alcun sostanziale beneficio sull’istruttoria. Ogni unità impone una specifica domanda. Sempre. Così è, anche parrebbe lecito chiedersi cosa impedisce la realizzazione di un format dove – alla bisogna – poter indicare anche più unità produttive. Un’opzione che avrebbe fatto comodo sia in questo contesto storico, con una emergenza che ha colpito orizzontalmente, ma anche in altre situazioni dove la causale può riguardare l’intera azienda o alcune delle sue unità produttive. A che pro, ad esempio, due domande per eventi meteo verificatisi in due distinti cantieri ma situati nel medesimo comune?

La domanda deve poi riguardare un periodo di intervento ben determinato. Questo è individuato nella settimana di calendario. Si potrà far riferimento ad una o anche a più settimane, ma queste devono necessariamente essere consecutive. Ove vi sia una soluzione di continuità lo spezzatino diventa la specialità della casa. Se nel medesimo cantiere edile dovesse piovere una settimana, splendere il sole la successiva e tornare la pioggia la settimana dopo, non potrà essere presentata un’unica domanda. Quale sia la difficoltà a gestire con un’unica domanda, un’unica istruttoria ed un’unica autorizzazione queste fattispecie è di oscura comprensione.

E che dire poi del concetto di settimana lavorativa tutto peculiare dell’Inps?

E già, perché per l’Istituto la settimana lavorativa, oggetto dell’intervento, comincia il lunedì e finisce il sabato. Del resto, la Bibbia racconta che anche il buon Dio il settimo giorno si riposò. Che dite? C’è chi osa lavorare nel giorno consacrato al Signore? Davvero? Nel turismo capita spesso? Come? Succede anche in altri settori?

Un bel problema a cui i tecnici Inps trovano una soluzione “geniale”. Correggere il programma informatico ampliando la settimana sino alla domenica? Giammai, meglio la classica toppa all’italiana. E qui il burocrate si supera. Nel messaggio Inps n. 2806 del 14.07.2020 si legge questa perla:

In presenza di aziende che svolgono l’attività lavorativa su 7 giorni, dovranno comunque essere considerate al massimo 6 giornate e dovrà essere considerata come non lavorata la domenica. La giornata lavorativa effettuata di domenica dovrà essere attribuita fittiziamente al giorno di riposo effettivo.

Se quindi dovevate richiedere l’intervento dell’ammortizzatore per la giornata di domenica 2 agosto per un lavoratore con giorno di riposo il lunedì, le ore non lavorate avreste dovuto considerarle virtualmente perse nel mese di luglio, per essere precisi il giorno 27 (lunedì). Ovviamente ci si dovrà arrangiare per la compilazione del calendario delle presenze/assenze del Libro Unico: la causale “assenza Cig” andrà sul 27 luglio o sul 2 agosto? Fate voi.

Giuro, non è una barzelletta. L’Inps ci sta dicendo di mentire. O meglio: ci impone di fornire dei dati totalmente sbagliati. La prova provata che ciò che di fatto interessa è esclusivamente il monte ore totale da autorizzare. Se queste ore si riferiscono all’assenza in questo o in quel giorno non pare proprio avere alcuna importanza.

E vogliamo parlare dell’elenco dei lavoratori interessati dall’intervento da allegare alla nostra istanza?

Proprio non si capisce il senso di questa richiesta. Se si presenta una domanda “a consuntivo”, ovvero dopo che l’evento si è già concluso, l’elenco corrisponderà esattamente ai lavoratori sospesi. Ma se la domanda è “preventiva” non sempre per l’azienda sarà possibile individuare chi fruirà dell’ammortizzatore. Ecco allora che verranno indicati tutti i potenziali dipendenti interessati. Più spesso verrà segnalato l’intero personale in forza. Chi poi verrà posto in Cig l’Inps lo scoprirà dagli Uniemens o dal modello SR41. A che serve quindi questo elenco? Si spera forse in qualche errore o dimenticanza dell’impresa per poter dire che a quel lavoratore, non compreso nell’elenco iniziale, non spetta alcun ammortizzatore?

E poi, quella distinzione tra lavoratori sospesi e lavoratori ad orario ridotto?

