La corretta qualificazione di un rapporto di lavoro attraverso l’analisi del concreto svolgimento dell’attività lavorativa

di Luca Di sevo – Consulente del Lavoro in Bollate (Mi)

Alessia La Mendola analizza la corretta qualificazione giuridica di un rapporto di lavoro giornalistico  (*)

L’Autrice analizza il tema della corretta qualificazione di un rapporto di lavoro tra un giornalista ed una società editrice. A seguito di un procedimento giudiziario è stato nuovamente stabilito che sono gli indici di subordinazione legati al concreto svolgimento delle mansioni assegnate che pilotano la corretta classificazione del rapporto di lavoro. La Suprema Corte, infatti, ha dichiarato la natura subordinata del rapporto con contratto di collaboratore fisso ex art. 2 Cnlg, ma ha affermato che spetta al giornalista l’onere della prova del rapporto di lavoro subordinato ex art. 2094 c.c., oppure di lavoro autonomo ex art. 2222 c.c..

I parametri principali da considerare sono l’esistenza di un orario di lavoro da osservare, una precisa pattuizione retributiva, la direzione di un superiore gerarchico (redattore nel caso specifico).

La sentenza della Corte di Cassazione in esame (n. 15610 dell’11 giugno 2019), ha infatti sancito l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato facendo riferimento ai seguenti fatti: a) la messa a disposizione continuativa del lavoratore; b) la soggezione al potere direttivo ed organizzativo del datore di lavoro visto il ruolo coperto dal redattore il quale poteva chiedere anche la modifica, la correzione o la riscrittura delle bozze; 3) il carattere esclusivo dell’attività di lavoro prestata; 4) il fatto che la continuità di collaborazione avesse indotto il caposervizio a proporre per i collaboratori più assidui, il riconoscimento di un minimo mensile.

Non è stata considerata rilevante ai fini della decisione della Corte, l’assenza di uno specifico orario di lavoro da osservare, né il mancato obbligo di autorizzazione per le ferie. Infatti “ai fini dell’individuazione del vincolo della subordinazione, rileva specificamente l’inserimento continuativo ed organico delle prestazioni nell’organizzazione d’impresa, l’avere assicurato, quantomeno per un apprezzabile periodo di tempo, la soddisfazione di un’esigenza informativa del giornale attraverso la sistematica compilazione di articoli su specifici argomenti o di rubriche, con il permanere, nell’intervallo tra una prestazione e l’altra, la disponibilità del lavoratore alle esigenze del datore di lavoro”.

La sentenza in analisi segue precedenti pronunciamenti della Suprema Corte (n. 7020/2000, n. 833/2001, n. 10048/2016, n. 8256/2017, n. 5028/2018).

Il tema della distinzione tra lavoro subordinato ed autonomo nelle professioni intellettuali e, in particolare, nell’attività giornalistica, è di difficile soluzione.

La diatriba sull’esatta qualificazione giuridica di tali professioni risiede nell’esecuzione personale dell’incarico assunto ex art. 2232 c.c..

Pertanto, nelle professioni intellettuali, e in particolare nel lavoro del giornalista, la disciplina giuslavorista della collaborazione in lavoro autonomo o subordinato è una scelta che compete ad un accordo tra editore e professionista.

Infatti, per entrambi i soggetti “deve essere salvaguardata la libertà di esprimere a mezzo stampa il proprio pensiero a prescindere dai reciproci orientamenti politico-sociali-culturali al fine di garantire l’imparzialità dell’informazione e della comunicazione”.

Nella definizione del tipo di rapporto, devono trovare quindi fondamento i principi sanciti nell’art. 35 Cost., in base al quale “il lavoro viene tutelato in tutte le sue forme ed applicazioni”, nell’art. 36 Cost., in base al quale “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro” e dall’art. 41, comma 2, Cost. “non recare danno alla dignità umana, e da non porsi in contrasto con l’utilità sociale”.

 

(*) Sintesi dell’articolo pubblicato ne Diritto e Pratica del Lavoro, 34-35/2019, pag. 2140 dal titolo Giornalisti: collaborazione fissa e lavoro subordinato.

 

 

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