Ci viene imposto di precisare, per ogni settimana, quanti lavoratori sono stati sospesi a zero ore e quanti hanno lavorato ad orario ridotto. E per questi ultimi quanti hanno fatto un orario piuttosto che un altro. Eh sì, pare sia fondamentale per l’Istituto sapere in quanti hanno lavorato 14 ore piuttosto che 24 ore e 30 minuti.

Peccato poi scoprire che un calendario così dettagliato non è invece richiesto nelle domande relative agli interventi di Assegno ordinario Fis o di Cassa integrazione in deroga Inps, istanze nelle quali basta segnalare quante ore sono state perse complessivamente dai lavoratori sospesi e quante da quelli ad orario ridotto.

Il dubbio che sia un dato di cui l’Inps se ne fa poco o nulla pare più che legittimo.

Abbiamo sopra accennato ai modelli SR41, richiesti dall’Inps per procedere al pagamento diretto delle prestazioni.

Anche qui la compilazione avviene sulla base di orari settimanali prefissati, secondo le sole e rigide distribuzioni giornaliere previste dall’Inps. Inps che probabilmente poco sa del D.lgs. n. 66/2003, di un orario di lavoro giornaliero senza più il limite delle otto ore, e che oggi, sempre più spesso, la prestazione lavorativa non è omogenea in tutti i giorni.

La rigidità di questi orari – unita all’invenzione della domenica considerata mai lavorativa – complica non poco la compilazione del modello SR41, costringendo le aziende ad una manipolazione dei dati per evitare il blocco dell’invio del modello.

Se quindi la richiesta di Cig riguardasse un sabato lavorativo per 10 ore ma l’orario standard della procedura ne prevede solo 7 ore vi toccherà spostarne 3 su altra giornata o su più giornate. Anche in questo caso ove la settimana fosse a cavallo di due mesi lo spostamento potrebbe finire sul mese precedente. Con tutte le problematiche già evidenziate per i casi di integrazioni salariali riguardanti le domeniche. Anche qui ci impongono altre bugie solo per non modificare la settimana standard prevista da un programma col paraocchi.

LA FOLLIA AL POTERE: IL QUADRO G

Ma dove si sprigiona tutta la sadica perversione di taluni funzionari pubblici è nel Quadro G della domanda Cig.

Si tratta della tabella nella quale vanno esposti i dati delle ore settimanali integrabili e che si divide in due sezioni: il quadro dei lavoratori a tempo pieno e quello dei lavoratori a tempo parziale. Se compilate il primo, quello dei full-time, vi viene impedita la compilazione del secondo riquadro, quello dei part-time. E viceversa. In questo caso dovrete compilare due distinte domande. Del resto per l’istruttoria è fondamentale non mischiare “un 40 ore piene” con “un mezza giornata”. Sai che casino per il responsabile del procedimento!

E non finisce di certo qui.

E se occupate degli apprendisti vi toccherà fare un’ulteriore domanda, distinta da quella di operai e impiegati. E certo, mica vorrete mischiare qualificati e non qualificati! E naturalmente se avete sia apprendisti a tempo pieno che a tempo parziale, altra scissione in due della domanda.

Però vi semplificano la vita: nel caso abbiate sia apprendisti operai che impiegati li potete, dovete inserire in uno stesso rigo. Scegliete voi tra operai o impiegati. Qui la promiscuità non dà alcun fastidio al burocrate. Anzi, vi impone proprio di mentire sulla categoria degli apprendisti interessati.

Sono basito e continuo a non capire.

Ma proviamo a ricapitolare. In un’azienda che occupa lavoratori qualificati ed apprendisti, sia a tempo pieno che in part-time, vanno presentate quattro domande.

Quattro domande e quattro istruttorie.

Quattro domande e quattro Ticket diversi.

Quattro domande e quattro distinte autorizzazioni.

Se poi avete chiesto il pagamento diretto da parte dell’Inps anche i modelli SR41 si moltiplicheranno. E questo perché gli SR41 seguono la singola autorizzazione.

Ed infine per ogni SR41 un bonifico. Semplicemente demenziale.

Ma credete che sia finita qui?

Per nulla. Immaginate di avere alcuni dipendenti in part-time ma con orari diversi. Il programma non prevede la possibilità di inserire più orari. L’orario “ridotto” è uno solo.

Teoricamente, se si volesse predisporre le domande rispettando la realtà aziendale, andrebbero create tante istanze quante sono i diversi orari concordati, a livello individuale, con i singoli dipendenti. Una gran bella rottura di scatole.

Ma qui scatta il genio italico. È lo stesso Inps che ci consiglia come bypassare la procedura con questa brillante intuizione. Ce lo spiega nelle istruzioni proposte prima di compilare la domanda online.

Le aziende con molteplici orari contrattuali per una Unità produttiva possono inviare una sola domanda per tutti i beneficiari con l’orario MEDIO settimanale. L’orario MEDIO settimanale si calcola dividendo le ore complessivamente lavorate in una settimana da tutti i lavoratori per il numero dei beneficiari. Ad esempio, se ci sono 10 lavoratori con orario 36 ore/settimana e 10 lavoratori con orario 28 ore/settimana, il totale delle ore lavorate in una settimana è (10 * 36H) + (10 * 28H) = 640H; dividendo 640:00 per i 20 beneficiari si ottiene 32:00. La domanda può pertanto essere presentata per i 20 lavoratori con orario contrattuale di 32:00.

Si prega di verificare che il totale delle ore calcolate sul quadro G sia almeno pari al numero di ore necessario per le settimane richieste.

Si badi bene. Ci viene chiesto che il totale delle ore sia “almeno pari al numero di ore necessario …”. Come dire se ne mettete qualcuna in più non ci interessa. Nel caso abbondate. Melius est abundare quam deficere. Ovviamente l’esempio è – come nella migliore tradizione delle circolari Inps – fatto su misura per farci credere che l’operazione matematica sia semplicissima, ovvero:

– 10 lavoratori a 36 ore/settimana.

– 10 lavoratori a 28 ore/settimana.

– La media da esattamente 32 ore, tonde tonde.

Facilissimo. Il trucco è evitare i decimali. Già, ma se avessimo in forza 5 lavoratori a 20 ore; 3 lavoratori a 21 ore; 1 lavoratore a 24 ore; 2 lavoratori a 30 ore? Vogliamo provare a calcolare la media?

Rullo di tamburi … ore 22,45454545.

Ovviamente espressa in centesimi di ora che, tradotti in ore e minuti primi, fanno esattamente 22 ore e 27,27272727 minuti. Accidenti. Per compilare il quadro G toccherà ingegnarsi. Dunque, proviamoci: per l’Inps il nostro organico sarebbe di 11 lavoratori a 22 ore e 27 minuti. Facciamo 28, altrimenti ci perdiamo i 27 secondi.

Se tutti i lavoratori risultano sospesi a zero ore indicheremo i nostri 11 dipendenti sospesi tutti a 22 ore e 28 minuti. Ovviamente dichiareremo il falso perché nella realtà abbiamo 5 lavoratori per cui stiamo chiedendo 20 ore di integrazione salariale; per 3 ne chiediamo 21 ore e così via.

Bugie su bugie. Ma trattasi di menzogne a fin di bene. Un peccato peraltro autorizzato, come detto, dallo stesso Padreterno. Ops, scusate, dall’Inps.

Le cose si complicano ulteriormente qualora i lavoratori non risultano sospesi ma lavorano ad orario ridotto. Ipotizziamo, restando sempre all’esempio precedente, che il dipendente a 24 ore lavori parzialmente. Diciamo che ha prestato 9 ore settimanali e deve esser posto in Cigo per le altre 15. In questo caso degli 11 lavoratori andremo a segnalare che 10 sono sospesi e uno ha lavorato “ridotto” per 7 ore e 27 minuti in modo tale da far risultare le richieste 15 ore di Cigo. Anche qui un altro dato falso perché il lavoratore ne ha fatte ben 9 ma ne segnaliamo poco più di 7.

Preoccupante. Non vorrei che a forza di raccontare frottole uno prendesse il vizio.

QUALI SOLUZIONI?

Abbiamo intuito che la battaglia è più culturale che giuridica. Intervenire sugli uomini, non tanto sulle norme. Con un approccio che dovrà necessariamente prevedere anche delle terapie di tipo psicologico perché ciò che dobbiamo sconfiggere può a ben ragione essere definito un disturbo da accumulo, quell’irrefrenabile bisogno compulsivo di acquisire una notevole quantità di beni, anche se gli elementi sono inutili, pericolosi o insalubri.

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